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Bologna: Sappe; detenuto moldavo tenta suicidio dopo notizia dell'ok dell'estradizione PDF Stampa
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Ansa, 26 febbraio 2015

 

Un detenuto ha tentato il suicidio ieri mattina nel carcere bolognese della Dozza: grazie all'intervento della polizia penitenziaria è stato soccorso e portato all'ospedale. Lo hanno reso noto Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe, e Francesco Campobasso, segretario regionale del sindacato: "la Polizia penitenziaria tutela sempre e in ogni occasione l'incolumità dei detenuti, rappresentando un presidio importantissimo per la sicurezza e la legalità nelle carceri".

Il detenuto che ha tentato il suicidio, impiccandosi in una cella del carcere della Dozza a Bologna, aveva saputo da poco del parere favorevole arrivato dalla Corte d'appello all'estradizione in patria, in Moldavia. L'uomo era infatti in carcere in Italia in esecuzione di un mandato di arresto emesso nel Paese di origine.

 
Genova: detenuto tenta suicidio in carcere, salvato dagli agenti penitenziari PDF Stampa
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Ansa, 26 febbraio 2015

 

Ha tentato di uccidersi in carcere Mario Ubaldo Caldaroni, uno dei componenti della banda di Marietto Rossi che sabato scorso ha ucciso Giovanni Lombardi che avrebbe dovuto consegnare della droga: la banda è stata bloccata dalla polizia mentre tentava di seppellire il corpo in un terreno a Levaggi nel comune di Borzonasca. Caldaroni ha tentato di impiccarsi con un lenzuolo alle sbarre della cella dove si trovava in isolamento.

È stata salvato dagli agenti penitenziari. A seguito di questo episodio il pm Alberto Lari, che coordina l'inchiesta, ha fatto un provvedimento di trasferimento per tutti gli arrestato in altre carceri. Intanto si è avvalso della facoltà di non rispondere Giacinto Pino, uno dei fermati, accusato di detenzione e cessione di due chili di cocaina che avrebbe consegnato a Lombardi. Il gip Annalisa Giacalone, che lo ha interrogato in carcere, ha disposto la misura cautelare in cella. Per il magistrato sussistono gravi indizi di colpevolezza.

 
Cremona: Sappe; detenuto lancia liquido bollente contro agente di Polizia penitenziaria PDF Stampa
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Ansa, 26 febbraio 2015

 

Ancora episodi che denotano la tensione all'interno del carcere di Cremona, nei mesi scorsi al centro delle cronache per un tentativo di evasione sventato dalla Polizia Penitenziaria e per il rinvenimento di diversi telefoni cellulari. Prima due detenuti, coinquilini della cella, sono venuti alle mani per futili motivi, poi l'episodio più grave contro un poliziotto penitenziario.

"Un detenuto ha tirato del liquido bollente, il preparativo di una tisana, addosso a un Agente di Polizia Penitenziaria in forza alla Casa circondariale cremonese", denuncia Donato Capece, Segretario Generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe.

"Un episodio gravissimo, che poteva avere più gravi conseguenze se il collega, al quale va la nostra vicinanza e solidarietà, non fosse stato scaltro a cercare di evitare di essere colpito. Questo grave episodio è sintomatico del costante livello di alta tensione che si vive in carcere, tanto più che le ragioni del grave gesto sono veramente futili.

Il detenuto, egiziano con fine pena 2016 per spaccio di stupefacenti, pretendeva di essere accompagnato subito in infermeria. L'agente di Polizia Penitenziaria, impegnato in altre attività di servizio nel Reparto, lo tranquillizzava che lo avrebbe fatto non appena concluse le altre operazioni ma il detenuto ha posto in atto il suo folle gesto. Assurdo! La Polizia Penitenziaria non è carne da macello e servono risposte disciplinari e penali esemplari per chi si rende responsabili di gesti così sconsiderati. E serve che il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, attraverso i vertici del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, disponga una ispezione ministeriale sul carcere di Cremona".

