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Piemonte: carceri, intesa tra Orlando e Chiamparino, undicesimo protocollo di tale tipo PDF Stampa
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Askanews, 12 febbraio 2015

 

Oggi alle ore 14, nella Sala Livatino del ministero della Giustizia, si firma un protocollo operativo tra Ministero, Regione Piemonte, Anci Piemonte, Tribunale di Sorveglianza di Torino e Garante Regionale dei detenuti in tema di reinserimento delle persone in esecuzione penale.

È l'undicesimo protocollo di tale tipo sottoscritto dal ministro Andrea Orlando e segue alle intese con le Regioni Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Umbria, Puglia, Sicilia, Lombardia, Abruzzo e Molise. In precedenza, erano stati firmati analoghi protocolli con Emilia Romagna e Toscana.

Alla firma del protocollo d'intesa intervengono il ministro della Giustizia Andrea Orlando, il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, il presidente del tribunale di sorveglianza di Torino Marco Viglino e il presidente di Anci Piemonte Andrea Ballarè, il Garante Regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà Bruno Mellano, il capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo e il provveditore regionale del Piemonte Enrico Sbriglia.

 
Umbria: non c'è più sovraffollamento ma mancano 135 agenti, eventi critici ogni 28 ore PDF Stampa
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di Chiara Fabrizi

 

www.umbria24.it, 12 febbraio 2015

 

Il Sappe fotografa i 4 istituti nel 2014, presenti 1.360 reclusi e capienza a 1.324. Tensione alta nelle sezioni, carenza personale 14%. Reclusi stranieri in Umbria 28%, solo 22% lavora. Il sovraffollamento, almeno per ora, è un'emergenza che le quattro carceri umbre non soffrono più. Ma a pesare è ancora il deficit di organico della polizia penitenziari che si aggira intorno a quota 14%.

In numeri assoluti tra le case di reclusione di Perugia, Terni, Spoleto e Orvieto mancano circa 135 uomini a fronte di una previsione segnata in pianta organica di 1.022 unità. E in questo senso allarma il livello di eventi critici (autolesionismo, tentati suicidi, colluttazioni e ferimenti) registrati nel 2014, anno durante il quale si è fronteggiato un episodio ogni 28 ore.

E per ora margini per assistere all'assegnazione di nuovi agenti in Umbria non sembrano essercene. I dati sono stati fornito dal Sappe, il sindacato autonomo della polizia penitenziaria, che ha fotografato al 31 dicembre 2014 la situazioni nelle carceri umbre, partendo dai dati forniti dal Dap (dipartimento amministrazione penitenziaria).

Sul sovraffollamento, però, dati più aggiornati sono disponibili sul sito del ministero della Giustizia che al 31 gennaio scorso rileva la presenza di 1.360 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 1.324, con un leggero sovraffollamento che come confermano dal sindaco si registra soltanto nel carcere di Capanne (Perugia).

Tuttavia la tensione all'interno delle sezioni degli istituti umbri resta elevata. Secondo i dati del Dap elaborati dal Sappe, nel corso del 2014 si sono registrati 309 eventi critici, praticamente uno ogni 28 ore. In particolare, all'ordine di giorno ci sono stati episodi di autolesionismo (193) equamente ripartiti tra Terni (46), Perugia (41) e Spoleto (44), più calma la situazione a Orvieto (8). Elevato anche il numero dei ferimenti (70) con una concentrazione più elevata a Terni (27) e Spoleto (23), mentre sono 29 le colluttazioni gestite dagli agenti concentrate soprattutto tra a Perugia (15) e Terni (12). Infine, nel corso del 2014 gli uomini della penitenziaria in servizio in Umbria hanno sventato 18 tentati suicidi.

Tra i detenuti presenti nei quattro istituti della regione il 18.9% risulta affetto da tossicodipendenza, a fronte di un dato nazionale che si attesta a 22.3%. Inferiore alla media nazionale anche la presenza di reclusi stranieri che in Umbria si ferma in media a quota 28.5%, anche se a Perugia e Orvieto si è oltre il 50%, rispetto al dato nazionale che si aggira intorno al 32%. Sempre al di sotto della media italiana, la percentuale regionale dei detenuti che lavorano, pari al 21.8% contro il 24.3%. Oltre ai 1.360 detenuti, va detto, si contano anche 440 soggetti sottoposti a misure alternative, di sicurezza e sanzioni sostitutive.

