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Rossano Calabro: (Cs): carcere, l'on. Bruno Bossio (Pd) interroga il ministro Orlando PDF Stampa
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www.radicali.it, 11 gennaio 2015

 

Nei giorni scorsi, il carcere di Rossano (Cosenza), è nuovamente ritornato in Parlamento. Come al solito, ad occuparsi delle reiterate violazioni dell'Ordinamento Penitenziario commesse dallo Stato in danno dei cittadini privati della libertà personale, è l'Onorevole Enza Bruno Bossio, Deputato del Partito Democratico e membro della Commissione Bicamerale Antimafia che, da circa un anno, unitamente ai Radicali, sta effettuando numerose ispezioni nelle Carceri della Calabria. Questa volta, gli atti di Sindacato Ispettivo, non riguardano però pestaggi o maltrattamenti come nelle precedenti occasioni ma, viceversa, il mancato rispetto - da parte del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria - del principio della territorialità della pena e cioè della possibilità per i detenuti condannati di espiare la propria pena o, per gli imputati di trascorrere la misura cautelare inframuraria, in Istituti Penitenziari prossimi alla residenza delle famiglie. Ma non è tutto perché l'attenzione della Parlamentare Democratica è stata rivolta anche all'operato della Magistratura di Sorveglianza di Cosenza, del Direttore dell'Istituto Penitenziario di Rossano e del Provveditore Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria della Calabria.

Al Guardasigilli Andrea Orlando, il Deputato Bruno Bossio, con due distinte Interrogazioni (le nr. 5/04399 e 5/04400 del 08/01/2015), la cui risposta sarà fornita nella Commissione Giustizia di Montecitorio presieduta dall'On. Donatella Ferranti, ha chiesto di conoscere esaustive informazioni in merito ai fatti riscontrati durante l'ultima visita ispettiva svolta nel giorno di Natale al Carcere di Rossano insieme ad Emilio Quintieri dei Radicali e Gaspare Galli e Francesco Adamo dei Giovani Democratici di Cosenza.

In parte, sia le lamentele afferenti il mancato rispetto del principio della territorialità della pena che le problematiche con la Magistratura di Sorveglianza, erano state già oggetto di altra Interrogazione Parlamentare al Governo Renzi (la nr. 5/03559 del 16/09/2014), allo stato rimasta inevasa e per la quale l'On. Bruno Bossio ha sollecitato risposta essendo ampiamente decorsi i termini previsti dal Regolamento della Camera dei Deputati.

La popolazione ristretta nel Penitenziario rossanese ha denunciato alla delegazione in visita la scarsa presenza del Magistrato di Sorveglianza nell'Istituto e, nello specifico, la mancata attività ispettiva da parte dello stesso all'interno dei locali di detenzione; altre lamentele hanno riguardato l'impossibilità di avere colloqui con il Direttore dell'Istituto e con il Provveditore Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria come prevede la normativa vigente in materia. Per questi motivi è stato chiesto di conoscere se e quali informazioni disponga il Ministro della Giustizia, se non ritenga opportuno disporre degli accertamenti e se e quali iniziative di competenza intenda assumere anche con riferimento alla possibilità di incrementare l'organico dell'Ufficio di Sorveglianza di Cosenza (composto soltanto da 2 magistrati) avente giurisdizione su ben 4 Istituti Penitenziari (Rossano, Cosenza, Paola e Castrovillari).

