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Roma: una giornata a Regina Coeli PDF Stampa
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di Maria Laura Turco

 

www.agenziaradicale.com, 11 gennaio 2015

 

"Soltanto le razze che portano i vestiti capiscono la bellezza di un corpo nudo. Il pudore vale soprattutto per la sensualità, così come l'ostacolo per l'energia. Colui che non ha mai vissuto in costrizione non capisce la libertà", così a pagina 76 si esprimeva il Bernardo Soares del libro di Fernando Pessoa che sto rileggendo.

Strana coincidenza con la nostra visita Radicale al carcere di Regina Coeli. Un mondo che spesso ci fa comodo dimenticare, come se coloro che vi abitano non facessero parte della nostra umanità e fosse invece un mondo a parte.

A Regina Coeli vivono attualmente 805 detenuti e 130 agenti di polizia penitenziaria. Non è un carcere che attualmente soffre di sovraffollamento (circa 615 posti nelle 8 sezioni), rispetto alla media italiana, e ciò consente l'attuazione di programmi di recupero e iniziative educative. Le condizioni igieniche, per quello che abbiamo potuto constatare, appaiono accettabili anche se necessiterebbe una generale manutenzione ordinaria volta soprattutto a eliminare infiltrazioni, umidità e muffe dei bagni che causano in tali locali ampi distacchi di intonaco ormai completamente nero.

Le celle visitate, a nostra scelta, si presentano tutte tenute molto pulite e in ordine ed è forse logico che sia così, dato che nell'esiguo spazio di ognuna c'è un letto a castello a tre posti, un armadietto a due ante di 150 centimetri di altezza circa e un altro più basso sempre a due ante, un bagnetto di 2 metri quadrati circa con water, lavandino e doccia, un cucinino di 2 metri quadrati complessivi occupati per lo più da lavabo con piano e credenza a 2 ante sovrastante. Le celle, prive di finestre con luce a bocca di lupo, si affacciano su un ampio corridoio comune.

I detenuti all'interno di ogni sezione sono lasciati liberi per ciascun piano. Essi sono divisi per pericolosità penitenziaria, ovvero per condizioni di salute; i tossicodipendenti sono raccolti in un'unica sezione e sono divisi tra coloro che seguono terapia con metadone e coloro che non la seguono più.

Regina Coeli non ha più sezioni di massima sicurezza ed è un carcere di primo ingresso di media sicurezza, dove soggiornano detenuti non definitivi, vale a dire che un terzo di loro è in attesa del primo grado di giudizio, due terzi in attesa dell'appello. Sono pochissimi i detenuti che hanno ottenuto sentenza definitiva. Il carcere è diviso in otto sezioni: una attualmente chiusa, una con i detenuti che lavorano (che quindi sembrerebbero recuperati), un'altra con i detenuti comuni, composta per lo più da "rubagalline", voglio dire cioè persone che hanno commesso reati di non grave allarme sociale e non presentano pericolosità; una sezione contiene le persone che hanno problemi di droga, in un'altra sono reclusi insieme stupratori, pedofili, persone che hanno commesso reati finanziari e amministratori pubblici. La direttrice ci ha spiegato che gli altri detenuti non accettano queste persone e, in particolare, che chi amministra la cosa pubblica e chi commette reati finanziari (ed è una persona che gode della fiducia degli altri e ha disponibilità di denaro) è tenuto in grande spregio dalla popolazione penitenziaria perché ha commesso reato senza essersi trovato in stato di bisogno.

Nel carcere di Regina Coeli c'è un centro clinico con due sale operatorie, anche se una delle due non è ancora in funzione perché vi sono problemi per un respiratore. Il Centro è attrezzato con fisioterapia, radiologia, gastroscopia e la prima osservazione psichiatrica con 3 posti sostitutivi di OPG. È assicurata la degenza post operatoria. Il centro clinico offre servizi solo per interventi programmati, nel senso che, come molti ospedali, non ha servizio di pronto soccorso ma qui pervengono da tutto il circondario del Lazio, e anche da più lontano, coloro che devono effettuare un'operazione e il loro istituto ha programmato l'intervento. Attualmente vi lavorano 5 chirurghi: due dipendenti dell'Istituto penitenziario per la chirurgia generale, 3 esterni specializzati rispettivamente in ortopedia, urologia, otorino; a breve è atteso un chirurgo specializzato in gastroenterologia. Ci viene riferito che con l'unica sala operatoria attualmente a disposizione sono effettuati circa 7 o 8 interventi al giorno. Nel reparto è presente la Asl Rma. La cucina è gestita infatti dalla Asl che riesce ad assicurare menù personalizzati secondo prescrizione medica perché, come detto, nel reparto è prevista la degenza post operatoria. In tutto il reparto clinico attualmente ci sono 50 ricoverati provenienti per lo più da altri istituti penitenziari di tutta Italia, principalmente del Lazio.

