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Campania: salute in carcere, ieri il punto nel convegno della Comunità di Sant'Egidio PDF Stampa
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di Maria Nocerino

 

www.napolicittasociale.it, 14 gennaio 2015

 

Il ministro Orlando: "Il governo sta andando nella direzione giusta". "Poggioreale come esempio del superamento dell'emergenza sovraffollamento". Lo ha affermato oggi il ministro della Giustizia Andrea Orlando, presente a Napoli per il convegno promosso dalla Comunità di Sant'Egidio presso la casa circondariale intitolata a Giuseppe Salvia, dal titolo "2008-2014 - Riforma della salute in carcere: analisi, criticità e proposte".

Il carcere di Poggioreale, in effetti, attualmente ospita circa 1.900 persone, comunque di più della sua capienza massima (1.387), ma in numero nettamente inferiore rispetto all'anno precedente, quando si contavano circa 2.700 detenuti.

"Quasi mille detenuti in meno, una situazione impensabile fino a qualche tempo fa", così Orlando ha rivendicato gli ottimi risultati raggiunti in questo anno, a partire dal decreto cosiddetto "Svuota-carceri", per cui il numero complessivo dei detenuti presenti nelle carceri italiane è passato da 65mila a circa 54mila unità.

 

L'intervento del ministro Andrea Orlando

 

"Questo non vuol dire che non ci siano realtà in cui è ancora presenti il fenomeno - sottolinea il responsabile di Grazia e Giustizia del governo Renzi - ma per il primo anno nel 2014 la Corte Europea ha riconosciuto il superamento dell'emergenza". Dopo aver ribadito l'equità di diritti e la parità di trattamento e servizi tra persone libere e persone private della libertà personale, il ministro ha annunciato: "Siamo alla vigilia di un profondo cambiamento del sistema, da realizzare attraverso il coinvolgimento attivo di tutte le parti, non solo degli esperti, ma anche di chi si occupa di sociale, lavoro, economia, cultura", convocando per i prossimi mesi degli Sati Generali in materia. La salute, intesa come "stato di benessere psico-fisico", dunque, è in cima alle priorità del governo e non solo, secondo il delegato della Giustizia, deve essere garantita ma anche sostenuta attraverso un ruolo attivo e propositivo di tutti, anche in termini di prevenzione e monitoraggio.

 

Lo stato dell'arte della riforma della salute nelle carceri

 

Ma a che punto è l'attuazione della riforma avviata dal decreto del 1 aprile 2008 (che segna il passaggio di competenza dell'assistenza sanitaria dal ministero della Giustizia alle Asl, ndr)? Quello che emerge dall'incontro di oggi è un quadro segnato da luci e ombre: alla riforma si sono sì allineate tutte le regioni italiane (fatta eccezioni per la Sicilia), ma ci sono ancora molti problemi, a partire dalla mancanza di risorse, sia economiche sia umane, da destinare al lento ma inevitabile processo.

"Nelle carceri napoletane ci sono solo due centri diagnostici, a Poggioreale e Secondigliano - ha spiegato Tommaso Contestabile, provveditore regionale dell'Amministrazione penitenziaria Campania - ridotti a semplici infermerie. I detenuti se vogliono operarsi devono aspettare liste di attesa di oltre 6 mesi e comunque non hanno a disposizione che pochi posti negli ospedali partenopei". "La prima richiesta che ci fanno i detenuti - ha detto oggi Don Virgilio Balducchi, ispettore dei Cappellani delle carceri - è quella di farmaci, un po' perché ne hanno davvero bisogno, in alcuni casi in sostituzione delle sostanze stupefacenti, in altri come risposta alla depressione che, di per sé, il carcere produce nelle persone".

 

Le proposte

 

Una delle proposte venute fuori dal convegno di stamane è quella di prevedere all'interno del nascente Ospedale del Mare un reparto capace di accogliere, in maniera adeguata, la popolazione carceraria di Napoli. Oltre a Contestabile, a parlarne è stata la garante dei diritti dei detenuti della Regione Campania, Adriana Tocco, che ha anche lanciato un appello "per la sospensione della pena o il ricorso ai domiciliari nel caso di patologie particolarmente gravi, come quello di persone che devono affrontare chemioterapie o dialisi, o che hanno subito un ictus e sono rimaste paralizzate". Un invito a vigilare, invece, arriva dal mondo del volontariato, rappresentato stamattina da Stefania Tallei, della Comunità di Sant'Egidio: "I direttori degli istituti devono monitorare le condizioni di salute dei detenuti, anche se non ne hanno più la stretta responsabilità e competenza".

 

Il ruolo della Regione Campania

 

"Il punto non è tanto di chi sia la competenza, ma il modo in cui si garantisce la giusta accoglienza alle persone private della libertà", ha precisato Ernesto Esposito, direttore generale dell'Asl Napoli 1, che ha anche prodotto un opuscolo sul tema (L'offerta assistenziale di sanità penitenziaria in Asl Napoli 1 Centro).

