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Palermo: denuncia Radicali "al carcere dell'Ucciardone freddo e poco cibo per i detenuti" PDF Stampa
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di Sandra Figliuolo

 

Giornale di Sicilia, 3 gennaio 2015

 

Da ieri l'Ucciardone non è più una casa circondariale, ma un istituto di reclusione e potrà dunque ospitare soltanto condannati con pene definitive superiori ai cinque anni.

Ma nella vecchia struttura borbonica, accanto a piccoli e difficili tentativi di miglioramento (come la possibilità per i parenti dei detenuti di prenotare con una mail le loro visite o quella per i carcerati di stare fuori dalle loro celle dalle 8 alle 17) permarrebbero i problemi di sempre (come l'assenza di acqua calda e di riscaldamento) e se ne sarebbero aggiunti anche di nuovi, come quello legato alla quantità di cibo destinata ad ogni detenuto. Il quadro emerge dalla visita compiuta il 31 dicembre, nell'ambito del "Satyagraha di Natale con Marco Pannella", compiuta dai Radicali Donatella Corleo, Gaetana Gallina e Giannandrea Dagnino, assieme alla deputata nazionale del Pd Gea Schirò.

"L'Ucciardone andrebbe chiuso come carcere - dice Corleo - e preservato invece come monumento: anche con tutto l'impegno della direttrice e del personale della polizia penitenziaria che vi lavora, la struttura non potrà mai essere davvero migliorata. Il problema - spiega ancora - non è tanto il sovraffollamento, quanto le condizioni strutturali del carcere. Nella quarta sezione, quella dei "definitivi", e nella nona, quella dei "protetti", che abbiamo visitato mancavano del tutto il riscaldamento e l'acqua calda. Ciò che più ci ha colpiti, però, è la scarsa quantità di cibo somministrata ai detenuti: per 21 persone appena un vassoio di medie dimensioni di sofficini. Alcuni reclusi, infatti, ci hanno detto apertamente: "Qui facciamo la fame". Infine, resta irrisolto anche il problema della pensilina esterna per consentire a chi viene a far visita ai detenuti di ripararsi dalla pioggia durante l'attesa".

La direttrice dell'Ucciardone, Rita Barbera, non nasconde affatto i problemi atavici della struttura, ma - a differenza di Corleo - crede invece che il carcere possa essere, anche se con grandi difficoltà, migliorato. "In realtà - spiega la direttrice - i riscaldamenti sono presenti in una sezione e in un'altra sono in fase di completamento: al momento non vengono accesi anche dove potrebbero funzionare per non creare disparità tra i detenuti. Per quanto riguarda l'alimentazione, invece, vengono rispettate le tabelle del fabbisogno calorico definite dal ministero. La verità è un'altra: con questa crisi, la povertà che davvero dilaga, oggi i parenti dei detenuti spesso non hanno la possibilità di fornire loro cibo in più.

Nel caso degli stranieri, poi, spesso non c'è nessuno all'esterno che possa aiutarli. Installare la pensilina all'esterno del carcere dipende invece dal Comune che, mi pare, ha già dato il via libera qualche mese fa". Non solo ombre, però: "Per ridurre al massimo le attese - aggiunge Barbera - abbiamo di recente avviato un sistema di prenotazione delle visite tramite mail e siamo stati uno dei primi istituti penitenziari a farlo".

Inoltre, in seguito alla sentenza di condanna emessa nei confronti dell'Italia dalla Corte di Strasburgo per il sovraffollamento carcerario, i detenuti hanno la possibilità di passare la loro giornata, dalle 8 alle 17, fuori dalle loro celle. "Un modo per garantire spazi vitali più vasti", rimarca la direttrice. Al momento, comunque, all'Ucciardone non sono previsti ulteriori lavori di ristrutturazione. Nella serata di ieri, Corleo e Schirò hanno anche fatto una visita al Pagliarelli, dove avrebbero trovato una situazione "apparentemente più tranquilla - sottolinea ancora Corleo - ma dove sarebbe necessario potenziare il centro medico, visto che sono oltre mille i detenuti nella struttura".

 
Genova: Rossi (Sel); il Reparto per i detenuti dell'Ospedale San Martino è un inferno PDF Stampa
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La Repubblica, 3 gennaio 2015

 

Vita in gabbia, vita da detenuti. Alessandra Ballerini, avvocato da sempre in prima fila per i diritti dei migranti, e Matteo Rossi, consigliere regionale di Sel, visitano il reparto malati, il così detto "repartino", dell'ospedale San Martino ed escono con una fotografia desolante. "I detenuti, sette, rimangono a letto 24 ore al giorno. Al buio, perché la luce può accendersi solo da fuori e loro fuori dalla stanza non possono mai uscire, neanche per sgranchirsi le gambe", denuncia Alessandra Ballerini. L'aria nelle stanze è irrespirabile perché le finestre ci sono, ma possono essere aperte solo dalla polizia penitenziaria.

