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Palermo: convegno sulla rieducazione dei detenuti, ricordato capitano Basile, dalla mafia PDF Stampa
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Ansa, 5 maggio 2015

 

Il modello europeo delle carceri a celle aperte e la rieducazione dei detenuti attraverso il lavoro sono alcuni dei temi al centro della seconda sessione del convegno "Carcere, città e giustizia", in corso nell'aula consiliare del Comune e organizzato dal coordinamento nazionale dei magistrati di sorveglianza (Conams) nell'ambito del progetto europeo "Prisoners litigation network", in collaborazione con l'Anm, l'Università e il Comune di Palermo, e un cartello di 25 associazioni.

Durante l'iniziativa è stato anche ricordato il capitano dei carabinieri Emanuele Basile, ucciso 35 anni fa dalla mafia: "Il 4 maggio 1980 Basile viene ucciso nel pieno di una festa cittadina, come a dimostrare che la mafia non ha paura di niente", ha detto Giuseppe Di Lello, ex giudice istruttore del pool antimafia di Falcone, che ha ricordato la rabbia per le assoluzioni seguite a una vicenda giudiziaria tortuosa.

"Per anni la figlia, che aveva appena 4 anni la sera dell'agguato - ha raccontato Michela Giordano, autrice di un libro sulla vicenda - è stata tormentata dai sensi di colpa per avere rimosso il ricordo visivo dell'arrivo dei killer armati alle spalle del padre. Una memoria riaffiorata quando aveva 7 anni, alla vista di un vigilante armato davanti a una banca, ma non aveva capito che quei cattivi erano lì per suo padre".

Nell'aula consiliare del palazzo di Città, oltre al sindaco sono intervenuti anche il comandante dell'Arma della Legione carabinieri Sicilia, Giuseppe Governale, il questore di Palermo, Guido Longo e i presidenti di alcune delle associazioni che hanno promosso l'iniziativa. Dalla presidenza della Repubblica è stato inviato un saluto agli organizzatori della manifestazione per esprimere "convinta partecipazione al commosso omaggio del sacrificio del procuratore Pietro Scaglione e del capitano Emanuele Basile".

Questa sera, alle 21, è prevista una fiaccolata dal Genio di Palermo in piazza Rivoluzione verso le sedi che in città prestano accoglienza ai bisognosi, come quella femminile di via Garibaldi, la missione di Speranza e Carità di Biagio Conte in via Archirafi fino alla cittadella del povero, in via Decollati. Domani la prosecuzione dei lavori nell'aula magna del palazzo di giustizia.

 

Sindaco Palermo: umanizzare la pena

 

"Occorre recuperare l'attenzione alla pena. Nonostante ciò che è accaduto in questa città, noi non abbiamo perso di vista l'esigenza di umanizzare la pena". Lo ha detto il sindaco di Palermo Leoluca Orlando partecipando oggi al convegno "Carcere, città e giustizia" organizzato dal progetto europeo "Prison litigation network" e dal coordinamento nazionale dei magistrati di sorveglianza. Il convegno si è svolto per la prima parte al carcere Ucciardone di Palermo e per la seconda sessione nell'aula consiliare di Palazzo delle Aquile. "Il senso di questo incontro - ha detto il primo cittadino - è la dimensione umana della vita. Non c'è una sola storia, di quelle che ho sentito qui ricordate, che non ha richiamato un pezzo della mia e nostra vita e della nostra storia. Siamo tutti tessere di un mosaico, dentro e fuori di queste mura. Se Palermo è un mosaico, composto da tante tessere diverse, anche l'Ucciardone è un mosaico. La domanda è: che cornice diamo a questo mosaico? Palermo è l'Ucciardone e l'Ucciardone è Palermo. Qui dentro c'è tutto il bene e il male che c'è fuori da qui".

Orlando ha quindi espresso il suo ringraziamento per un'iniziativa che "conserva la memoria e rinnova il ricordo del sacrificio di tanti servitori dello Stato di cui andiamo fieri". Il sindaco ha quindi ricordato uomini come l'agente di custodia Antonio Lo Russo, il capitano dei carabinieri Emanuele Basile, l'agente Giuseppe Montalto e tutte le vittime della mafia. "Iniziative come questa sono importanti perché non bisogna dimenticare - ha concluso - Ognuno di noi deve dire grazie ad ognuno di loro, perché non sono mai scesi a patti con nessuno e hanno combattuto con coraggio la criminalità organizzata. Se oggi la mafia non governa più questa città lo dobbiamo anche al valore e al sacrificio di tutti i caduti nella lotta alla mafia".

