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Trieste: la musica oltre le barriere, concerto degli studenti alla Casa circondariale PDF Stampa
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di Roberto Srelz

 

triesteallnews.it, 19 maggio 2019

 

Riavvicinare, ricordando che l'esperienza che si sta vivendo mentre si è 'dentro' - che va a costituire un periodo della vita trascorso letteralmente in un altro mondo molto distante da quello di chi è 'fuori' e del 'prima' - è destinata a concludersi, e i due mondi a coincidere nel proseguire l'esperienza di una vita normale.

Poche cose avvicinano più della musica, ed è stata proprio la musica a entrare nella Casa Circondariale di Trieste, in via del Coroneo, su iniziativa dell'avv. Elisabetta Burla, garante dei diritti dei detenuti, e della d.ssa Alessia Trevisan, psicologa, con l'adesione partecipata del liceo Carducci-Dante e dei suoi studenti. Le ragazze e i ragazzi che studiano musica al Carducci-Dante hanno incontrato i detenuti e le detenute, in molti casi solo poco più grandi d'età, suonando per loro, a pochi metri di distanza, in un quasi faccia a faccia carico d'emozione.

Chiediamo, subito, all'uscita dalla Casa Circondariale, a Oliva Quasimodo, dirigente del liceo, di raccontarci dell'esperienza: "Questa è la settimana nazionale della musica per le scuole; sullo stimolo della dottoressa Trevisan e di Elisabetta Burla abbiamo inserito questo incontro nel nostro programma, ed è stata una bellissima esperienza. Molto profonda. La nostra scuola è a cento metri di distanza, ma non ci pensiamo mai, è una realtà che non conosciamo e abbiamo voluto partecipare. La musica ha un potere magico; la partecipazione è stata grandissima, toccante". A Michele Gallas, insegnante, chiediamo quale sia stato il programma eseguito dagli studenti: "Oggi abbiamo portato un solista e due gruppi, sono allievi di 5a e 4a superiore: un solista di chitarra, un quintetto vocale femminile e un trio di Sax, passando da musica molto seria a musica leggera riarrangiata; c'è stato uno scambio empatico, molto silenzioso e molto attento, e anche le proposte più raffinate sono state apprezzate.

La parte più difficile è stata controllare l'emotività: entrare in una Casa Circondariale e suonare per i detenuti non succede ogni giorno, in particolare per i ragazzi che studiano c'è stata grande emozione, mille domande. Che hanno trovato tutte una risposta molto semplice, i detenuti sono uomini e donne come tutti gli altri e tutto si è sciolto, con un grandissimo scambio di emozioni fra pubblico ed esecutori. L'emozione più grande, "Yesterday" di Lennon e McCartney. E poi lo Spiritual. E la suite della Carmen".

Da parte delle organizzatrici dell'occasione d'incontro, un ringraziamento sentito ai ragazzi dell'indirizzo scolastico musicale e ai loro genitori, che hanno consentito ai figli di entrare in carcere, e al liceo Carducci-Dante. Margherita Crisetig, coordinatrice del dipartimento musicale: "Qui non c'erano un palco e un pubblico che si aspettava l'evento. Ci sono voluti diversi mesi di preparazione per l'iter burocratico, che è piuttosto lento, ma non ci sono state difficoltà particolari: entrati all'interno del carcere, dove tutto è delimitato, ristretto, è passato tutto in un momento: l'emozione molto positiva, un silenzio e un'attenzione che non mi aspettavo. Spero questa esperienza si possa rifare, organizzandola magari in maniera più cadenzata, utile sia ai ragazzi che a loro".

"È diverso", ci dice Alice, quando chiediamo ai ragazzi che hanno suonato di dirci che cosa hanno vissuto. "Bello. Portiamo con noi quello che facciamo a scuola, facciamo emozionare le persone". "È stato molto positivo per tutti noi: non è stata la prima volta davanti al pubblico, ma questo è un pubblico speciale. Molto sincero".

