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Iran: la morte sospetta del detenuto politico Zamani nella prigione di Gohardasht PDF Stampa
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da Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

 

politicamentecorretto.com, 16 settembre 2015

 

Appello per la creazione di una commissione d'inchiesta per indagare sulle morti sospette dei detenuti politici. Il detenuto politico Shahrokh Zamani, originario dell'Azerbaijan, ha perso la vita in maniera sospetta nella prigione di Gohardasht (Rajai Shahr), nel pomeriggio di domenica 13 Settembre. Intorno alle 17:00 i suoi compagni di cella nella sala 12 della sezione 4, hanno scoperto il suo corpo nel letto con la bocca piena di sangue e la testa fracassata. Zamani era stato insieme ai suoi compagni di cella fino alle 10 di mattina ed era sempre di buon umore. Si allenava regolarmente.

Gli aguzzini e gli agenti dell'intelligence lo odiavano profondamente e non si fermavano davanti a nulla pur di tormentarlo. Lo avevano minacciato di morte in molte occasioni. In una nota scritta prima della sua morte Zamani diceva: "Sono stato minacciato di morte direttamente e indirettamente dal dipartimento dell'intelligence. Hanno minacciato di avvelenarmi, di mettermi insieme a gente malata di Aids, hanno costretto individui disturbati, pericolosi e omicidi ad aggredirmi, mi hanno messo insieme ad agenti dell'intelligence travestiti da detenuti che mi incoraggiavano a scappare, così avrebbero potuto spararmi mentre cercavo di fuggire (ho preso le distanze da loro quando sono stati identificati e denunciati). Ho avvertito tutti delle conseguenze di questo tipo di cose. La mia morte in prigione, qualunque ne sarà il motivo, dovrà essere imputata alle autorità della prigione".

Shahrokh Zamani, 51 anni, pittore e operaio, era stato arrestato diverse volte per le sue attività in difesa dei diritti dei lavoratori, tra cui il diritto alla previdenza sociale e all'indennità di disoccupazione per i pittori. Aveva subito le più tremende pressioni e torture negli anni trascorsi nelle prigioni di Tabriz, Yazd, Ghezel-Hessar e quella di Gohardasht a Karaj.

Era stato arrestato la prima volta nel 1993 per le sue attività segrete nel sindacato dei pittori, rimanendo in carcere per 18 mesi. L'8 Giugno 2011, era stato arrestato a Tabriz e condannato a 11 anni di prigione con l'accusa di "propaganda contro il sistema". A Settembre 2013 era stato nuovamente incriminato in un processo-farsa dei mullah, per "insulti al leader" e condannato ad altri 6 anni di carcere.

Zamani era stato molte volte trasferito in isolamento o in sezioni di quarantena e aveva fatto lo sciopero della fame per protestare contro queste atrocità. Non gli era mai stato concesso di incontrare i suoi familiari in prigione e non gli avevano permesso di partecipare alla cerimonia funebre della madre o al matrimonio di sua figlia. Durante la sua detenzione a Tabriz, i suoi aguzzini lo avevano trasferito nella sezione dei prigionieri affetti da malattie pericolose.

Aveva sofferto di molte malattie causate dalle dure condizioni carcerarie e dalle terribili torture subite. Non gli era stato permesso di essere curato fuori dalla prigione. Godeva di un grande rispetto tra i detenuti per la sua posizione decisa contro il regime dei mullah ed era sempre in prima fila nei movimenti di protesta in carcere.

L'omicidio segreto dei detenuti politici è un metodo ben noto utilizzato dal regime iraniano, in particolare negli ultimi anni. Valiollah Fayz Mahdavi, Amir Hossein Heshmat-Saran, Mansour Radpour, ed Afshin Assanlou, sono alcuni di questi detenuti uccisi. L'ufficio del medico legale del regime iraniano ha cercato di giustificare la loro morte fornendo motivazioni irreali.

