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Vigevano (Pv): al carcere in black-out elettrico per circa dieci ore consecutive PDF Stampa
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Ansa, 27 febbraio 2015

 

Un carcere con circa 400 detenuti, quello alla frazione Piccolini di Vigevano, in black-out elettrico per circa dieci ore consecutive, un'intera notte: dalle 22.30 di ieri sera sino a questa mattina, quando la corrente è finalmente tornata. La polizia penitenziaria si è trovata in forte difficoltà, tanto che ha dovuto chiedere l'intervento dei vigili del fuoco, per illuminare con le fotoelettriche gli esterni, e della polizia di Stato come supporto al servizio di ronda perimetrale.

"La corrente - spiega il direttore Davide Pisapia - è saltata in quasi tutto l'istituto. Il guasto è collegato a lavori di ammodernamento appena conclusi alla cabina elettrica di media tensione. Ora è molto sensibile, basta un piccolo sbalzo o un dispositivo guasto per mandare tutto in blocco. Abbiamo un gruppo elettrogeno, ma ad avvio solo manuale, e la notte scorsa neanche quello voleva partire.

Ma dovrebbe essere automatizzato". I sindacati già da settimane denunciavano il funzionamento a singhiozzo dell'impianto elettrico. In una lettera inviata il 16 febbraio al direttore e al dipartimento dell'amministrazione penitenziaria parlavano di "istituto in costante black-out, con alcune zone assolutamente prive di un minimo di illuminazione. La cinta muraria è illuminata per circa il 10 per cento e la zona antistante il passo carraio e il parcheggio è totalmente al buio, così come l'area del nucleo traduzioni e tutta la zona della block-house, che non si riesce a vedere dalla portineria interna, da dove dovrebbe essere controllata".

 
Taranto: "Dalla progettazione alla confezione", la moda per il reinserimento delle detenute PDF Stampa
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www.tarantobuonasera.it, 27 febbraio 2015

 

Un progetto, l'ennesimo, per facilitare il reinserimento sociale dei detenuti o, in questo caso, delle detenute.

La casa circondariale Carmelo Magli di Taranto, nella persona del direttore Stefania Baldassarri, e l'istituto scolastico Archimede, dirigente scolastico Pasqua Vecchione, hanno avviato un rapporto di collaborazione attraverso la realizzazione di un percorso di apprendimento relativo all'indirizzo operatore dell'abbigliamento-moda, dal titolo "Dalla progettazione alla confezione", rivolto proprio alle detenute.

Il percorso mira a far acquisire competenze di base nel cucito, partendo dalle nozioni basilari, per giungere a saper attuare 'trasformazioni creativè su cartamodelli già esistenti. Il via al corso è fissato per domani, e coinvolgerà le corsiste detenute per 30 ore in attività di laboratorio, a cura della professoressa Eugenia Schirone, col coordinamento didattico del preside Salvatore Montesardo e la collaborazione, fondamentale, dell'area pedagogica del penitenziario. L'iniziativa, spiegano dalla Casa circondariale, è volta a favorire "concreti percorsi di cambiamento nella vita e nelle scelte di chi è incorso nella giustizia.

Questo a partire da un tempo detentivo che diventa, per quanti realmente decidono di dare una svolta al proprio modo di vivere, un'opportunità scolastica e di formazione professionale, di orientamento, e quando possibile di collocamento lavorativo".

 
Roma: presentato il progetto "Letture d'evasione", per la donazione di libri alle carceri PDF Stampa
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Ansa, 27 febbraio 2015

 

Raccogliere libri e dizionari da donare alle biblioteche delle case circondariali sparse sul territorio nazionale. È l'obiettivo del progetto "Letture d'evasione", presentato ieri mattina alla Sala stampa della Camera. L'iniziativa è promossa a livello nazionale dai deputati Laura Coccia e Khalid Chaouki del Pd, intervenuti all'incontro, che seguono con attenzione i problemi del nostro sistema carcerario, i temi dell'integrazione e del recupero sociale dei detenuti e di coloro che hanno scontato la pena. L'iniziativa punta ad aumentare la disponibilità delle biblioteche carcerarie e migliorare, seppur marginalmente, le condizioni dei detenuti.

"È un dato di fatto che tra devianza e precedenti esperienze scolastiche fallimentari esiste un nesso stretto (evidenziato anche da documenti europei) e che il livello d'istruzione dei detenuti è mediamente basso, senza considerare l'alta percentuale di stranieri presenti nei nostri istituti, ai quali mancano le conoscenze di base della lingua italiana", ha dichiarato Coccia. "Con Letture d'evasione ci si propone di rendere disponibile anche agli stranieri detenuti in Italia materiale nel proprio idioma per aiutarli nell'apprendimento della nostra lingua, agevolando così il reinserimento nella società una volta scontata la pena e nel periodo di libertà parziale previsto per le pene alternative alla detenzione" ha sottolineato Chaouki. L'incontro è stato moderato dal direttore del Il Garantista Piero Sansonetti.