Nel carcere di Regina Coeli la biblioteca del Comune di Roma, 3 volte a settimana, passa a prendere prenotazioni per libri che offre in prestito ai detenuti e agli agenti e siamo rimasti colpiti da quanti libri effettivamente ci siano nelle celle: quasi ogni detenuto prende un libro in prestito. La biblioteca è pure molto fornita, un'intera lunga parete, pari a quei corridoi di molti istituti universitari, anzi, ricorda proprio l'istituto di diritto romano della Facoltà di Giurisprudenza alla Sapienza. Vitale, un agente penitenziario che sovrintende alle attività ricreative, ci ha spiegato che nell'istituto un'associazione gestisce il cineforum con dibattito successivo alla proiezione: degli 800 detenuti, circa 500 partecipano alle attività ricreative. Chi non partecipa è soprattutto a causa del fatto che è straniero e non capisce la lingua.

Ci sono anche corsi di musicoterapia, un corso di buddismo e un laboratorio teatrale gestito da una compagnia, che avrà vinto la gara di appalto, composta da 15 attori esterni e 20 detenuti. Ci hanno mostrato un salone di lettura e qui riceve pure l'ufficiale di stato civile, delegato dal sindaco, quando viene per celebrare matrimoni, riconoscimento di figli. Si svolgono circa 200 colloqui al giorno. I colloqui sono consentiti tutte le mattine e anche il venerdì pomeriggio e una domenica al mese. Non abbiamo visto la sala dei colloqui perché il pomeriggio non c'è il responsabile che tiene la grossa chiave.

Dopo la pronuncia di incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi, gli ingressi in carcere si sono notevolmente ridotti ed è stato possibile concedere ferie e permessi al personale penitenziario in grande arretrato. Ovviamente la sezione dalla quale sono rimasta più colpita è la terza sezione, probabilmente influenzata dalla collocazione nel sito storico, cioè dove sono stati reclusi i detenuti politici durante il fascismo, nella parte architettonicamente più bella, ma ho anche avvertito qui un'armonia, ho sentito i detenuti interagire come un'unica anima, anima semplice di detenuti comuni che hanno commesso reati a causa delle loro condizioni di povertà. Nelle piccole celle i loro poveri indumenti rendevano bene l'idea. Tenerezza per le loro poche cose tenute con una cura come fossero gioielli preziosi, probabilmente unici ricordi del mondo di fuori, di giorni in cui la vita non si era ancora sospesa.

Qui a Regina Coeli la vita scorre lenta ma scorre, in altri istituti si è proprio fermata ed è praticata la tortura a causa del sovraffollamento e della mancanza di programmi ricreativi. Nella terza sezione ho fatto un incontro con un ragazzo di circa 35 anni che mi ha riferito di un suo progetto in carcere per organizzare una scuola di cucina. Lui è pasticciere e mi ha confermato che il tedio è la peggiore rovina in carcere perché le persone parlano tra loro e cominciano a organizzare "cose" (così si è espresso). "Se invece gli insegni un'attività, qualcosa, quando usciranno avranno speranza di trovare un lavoro", queste le sue precise parole. Mi ha detto anche: "io lo so che quando esco di qui vado a fare il pasticciere, ma gli altri? Magari uno su dieci si può salvare e non tornerà a commettere reato se trova un lavoro".

La popolazione carceraria che ho visto aveva per i tre quarti circa 30 o 35 anni. I detenuti comuni, che rappresentano la più alta fetta di persone recluse negli istituti penitenziari italiani, sono persone povere che hanno commesso piccoli reati per le condizioni di ignoranza ed economiche delle famiglie che non gli hanno consentito di studiare, né di imparare un mestiere.

Nella terza sezione ho avvertito che i detenuti del piano terra erano come un'unica anima, un'anima semplice che ti guardava negli occhi come da tanto tempo non mi accadeva più fuori, occhi che davano risposte e attendevano risposte, come sempre dovrebbe accadere quando si parla tra persone. Qui fuori il nostro è spesso diventato un parlare da soli ma neanche a se stessi, a un qualcuno che ti è diventato sconosciuto come è normale che accada quando hai perso l'abitudine di cercare te stesso nell'altro. Nella terza sezione la vita scorre lenta, ma scorre. Qui fuori che succede?

 
Agrigento: Uil-Pa; il carcere è senza direttore titolare, le condizioni igieniche sono scadenti PDF Stampa
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di Francesco Di Mare

 

La Sicilia, 11 gennaio 2015

 

Da giorni "Radio carcere" gracchia notizie sul presunto peggioramento delle condizioni di "vivibilità" al Petrusa. Uscendo dal penitenziario nei giorni scorsi, al termine di una visita programmata da tempo, l'arcivescovo e prossimo cardinale Francesco Montenegro almeno ai media presenti non ha fatto alcun cenno a docce fredde, umidità nelle celle o altre situazioni poco edificanti. "Radio carcere" però gracchia sempre.