"L'aria è così insana che lascia un gusto acre nella bocca". Un ragazzo giovane è disteso in mezzo a due detenuti più anziani e malati psichici. "Altri due hanno l'Hiv, sono più vicini alla morte che alla vita. Assolutamente incapaci di nuocere a nessuno, abbandonati lì da mesi, senza familiari, avvocati ne magistrati, che si prendano cura di loro - continua Alessandra Ballerini: sono persone che dovrebbero essere curate e invece giacciono qui attendendo la morte o la fine della pena". Le loro condizioni di salute non sono compatibili con la detenzione. "Se fossero benestanti, se avessero una famiglia che ci cura di loro, se avessero una casa, non starebbero qui, ma in una dimora, in una comunità o in altri reparti.

La sensazione - conclude - è che questo sia l'ultimo girone: la discarica nella discarica. Per contenere gli ultimi degli ultimi". Alessandra Ballerini e Matteo Rossi non sono gli unici a denunciare le condizioni in cui vivono i detenuti. Al carcere di Marassi c'è stata l'ispezione di una delegazione composta da radicali e socialisti.

"Patologie come Hiv o epatite C di cui sono affetti buona parte dei detenuti tossicodipendenti, sono totalmente incompatibili con il regime carcerario". La visita ha permesso di verificare che il sovraffollamento ha raggiunto picchi inaccettabili. "La media per ogni cella è di 89 detenuti, che dormono in letti a castello di due-tre piani. In ogni cella c'è un solo bagno per tutti, mentre le docce sono ancora in comune, cinque per ogni piano".

La delegazione, accompagnata dall'onorevole Mario Tullo e dal senatore Claudio Gustavino, era composta da Michele De Lucia, tesoriere dei Radicali Italiani, da Deborah Cianfanelli, membro di direzione di radicali Italia, Marta Palazzi, segretaria dell'associazione Radicali Genova, da Angela Burlando del Partito Socialista Italiano di Genova, ha potuto anche vedere dei dati positivi.

"Per esempio - scrivono - è stato organizzato un corso odontotecnico con laboratorio frequentato da 23 persone e un corso di grafica pubblicitaria frequentato da 20 persone". Il carcere dispone anche di una falegnameria, purtroppo inutilizzata per gran parte del tempo per mancanza di appalti, e di una panetteria, in cui lavorano solo 4 addetti. All'interno di Marassi viene svolto un laboratorio teatrale ed è in corso la costruzione di un teatro vero e proprio.

 
Roma: Radicali; a Regina Coeli celle sovraffollate e un'assistenza sanitaria insufficiente PDF Stampa
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www.romareport.it, 3 gennaio 2015

 

La provocazione del segretario di Radicali Roma: la politica si assuma la responsabilità di formalizzare ciò che viene tollerato tutti i giorni

"Dopo le visite effettuate da me e da altri compagni di Radicali Roma a Rebibbia il primo dell'anno e a Regina Coeli, insieme a Marco Pannella e a Rita Bernardini, la vigilia di Natale, mi sento di poter affermare che la detenzione, ormai, è la più lieve delle pene cui vengono sottoposti i detenuti italiani: la vera sanzione che viene loro comminata per i reati che hanno commesso, infatti, è la tortura". Lo ha detto Alessandro Capriccioli, segretario di Radicali Roma, in merito alla situazione carceraria della Capitale.

"La tortura delle vergognose condizioni igieniche cui sono costretti - ha continuato Capriccioli - dell'assistenza sanitaria insufficiente e lentissima, del sovraffollamento, della permanenza in carcere di persone gravemente malate che dovrebbero essere ricoverate in luoghi ben diversi, della mancanza di riscaldamento e di acqua calda, delle desolate e disperanti condizioni di vita nelle quali i detenuti di Rebibbia, così come altre migliaia di detenuti in tutto il paese, sono costretti a vivere. Una tortura che non è prevista dal codice penale e che tuttavia i reclusi italiani debbono subire quotidianamente e sistematicamente, nonostante l'impegno del personale penitenziario, nell'indifferenza generale, senza che alcuna voce si levi a denunciarla: tranne quella dei Radicali, che durante le festività si sono recati in carcere non soltanto a Roma, ma in tutta Italia, nell'ambito del Satyagraha di Natale".

"Se così dev'essere, se la politica non intende porre fine a questo scempio con l'urgenza che merita, il Parlamento - ha concluso Capriccioli - si assuma la responsabilità di formalizzare ciò che viene impunemente tollerato tutti i giorni, e stabilisca per legge che in Italia chi commette un reato, per quanto lieve, è passibile di tortura. Sarebbe, perlomeno, un atto di verità.

 
Salerno: segretario dei Radicali in sciopero fame per morte del detenuto Carmine Tedesco PDF Stampa
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www.salernonotizie.it, 3 gennaio 2015

 

Il segretario di Radicali Salerno Ass. "Maurizio Provenza" Donato Salzano in sciopero della fame a sostegno del grande Satyagraha di Natale, condotto da Marco Pannella per "lo Stato di Diritto contro la ragion di stato, amnistia e indulto".