La Regione Campania dal canto suo non può fare molto se non ci sono fondi a livello centrale. A sostenerlo nel corso dell'incontro, moderato da Antonio Mattone della Comunità di Sant'Egidio, è stato il governatore della Campania, Stefano Caldoro: "Come in un sistema di vasi comunicanti, la nostra regione dipende strettamente dalle altre e dal livello di spesa che si decide di destinare al livello territoriale. La popolazione ristretta, come quella carceraria, ha lo stesso diritto alla cura del resto della popolazione e così vive anche gli stessi problemi e le stesse criticità generali".

 

La Comunità di Sant'Egidio

 

 

La Comunità di Sant'Egidio è presente in 17 carceri italiane (Lazio, Campania, Toscana, Liguria, Piemonte). Svolge, tra gli altri, interventi di prima assistenza: distribuzione di generi di prima necessità, divenuti indispensabili e addirittura richiesti dalle amministrazioni, a causa del sovraffollamento e dei tagli; colloqui di sostegno e orientamento, espletamento di pratiche burocratiche, ricerca di lavoro e di sistemazioni alloggiative al momento dell'uscita dal carcere; informazione, orientamento sui contenuti delle normative, degli ordinamenti penitenziari e sulla loro applicazione; animazione culturale e sociale; visite a detenuti e sostegno in regime di detenzione domiciliare; corrispondenza epistolare con circa 500 detenuti in carceri lontane; mediazione culturale e monitoraggio del rispetto dei diritti della persona.

 
Campania: il Presidente Caldoro "sanità dietro le sbarre, al Sud è tutto più difficile" PDF Stampa
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di Claudia Procentese

 

Il Mattino, 14 gennaio 2015

 

"Il 2014 è stato l'anno del superamento dell'emergenza sovraffollamento, riconosciutoci dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. A Poggioreale ci sono mille detenuti in meno. Ma il 2015 deve essere l'anno perii ripensamento dell'esecuzione della pena, della concezione di carcere. È una battaglia culturale.

Per questo in primavera convocheremo gli stati generali sulla condizione carceraria per lanciare un messaggio al Paese: il carcere è parte, non un pezzo distinto della società". È l'annuncio fatto ieri dal ministro della Giustizia Andrea Orlando a conclusione dei lavori del convegno, promosso dalla Comunità di Sant'Egidio nella casa circondariale di Poggioreale, sulla riforma penitenziaria che ha visto nel 2008 il difficile passaggio di gestione sanitaria al Ssn, ovvero alle Asl territorialmente competenti.

"Il paziente detenuto è un cittadino - ha sottolineato il Guardasigilli - e la tutela della sua salute è compito di chi ha disposto la privazione della libertà personale". "Il diritto costituzionale alla salute risulta difficile da garantire al Sud - ha spiegato il presidente della Regione Stefano Caldoro, intervenuto all'incontro moderato da Antonio Mattone: in Campania il deficit di personale è di 8mila unità, il solo peso pro-capite sul personale medico è di 524 euro, la media nazionale è di 664".

Di qui l'importanza della collaborazione tra Asl e Dap, poiché "non importa chi sia il suo datore di lavoro, il medico deve essere formato all'accoglienza" come ha ribadito Ernesto Esposito, direttore generale dell'Asl Napoli 1 Centro, illustrando i dati sull'offerta assistenziale distribuiti in opuscoli. Insomma, un lavoro inter-istituzionale perché "la cura ricade sulla qualità della pena, ma la pena può ricadere sulla qualità della cura" ha detto il direttore del carcere di Poggioreale, Antonio Fullone, tra i partecipanti al dibattito insieme a Antonio Bonaiuto, presidente della Corte d'Appello di Napoli, al procuratore capo Giovanni Colangelo, e ai relatori (Adriana Tocco, garante dei detenuti Regione Campania, Carmine Antonio Esposito, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli, Roberto Di Giovanpaolo, presidente nazionale Forum Salute dei detenuti, Liberato Guerriero, direttore dei carcere di Secondigliano, don Virgilio Balducchi, ispettore generale dei cappellani delle carceri, Ornella Favero di Ristretti Orizzonti, Stefania Tallei della Comunità di Sant'Egidio, Franco Milani del Gruppo tecnico interregionale Lombardia Sanità penitenziaria, Alessandro Barbano, direttore de "Il Mattino").

Tommaso Contestabile, provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria denuncia: "A Napoli abbiamo due centri clinici penitenziari ridotti ad infermerie, lunghe le liste d'attesa per i ricoveri". "Il medico non deve occuparsi solo della prestazione ma di tutto il contesto - ha detto il vice capo del Dap Francesco Cascini - così come il direttore deve vigilare sulla corretta cura ai detenuti. La questione sovraffollamento non si riduce ai metri quadrati, ma investe l'accesso totale ai servizi".