 
Napoli: Beneduce (Regione); sanità penitenziaria, più diritti per detenuti e personale PDF Stampa
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www.corsoitalianews.it, 12 febbraio 2015

 

Flora Beneduce, dopo un colloquio con il direttore generale dell'Asl Napoli 1, ha ottenuto risultati importanti sul fronte della sanità penitenziaria. A breve, ci saranno avvisi pubblici per l'impiego di medici specialisti. Intanto arriveranno ecografo e apparecchio per la Tac a Poggiorale. "Più salute equivale a più diritti, soprattutto in carcere. Ieri ho ottenuto un importante risultato nel confronto con il direttore generale dell'Asl Napoli 1, Ernesto Esposito, che mi ha assicurato misure immediate per risolvere i problemi della sanità penitenziaria". È soddisfatta Flora Beneduce, consigliere regionale della Campania e vice presidente della commissione permanete che si occupa di Affari istituzionali.

"Ho richiesto risorse umane e nuove strumentazioni per le case circondariali che ho visitato nel mio tour istituzionale - spiega l'onorevole Beneduce. Entrambe le istanze sono state accolte. Al fine di garantire stabilità al personale medico, a breve partiranno avvisi pubblici per l'assegnazione di medici specialisti per patologie importanti, che possano prestare cure adeguate ai malati e seguirli, in modo competente. Inoltre, saranno avviati dei contratti annuali per la Guardia medica in modo tale da garantire la continuità assistenziale. Un risultato importante è stato conseguito anche sul fronte della diagnostica per immagine. Il carcere di Poggioreale avrà un ecografo e un apparecchio per la Tac. Le gare sono già state attivate".

A fronte di uno stanziamento di 165,424 milioni da parte del governo centrale per il comparto della sanità penitenziaria in varie regioni italiane, Flora Beneduce, componente della commissione Sanità e Sicurezza sociale, ha portato all'attenzione della direzione generale dell'Asl Na 1 criticità, carenze e urgenze, da sanare al più presto. "Le misure che saranno adottate a breve rappresentano un segnale decisivo per l'affermazione del diritto alla salute in luoghi spesso ritenuti ostili, sia dai detenuti che dal personale impiegato - conclude l'onorevole Flora Beneduce. Il prossimo impegno è quello di stabilizzare anche il personale infermieristico, che, in un contesto già gravoso sul piano psicologico, ad oggi, lavora ancora con contratti con partita Iva. Ciò testimonia che c'è ancora tanto da ottenere. E io sono abituata a combattere fino in fondo le buone battaglie".

 
Udine: troppi detenuti, il carcere scoppia... 173 presenze contro le 100 regolamentari PDF Stampa
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di Lodovica Bulian

 

Messaggero Veneto, 12 febbraio 2015

 

Ritorna critico il livello di sovraffollamento nel carcere di Udine. Secondo gli ultimi dati diffusi dal ministero della Giustizia aggiornati al 31 gennaio 2015, ci sono 173 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 100 posti. Dopo una lieve flessione registrata a dicembre - su scala nazionale si fotografa una riduzione del sovraffollamento del 14 per cento - ora siamo a una nuova inversione di tendenza. A riempire le celle di via Spalato ci sono per lo più stranieri, 73 secondo il monitoraggio effettuato nell'ultimo mese. Spiccano marocchini, rumeni, albanesi, tunisini, nigeriani. Una peculiarità della regione, porta di ingresso nel Paese dalla rotta balcanica: su 619 detenuti totali nei cinque istituti in regione, 244 sono stranieri.

Un dato spesso all'origine di disordini, risse e fenomeni di autolesionismo. L'integrazione, infatti, diventa difficile, soprattutto quando a dividere la cella sono persone di nazionalità differenti, spiega il segretario regionale della Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, Giovanni Altomare: "Gli italiani tendono a mantenere un comportamento corretto nella struttura, nella speranza di una possibile riduzione della pena; gli stranieri, invece, hanno una cultura profondamente diversa, e per protestare utilizzano l'autolesionismo: a una semplice richiesta negata accade che reagiscano tagliandosi con le lamette da barba".

Tenere sotto controllo questa bomba a orologeria è difficile, soprattutto con organici sottodimensionati e strumenti di sorveglianza inadeguati a gestire le emergenze. Secondo il report dell'Osservatorio Antigone, la polizia penitenziaria di via Spalato, composta da circa 120-125 unità, è "carente" rispetto a una pianta organica che ne richiederebbe almeno 136. Il cosiddetto regime "a celle aperte", che permette la libera circolazione durante il giorno all'interno dei piani, unito all'alta percentuale di stranieri, può innescare ulteriori spirali negative, secondo Altomare.

