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Firenze: domani una delegazione dei Radicali visiterà l'Opg di Montelupo Fiorentino PDF Stampa
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www.radicali.it, 4 gennaio 2015

 

 

La mattina di lunedì 5 gennaio 2015 una delegazione di radicali fiorentini dell'Associazione "Andrea Tamburi" composta da Massimo Lensi, Maurizio Buzzegoli, Emanuele Baciocchi e Michele Migliori, visiterà l'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino. L'iniziativa rientra nell'ambito della mobilitazione nazionale del "Satyagraha di Natale" che ha visto l'adesione di centinaia di cittadini e che in questi giorni vede impegnato in uno sciopero totale della fame e della sete il leader dei radicali, Marco Pannella. La visita servirà anche per valutare l'iter dell'eventuale chiusura della struttura.

Al termine della visita, alle ore 12,00, è prevista una conferenza stampa all'esterno dell'Istituto, in viale Umberto I, n° 42. Per informazioni contattare Maurizio Buzzegoli (3382318159).

 
Caltanissetta: carcere di Villalba, struttura seminuova lasciata nell'abbandono più totale PDF Stampa
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di Roberto Mistretta

 

La Sicilia, 4 gennaio 2015

 

L'ultimo appello in ordine di tempo per riaprire il carcere, fu lanciato invano nel febbraio del 2013. Ed infatti il carcere di Villalba continua a rimanere fuori dai circuiti di riconversione. Uno scandalo sotto gli occhi di tutti.

Si tratta di una mega struttura che potrebbe creare economia e nuovi posti di lavoro, ed invece, nonostante già costruita e potrebbe anche ritornare a funzionare coi dovuti accorgimenti, il carcere di Villalba fu tagliato fuori ancora una volta dall'intesa firmata nel 2010 tra Palermo e Roma per fare sorgere in Sicilia quattro nuove carceri, senza tenere conto delle carceri già edificate e chiuse da tempo.

Anni addietro, l'attuale presidente del Consiglio comunale Salvatore Bordenga, allora a capo di un comitato cittadino scrisse perfino al ministro della Giustizia chiedendo che venisse riaperta l'ex casa mandamentale.

Quando la struttura funzionava tra il 1985 e il 1990, ospitava circa 70 detenuti. Dopo la chiusura lo stabile fu ceduto al Comune di Villalba che, nonostante i diversi tentativi di affidamento all'esterno, non è mai riuscito ad utilizzarla, considerata la tipologia esclusiva della struttura. Abbiamo documentato, mentre altrove le carceri scoppiano, che nella struttura abbandonata di Villalba vi pascolavano pecore e cavalli. I problemi del carcere iniziarono quando il ministero della Giustizia chiuse la casa mandamentale e l'immobile passò al Comune e il personale di sorveglianza fu trasferito ad altre mansioni.

Il carcere di Villalba si compone di 32 celle a due posti, servizi igienici e docce annesse, la cucina per 250 pasti, la lavanderia, la mensa e spazi verdi per i detenuti, nonché padiglioni per gli uffici e gli alloggi del personale. Tutto disponibile, ma tutto chiuso. Nei magazzini sotterranei si trovano riserve idriche per 350 mila litri e una pompa per il cherosene (è stato anche realizzato l'impianto di metano). La zona lavanderia è ancora funzionante, l'attrezzatura della sala cucina è stata invece smontata e rimontata nell'asilo nido.

Nel braccio dove sono ubicate le celle, sez. A e sez. B, si trovano 16 celle a due posti per ogni sezione, dotate di servizi igienici (bidet, gabinetto e armadietti), armadi e comodini a muro, letti a castello fissati al pavimento, impianto di riscaldamento e antenna tivù. Ogni cella misura circa 4 metri per 2.20 ed è chiusa da due porte ferrate: una a giorno e una per la notte, dotata di spioncino. Ogni sezione è dotata di docce.

C'è anche una grande sala adibita a cappella. La zona per l'ora d'aria, si compone di circa 600 mq di spazi aperti delimitati da alte mura (circa 20 metri). Al piano superiore del carcere si trovano due appartamenti per il personale, ogni appartamento attrezzato di tutto punto misura circa 100 mq. Ma è tutto chiuso e abbandonato.

 
La Spezia: Associazione Marsia, una Onlus per sostenere i detenuti e le loro famiglie PDF Stampa
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di Fabio Lugarini

 

www.cittadellaspezia.com, 4 gennaio 2015

 

L'associazione Marsia si pone l'obiettivo di sostenere i detenuti e le loro famiglie con avvocati, professionisti e psicologi. Davide Andreani, il segretario: "È un settore poco conosciuto dove pure la collaborazione dei cittadini sembra vacillare".