Per quanto riguarda, invece, la territorialità della pena, il Deputato ha chiesto al Ministro della Giustizia di conoscere se e quali informazioni disponga in merito e quale sia il suo orientamento al riguardo, quante siano le istanze di trasferimento - definitivo o temporaneo - formulate nell'anno appena trascorso ed indirizzate ai competenti Uffici del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria o, in alternativa, con reclamo giurisdizionale, all'Ufficio di Sorveglianza di Cosenza, quante tra queste siano state accolte e quante ne siano state rigettate nonché quante siano, allo stato, quelle rimaste inevase e quali siano i motivi di tale ritardo; quante siano le istanze di trasferimento pendenti innanzi detti Uffici ed entro quali tempi si prevede che le stesse possano essere definite. In conclusione, l'On. Enza Bruno Bossio, ha chiesto "cosa si intenda fare per garantire ai detenuti che l'espiazione della pena o, l'esecuzione della custodia per gli imputati, avvenga in Istituti prossimi alla residenza delle famiglie e, qualora esistano valide ragioni che non consentano di poter rispettare il principio di territorialità dell'esecuzione penale, se non si ritenga doveroso consentire agli stessi di ottenere dei trasferimenti temporanei - a giudizio dell'interrogante non inferiori ai 6 mesi - per poter fruire dei colloqui riconosciutigli dalla Legge Penitenziaria al fine di mantenere e migliorare i contatti ed i legami con i propri familiari e le altre persone autorizzate e, comunque, aventi diritto".

 
San Cataldo (Cl): maxirissa in carcere, in 20 a processo per un episodio di quattro anni fa PDF Stampa
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di Vincenzo Pane

 

La Sicilia, 11 gennaio 2015

 

Un parapiglia non da poco quello che si scatenò all'interno del carcere di San Cataldo il 17 giugno 2010, quando venti detenuti vennero alle mani, scatenando una mega rissa nella quale rimasero contusi sei ospiti della casa circondariale e tre agenti della Polizia penitenziaria.

Adesso i venti detenuti sono chiamati a rispondere dell'accusa di rissa davanti al giudice monocratico Simone Petralia, a conclusione dell'indagine coordinata dal sostituto procuratore Santo Distefano. E sarà il processo, attualmente in corso, a fare luce sulle cause che scatenarono la maxi rissa, che venne sedata grazie all'intervento della Polizia penitenziaria, e sulle dinamiche con cui si è svolta.

Davanti al Tribunale monocratico sono imputati Giuseppe Mirulla (23 anni, catanese), Antonino Cattareggia (28 anni, di Messina), Giovanni Clemente (35 anni, di Catania), Francesco Leotta (49 anni, di Catania), Vincenzo Lafata (nato in Tunisia 54 anni fa), Mariano Calabrò (29 anni, di Barcellona Pozzo di Gotto), Pietro Musarra (27 anni, di Catania), Rosario Laudani (41 anni, nato in Germania), Costantino Talio (27 anni, di Taormina), Giovanni Moccia (33 anni, di Napoli), Massimo Ascione (25 anni, di Napoli), Angelo Paraninfo (26 anni, di Licata), Alessio Virzì (35 anni, di Palermo), Gianmario Zanca (39 anni, di Palermo), Giuseppe Viglianesi (35 anni, di Catania), Andrea Belladonna (47 anni, di Mussomeli), Angelo Passalacqua (31 anni, di Catania), Mario Marghella (45 anni, di Catania).

A difenderli gli avvocati Massimiliano Bellini, Letterio D'Andrea, Pietro Luccisano, Giuseppe Ragazzo, Donatella Singarella, Antonia Lo Presti, Renato Penna, Rosalba Murgio Liuzzo, Viviana Giugno, Carmela Zarcone, Gaetano Giunta, Domenico Laudani, Alessandro Billè, Salvatore Falzone, Vania Giamporcaro, Giuseppe Glicerio, Vito Melfi, Salvatore Ferrante, Maurizio Abbascià, Giuseppe Antoci ed Angelino Alessandro. A marzo si torna in aula per ascoltare alcuni testimoni.

 
Bologna: Sappe; detenuto aggredisce due ispettori e un agente alla Dozza PDF Stampa
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Adnkronos, 11 gennaio 2015

 

"Nel carcere bolognese della Dozza, ieri pomeriggio, un detenuto ha aggredito due ispettori e un agente della polizia penitenziaria. I due ispettori hanno riportato lesioni giudicate guaribili in quindici giorni, mentre l'agente in sette giorni". A riferirlo, in una nota, Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe e Francesco Campobasso, segretario regionale.