 
Sondrio: il carcere è vivibile, ma serve intervenire per un corretto reinserimento sociale PDF Stampa
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www.valtellinanews.it, 5 maggio 2015

 

Il sovraffollamento della struttura è stato risolto soprattutto per effetto di una serie di provvedimenti legislativi, ora nella casa circondariale del Capoluogo rimangono soprattutto quelle persone che risultano "particolarmente fragili dal punto di vista personale e sociale, essendo prive di risorse e già in partenza provenienti da condizioni di grande disagio e da percorsi di forte emarginazione".

Nel carcere di Sondrio "non sussiste più alcun problema di sovraffollamento" è quanto afferma nella sua relazione presentata in Cosiglio Comunale, Francesco Racchetti, Garante dei Diritti delle persone limitate nella libertà personale. Infatti "A Sondrio dove la capienza è di 27 posti, i detenuti presenti all'ultima rilevazione del 16 aprile risultavano 22(rispetto agli oltre 60 di tre anni fa)" si legge nella relazione fornita agli organi di stampa "e, per quanto in una Casa Circondariale l'andamento delle presenze sia strutturalmente e fisiologicamente oscillante - dipendendo da eventuali operazioni di polizia e da provvedimenti dell'Autorità Giudiziaria, valutando l'andamento dell'ultimo anno e tenendo conto delle dichiarazioni fornite dal Provveditorato Regionale (Prap), si può ritenere che la soglia della capienza regolamentare verrà oramai stabilmente rispettata".

Dei 22 detenuti che risultavano presenti al 16 aprile, 6 sono in attesa di giudizio, mentre 16 stanno scontando una condanna definitiva, per lo più breve: la più lunga dovrebbe scadere nel dicembre del 2020, due nel 2018, una nel 2017, 5 nel 2016 ed i restanti sette usciranno nel corso del 2015. Gli stranieri sono 7, gli italiani 15. Quattro hanno meno di 25 anni, il più giovane ne ha 19, il più anziano 71. L'età media è di 36 anni.

Il numero complessivo è, come s'è detto, fortemente diminuito soprattutto per effetto di una serie di provvedimenti legislativi in gran parte attuati in risposta alla condanna della Cedu: "notevole diminuzione delle misure cautelari, liberazione anticipata, maggiore ricorso alle misure alternative alla detenzione" continua Racchetti. La conseguenza in relazione ad una Casa Circondariale quale è quella di Sondrio è che sono rimaste in carcere soprattutto quelle persone che risultano "particolarmente fragili dal punto di vista personale e sociale, essendo prive di risorse e già in partenza provenienti da condizioni di grande disagio e da percorsi di forte emarginazione: tossicodipendenti ed alcol dipendenti (non di rado le due cose contemporaneamente), persone senza fissa dimora ed a volte persino prive di residenza, immigrati che hanno perso (o non hanno mai avuto) il permesso di soggiorno, soggetti affetti da patologie fisiche e psichiche con estreme difficoltà di relazione. Soggetti deboli, bisognosi di interventi e sostegni che l'istituzione penitenziaria da sola non è in grado di fornire e sui quali risulta particolarmente delicato e complesso progettare ed implementare percorsi di formazione e di inclusione".

Racchetti fa sapere anche che "sono ora giunti a compimento i lavori di adeguamento e riqualificazione della struttura" infatti con un investimento di 80.000 euro (di cui 30.000 forniti dall'Amministrazione Provinciale) si è realizzata la copertura del cortile per il passeggio, consentendone così la fruizione anche in caso di precipitazioni e, soprattutto, sono state realizzate due aule-laboratorio, una adibita all'insegnamento dell'informatica e l'altra con un destino ancora da decidere ma sicuramente dedicata ad un'attività con valenza formativa e lavorativa (che potrebbe, per esempio, consistere in qualche semplice lavoro di assemblaggio). La casa circondariale così viene incontro all'imperativo della Costituzione e dello stesso Ordinamento Penitenziario, cioè che la pena abbia una valenza rieducativa e che rappresenti un tempo efficacemente utilizzato per il reinserimento dell'ex-detenuto.

