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Droghe: tossicodipendenze e carceri, il governo si è reso conto che c'è un problema? PDF Stampa
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di Susanna Marietti

 

Il Fatto Quotidiano, 10 settembre 2015

 

Nei giorni scorsi il governo ha relazionato al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia. È stata infatti presentata l'annuale relazione sulle droghe curata dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri. E cosa è uscito da questa relazione? Che trattare la tossicodipendenza come un problema criminale invece che sociale costa tanti soldi e non aiuta a risolvere la questione. Pensate un po'.

Nel 2013 - ultimo dato disponibile, poiché per il 2014 non è dato conoscere il costo giornaliero dei detenuti - tutti noi abbiamo speso 1.096.646.858 euro per mantenere in galera le 24.273 persone che vi stavano per aver violato la normativa sulle tossicodipendenze. Un'enormità. Per non parlare ovviamente dei costi di polizia e dei tribunali, che pure si possono trovare nel rapporto.

Nel 2008, si legge ancora nella relazione, i detenuti per la legge sulla droga erano pochi di meno, vale a dire 23.505 (d'altra parte l'indulto del 2006 non era troppo lontano). La cifra spesa era tuttavia maggiore, pari a 1.304.486.366 euro, e dunque tale decremento, come viene spiegato, "non corrisponde a un calo dei detenuti per droga, bensì a una riduzione del costo giornaliero per detenuto". Al picco del 2010, quando i reati di droga riguardavano 28.199 detenuti, tutti noi spendevamo 1.200.841.725 euro. E non mi pare che questi soldi abbiano minimamente aiutato a risolvere il problema.

Il carcere costa. Ed è questo solo uno dei motivi per cui andrebbe utilizzato con assai maggiore parsimonia di quanto non si sia fatto in Italia negli ultimi decenni. In quel picco del 2010 che abbiamo appena citato - quando fu dichiarato dal governo lo stato di emergenza penitenziaria, quando il numero dei detenuti era così elevato e le condizioni detentive così degradanti da farci condannare tre anni dopo dalla Corte di Strasburgo con l'accusa di trattamenti inumani - i detenuti nel loro complesso ci sono costati 2.888.084.181 euro. I detenuti per droga erano interessati dal 41,6% di tali costi. Negli anni passati la percentuale era ancora maggiore, andando invece a calare fino al 36,8% del 2013 grazie alla sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la legge Fini-Giovanardi. Ma possibile che tutti i cambiamenti debbano introdurli i magistrati, senza che i politici - gli unici da noi votati - se ne sappiano prendere la responsabilità?

In ogni caso: è questo il primo anno in cui, nella propria relazione, il Dipartimento si prende la briga di calcolare il costo dei detenuti per droga. Eppure non mi pare irrilevante. Che se ne stiano rendendo conto anche loro? Che anche il governo italiano si sia accorto che il vento sta cambiando in tutto il mondo, perché tutto il mondo si è accorto che la war on drugs ha fallito ogni suo obiettivo, da quello politico a quello sociale a quello economico?

 

Il proibizionismo ci costa oltre 1 miliardo l'anno

 

Oltre un miliardo di euro l'anno. Ben oltre i dieci miliardi di euro spesi negli ultimi dieci anni. È il costo indiretto della guerra alla droga nel nostro paese. Queste cifre, infatti, sono quelle che spende ogni anno lo Stato Italiano per tenere in carcere persone condannate per fatti di droga. Persone che nella grande maggioranza dei casi non hanno nessuno tipo di pericolosità sociale. Nella maggior parte dei casi si tratta infatti di consumatori, piccoli coltivatori e piccoli spacciatori. Ovvero di coloro che più di altri finiscono nelle reti della giustizia penale.

Nel solo 2014 delle 29.474 segnalazioni all'autorità giudiziaria, 26.692, tra queste la maggior parte per cannabis, sono state per violazione dell'art. 73 DPR 309/90 (che colpisce consumatori e piccoli spacciatori), solo 2.776 quelle per violazione dell'art 74 (che colpisce l'associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti).

"Sono i frutti avvelenati del proibizionismo e delle leggi che, negli ultimi 30 anni, sono state applicate nel nostro paese, per ultima la Fini-Giovanardi che, dal 2006 alla sua abrogazione per incostituzionalità nel febbraio 2014 ha portato ad una vera e propria incarcerazione di massa, con oltre 200.000 ingressi in carcere per reati in violazione del solo art. 73" dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone e della Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili (Cild). I dati che la Cild e Antigone avevano già estrapolato e che oggi ci conferma il Dipartimento delle Politiche Antidroga nella sua relazione al Parlamento, danno un quadro di quanto - il proibizionismo - sia costato al nostro Paese.