Quello che noi facciamo è solo una goccia nell'oceano, ma se non lo facessimo l'oceano avrebbe una goccia in meno. Le parole di Madre Teresa di Calcutta sono il segno della speranza, quello che anima l'esistenza di migliaia di volontari d'Italia, impegnati in piccole e grandi imprese quotidiane di solidarietà concreta. È nata alla Spezia l'associazione Marsia onlus, un sodalizio senza fini di lucro, che si propone di abolire il carcere e dare aiuto e assistenza ai detenuti e alle loro famiglie nonché alla comunità in cui opera.

L'idea è quella di svolgere attività di promozione di contatti e colloqui con i detenuti e le loro famiglie, durante e dopo la detenzione, progetti di accompagnamento e sostegno ai detenuti in permesso, nonché di messa alla prova con possibilità di inserimento lavorativo e di inclusione. Senza dimenticare la possibilità di organizzare laboratori ed attività culturali all'interno del carcere per favorire l'inserimento lavorativo.

La campagna tesseramento, inizia ogni anno nel mese di gennaio: i membri dell'associazione e i volontari sono impegnati nella raccolta fondi attraverso il tesseramento e le donazioni. La campagna promuove due forme, ugualmente importanti, per poter sostenere le attività di Marsia: il tesseramento soci e la raccolta delle donazioni per il progetto "Sostieni Marsia onlus per l'abolizione del carcere e per i diritti dei detenuti" (Iban IT84E0359901899050188517024). Senza dimenticare le cene per i sostenitori, i progetti di crowfunding, i tornei sportivi, le campagne annuali, i gazebo.

"La prima iniziativa - spiega Davide Andreani, segretario di Marsia onlus - è stata una serata dedicata alla presentazione del progetto con la collaborazione gratuita del gruppo musicale Visibì e Matteo Fiorino, in una serata al locale Portrait. Lo scopo era di dare visibilità a questa nuova realtà. Tutto nasce dalla volontà di due giovani avvocati, Gian Marco Benedetto che è il Presidente, ed Eva di Palma, la vice-Presidente. Io come terzo socio in ordine cronologico ne ho visto le potenzialità e sono rimasto entusiasmato dalla voglia di fare di questi due giovani e mi sono aggregato al loro lavoro".

Perché il carcere?

"Perché è un settore poco conosciuto dove pure la collaborazione dei cittadini sembra vacillare. È un tema delicato e ci stiamo lavorando sodo, attualmente con pochi esigui mezzi. Per questo al momento stiamo lavorando sulla visibilità della onlus. Abbiamo diversi progetti in cantiere, tra qui un blog virtuale (fatto di corrispondenza classica cartacea misto a internet, per il motivo che in carcere internet non può entrare). Un altro progetto è una serie di proiezioni cinematografiche al cinema Nuovo, in collaborazione con la Casa Circondariale della Spezia, per portare qualche gruppo di detenuti al cinema sempre con tematiche sociali".

I vostri obiettivi primari?

"Sensibilizzare e informare la popolazione sul tema del carcere, riconoscere il carcere come uno strumento inappropriato per redimere i mali della società, promuovere raccolte fondi per la ricerca, favorire un percorso formativo, sollecitare l'opinione pubblica a dare il proprio contributo nella battaglia per l'abolizione del carcere e per i diritti dei detenuti, produrre intenzionalmente, nell'ammontare più elevato possibile, esternalità sociali, che rappresentano uno dei più rilevanti fattori di accumulo di capitale sociale".

L'idea è quella di trovare altri volontari.

"Ci sono progetti che prevedono laboratori di artigianato e similari. Ci vorrà ancora un po' di tempo per avviare il tutto e sarà importante la partecipazione anche di più volontari. Per questo abbiamo un sito internet, una pagina Facebook dove puntualmente aggiorniamo gli amici delle novità e degli eventi. Tra l'altro siamo presenti con un nostro gazebo/stand in piazza del mercato le domeniche messe a disposizione dal comune per le associazioni di volontariato.

Qui cerchiamo di raccogliere fondi per i nostri progetti. Attualmente il Presidente è assente in quanto all'estero per finire la scrittura di un libro da lui scritto e prodotto interamente con le sue forze. Il libro parla della situazione degli obiettori di coscienza al servizio militare in Turchia che al momento vengono arrestati o perseguitati in quanto non esiste l'obiezione di coscienza".

Progetti ad hoc?

Per i detenuti abbiamo pensato a corsi di lingua italiana e educazione civica (storia e assetto pubblico dello stato) con l'aiuto del Provveditorato e la direzione delle carceri di Spezia e Massa. Poi un laboratorio di arti e mestieri, mentre per i soggetti alla prova proponiamo un progetto di recupero e riqualificazione urbana su aree dismesse o la partecipazione ai corsi per detenuti in qualità di degradate, anche con l'aiuto del Comune e del Parco delle Cinque Terre".

Il carcere insomma va superato e della cosa bisogna parlare.