"Si apre quindi nel nostro Carcere" afferma Racchetti "una fase del tutto nuova, resa possibile anche da altre importanti trasformazioni". "Intanto, applicando integralmente (ed anche su questo punto siamo più avanti della media nazionale) le recenti direttive del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (Dap) sulla così detta "sorveglianza dinamica", le celle sono ora aperte dal mattino alla sera, consentendo ai detenuti di partecipare a diverse attività nei differenti momenti della giornata".

Un segnale importante ed assai significativo delle trasformazioni in atto è rappresentato dall'imminente introduzione di attività formative nel giorno di domenica. "Può sembrare cosa da poco o addirittura ovvia, ma non è affatto così: fino a pochissimo tempo fa questo non era mai stato proponibile, anzi quando capitava che qualche incontro delle attività programmate dovesse cadere in un giorno festivo, veniva soppresso, così che i giorni festivi sono sempre stati i più tristi e vuoti". "L'attenzione e la sensibilità della nuova Direzione per i bisogni e le esigenze di tutti i detenuti, senza alcuna discriminazione, si è tradotta anche nell'apertura all'imam della Unione Comunità Islamica Valtellinese Mostef Zouhaid che, dopo aver ottenuto il parere favorevole della Digos, ha cominciato ad incontrare i suoi correligionari fornendo loro una assai apprezzata assistenza spirituale ed un quanto mai opportuno sostegno umano".

Gli interventi da fare, secondo il Garante Francesco Racchetti, che raccoglie i bisogni e i suggerimenti dei detenuti, restano ancora molti. Ad esempio andrebbe ristrutturata la palestra, collocando un pavimento appropriato e rinnovando gli attrezzi, che risultano estremamente obsoleti. "l tema dell'attività fisica in carcere è di primaria importanza. Gli spazi ristretti, la prolungata immobilità e la carenza di stimoli hanno un effetto fortemente deprimente, sia sul corpo sia sulla psiche ed inducono facilmente atteggiamenti di passività assolutamente controproducenti in relazione ad un possibile recupero di persone già fortemente deprivate" commenta Racchetti. Inoltre servirebbe attrezzare in modo adeguato l'aula di informatica per avviare cosri di formazione adeguati che possano dare competenze reali e certificabili. Sempre in questa direzione, fondamentale quanto problematica, della formazione e dell'inclusione lavorativa, "occorre individuare la più opportuna attività (che potrebbe essere qualche semplice forma di assemblaggio) da realizzare nella nuova aula-laboratorio che si è creata. Si tratta, qui, di trovare qualche soggetto esterno (nella fase iniziale di questo percorso si erano avuti promettenti contatti con il Presidente dell'Unione Artigiani) che proponga semplici processi di lavorazione, che possano venire appresi in tempi relativamente brevi - e quindi non risultino penalizzati in presenza di un accentuato turnover -, che forniscano competenze professionali e garantiscano un certo guadagno, indispensabile per la maggior parte dei detenuti, anche in vista dei problemi del reinserimento".

In quest'ottica non va dimenticato l'Articolo 21 dell'Ordinamento Penitenziario che prevede il lavoro o la frequenza di corsi professionali all'esterno. Con la recente legge 9 agosto 2013, n. 94 sono stati potenziati gli incentivi fiscali a vantaggio di coloro che assumono detenuti, sia nella forma di sgravi contributivi, sia di crediti di imposta. In secondo luogo, con l'introduzione di un nuovo comma 4 ter all'art. 21 O.P., si è prevista la possibilità di ammettere "di norma" i detenuti a lavori di pubblica utilità, cioè a prestazioni lavorative fornite a titolo volontario e gratuito. "Questo può essere estremamente importante, in quanto favorire le attività lavorative ed anche di volontariato all'esterno può costituire la migliore forma di rieducazione e di inclusione e rappresenta un potente antidoto alla recidiva, dando così alle persone detenute concreti strumenti per attuare un processo di revisione del proprio vissuto e per progettare il proprio futuro e, garantendo, nel contempo, la sicurezza del territorio. Risulta, infatti, dai dati statistici che il tasso di recidiva - che è del 79% per i detenuti che scontano l'intero periodo della pena senza fruire di misure alternative o di percorsi di reinserimento, scende al 19% per coloro che, al contrario, ne possono beneficiare. Il tasso poi cala ulteriormente - fino al 5% - qualora tali percorsi realizzino uno stabile inserimento lavorativo" commenta Racchetti.