Al miliardo l'anno per il carcere, vanno sommati i soldi spesi per le forze dell'ordine e i tribunali impegnati nelle politiche antidroga. Senza contare quanto lo Stato perda dalla mancata tassazione che la legalizzazione porterebbe e che, secondo lo studio del prof. Rossi, ordinario di Economia all'Università La Sapienza di Roma, ammonta a circa 10 miliardi di euro l'anno. "Una strada c'è - dichiara ancora Patrizio Gonnella - ed è quella di seguire quanto hanno fatto alcuni stati americani, nonché l'Uruguay, ovvero la legalizzazione della cannabis. Per questo obiettivo lavorerà nei prossimi mesi la Cild attraverso una apposita campagna che verrà lanciata a fine mese".

 
Francia: liberato il direttore del carcere di Vendin-le-Vieil sequestrato da detenuto PDF Stampa
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Askanews, 10 settembre 2015

 

"Sano e salvo" responsabile struttura Vendin-le-Vieil. Il responsabile di un carcere del Nord della Francia è stato liberato "sano e salvo", dopo essere stato preso in ostaggio per tre ore da un "detenuto particolarmente pericoloso" e armato. È quanto si è appreso da fonti ufficiali. "Alle 14.20, il sequestro del vice direttore del centro penitenziario di Vendin-le-Vieil si è concluso. Era cominciato alle 11", ha annunciato l'amministrazione penitenziaria. Squadre speciali dell'amministrazione penitenziaria sono arrivate sul posto, oltre che elementi del Raid, reparto d'élite della polizia. Resa o intervento delle forze dell'ordine, le circostanze precise della fine del sequestro non sono state chiarite.

"Il vice direttore non ha subito alcuna violenza fisica. È stato immediatamente preso in consegna" dalle autorità, ha aggiunto la direzione del carcere, che ha precisato che il sequestratore "si è arreso e sarà disposta per lui la custodia cautelare". Originario delle Guadalupe (isola francese dei Caraibi), 34 anni, Fabrice Boromee aveva preso in ostaggio il vice direttore di questa centrale di ultra sicurezza nei pressi di Lens, non lontano dalla frontiera del Belgio, a fine mattinata.

Nel 2010 Borromee era stato condannato a otto anni di prigione sull'isola dei Caraibi per una rapina degenerata in violenza. L'anno seguente era stato trasferito nella Francia metropolitana, e da allora aveva sempre ribadito la volontà di essere ricondotto nella sua terra d'origine: questo potrebbe essere stato il movente del rapimento. Nel 2013 aveva già compiuto un gesto analogo in un penitenziario della Normandia e per questo, oltre a essere confinato in isolamento, la sua pena era stata aumentata fino a otto anni. È molto conosciuto negli ambienti carcerari, essendo stato rinchiuso in oltre una decina di strutture.

Noto tra l'altro come abile manipolatore, la sua eccezionale pericolosità è confermata dal fatto che alle guardie incaricate di sorvegliarlo era stato fornito un equipaggiamento protettivo speciale, di cui però erano poi state private il mese scorso in quanto il suo comportamento era migliorato al punto tale da non far ritenere più necessarie tali precauzioni. Boromee era arrivato in maggio a Vendin-le-Vieil, una delle sei prigioni nazionali in cui sono rinchiusi i criminali più pericolosi del Paese. Il penitenziario di 22.000 metri quadrati, la cui costruzione era stata completata esattamente un anno fa, era appena stato inaugurato. Essendo stato concepito per l'espiazione di pene di lunga durata, a detta dei responsabili del ministero della Giustizia sarebbe dotato di "sofisticati dispositivi di sicurezza alquanto perfezionati". In grado di accogliere fino a 238 reclusi, in realtà al momento ne ospita 51.

 
Iran: appello di "Nessuno tocchi Caino" per scarcerazione dello scienziato Omid Kokabee PDF Stampa
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Adnkronos, 10 settembre 2015

 

Nessuno tocchi Caino lancia un appello per la scarcerazione immediata dello scienziato Omid Kokabee, detenuto nelle carceri iraniane dal 2011 e condannato a dieci anni di carcere con l'accusa di "contatti con governo ostile".

"In realtà - rileva l'organizzazione - Omid Kokabee è un detenuto politico, che ha solo affermato la propria libertà di scienza e di coscienza, perché, da scienziato, ha avuto il coraggio di rifiutare di mettere le sue conoscenze al servizio del programma nucleare militare iraniano. Per il suo coraggioso, e per l'Iran oltraggioso, rifiuto alla collaborazione forzata con il programma nucleare dei Pasdaran, Omid è stato insignito di importanti premi internazionali, quali il prestigioso Premio "Andrei Sakharov" nel 2013 e il Premio dell'American Association for Advancament of Science" conferito nel 2014 per 'l'esemplare libertà scientifica e responsabilità' dimostrata". In suo sostegno si sono mobilitati anche 18 Premi Nobel per la Fisica con una lettera aperta pubblicata dalla Rivista scientifica "Nature".