"Interrompere una catena di silenzio etico e di ignoranza scientifica. Il silenzio del detenuto e quello della comunità. Permettere a professionisti ed alla comunità di misurarsi con la necessità di costruire misure alternative alla detenzione".

 
Teramo: carcere di Castrogno, detenuto tossicodipendente ferisce due agenti penitenziari PDF Stampa
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www.abruzzo24ore.tv, 4 gennaio 2015

 

Detenuto aggredisce e ferisce due agenti penitenziari del carcere di Teramo. Un 34enne tossicodipendente, affetto da patologie psichiatriche e infettive, non nuovo a simili comportamenti aggressivi verso compagni e operatori penitenziari (era già accaduto nel carcere di Pescara dal quale era stato allontanato), dopo aver litigato con il compagno di cella per futili motivi si è avventato con uno sgabello contro un sovrintendente e un ispettore che erano intervenuti per dividerli, colpendoli ripetutamente su vari parti del corpo tanto che gli agenti hanno dovuto far ricorso alle cure mediche presso il pronto soccorso dell'ospedale civile di Teramo. Analoghi episodi d'aggressione nei confronti del personale penitenziario si sono verificati il 31 dicembre quando, una detenuta di nazionalità italiana di 20 anni, con seri problemi di tossicodipendenza e psichiatrici, ha aggredito con uno sgabello gli agenti che cercavano di riportarla alla calma, colpendo alla testa un ispettore.

Nei giorni precedente al Natale un detenuto appartenente al circuito alta sicurezza è stato più volte trasportato presso il reparto psichiatria dell'ospedale civile di Teramo dopo aver tentato di aggredire il personale di servizio e distrutto gli arredi della cella e in una circostanza i sanitari hanno dovuto adottare il trattamento sanitario obbligatorio per riportarlo alla ragione. Il 4 dicembre, invece, un sovrintendente era stato colpito alla mano con un manico di scopa da un detenuto italiano, anch'egli affetto da gravi patologie psichiatriche e appartenente al circuito alta sicurezza, perché non voleva far rientro nella cella.

Il Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria, protesta. "Questi gravissimi episodi accaduti a distanza ravvicinata di tempo - commenta il segretario provinciale Giuseppe Pallini - altro non sono che la punta dell'iceberg di un problema, quello della gestione dei detenuti psichiatrici, mai risolto dall'amministrazione penitenziaria regionale.

Solo per spot ha annunciato l'allestimento di idonee stanze e reparti dove sistemare detenuti patologici ma non sono stati mai costruiti, lasciando l'ingrato compito di sorvegliarli, curarli e contenerli senza alcuno strumento al personale della polizia penitenziaria. Sarebbe auspicabile, vista l'escalation di aggressioni nei penitenziari italiani nell'ultimo anno - prosegue Pallini - che il Parlamento approvasse al più presto la legge per dotare le forze dell'ordine e in particolar modo la polizia penitenziaria della pistola elettrica taser. Il carcere di Castrogno a Teramo - conclude il segretario provinciale del Sappe - è diventato ricettacolo regionale di detenuti ingestibili".

 
Firenze: Tar; niente risarcimento agli agenti penitenziari per l'esposizione al fumo passivo PDF Stampa
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www.studiocataldi.it, 4 gennaio 2015

 

Che il fumo faccia male si sa. Ma non sempre, purtroppo, viene riconosciuto il danno per l'esposizione al fumo passivo. Torna a far discutere, quindi, l'emblematico caso di un agente penitenziario esposto alle indesiderate inalazioni delle sigarette fumate dai detenuti nelle loro celle.

L'esposizione al fumo e il danno non patrimoniale conseguente diventa, così, oggetto della recente sentenza della seconda sezione del Tribunale Amministrativo regionale per la Toscana nr. 2025 dell'11 dicembre 2014.

La pronuncia trova coinvolto, suo malgrado, un agente penitenziario che aveva richiesto il risarcimento dei danni non patrimoniali per la sua esposizione al fumo delle sigarette dei detenuti. Dopo un'attenta analisi documentale ed istruttoria, il Tar Firenze si è espresso non riconoscendo alcun danno non patrimoniale all'agente penitenziario ricorrente causato dall'inalazione del fumo delle sigarette che i detenuti fumavano in cella quotidianamente.

La motivazione della sentenza si è basata essenzialmente su due punti.

A parere del tribunale fiorentino adito, l'esposizione al fumo passivo, per dare origine ad un'eventuale responsabilità patrimoniale risarcitoria in favore dell'agente penitenziario, non doveva limitarsi alla sua sporadica ed occasionale presenza nei corridoi della prigione. Inoltre, risultando a norma la dotazione degli impianti antifumo delle carceri, il Tar ha ritenuto di poter ragionevolmente escludere la sussistenza di ogni tipo di danno non patrimoniale all'agente ricorrente.

 
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