Cura e custodia. Binomio più sofferto nel caso degli Opg. "È l'ultima proroga - ha ribadito Orlando, che al cardinale Sepe ha offerto un finanziamento per un progetto lavorativo da presentare durante la visita di Papa Francesco - e le Regioni che non provvederanno entro marzo alla loro chiusura saranno commissariate. La Campania ha dato una risposta rapida e convincente".

 
Vercelli: i Radicali dopo visita a carcere di Biliemme "nessun problema di sovraffollamento" PDF Stampa
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di Roberto Maggio

 

 

La Stampa, 14 gennaio 2015

 

Una struttura "estranea ad ogni ipotesi di sovraffollamento". Così il consigliere regionale Gabriele Molinari definisce il carcere di Vercelli al termine della visita ispettiva svolta ieri. Ad accompagnarlo, anche se per un cavillo burocratico non sono potuti entrare tra le celle, l'esponente vercellese dei Radicali Rosita Flaibani e il presidente dell'associazione radicale "Adelaide Aglietta" Igor Boni, che hanno illustrato alcuni dati riguardo il Biliemme.

Attualmente la casa circondariale ospita 213 detenuti: 109 sono stranieri (in prevalenza marocchini, albanesi e rumeni), mentre gli italiani sono 104. Un totale ben al di sotto della soglia di tolleranza (417), della capienza regolamentare (230) e dei picchi registrati negli anni scorsi, quando il carcere ha avuto punte di 350-400 reclusi. Questo merito della sentenza Torreggiani del 2013, con cui la Corte europea dei diritti dell'uomo ha giudicato le condizioni dei detenuti italiani una violazione degli standard minimi di vivibilità. E grazie anche ad una razionalizzazione della popolazione carceraria a opera della Regione.

Rimangono però problemi di organico: secondo i dati forniti dai Radicali, dei 23 sovraintendenti previsti per Vercelli ce ne sono 8. Del 26 ispettori disposti dalla legge, ce ne sono 6. "Sono presenti anche danni strutturali al Billiemme - continua Boni: ci sono infiltrazioni di pioggia e alcune perdite. Ci sono da rifare completamente le docce".

I 180 uomini e 33 donne vivono in celle da 9,5 metri quadri, aperte (e quindi possono circolare liberamente) dalle 9 alle 19,45. I colloqui con i parenti si svolgono 6 giorni alla settimana (prima erano 3), i detenuti dispongono di una palestra e di una piccola biblioteca, anche se c'è sempre bisogno di donazioni, sia di libri che attrezzi. Prossimamente nel carcere di Vercelli, cha ha un direttivo di sole donne, potrebbe arrivare addirittura un corso di zumba.

 
Salerno: Donato Salzano (Radicali) sospende il digiuno per le carceri all'undicesimo giorno PDF Stampa
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Salerno Notizie, 14 gennaio 2015

 

Il segretario di Radicali Salerno, Associazione "Maurizio Provenza", Donato Salzano sospende all'11° giorno, ma non interrompe la lotta per gli obbiettivi del grande Satyagraha di Natale condotto dalla sete di Marco Pannella per "lo Stato di Diritto contro la ragion di stato, amnistia e indulto" e per chiedere il processo per il caso di Carmine Tedesco, detenuto deceduto nel novembre 2012 alla sezione detentiva dell'ospedale S. Leonardo, in circostanze ancora tutte da chiarire.

Si sospende il digiuno grazie alla volontà di dialogo del Sindaco De Luca e dell'Arcivescovo Moretti, che riceveranno nei prossimi giorni una delegazione Radicale con la vedova Tedesco, ma non s'interrompe la lotta, anche perché non ha ancora avuto una risposta la richiesta urgentissima d'incontro con il Procuratore della Repubblica di Salerno Corrado Lembo per chiedere di avocare a se il fascicolo del "Tedesco" e con la Presidente Maria Antonia Vertaldi del Tribunale di Sorveglianza di Salerno, sulla premialità e il risarcimento della pena.

Dichiarazione di Salzano: "Come non mai vicino in queste ore di Satyagraha alla Comunità Penitenziaria di Fuorni, all'agente e l'infermiere recentemente feriti sul proprio lavoro, alle ragioni condivise di Emilio Fattorello del Sappe e Lorenzo Longobardi della Uil-Pa Penitenziari. Oramai da tempo difficile comprendere chi sia il torturato e chi il torturatore, tutti vittime della stessa pena, anche chi detenuto non è. Appunto di questa detenzione illegale contro lo Stato di Diritto e le convenzioni internazionali su i diritti umani.

