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Stati Uniti: il boia che l'America non vuole fermare PDF Stampa
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di Elena Molinari

 

Avvenire, 12 febbraio 2015

 

Gli Stati americani riflettono sulla pena di morte, cercando modi "creativi" di infliggerla quando l'iniezione letale non è possibile. Una manciata di amministrazioni locali ha approvato o sta discutendo leggi che recuperino la camera a gas, la sedia elettrica o il plotone d'esecuzione come "piani di riserva" in modo da non dover più rimandare alcuna esecuzione.

L'ultimo è l'Oklahoma, che sta valutando la possibilità di far ricorso alle camere a gas in attesa che la Corte suprema degli Stati Uniti si esprima sulla legalità dell'uso dei medicinali impiegati per le iniezioni letali. Proprio in seguito al ricorso di tre condannati a morte in Oklahoma, la Corte ha deciso infatti di riesaminare la costituzionalità delle nuove combinazioni di farmaci mortali che alcuni Stati utilizzano. L'alta corte dovrà decidere se l'uso del cocktail viola il divieto della Costituzione americana di infliggere punizioni crudeli.

In particolare, i giudici dovranno verificare se il sedativo midazolam possa essere utilizzato, a seguito dei timori che non produca un profondo stato d'incoscienza. Dovranno inoltre assicurarsi che il detenuto non sperimenti un dolore intenso quando gli vengono iniettati altri farmaci per ucciderlo. Quattro Stati attualmente consentono l'uso della camera a gas: Arizona, California, Missouri e Wyoming, ma tutti prevedono che l'iniezione letale sia il metodo principale. L'ultimo detenuto statunitense ucciso in una camera a gas fu Walter LaGrand in Arizona nel 1999.

Lo scorso anno in Tennessee è stata approvata una legge che consente l'impiego della sedia elettrica nel caso in cui non si possano ottenere i farmaci per l'iniezione letale, ma i detenuti hanno presentato una sfida legale. Intanto, nello Utah e ancora in Wyoming si sta valutando di ripristinare il plotone di esecuzione. Lo Utah aveva abbandonato il plotone nel 2004, ma come altri Stati negli ultimi dodici mesi ha dovuto fare i conti con la resistenza delle società farmaceutiche di fornire medicinali allo scopo di togliere la vita.

Gli Stati americani avevano abbandonato i plotoni di esecuzione e le sedie elettriche alla fine del XX secolo per motivi "d'immagine". Più di una volta i detenuti erano andati in fiamme mentre venivano folgorati, o il pubblico aveva reagito con orrore alla vista di un condannato crivellato di colpi. Una dozzina d'anni non ha reso quei metodi meno barbari, e gli oppositori della pena di morte invitano a riflettere sul fatto che un Paese civile dibatta sul modo più "accettabile" di uccidere i propri cittadini. "Che si spenda tempo cercando metodi efficaci per uccidere la gente è offensivo - ha detto Adam Leathers, della Coalizione per l'abolizione della pena di morte dell'Oklahoma - non c'è un modo giusto per fare la cosa sbagliata".

 
Taiwan: sei detenuti prendono ostaggi e tentano la fuga, poi si suicidano per protesta PDF Stampa
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Agi, 12 febbraio 2015

 

È finito in tragedia il tentativo di fuga e la clamorosa protesta di sei detenuti del carcere di Kaohsiung, nel sud dell'isola di Taiwan, che mercoledì pomeriggio avevano preso d'assalto l'armeria della prigione e preso in ostaggio alcuni funzionari del carcere. I sei detenuti si sono suicidati all'alba dopo avere rilasciato sani e salvi i due ostaggi che avevano con loro: il direttore del carcere, Chen Shih-Chih, e il capo delle guardie, Wang Shih-tsang.

Lo ha confermato in un intervento televisivo il vice ministro della Giustizia dell'isola, Chen Ming-tang, che non ha spiegato cosa abbia spinto i sei a suicidarsi. I sei reclusi, in carcere per reati di varo genere (dall'omicidio alla rapina) protestavano per le lunghe pene detentive e denunciavano la parzialità del sistema di giustizia nei confronti dei politici corrotti.

Secondo le prime ricostruzioni dell'evento, i primi quattro si sarebbero uccisi con i fucili e le pistole sequestrati dall'armeria della prigione mentre gli ultimi due si sarebbero suicidati dopo avere sparato altri colpi ai compagni di carcere per assicurarsi che fossero morti.

I sei prigionieri lamentavano anche le dure condizioni di vita nel carcere; e durante la notte, mentre la prigione era circondata da centinaia di agenti, i sei avevano fatto recapitare una lettera ai negoziatori in cui citavano come "ingiusto" il caso dell'ex presidente di Taiwan, Chen Shui-bian, a cui era stata garantita la libertà condizionale il mese scorso per problemi di salute, dopo essere stato condannato per corruzione nel 2009. Tutti e sei i detenuti dovevano scontare pene tra i 25 e i 46 anni di carcere per reati che vanno dal traffico di droga, la rapina a mano armata e l'omicidio. Tra i primi commenti, quello del presidente di Taiwan, Ma Ying-jeou, che ha condannato il tentativo di evasione dei sei detenuti definendolo "inaccettabile".

 
Stati Uniti: nel Massachusetts il bastardino evita il canile e... salva il galeotto PDF Stampa
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di Paola Battista

 

www.west-info.eu, 12 febbraio 2015

 

Portare in prigione cani maltrattati e affidarli alle cure dei detenuti. Non una sporadica iniziativa benefica, quanto un efficace percorso socio-educativo raccontato dal documentario made in Usa Dogs on the inside. Che descrive il sorprendente effetto dell'ingresso degli amici a quattro zampe sui reclusi di un istituto penitenziario del Massachusetts. Entusiasti dei nuovi fedeli compagni di cella da nutrire, portare a spasso e, soprattutto, educare con pazienza grazie alle tecniche apprese da istruttori esperti. Vere ancore di salvezza cui aggrapparsi per ricominciare, raccontano le guardie carcerarie. "Tutti meritano una seconda opportunità" afferma da parte sua il realizzatore "entrambi avevano bisogno di un amico". Uno strumento di risocializzazione dei condannati, che nel corso delle settimane ha messo in luce "ricadute tremendamente benefiche e drastici cambiamenti" nella condotta di ormai ex criminali.

 
Stati Generali sul carcere fra le sbarre PDF Stampa
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di Carmelo Musumeci

 

Ristretti Orizzonti, 11 febbraio 2015

 

"Oggi, durante il progetto Scuola-Carcere, ad una domanda di una studentessa ho risposto che in carcere è difficile crescere e migliorare da soli, è più facile quando si comunica e ci si confronta". (Diario di un ergastolano www.carmelomusumeci.com).

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Stati Generali sul carcere: i messaggi dei nostri lettori al Ministro della Giustizia PDF Stampa
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Ristretti Orizzonti, 11 febbraio 2015

 

Gentile Ministro, con la presente intendo sostenere l'appello della Redazione di Ristretti Orizzonti "sugli stati generali del carcere". Apprezzo da tempo il prezioso lavoro della redazione, in particolare quello di sensibilizzazione degli studenti, e ho avuto modo di apprezzare la qualità dei convegni organizzati nella casa di reclusione di Padova.

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