"Entrare è stato portare un sorriso, non hanno la possibilità di farlo spesso", aggiunge Katarina. "Molto molto bello, ci dimentichiamo che sono persone che hanno sbagliato ma meritano di essere capite e hanno sentimenti come noi". "Un'esperienza forte", ci dice Lorenzo Moro: "Molto attenti. Molto bello. Si comunica sempre qualcosa con la musica, è un messaggio universale". "È stata un'emozione unica. Non vanno ai concerti, chissà quando avranno un'altra occasione", conclude Irene.

"Come sempre, entrare in carcere per incontrare i detenuti non è la cosa più facile", ci dice Patrizia Burla. "Le autorizzazioni vanno legate al progetto stesso e alle persone esterne al progetto, e all'incidenza che possono avere. Ancora non è passato il messaggio che un maggior contatto fra esterno e interno può dare buoni frutti: i due mondi prima o poi si incontrano di nuovo. Le persone di fede musulmana ospiti della Casa Circondariale hanno rinunciato allo spazio per la loro preghiera pubblica, rimanendo nelle loro stanze, per consentire di utilizzare lo spazio per il concerto, e questo è un forte messaggio se pensiamo all'integrazione.

L'approccio all'organizzazione di questi momenti d'incontro sconta dei retaggi culturali, e questo è negativo, difficile da superare; ma abbiamo iniziato e lo riproporremo il più possibile. Anche quella di oggi è stata un'esperienza incredibile, i ragazzi magnifici, la risposta arrivata dalla popolazione dei detenuti molto profonda e molto positiva: con la musica ricordi quando eri a casa, il rapporto con qualcuno che amavi, puoi spaziare con la fantasia. Esci di più".

Presso la Casa Circondariale hanno suonato Lorenzo Moro, solista di chitarra; il quintetto vocale composto da Maria Celoro, Alice Franco, Irene Morpurgo, Francesca Papini, Katarina Spasic e il trio di saxofoni di Andrea Biasotto, Michele Gallio, Enrico Leonarduzzi.

 
Napoli: a Poggioreale la rassegna cinematografica "Uno sguardo su Napoli e oltre" PDF Stampa
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di Roberta D'Agostino

 

mydreams.it, 19 maggio 2019

 

Prende il via la rassegna cinematografica "Uno sguardo su Napoli e oltre" realizzata da Arci Movie e da Cpia2 di Napoli all'interno della casa circondariale "G. Salvia" di Poggioreale. L'apertura della rassegna, il 20 maggio alle 12.00, è affidata al regista Roberto Andò che presenta il suo film "Una storia senza nome".

20 incontri con ospiti del mondo della cultura, dello spettacolo, del cinema, del giornalismo compongono la rassegna "Uno sguardo su Napoli e oltre", nata dalla sinergia tra Arci Movie e la scuola serale del Cpia2 di Napoli, che prenderà il via lunedì 20 maggio (fino al 26 luglio) all'interno della Casa Circondariale "G. Salvia" di Poggioreale con il film "Una storia senza nome" del regista Roberto Andò che sarà presente con Maria Luisa Palma Direttrice del carcere di Poggioreale e con Rosa Angela Luiso, Dirigente scolastico del Cpia2 di Napoli.

"La rassegna che da anni Arci movie porta avanti nel carcere di Poggioreale - dichiara Roberto D'Avascio presidente di Arci Movie - rappresenta bene la nostra idea di promozione del cinema con una forte componente sociale. Per portare il cinema lì dove non potrebbe esserci, trasformando un piccolo pezzo del carcere di Poggioreale in una sala cinematografica, magari un poco arrangiata, ma capace di sprigionare sogni. Sempre con l'obiettivo di riattivare forme di educazione e di socialità attraverso la cultura, in particolare attraverso un magico flusso di luce e di immagini capaci di raccontarci delle storie. Con la risposta della grande passione che molti detenuti hanno dimostrato alle proiezioni".