Ma anche per chiedere il processo per il caso di Carmine Tedesco, detenuto deceduto nel novembre 2012 alla sezione detentiva dell'ospedale S. Leonardo, in circostanze ancora tutte da chiarire.

La nuova velocissima richiesta di archiviazione del sostituto procuratore Roberto Penna, dopo la recente ordinanza della Giudice per le indagini preliminari Renata Sessa, che ne ordina appunto l'integrazione d'indagini. Queste ultime brevissimamente concluse, senza sentire ne testimoni, ne la parte lesa, con soltanto la solita perizia commissionata al perito della Procura il Dr Zotti. Le ragioni della lotta nonviolenta e gandhiana per lo Stato di Diritto e l'obbligatorietà dell'azione penale, contenute in una nuova opposizione all'archiviazione per la mancata ottemperanza alla richiesta d'indagini nell'ordinanza del Gip.

Da qui la richiesta d'incontro al Procuratore della Repubblica di Salerno Corrado Lembo, affinché possa avocare a se il fascicolo, vista la chiara volontà del pm d'insabbiare e liquidare frettolosamente il caso scottante, così da assolvere finalmente alla richiesta espressa per iscritto dal Giudice. Ed ancora un incontro con Sua Eccellenza l'Arcivescovo di Salerno Mons. Luigi Moretti e con il Sindaco di Salerno On. Vincenzo De Luca, con il primo per dialogare di quali interventi urgentissimi possa programmare la Caritas Diocesana per alimenti, farmaci e indumenti in carcere, lì dove si trova la Chiesa di Papa Francesco, quella povera e per i poveri.

Diversamente con il secondo nel suo ruolo di più alta autorità sanitaria in città, che possa convocare da subito il comitato che lui presiede, chiedere conto al direttore generale dell'Asl e quello dell'Ospedale San Leonardo, di quali Livelli Essenziali d'Assistenza (Lea) garantiti ai detenuti In fine richiesta analoga alla Presidente Maria Antonia Vertaldi del Tribunale di Sorveglianza di Salerno, inutile continuare ad aggiungere pena alla pena negando perfino i giorni di premialità del fine detenzione e senza rispondere alle richieste di risarcimento per i trattamenti inumani e degradanti

Dichiarazione di Salzano: "il caso Tedesco come i casi Cucchi e del nostro compagno Mastrogiovanni, emblematici per la violazione dei trattamenti inumani e degradanti, ma se per i primi si è riusciti ad ottenere un processo, per il caso del ladro di biciclette di Montecorvino, la volontà del magistrato è quella di chiuderlo in istruttoria, forse perché la vita di un detenuto vale molto meno del tempo e della convenienza da dedicargli per un'indagine o addirittura di scomodare le cosiddette persone perbene. Pensare che l'ipotesi di reato è l'omicidio colposo, grazie e soltanto perché questo Parlamento d'irresponsabili non ha ancora deciso di approvare colpevolmente una legge che colpisca "la tortura", in violazione di ogni trattato internazionale.

Il dialogo nonviolento per chiedere Stato di Diritto ed effettiva pratica dell'obbligatorietà dell'azione penale, per vestire gli ignudi e dare da mangiare gli affamanti, perché beati sono coloro che perseguitati a causa della giustizia, proprio di essi è il regno dei cieli. Ancora garantire i livelli essenziali d'assistenza sanitaria agli ultimi così da garantirli a tutti. Il male è banale quando non si garantiscono neanche più i giorni di premialità di fine pena e i risarcimenti per la tortura resa da questo Stato, come invece senso di umanità vuole, costituzione e trattati internazionali sanciscono.

La fame di Diritto, di Verità e Giustizia di Marco Pannella, di oltre seicento tra compagni Radicali, detenuti e i loro familiari, nel dare forza a costoro che violano le leggi che loro stessi si sono dati, e la stessa di Anna Sammartino la vedova del sig. Tedesco, quando dice: "Mio marito era in custodia dello Stato e me l'hanno restituito morto".

La speranza per lo Stato di Diritto è nei tanti magistrati onesti, rispettosi della divisione dei poteri, per fortuna ve ne sono ancora tanti, una di questi è sicuramente la nostra Renata Sessa, un Giudice a Berlino, Spes contra Spem!".

 
Prato: oggi una delegazione dei Radicali visiterà l'Istituto penitenziario "La Dogaia" PDF Stampa
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www.ilsitodifirenze.it, 3 gennaio 2015

 

Oggi, sabato 3 gennaio 2015, una delegazione radicale visiterà l'Istituto penitenziario "La Dogaia" di Prato: l'iniziativa rientra nella mobilitazione nazionale promossa dal Partito Radicale del "Satyagraha di Natale" che ha impegnato centinaia di cittadini in uno sciopero della fame per chiedere i provvedimenti di amnistia e indulto così come auspicati dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Alla manifestazione davanti al carcere in Via la montagnola 76 a Prato, parteciperanno anche Rosanna Tasselli, presidente dell'Associazione radicale "Liberamente Prato", Maurizio Buzzegoli, membro della Direzione nazionale di Radicali Italiani, e Vittorio Giugni, storico militante radicale pratese.

 
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