 
Roma: le ville sequestrate alla mafia verranno utilizzate per i bimbi "detenuti" PDF Stampa
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di Rory Cappelli

 

La Repubblica, 5 maggio 2015

 

Accordo tra tribunale, Comune e Dap per accogliere in una casa le carcerate di Rebibbia e i loro figli. Pronte 2 palazzine dell'Eur sottratte alla criminalità organizzata. "Finalmente parte "Antimafia Capitale". È felice Francesca Danese, l'assessore minacciata, l'assessore sotto scorta, l'assessore "del mondo di sotto" come lei stessa si definisce.

È felice perché "lo avevo promesso quando accettai questo incarico. Avevo giurato che avrei tirato fuori i bambini dal carcere: e ora, grazie a un giudice coraggioso come Guglielmo Muntoni, grazie alla sua determinazione e alla sua forza, ecco che questo sogno diventa realtà". Manca solo la Delibera di giunta, infatti, perché all'assessore Danese, all'assessore alla Legalità Alfonso Sabella, in collaborazione con il Dap, vengano assegnate due ville di 500 metri quadri l'una, circondate da un giardino, che ospiteranno le donne con bambini oggi detenute insieme ai loro piccoli nel carcere di Rebibbia.

Perché insomma diventi realtà, per la prima volta in Italia, la Legge 62 del 21 aprile 2011 che prevede non possa essere applicata la misura del carcere alle donne che hanno figli di età inferiore ai sei anni. E che gli arresti domiciliari possano essere scontati in una struttura protetta. O in un Icam (Istituto a custodia attenuata per detenute madri): e di Icam invece ce ne sono soltanto due, uno a Milano e uno a Venezia.

Una legge arrivata dopo lunghe battaglie per accendere l'attenzione sul problema: come fece la giornalista Luisa Betti, qualche anno fa, realizzando un documentario toccante girato proprio nel carcere di Rebibbia, Il carcere sotto i tre anni di vita. "Sono felice perché voglio dare segnali positivi alle organizzazioni e alle associazioni oneste e per bene che lavorano a favore degli ultimi" continua Francesca Danese. "Queste due strutture saranno seguite direttamente dall'amministrazione: non accadrà più quello che si è visto negli ultimi anni. Ci sarà un monitoraggio costante".

Il giudice Guglielmo Muntoni, a capo della III sezione del Tribunale penale di Roma che si occupa delle misure di prevenzione, non solo ha ideato ma si è anche battuto per firmare un Protocollo d'intesa con Regione, Comune, Abi, Confindustria, Confcommercio, Camera di commercio pur di mettere a frutto i beni mobili e immobili sequestrati e confiscati alla criminalità. La sua sezione (composta di tre giudici) che gestisce beni per oltre un miliardo di euro, 250 aziende e 800 immobili, farebbe qualsiasi cosa pur di metterli a frutto: e forse un po' meno le maglie burocratiche della troppo spesso borbonica macchina amministrativa comunale, visto che sono settimane che si attende una firma perché la cosa diventi operativa. "Eppure questa giunta, questa amministrazione, il mio assessorato e questo sindaco stanno lavorando per velocizzare il più possibile i percorsi burocratici - amministrativi" spiega l'assessore Danese. "Anche perché io voglio passare subito allo step successivo.

C'è un problema molto serio rispetto alla nuova povertà: sempre più romani perdono il lavoro e poi la casa, perché non riescono a pagare l'affitto o il mutuo. Ci sono lise d'attesa per la casa con famiglie che aspettano anche da anni. Ci sono studenti fuori sede che troppo spesso finiscono con contratti a nero. Ci sono i senza fissa dimora. A questo voglio pensare". In attesa di firme e timbri, dunque, non si può che gioire per quei piccoli che, se solo si guardano le immagini del documentario di Luisa Betti, fanno stringere il cuore. Un'infanzia dietro le sbarre, bambini costretti ad alzare gli occhi verso il cielo senza mai poter spaziare con lo sguardo.

 
Brindisi: "Shkspr: sezione due", i detenuti-attori in scena al teatro Verdi PDF Stampa
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www.senzacolonnenews.it, 5 maggio 2015

 

Uno spettacolo comincia sempre quando un ordine entra in crisi. "Shkspr: sezione due" realizzato nell'ambito del progetto "Dentro/Fuori: carcere & dintorni", e in collaborazione con la Casa Circondariale di Brindisi, parte dal presupposto che ogni rappresentazione può diventare l'occasione per dare un ordine diverso alle parole e alle cose, sovvertendone il significato. Il testo è stato scritto partendo da un lavoro di lettura e studio delle opere di Shakespeare all'interno della Casa Circondariale di Brindisi. Ogni detenuto ha potuto scegliere le battute più significative in relazione alla propria storia per provare a raccontare il proprio disagio e il malessere che deriva dalla reclusione, che accetta l'errore e la pena da espiare ma non l'assuefazione alla non-vita a cui la detenzione spesso conduce.