"La detenzione di Omid Kokabee è ritenuta illegale e non giustificata dalla stessa Corte Suprema Iraniana per la quale "differenze politiche con altri Stati non costituiscono un motivo di ostilità" e quindi l'accusa mossa ad Omid di "contatti con un Governo ostile" non ha ragion d'essere. Nonostante il giudizio della Corte Suprema - prosegue Nessuno Tocchi Caino - Omid però è ancora in cella dove ha da poco compiuto il suo trentatreesimo compleanno".

Di recente, Omid "è stato ulteriormente punito, a seguito della pubblicazione da parte dei media delle notizie sul suo caso. Gli sono stati tolti luce e libri, forse la punizione più crudele che si possa infliggere a un uomo di scienza". Per Sergio d'Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino, "occorre che, dopo la firma dell'accordo sul nucleare pacifico con il gruppo P5+1, la Repubblica Iraniana dimostri la serietà delle sue intenzioni con l'immediata scarcerazione di Omid Kokabee" L'associazione invita a sostenere la campagna #OmidFreeNow firmando la petizione online e a diffonderla sui network.

 
Stati Uniti: su Yelp ci sono anche le recensioni delle prigioni... le scrivono gli ex detenuti PDF Stampa
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di Diletta Parlangeli

 

wired.it, 10 settembre 2015

 

I commenti lasciati sui siti di recensioni da parte di ex detenuti e familiari diventano un dialogo tra cittadini e istituzioni. La rete abitua a connessioni inaspettate: in America i siti di recensioni degli utenti stanno diventando un raccordo tra cittadini e istituzioni in tema di detenzione. In che modo? Siti come Yelp, ma anche Google stesso, ospitano sempre più commenti da parte di chi "ha usufruito del servizio". La lunga storia di testimonianze la racconta wired.com per The Marshall Project spiegando che sono in molti a raccontare online la loro esperienza nei penitenziari, archiviandoli nella categoria "Servizi pubblici e amministrazioni locali" (Yelp non ha fornito i dati su quanti fossero i penitenziari recensiti).

Jenny Vekris, finita più volte in carcere per guida in stato di ebbrezza, ha recensito il carcere di Travis County Jail, Austin. Lo ha fatto, spiega, perché "quando sono uscita non potevo permettermi un terapeuta". Ci sono recensioni serissime, altre più scanzonate, altre ancora che sono un mix di toni: "Ho imparato molto da bambino al campo estivo, ma se vuoi imparare competenze che puoi spenderti fuori, devi andare in galera".

A lasciare commenti sul luogo sono ex detenuti, certamente, ma anche assistenti sociali o parenti in visita. A Victoria Ramos è stato impedito di vedere il fratello al Correctional Institution di Tehachapi, California. Gli addetti le hanno consigliato di mettersi addosso qualcosa che fosse meno aderente - riferito a pantaloni bianchi e top nero - e lei è tornata indietro, anche se si era fatta 2 ore di viaggio da Pasadena. Ha lasciato il commento perché nelle regole del penitenziario nessuno aveva specificato come ci si dovesse vestire: "Ho cercato ovunque, ma niente. Forse, se qualcuno avesse lasciato una recensione come la mia, mi sarei presentata con l'abbigliamento adeguato".

Ci sono i commenti di chi è stato detenuto in più di un penitenziario - e quindi riporta le varie esperienze - e quelli di chi, tutto sommato, dice di esser stato trattato bene. Sul centro di detenzione di Willacy, Texas, teatro anche di recente di rivolte contro abusi e maltrattamenti, si trova un solo commento: "no describirla puedo", non riesco a descriverlo.

 
Oggi siamo qui per ascoltare la vostra voce... PDF Stampa
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a cura di Elton Kalica

 

Ristretti Orizzonti, 9 settembre 2015

 

4 settembre 2015. Il Tavolo 2 degli Stati Generali incontra la redazione di Ristretti Orizzonti. "Oggi siamo qui per ascoltare la vostra voce. Vi invito a parlare come se steste rappresentando tutti i detenuti e a dire cosa vorreste cambiare per migliorare le condizioni di vita di tutti": con queste parole Marcello Bortolato, magistrato di Sorveglianza e responsabile del Tavolo 2 degli Stati Generali sull'esecuzione della pena, ha aperto l'incontro con la redazione di Ristretti Orizzonti.

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