Maryam Rajavi, Presidente eletta della Resistenza Iraniana, ha porto le sue condoglianze alla famiglia di Shahrokh Zamani, al popolo eroico dell'Azerbaijan e a tutti i lavoratori. Ha sottolineato che il sangue di questi tenaci detenuti, proprio come quello dei 120.000 martiri per la libertà, non fa altro che aumentare la determinazione e la risolutezza del popolo iraniano ad abbattere questo regime disumano e che il suo ricordo, come quello degli altri martiri per la libertà, resterà per sempre nella storia dell'Iran.

Maryam Rajavi ha chiesto alle Nazioni Unite, in particolare al Consiglio di Sicurezza e a tutte le organizzazioni internazionali in difesa dei diritti umani, di condannare le condizioni disumane all'interno delle prigioni del regime iraniano e il trattamento criminale cui i detenuti vengono sottoposti dai loro aguzzini, nonché le pressioni e le torture imposte a questi detenuti. Ha poi chiesto che una missione internazionale indaghi sulle morti sospette dei detenuti politici in Iran.

 
Stati Uniti: gli ex detenuti si inventano il "Tripadvisor delle carceri" PDF Stampa
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L'Arena, 16 settembre 2015

 

A volte sono serie, altre scanzonate. Ma tutte sono scritte da chi ha usufruito del "servizio": sono le recensioni delle prigioni, che negli States spopolano ormai sui social network, da Yelp a Google. Lo racconta wired.com, spiegando che sono in molti a descrivere online la loro esperienza nei penitenziari, archiviandoli nella categoria "Servizi pubblici e amministrazioni locali".

Jenny Vekris, per esempio, finita più volte in carcere per guida in stato di ebbrezza, ha recensito il carcere di Travis County Jail, Austin perché, spiega, "quando sono uscita non potevo permettermi un terapeuta". A lasciare commenti sul luogo sono ex detenuti, certamente, ma anche assistenti sociali o parenti in visita. A Victoria Ramos, per esempio, è stato impedito di vedere il fratello al Correctional Institution di Tehachapi, California. Gli addetti le hanno consigliato di mettersi addosso qualcosa che fosse meno aderente, ma nelle regole del penitenziario nessuno aveva specificato come ci si dovesse vestire. "A saperlo, scrive lei, "mi sarei presentata con l'abbigliamento adeguato". Ma in questa sorta di "Tripadvisor" delle prigioni ci sono anche commenti di chi è stato detenuto in più di un penitenziario e di chi, tutto sommato, dice di esser stato trattato bene.

 
Giustizia: Roverto è innocente e per dimostrarlo è disposto a morire PDF Stampa
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di Carmelo Musumeci

 

Il Garantista, 15 settembre 2015

 

Roverto Cobertera sta continuando il suo sciopero della fame per dimostrare la sua innocenza. Ed è disposto a morire per questo, perché tempo fa mi aveva detto che nessuna vita vale la pena di essere vissuta se devi scontare una pena per un delitto che non hai commesso. Mi aveva anche confidato che sperava di morire prima che lo ricoverassero all'ospedale, perché non voleva essere alimentato con la forza.

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Giustizia: accusato di omicidio da 7 "pentiti", scarcerato perché innocente dopo 11 anni PDF Stampa
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di Vincenzo Vitale

 

Il Garantista, 15 settembre 2015

 

È notizia di queste ore che un trentacinquenne di Gela, Mirko Eros Felice Turco, accusato da ben sette pentiti di un omicidio, dopo 17 anni di processi e dopo la condanna definitiva all'ergastolo e dopo aver trascorso ben 11 anni in carcere, è stato riconosciuto del tutto innocente e perciò scarcerato. Storie di ordinarie ingiustizie? Forse. Ma forse c'è qualcosa di più, che conviene ripensare con una certa attenzione.

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Giustizia: il Viceministro Costa "gli errori dei magistrati sono già costati 600 milioni di €" PDF Stampa
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Il Garantista, 15 settembre 2015

 

"Azioni disciplinari per i giudici che sbagliano". È stata sfondata a luglio la soglia dei 600 milioni di euro di pagamenti per riparazioni per ingiusta detenzione dal 1992 - anno delle prime liquidazioni - a oggi (601.607.542,51 euro).

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