 
Ivrea (To): Sinappe; agente penitenziario colpito mentre cerca di sedare rissa tra detenuti PDF Stampa
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Agi, 27 febbraio 2015

 

Ancora una volta, a fare le spese dell'ennesimo scoppio di violenza nelle carceri Italiane, è stato un Agente di Polizia Penitenziaria. Il fatto si è consumato alle ore 11:45 circa, nella Casa Circondariale di Ivrea, all'interno del Reparto scuola, dove è scoppiata una rissa tra due detenuti. All'interno dell'area si trovava l'Agente comandato di servizio nel turno mattinale, con circa una ventina di detenuti, intenti a seguire le ultime lezioni della mattina. Probabilmente per futili motivi, due ristretti di nazionalità italiana, sono venuti violentemente alle mani facendo scorrere subito del sangue; il poliziotto, al fine di salvaguardare la salute dei due, evitando che la situazione degenerasse, è prontamente intervenuto ricevendo in cambio alcuni colpi, oltreché ritrovarsi imbrattato del sangue dei litiganti.

Il malaugurato episodio ha determinato nel poliziotto penitenziario intervenuto, una prognosi di tre giorni che sicuramente sarebbe potuta essere più lunga se altre unità, richiamate dalle urla, non fossero giunte in aiuto del collega. A margine di questo doloroso evento - per cui il Sinappe tiene ad esprimere la propria vicinanza e solidarietà al collega coinvolto - emergono tutta una serie di inquietanti problematiche legate alla sicurezza del personale e ad un valido intervento di primo soccorso.

Innanzi tutto pare che il malcapitato, nel tentativo di chiedere aiuto suonando l'allarme generale, si sia fatto male alla mano rompendo il vetro di protezione,

chiaramente (per motivi di sicurezza)sprovvisto di martelletto. Inoltre, quando i colleghi giunti sul posto hanno cercato di prestare le prime cure al poliziotto ferito, si sono resi conto che i medicamenti contenuti nella valigetta del primo soccorso, erano scaduti da un bel pezzo e quindi inutilizzabili. Pare quindi che siano diverse le cose da rivedere tanto nell'Istituto de quo che in tutti i penitenziari italiani, dove sembrerebbe che la garanzia della sicurezza è lasciata solo nelle mani del personale senza essere supportata dai giusti mezzi e predisposizioni. Pertanto, al fine di salvaguardare e tutelare tutti i dipendenti sul luogo di lavoro, si auspica in un pronto intervento dell'Amministrazione, affinché si eviti il reiterarsi di altri casi drammatici.

 
Unione Europea: noi garantisti dobbiamo essere uniti in Europa PDF Stampa
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di Massimiliano Annetta (Avvocato)

 

Il Garantista, 27 febbraio 2015

 

Intervengo, buon ultimo, nel dibattito provocato dall'articolo a firma di Errico Novi sulla "tangentopoli" sammarinese. Premetto che non potrò entrare troppo nel merito della vicenda giudiziaria in corso, non tanto per la questione "estetica" che sconsiglia al difensore di tessere le lodi delle proprie tesi processuali, ma perché nell'ordinamento sammarinese esiste il reato di cui all'art. 17 delle norme di attuazione del codice penale e di riforma della procedura penale per il quale "i difensori delle parti sono tenuti al segreto sia per tutto quanto avvenuto nel corso degli atti ai quali hanno presenziato sia per quanto concerne la copia dei verbali di detti atti loro rilasciata, fino al momento della pubblicazione del processo"; che poi sulla stampa sia tutto un florilegio di indiscrezioni in ordine all'indagine già di per sé la dice lunga sulla parità delle armi in campo tra accusa e difesa.

Posso, invece, offrire un contributo alla riflessione sollecitata dalla replica che all'articolo ha voluto rivolgere la Segreteria di Stato agli Interni della Repubblica di San Marino e dalla controreplica che ne è seguita, perché è riflessione che va diritto al punto della questione Giustizia, in Italia, a San Marino ed in ogni altro Paese, e che è una sola: l'equilibrio fra i poteri. Perché, all'evidenza, la questione è quella della costruzione di uno spazio giuridico europeo e, soprattutto, della direzione che questa costruzione vogliamo che prenda.