Il detenuto, si legge nella nota, "era ricoverato in infermeria, da dove era stato appena dimesso e doveva rientrare nel reparto detentivo, ma all'invito più volte rivoltogli dal personale di polizia penitenziaria ha risposto con una violenta aggressione. I due ispettori e l'agente sono stati colpiti più volte ed hanno dovuto fare ricorso alle cure mediche".

Nel carcere di Bologna i detenuti presenti sono 680. "Riteniamo - sottolineano ancora Battista e Durante - che debbano essere assunte le necessarie iniziative disciplinari a carico del detenuto, oltre a quelle penali che l'autorità giudiziaria riterrà opportuno intraprendere, dopo la denuncia del personale di polizia penitenziaria coinvolto".

 
Reggio Calabria: Sippe; carcere di Arghillà, agente aggredito da un detenuto PDF Stampa
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www.cn24tv.it, 11 gennaio 2015

 

Un detenuto, proveniente dall'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), avrebbe aggredito violentemente un agente di polizia penitenziaria che è dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso. Il fatto, che è avvenuto ieri, sabato 10 dicembre, intorno alle 14.30 nel carcere di Arghillà (Reggio Calabria) è stato denunciato da Angelo Macedonio, Segretario Regionale del sindacato degli agenti penitenziari, il Sippe.

Secondo la ricostruzione fornita da Macedonio il detenuto, dopo aver effettuato una telefonata, si sarebbe improvvisamente scagliato contro l'agente del reparto, procurandogli delle contusioni multiple al torace e al polso destro; ferite considerate guaribili in cinque giorni. Grazie all'intervento di un altro agente, è stato possibile chiamare i rinforzi e calmare l'uomo.

"Il Carcere di Arghillà - affermano dal Sippe - doveva essere il fiore all'occhiello dell'Amministrazione Penitenziaria ma, a quanto pare, non può considerarsi tale vista la gravissima carenza del personale che non consente una gestione ottimale della struttura. Il carcere ... infatti, ospita 220 detenuti uomini e 38 detenute donne che vengono gestiti solo da 85 poliziotti penitenziari, molti dei quali distaccati da altri istituti".

"Questo carcere - aggiunge il segretario Macedonio - inaugurato nel 2013, fu definito una 'struttura di civiltà' ma ogni giorno, proprio per la grave carenza di risorse umane, i poliziotti sono costretti a lavorare 12 ore al giorno e vedere sacrificati i loro diritti di lavoratori".

Il Sippe, nei prossimi giorni, invierà una nota alle autorità competenti per chiedere quali iniziative si intendano adottare per scongiurare che il penitenziario "possa trasformarsi in una polveriera", così come - conclude il segretario del sindacato - "quello di Velletri (Roma) dove quasi ogni giorno si registrano gravi eventi critici".

 
Napoli: martedì un convegno a Poggioreale sulla riforma sanitaria per i detenuti PDF Stampa
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Ansa, 11 gennaio 2015

 

Quali risultati sono stati ottenuti? Quali criticità permangono? Cosa fare per migliorare la qualità dei servizi di chi vive ristretto? La Comunità di Sant'Egidio e il Provveditorato dell'Amministrazione penitenziaria della Campania hanno organizzato un convegno per parlare dei problemi della salute nel carcere dopo la riforma che ha sancito il passaggio della medicina penitenziaria dal ministero di Giustizia alle Asl. L'appuntamento è per martedì 13 gennaio alle 10 nel carcere di Poggioreale.

Tra gli interventi: Roberto Di Giovanpaolo, presidente nazionale Forum Salute dei detenuti; don Virgilio Balducchi, ispettore generale dei cappellani delle carceri; Francesco Cascini, vicecapo Dipartimento Amministrazione Penitenziaria; Stefano Caldoro, presidente della Regione Campania. Conclude Andrea Orlando, ministro della Giustizia.

 
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