I protagonisti di "Shkspr: sezione due" sono quei personaggi rimasti ai bordi delle storie a cui appartengono, tagliati fuori dallo Shakespeare più conosciuto e che rivendicano il desiderio di esserci ancora. Come i detenuti, si ribellano all'oblio del tempo e chiedono di nuovo il diritto alla battuta per rientrare nella storia delle loro vite. "Il nostro peggior delitto? Volere ancora vivere!", grida uno dei personaggi in questa storia che inizia là dove finiscono tutte le storie di Shakespeare. Ma cosa comincia dopo la parola fine?

"Shkspr: sezione due" con Marcantonio Gallo, Salvatore Buonomo, Ivan Pedone, Stefania Savarese, Marius Iliazi, Maurizio Lasalvia, Sara Palizzotto, Carmine Tomaselli, Mirela Karlica, Luigi Blasi, Stefano Lanzo e la partecipazione straordinaria di Beppe Loiacono, performer e Fabio Perillo, tenore

costumi Angelo Antelmi, editing musiche Pino Corsa, foto Studio Cromatica Progetto grafico LeonardoStudio, una produzione TDP Temporary Theatre - TeatroDellePietre, in collaborazione con Casa Circondariale di Brindisi e il patrocinio di Comune di Brindisi - Ministero di Grazia e Giustizia - Fondazione Nuovo Teatro Verdi - Garante dei Diritti Detenuti

Info & prenotazioni botteghino Nuovo Teatro Verdi 0831 562 554 - 327 392 8001.

 
Cagliari: Sdr; Annino Mele torna dopo la declassificazione, ha scontat0 32 anni di carcere PDF Stampa
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Ansa, 5 maggio 2015

 

"Dopo 32 anni di carcere, 28 senza soluzione di continuità in regime di Alta Sicurezza, sei libri pubblicati, collaborazioni in progetti scolastici, Annino Mele, 64 anni, di Mamoiada, finalmente è stato declassificato e ha fatto ritorno nella Casa Circondariale di Cagliari-Uta. Un positivo riscontro che testimonia l'impegno riabilitativo dell'ergastolano-scrittore". Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme", sottolineando che "l'aggiornamento delle informazioni fornite dalla Questura di Nuoro si sono positivamente sommate a quelle della Dda di Cagliari consentendo all'uomo di continuare nel percorso verso la risocializzazione e poter ottenere almeno un permesso, finora negato".

"Annino Mele, infatti, benché abbia tenuto un comportamento eccellente, non ha mai - ricorda Caligaris - usufruito di un permesso premio. Oltre ai libri, è coinvolto in un progetto didattico con due classi del Liceo Scientifico e Classico Marie Curie di Meda. Partecipa alle iniziative culturali e rieducative promosse all'interno degli Istituti in cui è stato ristretto. Dipinge, costruisce vasi e cestini con gli stecchini, confeziona centri tavola con filati di viscosa che mette a disposizione per progetti di solidarietà".

"Mele, circa un anno fa, essendo stata chiusa la sezione di Alta Sicurezza di Buoncammino, era stato trasferito - ricorda la presidente di Sdr - nel carcere di Tempio-Nuchis. Sei mesi dopo il rigetto dell'istanza di declassificazione, lo scorso mese di ottobre, aveva ripresentato la richiesta. Stavolta le informazioni hanno dato tutte esito positivo ed è potuto rientrare nella nuova Casa Circondariale cagliaritana. Si conclude così un lungo iter burocratico".

"È appena il caso di ricordare che troppo spesso le informazioni fornite dagli organi di sicurezza ricalcano - conclude Caligaris - il profilo del detenuto all'atto dell'arresto. È quindi fondamentale per una persona privata della libertà poter contare su un aggiornamento costante e continuo del percorso riabilitativo e culturale da parte delle forze dell'ordine. Ciò garantisce una maggiore sicurezza e offre a chi ha mantenuto un comportamento corretto la possibilità di riabilitarsi e accedere alle premialità di legge".

 
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