Sospendo il digiuno, ma non interrompo la lotta, a partire dal caso Tedesco come per i casi Cucchi, Perna e Mastrogiovanni, emblematici per la violazione dei trattamenti inumani e degradanti, ma se per i primi si è riusciti ad ottenere un processo, per il ladro di biciclette di Montecorvino, la volontà del magistrato è quella di chiudere frettolosamente in istruttoria. Pensare che l'ipotesi di reato è l'omicidio colposo, grazie e soltanto perché questo Parlamento d'irresponsabili non ha ancora deciso di approvare una legge che colpisca "la tortura", in violazione di ogni trattato internazionale in materia.

Il dialogo nonviolento accolto dal Sindaco De Luca e dall'Arcivescovo Moretti, ma non ancora dal Procuratore Lembo e dalla Presidente Vertaldi, per chiedere Stato di Diritto ed effettiva pratica dell'obbligatorietà dell'azione penale, vestire gli ignudi e dare da mangiare gli affamanti, perché beati sono coloro che perseguitati a causa della giustizia, infatti proprio per questo di essi è il regno dei cieli. Lì appunto la Chiesa di Papa Francesco, quella povera e per i poveri, dove vivono quei poveri Cristi, ultimi tra gli ultimi. Indispensabile quindi come minimo garantire loro i livelli essenziali d'assistenza sanitaria così da poterli garantire a tutti. La banalità del male è quando non si garantiscono neanche più i giorni di premialità di fine pena ne i risarcimenti per la tortura resa da questo Stato torturatore, come invece senso di umanità vuole, costituzione e trattati internazionali sanciscono.

La fame e la sete di Diritto, di Verità e Giustizia di Marco Pannella, di oltre seicento tra compagni Radicali, agenti di polizia penitenziaria, personale amministrativo e sanitario, volontari e cappellani, detenuti e i loro familiari, tutti nel dare forza a costoro che violano le leggi che loro stessi si sono dati. La stessa di Anna Sammartino vedova del sig. Tedesco, quando dice: "Mio marito era in custodia dello Stato e me l'hanno restituito morto".

La speranza per lo Stato di Diritto è riposta nell'abnegazione dei tanti agenti di polizia, ma soprattutto nei tanti magistrati onesti, rispettosi della divisione dei poteri, una di questi è sicuramente la nostra Renata Sessa, un Giudice a Berlino. Spes contra Spem!"

 
Perugia: progetto Lions Club, cuccioli di labrador ai detenuti del carcere di Capanne PDF Stampa
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www.laprimapagina.it, 14 gennaio 2015

 

Sabato 31 gennaio 2015 alle ore 11 presso il Nuovo Complesso Penitenziario di Capanne, il Lions Club Perugia Concordia consegnerà due cuccioli di cane Labrador, Mirto e Margot, a quattro detenuti che si occuperanno, nel rispetto del Protocollo della Scuola per Cani Guida Lions di Limbiate, della loro socializzazione.

Il programma Prison Puppy Raiser (Far crescere un cucciolo in prigione) si pone a supporto del Programma Lions "Cani Guida per non-vedenti". Il progetto è completamente finanziato dal Lions Club Perugia Concordia sino alla donazione dei cuccioli alla Scuola per Cani Guida Lions. Il carcere fornirà lo spazio ed affiderà ai detenuti la cura e l'accompagnamento interno dei cuccioli, che potranno muoversi in ogni spazio dell'Istituto Penitenziario, con esclusione delle zone di sicurezza.

Gli istruttori cinofili della Scuola per Cani Guida Lions di Limbiate formeranno i detenuti affinché siano in grado di insegnare ai cuccioli i comandi utili all'interazione con gli umani, nonché nozioni sulla gestione e cura dei loro piccoli nuovi amici.

Accudendo i cuccioli nella prima fase della loro vita, i detenuti si sentiranno utili per i non-vedenti di cui gli animali diventeranno successivamente guida. Negli Stati Uniti, ove il programma Leader Dogs for the Blind, lanciato nel lontano 2002, interessa oggi 6 case circondariali, ha importantissimi risvolti umani e sociali in quanto i reclusi selezionati per il programma, una volta liberi, sono meno inclini ad essere coinvolti in situazioni illegali e sono molto motivati nel loro nuovo compito di educatori/formatori, sapendo che il ruolo da loro svolto in qualità di Puppy Raiser sarà determinante per la crescita equilibrata del cane. Partecipano al programma la società svedese "Husse", tramite il rappresentante di zona Gianguido Colato, che fornirà gratuitamente l'alimentazione, ed il veterinario Prof. Stefano Arcelli. I cuccioli, attentamente selezionati nell'allevamento Enci "Rosacroce Wanals di Perugini Massimilano", vivranno il carcere come una famiglia molto numerosa.

 
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