Certo comprendo che il diritto sia materia che, come diceva Winfried Hassemer, mal si presta alle semplificazioni (sebbene il filosofo aggiungesse che nondimeno tutti volessero dire la loro, un po' come nel calcio). Ma alla Segreteria di Stato agli Interni della Repubblica di San Marino verrebbe da chiedere qual è la sua opinione circa la compatibilità tra adesione alla Convenzione Europea dei Diritti dell'uomo ed un ordinamento inquisitorio puro quale quello sammarinese, nel quale non son previsti termini temporali di sorta alla durata della custodia cautelare e in carcere ci si può finire, di fatto, senza vaglio di un giudice terzo, data la totale devoluzione della fase cautelare al magistrato inquirente.

Sono domande che, all'evidenza, non urtano la "sovranità" di nessuno né tantomeno paiono "illazioni avanzate in ordine alla correttezza e alla competenza dei giudici", ma, chissà perché, restano senza risposta. Torniamo, quindi, al tema principale: quale spazio giuridico europeo? Perché qui la questione diventa rilevante anche alle nostre latitudini e il riferimento alla proposta Gratteri pare tutt'altro che campato in aria, perché in Italia un sistema compatibile con i principi della Cedu ce l'abbiamo, ed è quello costruito dal codice Vassalli e basterebbe depurarlo dai sedimenti che sin dalla sua nascita i nostalgici dell'inquisizione gli hanno appiccicato addosso. Sarà per questo che, nonostante sia ormai un ragazzone di ventisei anni, ancora nelle aule dei tribunali ci si ostina a chiamarlo "nuovo codice" come se fosse un discolo che va riportato alla ragione a suon di scappellotti.

E a ben vedere i centotrenta articoli della proposta Gratteri questo sono: buffetti, nemmeno troppo affettuosi, al rito accusatorio. E non è che se alziamo lo sguardo al livello europeo le cose vadano troppo meglio perché si replica il solito problema che abbiamo a casa nostra: la produzione legislativa in materia di giustizia non è mai affrontata come problema giuridico e neppure giudiziario, ma solo politico, spesso nella sua declinazione più prosaica, che anche i bambini sanno essere esclusivamente quella di guadagnare il consenso. E non c'è niente di meglio del populismo forcaiolo per raggiungere lo scopo, agitando ogni volta un idolum theatri diverso: una volta la sicurezza, l'altra la corruzione, l'altra ancora il terrorismo, e chi più ne ha più ne metta.

Questo produce al Parlamento Europeo come in quello nostrano, una continua rincorsa, quasi sempre esclusivamente enfatica, a modelli securitari. E non è che fuori dai parlamenti le cose vadano meglio perché si fa avanti sempre più forte una suggestione che immagina di poter risolvere tutti i problemi trasferendo al Giudice un inammissibile potere punitivo talvolta al di là dei limiti normativamente fissati, ritenendo che il giudice sia chiamato a inverare non lo Stato di diritto ma lo Stato etico, senza accorgersi, o forse accorgendosene benissimo, che così si negano alla base quelli che sono i principi fondamentali dello stato democratico. Ecco allora che il tema di quale spazio giuridico europeo costruire dimostra tutta la sua attualità. Proprio perché abbiamo il timore che qualcuno a Bruxelles o più vicino a noi abbia la tentazione di "tornare indietro", abbiamo deciso di costituire Jus Progress.

A ben vedere nel nome ci sta già tutto: diritto, in un'ottica progressista e riformista, mischiando latino e inglese, per rammentarci dove andiamo ma ricordarci pure da dove veniamo. Perché i garantisti saranno pure pochi, magari si sono pure un po' imborghesiti e hanno persino messo su un po' di pancetta, ma sui fondamentali non transigono e se sono riusciti con le loro battaglie, che affollate non sono state mai, a fare inserire il Giusto Processo in Costituzione, possono farsi sentire anche in Europa.

Mi sento quindi di tranquillizzare la Segreteria di Stato agli Interni della Repubblica di San Marino: il fine che chi scrive, sia quando indossa la toga del difensore sia quando come oggi si occupa di politica giudiziaria, cos' come del giornale che ospita queste mie riflessioni, del quale sono innanzitutto un assiduo lettore, è ben più ambizioso che quello di polemizzare con la Serenissima Repubblica di San Marino.

P.S.: una cosa però alla Segreteria di Stato agli Interni della Repubblica di San Marino proprio non riesco a fare a meno di dirla: non una riga, nella replica, sulla questione carceraria; sul tema che c'è qualcosa che non va non lo diciamo noi "garantisti": lo dice il Comitato Europeo per la prevenzione della tortura, e a ricordarlo non mi pare che si possa offendere nessuno.

 
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