Il leader dei Baschi Azzurri, circa il pestaggio tra i due detenuti (uno dei quali è dovuto ricorrere alle cure dei sanitari con ricorso ad un collare sanitario), sottolinea che "forse il pretesto del furioso pestaggio è tra i più futili, ossia l'incapacità di convivere - seppur tra le sbarre - con persone diverse. O forse le ragioni sono da ricercare in screzi di vita penitenziaria o in sgarbi avvenuti fuori dal carcere. Fatto sta che i due detenuti se le sono date di santa ragione. E se non fosse stato per il tempestivo interno dei poliziotti penitenziari le conseguenze della rissa potevano essere peggiori".

Capece aggiunge che "nella Casa circondariale di Cremona la tensione è costante. Nei dodici mesi del 2014 si sono contati ben 17 tentati di suicidio sventati in tempo dai poliziotti penitenziari, il numero più alto di tutte le carceri lombarde (addirittura più di penitenziari più grossi come Milano San Vittore o Opera), 120 episodi di autolesionismo, 53 colluttazioni e 14 ferimenti. Mi sembra dunque opportuno che l'Amministrazione Penitenziaria regionale ponga tra le priorità di intervento il penitenziario di Cremona, dove lo scorso 31 gennaio erano detenute 376 persone, il 72% delle quali (271) straniere. Un numero spropositato: bisognerebbe espellerli. Fare scontare agli immigrati condannati da un tribunale italiano con una sentenza irrevocabile la pena nelle carceri dei Paesi d'origine può anche essere un forte deterrente nei confronti degli stranieri che delinquono in Italia".

"Il dato oggettivo è però un altro - conclude il leader del Sappe: le espulsioni di detenuti stranieri dall'Italia sono state fino ad oggi assai contenute: 896 nel 2011, 920 nel 2012 e 955 nel 2013, soprattutto in Albania, Marocco, Tunisia e Nigeria. Si deve superare il paradosso ipergarantista che oggi prevede il consenso dell'interessato a scontare la pena nelle carceri del Paese di provenienza. Oggi abbiamo in Italia 53.889 detenuti: ben 17.403 (quasi il 35 per cento del totale) sono stranieri, con una palese accentuazione delle criticità con cui quotidianamente devono confrontarsi le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria.

Si pensi, ad esempio, agli atti di autolesionismo in carcere, che hanno spesso la forma di gesti plateali, distinguibili dai tentativi di suicidio in quanto le modalità di esecuzione permettono ragionevolmente di escludere la reale determinazione di porre fine alla propria vita. O al grave episodio accaduto proprio a Cremona, con un poliziotto penitenziario che ha rischiato la vita per il gesto folle e sconsiderato di un detenuto straniero".

 
Imperia: era accusata di aver portato eroina in carcere, assolta la madre di un detenuto PDF Stampa
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di Francesco Li Noce

 

www.sanremonews.it, 26 febbraio 2015

 

I fatti risalgono al 2011 quando all'interno del carcere di Imperia era stata ritrovata dell'eroina nascosta nel cappuccio dell'accappatoio del detenuto tossicodipendente, accappatoio portato dalla madre e dal genero che aveva accompagnato la donna in auto. Sono stati assolti, questa mattina dal giudice del Tribunale di Imperia Anna Bonsignorio, Battistina V e il genero Gianni C, imputati con l'accusa di aver portato della droga nascosta nell'accappatoio a un detenuto tossicodipendente, figlio di Battistina. I fatti risalgono al 2011 quando all'interno del carcere di Imperia era stata ritrovata dell'eroina nascosta nel cappuccio dell'accappatoio del detenuto tossicodipendente, accappatoio portato dalla madre e dal genero che aveva accompagnato la donna in auto.

I due sono stati giudicati però innocenti dal giudice Anna Bonsignorio che ha riconosciuto la tesi dell'avvocato difensore della donna, Elena Pezzetta, la quale ha sostenuto che a nascondere la droga, all'insaputa della donna e del genero, difeso dall'avvocato Rosanna Rebagliati, fosse stata un'amica del detenuto.