L'iniziativa vede impegnati 4 docenti e 3 volontari di Arci Movie che lavoreranno su due laboratori paralleli con due gruppi diversi di detenuti negli spazi della scuola del carcere.

L'attività di proiezione in carcere sarà sempre preceduta da una introduzione critica del film e del periodo storico raccontato nella pellicola, e sarà seguita da un dibattito con i detenuti che parteciperanno alle attività. Sarà preparata e distribuita a tutti una scheda didattica per ogni film e sarà richiesto ai partecipanti di essere attivi nella produzione scritta di brevi testi, che possono alternare una narrazione di tipo personale e/o scritti critici relativi all'esperienza della proiezione. Le proiezioni saranno spesso accompagnate da alcuni ospiti del laboratorio, personalità importanti del mondo del cinema, della cultura e della società, che verranno a presentare delle opere cinematografiche e a raccontare la loro testimonianza e/o esperienza ai detenuti.

Arci Movie da diversi anni svolge con i suoi operatori e volontari attività sociali di promozione del cinema nelle carceri napoletane (Poggioreale e Secondigliano) con laboratori, proiezioni, rassegne e incontri con attori, registi, intellettuali e operatori sociali sensibili alla condizione carceraria dei detenuti. In particolare, nell'ultimo triennio l'attività nel carcere di Poggioreale di Napoli si è particolarmente intensificata, trovando un grande riscontro di attenzione e partecipazione nelle istituzioni carcerarie e nella dirigenza della scuola serate, ma soprattutto nei detenuti coinvolti. Gli ospiti della rassegna saranno: il regista Roberto Andò, lo storico Guido D'Agostino, il giornalista e critico musicale Federico Vacalebre, la produttrice Antonella Di Nocera, lo scrittore Lorenzo Marone.

 
Una "Notte Bianca" per Radio Radicale. Letture e interventi contro la chiusura PDF Stampa
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Corriere della Sera, 19 maggio 2019

 

Per Mariarosaria da Caltanissetta è "la radio sincera". "Un oboe tra tanti tromboni" che aiuta Alberto da Belluno "a iniziare la giornata meno deluso dal mondo". Parlano gli ascoltatori alla Notte Bianca di Radio Radicale: giornalisti e militanti leggono i messaggi di chi è cresciuto a pane "stampa e regime", lasciati a corredo delle n2mila firme su Change.org.

Perché la voce dei dibattiti e di tutti i partiti non si spenga. Una maratona di letture e interventi da venerdì sera a sabato mattina, nella sede del Partito Radicale. Sotto lo sguardo del suo leader: sulle pareti, le foto di Marco Pannella imbavagliato, trascinato, emaciato da uno dei tanti scioperi della fame. Per una notte, in via di Torre Argentina 76, il campanello non ha smesso di suonare.

"Tante facce, tante nuove", commenta Maurizio Turco, della presidenza del partito. Ma anche amici di vecchia data: da Valeria Fedeli a Bobo Craxi. Segno di quanto "è profonda la storia di questo piccolo gruppo di pazzi", ricorda Roberto Spagnoli: il pacato conduttore di "Passaggio a sud est", per una volta, alza la voce al microfono. "Sì, siamo una radio di partito e lo rivendichiamo, ma diamo spazio a tutti da sempre".

Paradossi speculari: "in una voce tutte le voci" è il motto di Radio Radicale; poi c'è "un ministro del Lavoro che non riceve i lavoratori". Il cdr di Radio Radicale ha chiesto 4 incontri a Luigi Di Maio: nessuna risposta. "Sono giorni in cui bisognerà restare vigili", dice il direttore Alessio Falconio: martedì scade la convenzione col Mise per le sedute parlamentari. A inizio settimana si discuterà l'ammissibilità degli emendamenti per la proroga.