"Le sezioni a volte diventano ghetti, dove si creano sodalizi rivoltosi. Qui a Udine, fortunatamente, non si verificano eventi critici di particolare importanza, ma l'allerta resta alta". I provvedimenti legislativi svuota carceri finora sono stati dei "palliativi a porte scorrevoli" rincara il segretario: "Entrano ed escono sempre gli stessi". Al 31 gennaio 2015, sono 236 le persone uscite grazie alla legge 199/2010, di cui 72 stranieri. Se le emergenze individuali restano contenute - l'ultimo suicidio è del 2012 - a via Spalato resta la maglia nera del sovraffollamento in Fvg. A Trieste, per una capienza regolamentare di 155 posti, sono rinchiusi di media tra i 180 e i 190 detenuti; a Tolmezzo di stranieri non ce ne sono, ma su una capienza di 149 persone se ne contano fino a 181. Segue Pordenone, con 71 detenuti su 41 posti regolamentari, e Gorizia, dove di detenuti ce ne sono solo 13, a fronte di 55 posti.

 
Udine: Franco Corleone "in carcere manca uno spazio verde, la struttura è da ripensare" PDF Stampa
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di Lodovica Bulian

 

Messaggero Veneto, 12 febbraio 2015

 

La denuncia dell'ex sottosegretario: non c'è opportunità di reintegro. Su molti pende l'incognita della revisione della pena per le legge Fini-Giovanardi. Nonostante a livello nazionale si registri un allentamento del sovraffollamento nelle carceri, la situazione a Udine, ma anche in tutto il Friuli Venezia Giulia, "resta molto pesante".

L'avvertimento è di Franco Corleone, sottosegretario alla Giustizia tra il 1996 e il 2001, ed ex consigliere provinciale a Udine. Oggi ricopre l'incarico di Garante dei diritti dei detenuti della Regione Toscana.

Se il carcere di Pordenone è "indecente", quello di Gorizia è "in stato comatoso" e quello di Tolmezzo è "avulso dal territorio", il giudizio di Corleone su via Spalato non è migliore: così come Trieste, la struttura "ha dei limiti molto forti e va assolutamente ripensata".

Urgente, per l'esperto, introdurre nuovi criteri di vivibilità: "Non esiste uno spazio verde, dove i detenuti possano trascorrere delle ore ricreative, non c'è un campo per giocare a pallone. Sì, è vero, ci sono le biblioteche: ma non sono altro che depositi di libri, non esistono aree di lettura o di studio. Se vogliamo che il carcere sia un'occasione, bisogna rivedere l'intero sistema".

Non basta aprire le celle, dunque, se i detenuti "vengono lasciati a bighellonare tutto il giorno". Meglio sarebbe che frequentassero corsi di musica, di studio, attività intellettuali, "solo così si potrebbe pensare a un possibile reintegro in società". Il carcere di San Vito al Tagliamento, a oggi, accusa Corleone, è "un'occasione persa". Persa per costruire "una sperimentazione originale e nuova della vita all'interno dell'istituto penitenziario, e per realizzare un carcere dei diritti".

Le ragioni del perdurare del sovraffollamento in regione, secondo l'esperto, sono molteplici: il fattore immigrazione, in primis, ma anche la "dolorosa contraddizione della Fini-Giovanardi, per cui migliaia di detenuti stanno scontando una pena illegittima, e su cui il 26 febbraio si riuniranno le sezioni unite della Cassazione per trovare una sintesi condivisa su una revisione della pena". Ma il vero nodo, avverte l'ex sottosegretario, non sono i 73 immigrati detenuti in via Spalato. È "l'assenza dello Stato, la mancanza di una vera politica dell'immigrazione, che si riflette anche nella vita all'interno delle Case circondariali.

Perché il carcere non può essere solo un luogo di reclusione e di contraddizione sociale, dove le persone scontano la pena e poi vengono riconsegnate alla clandestinità". I soldi ci sono, chiarisce Corleone, ma andrebbero spesi diversamente. Per esempio, attraverso una progettualità che favorisca, perché no, "un rimpatrio assistito nei loro paesi di provenienza". Poco può fare, altrimenti, la legge svuota carceri 199/2010 per quegli immigrati che non hanno un domicilio, né una residenza dove finire di scontare la pena.

"Non si può mica scaricare tutto su don Di Piazza" dice Corleone riferendosi al centro di accoglienza Balducci di Zugliano, rifugio di profughi e di senza tetto.

Quel che è certo, infine, è che "non si può pensare di soffocare i disordini chiudendo i detenuti in gabbia. Così facendo, li si sottopone a un incattivimento che si riversa sulla società quando poi escono. E avremo sempre il problema delle recidive - fa notare Corleone. O il carcere diventa un'occasione di vita, anche con l'accompagnamento al rimpatrio, o sarà sempre un treno perso". Se ne parlerà, auspica l'esperto, con il Ministro della Giustizia Andrea Orlando agli Stati generali del carcere, in via di convocazione tra aprile e maggio.

 
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