 
Bologna: Giusy, la detenuta che ama scrivere lettere ai carcerati PDF Stampa
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di Ambra Notari

 

Redattore Sociale, 26 febbraio 2015

 

Prima scriveva dal carcere di Piacenza, ora lo farà dalla Dozza di Bologna. Giusy ha 64 anni e moltissime amicizie alimentate dalla corrispondenza. Il direttore del mensile del carcere di Pavia: "Le fanno un sacco di regali, e lei ha parole di conforto per chi che ne ha bisogno".

"Quanti anni ha? A chi glielo chiede, risponde dai 42 ai 62, a seconda dell'interlocutore. In realtà lei di anni ne ha 64, portati con grande spirito". Lei è Giusy, detenuta emiliana del carcere di Piacenza, trasferita pochi giorni fa alla Dozza di Bologna dopo la sentenza definitiva. A raccontare la storia di questa donna, per tutte le compagne detenute finita in carcere per un enorme errore giudiziario, è Bruno Contigiani, direttore di Numero Zero, giornale dell'istituto penitenziario Torre del Gallo di Pavia.

"Giusy è stata una delle prime donne a partecipare ai nostri gruppi di lettura ad alta voce. Non è mai mancata una volta, era una delle nostre animatrici. Il suo passato non è semplice, ma sorride sempre, e non fa mai mancare una parola buona a chi ne ha bisogno". Giusy, racconta Contigiani, è buona, ingenua, genuina.

Si cura molto, è simpatica e partecipativa. E ha una particolarità: "Ama scrivere lettere: intrattiene una corrispondenza molto frequente con 21 detenuti di 12 carceri italiane. Lo fa con estremo affetto, si occupa degli altri mettendoci il massimo impegno". Così, ogni volta che arriva la posta, lei riceve sempre 2 o 3 lettere: "Sono di vario tipo: alcune affettuose e di conforto, altre con qualche particolare piccante. Ama soprattutto la corrispondenza con la casa circondariale di Napoli. Lì c'è anche un detenuto con cui sta programmando una vita una volta fuori. E quando deve ammettere l'età, la definisce variabile in base al destinatario della missiva".

Ma come conosce i nomi delle persone a cui scrivere? "Su Numero Zero, in fondo, mettiamo i nomi dei detenuti che hanno collaborato all'edizione, già quello è un primo spunto. Poi, c'è Cronaca Vera", rivista di culto per un pubblico popolare, il giornale più letto negli istituti penitenziari, che ospita la rubrica Lettere dalle Carceri. "Si trovano veri e propri annunci: lì i detenuti - italiani e stranieri - si descrivono apertamente in cerca di un'anima gemella. Senza timori si dichiarano etero, gay, trans. E tra loro si scambiano regali. Giusy ne riceve molti, e parecchi vuole tenerli segreti...", spiega Contigiani sorridendo.

In fondo, chi si scrive le lettere oggi? "I detenuti sono gli unici che ancora intrattengono rapporti epistolari. Quali altre categorie lo fanno? Forse le persone sofisticate, nessun altro". Il carteggio dalle carceri, insomma, si alimenta di scambi tra le mura: "Si scrive a persone libere solo se non hanno la possibilità di fare i colloqui, e oggi capita molto raramente". E proprio da questo spunto, Contigiani affronta un altro tema: quello delle difficoltà tra detenuti e detenuti e tra detenuti e familiari: "In nessuna casa circondariale italiana è permessa la cosiddetta ora d'amore. È una chimera. Così molte famiglie, molti fidanzamenti, falliscono".

Porta come esempio la storia di una coppia di ragazzi danesi, entrambi detenuti nel carcere di Piacenza; lei, 30 anni, deve scontare qualche anno, mentre il marito è condannato all'ergastolo: "Vorrebbero solo stare un po' insieme, non avere un vetro tra di loro. Ma non possono. E pensare che tenersi qualche minuto per mano potrebbe salvare tantissimi rapporti, messi in crisi dalla detenzione".

 
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