Se passeranno, lo spettro della chiusura slitterà a novembre: "la lotta dovrà continuare". Difficile che spaventi i radicali, temprati dalle battaglie per le idee. Roberto Giachetti, in collegamento telefonico, risponde squillante a Rita Bernardini: sembra impossibile che venga da 24 ore di sciopero della sete. Ha dato il cambio a lei e a Maurizio Bolognetti: 36 e 78 giorni senza cibo, nel nome di Radio Radicale.

 
Su Rainews Nanaa, Simone e Fabio, detenuti-operai protagonisti di "Mi riscatto per..." PDF Stampa
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di Massimo Filipponi

 

gnewsonline.it, 19 maggio 2019

 

Si chiamano Nanaa, Simone e Fabio. Sono loro che, nel servizio curato da Milena Minutoli, andato in onda su RaiNews24, spiegano il senso di "Mi riscatto per Roma", l'attività grazie a cui detenuti del carcere di Rebibbia lavorano per la riqualificazione delle aree verdi e delle strade della Capitale. Le parole di Nanna, Simone e Fabio, ma ancora di più i loro visi e i loro sguardi, illustrano meglio di qualsiasi testo o protocollo, la sensazione di fare qualcosa di utile alla collettività. "Io so che ho sbagliato in vita mia - dice Nanaa davanti alle telecamere - ma so anche che vedere questo parco dopo che ci abbiamo lavorato, rivederlo sistemato mi fa capire che possiamo essere utili a qualcosa. Siamo utili".

È questo il presupposto su cui si basa "Mi riscatto per", progetto voluto dal Dipartimento per l'Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia e varie amministrazioni locali (oltre a Roma, è già attivo anche in molti centri e in altri partirà presto), con lo scopo da un lato di rendere più vivibili le città migliorandone la qualità di strade, piazze e parchi e, dall'altro, di inserire i detenuti in un percorso di recupero che permetta loro di apprendere le basi per nuovi mestieri e affinare le capacità professionali.

"Ci sentiamo liberi - dice con un fil di voce il giovane Simone - e occupiamo meglio il nostro tempo". La libertà del 'dopo pena' passa inevitabilmente anche per un lavoro. E conoscerne uno ed esercitarlo ora è importante. Un gruppo di detenuti di Rebibbia è stato istruito, attraverso un corso durato due mesi, da Autostrade per l'Italia per la manutenzione delle strade. Su lungomare di Ostia una squadra lavora per sistemare le caditoie e liberare i tombini dai detriti e dalla sabbia. Tra i detenuti-operai c'è Fabio che a Ostia è nato e cresciuto. Guarda il mare, pensa al passato e riflette sul futuro. "Qui sento profumo di libertà. A mia figlia ho detto che sono al lavoro perché non ho pagato delle multe e ora devo lavorare per onorare il debito".

Incroci di storie di sbagli passati e di voglia di riscatto attuale. Nel servizio di RaiNews24 si alternano anche le considerazioni di Rosella Santoro, direttrice del carcere di Rebibbia, che si sofferma sul carattere rieducativo della pena da scontare, e di Vincenzo Lo Cascio, il coordinatore dei lavori di pubblica utilità del Dap, che non ha dubbi: "Grazie a Mi riscatto per... noi riusciamo a recuperare tante persone dalla malavita".

 
La cultura si vendica di chi vuole negarla PDF Stampa
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di Roberto Saviano

 

L'Espresso, 19 maggio 2019

 

Il paradosso di chi discute insultando, senza argomentare, disprezzando gli intellettuali e ora si trova a polemizzare in favore dei libri. Mentre scrivo, il dibattito culturale - che tracima in quello politico - è concentrato sulla presenza di un editore di destra al Salone del Libro di Torino e sulla conseguente assenza di alcuni autori di sinistra che per protesta hanno cancellato i loro appuntamenti. Io non so bene se al centro del dibattito ci siano davvero i libri e il loro contenuto. Non lo so ma sarebbe bello che fosse così. Ogni volta che mi sono trovato in disaccordo con Matteo Salvini (porti chiusi, divise indossate a scopo intimidatorio e altre amenità di questo genere) e che ne ho scritto, decidendo quindi di usare l'unica arma che conosco, ovvero la parola, in risposta ho avuto solo latrati scomposti.

Quindi la risposta non è mai mancata, da "Saviano mi attacca in tre pagine, ma chi se le legge tre pagine?", agli abbracci, ai baci, ai brindisi e al pane e nutella alla faccia mia. Cosa contraddistingue gli attacchi personali di Salvini? L'essere il niente, il nulla, vuoto pneumatico. Mai un ragionamento, mai una citazione colta per affermare o legittimare il proprio pensiero, un'idea, una azione. Mai. La loro idea è che le persone si debbano identificare con loro, ma io mi domando: sono davvero così le persone? E con così intendo dire prive di curiosità e di voglia di conoscere di più?

La recita dei sovranisti di oggi sembra continuamente affermare quanto tutto ciò che sia legato al tempo dedicato alla cultura sia tempo perso. Ed ecco quindi il paradosso: i fascisti, questi fascisti, i fascisti che legittimano il rutto, assumono centralità al Salone del libro, laddove di casa è la cultura, la conoscenza e quindi la capacità anche di cambiare idea.

È in fondo divertente e quasi uno smacco per loro che vanno ad aizzare le folle per strada contro gli ultimi, che credono sia loro diritto andare contro il diritto, avere centralità perché pubblicano libri. E che si tratti del libro-intervista al Ministro della Mala Vita o del fumetto dedicato a Céline, di loro si parla perché nonostante tutto hanno a che fare con i libri, con la parola scritta che porta con sé, inesorabilmente, conoscenza. E, quindi, in fin dei conti posso dire che Salvini le tre pagine in cui parlavo di come nel sud Italia la Lega non agisca diversamente da come per anni ha agito Berlusconi le ha senz'altro lette e ha deciso che, non avendo strumenti per rispondere, sarebbe stato meglio il rutto scomposto, il pane e nutella, i baci e gli abbracci.

E ancora libri. A Napoli, dopo l'agguato in cui è rimasta gravemente ferita la piccola Noemi, c'è stata una imponente manifestazione e il Mattino ha intervistato il figlio di un boss, anche lui nel corteo anticamorra. Oltre a dire che la camorra gli fa schifo, e dette da lui sono parole che assumono un significato diverso rispetto a quando le pronuncia Salvini, alla domanda della giornalista che gli chiede: Come ti sei salvato? lui risponde: "Con la cultura". E continua più o meno cosi: leggo molto, mi piace citare Zygmunt Bauman quando dice che, dove le menti sono piatte, l'uomo diventa tenebroso e può diventare incline a compiere azioni efferate.

Nello stesso giorno viene pubblicata un'altra intervista che mi colpisce. È un'intervista all'anti-Greta, una quindicenne svedese di Göteborg che ammette di non aver letto molto sul tema di cui si occupa Greta, ma comunque decide di volersi opporre a lei. Fa ridere lo so, ma è così: io non so nulla di architettura ma decido di voler diventare l'anti-Fuksas. Succede. Parla della Svezia in un modo che al confronto Napoli sembra la città più sicura del mondo e ammette di essersi inizialmente dedicata ad attività che avevano a che fare con l'estetica, ma poi ha deciso di dedicarsi al tema immigrazione che, dice, è un tema che non si può affrontare. Qualcuno le faccia sapere che si stanno vincendo fior di elezioni strumentalizzando il tema immigrazione condito da balle di ogni sorta.

Ma parlavamo di libri, di figli di camorristi che si salvano grazie ai libri e di piccole sovraniste che decidono di combattere ciò che non conoscono perché non hanno letto nulla al riguardo. E parlando di libri, mi viene in mente una cosa che non c'entra niente: sapete che c'è un nuovo Vinci Salvini lanciato dal suo inquietante burattinaio? In fondo è la fine che merita: Salvini come un servizio di piatti vinto con la raccolta a punti del supermercato.

 
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