Ed ecco una prima presa di posizione al cospetto di tale "fenomeno": "Andare a visitare il carcere nella città natia dell'ex Guardasigilli Angelino Alfano, ora Ministro dell'Interno e leader del Ncd, e venire a scoprire che da oltre 2 mesi non c'è un direttore titolare, e i lavori per il nuovo padiglione da 250 posti sono oscenamente fermi da più di un anno è qualcosa di davvero incredibile".

Con queste parole il Coordinatore Regionale della Uilpa Penitenziari Sicilia Gioacchino Veneziano entra direttamente nel cuore dei problemi che attanagliano la Casa Circondariale che visiterà il 23 gennaio alle 10, accompagnato dal Coordinatore Provinciale Uil Penitenziari Calogero Speziale e dal Segretario Aziendale Gioacchino Zicari.

"Vogliamo vedere e fotografare situazioni che ormai hanno superato il limite della decenza", dichiara il leader siciliano della Uil di categoria, -poiché è davvero raccapricciante che una sede di importanza penitenziaria di primo ordine come Agrigento non vi sia assegnato un Dirigente titolare.

Eppure, - continua Veneziano - l'allora Guardasigilli Alfano individuò la città dei Templi come struttura penitenziaria da potenziare con il c. d "piano carceri" - che di piano ha avuto solo la lentezza dei lavori mai ultimati, considerato che da più di un anno i lavori sono fermi, determinando che dopo il danno di non vedere alla luce la nuova struttura, vi è anche la beffa di non avere somme necessarie per mantenere la vecchia struttura, ridotta a un colabrodo.

A questo punto è obbligatorio a tutela di tutti i poliziotti delle carceri di Agrigento garantire un sistema di adeguata sicurezza operativa e funzionale, quindi fotografare lo stato dei luoghi di lavoro e la loro funzionalità, e relazionare agli organi competenti del Ministero della Giustizia, del Dap, del Visag e nelle parti di pertinenza Asp e Nas, consegnando il cd con le 40 fotografie tramite conferenza stampa".

 
Rossano Calabro: (Cs): carcere, l'on. Bruno Bossio (Pd) interroga il ministro Orlando PDF Stampa
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www.radicali.it, 11 gennaio 2015

 

Nei giorni scorsi, il carcere di Rossano (Cosenza), è nuovamente ritornato in Parlamento. Come al solito, ad occuparsi delle reiterate violazioni dell'Ordinamento Penitenziario commesse dallo Stato in danno dei cittadini privati della libertà personale, è l'Onorevole Enza Bruno Bossio, Deputato del Partito Democratico e membro della Commissione Bicamerale Antimafia che, da circa un anno, unitamente ai Radicali, sta effettuando numerose ispezioni nelle Carceri della Calabria. Questa volta, gli atti di Sindacato Ispettivo, non riguardano però pestaggi o maltrattamenti come nelle precedenti occasioni ma, viceversa, il mancato rispetto - da parte del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria - del principio della territorialità della pena e cioè della possibilità per i detenuti condannati di espiare la propria pena o, per gli imputati di trascorrere la misura cautelare inframuraria, in Istituti Penitenziari prossimi alla residenza delle famiglie. Ma non è tutto perché l'attenzione della Parlamentare Democratica è stata rivolta anche all'operato della Magistratura di Sorveglianza di Cosenza, del Direttore dell'Istituto Penitenziario di Rossano e del Provveditore Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria della Calabria.

Al Guardasigilli Andrea Orlando, il Deputato Bruno Bossio, con due distinte Interrogazioni (le nr. 5/04399 e 5/04400 del 08/01/2015), la cui risposta sarà fornita nella Commissione Giustizia di Montecitorio presieduta dall'On. Donatella Ferranti, ha chiesto di conoscere esaustive informazioni in merito ai fatti riscontrati durante l'ultima visita ispettiva svolta nel giorno di Natale al Carcere di Rossano insieme ad Emilio Quintieri dei Radicali e Gaspare Galli e Francesco Adamo dei Giovani Democratici di Cosenza.

In parte, sia le lamentele afferenti il mancato rispetto del principio della territorialità della pena che le problematiche con la Magistratura di Sorveglianza, erano state già oggetto di altra Interrogazione Parlamentare al Governo Renzi (la nr. 5/03559 del 16/09/2014), allo stato rimasta inevasa e per la quale l'On. Bruno Bossio ha sollecitato risposta essendo ampiamente decorsi i termini previsti dal Regolamento della Camera dei Deputati.

La popolazione ristretta nel Penitenziario rossanese ha denunciato alla delegazione in visita la scarsa presenza del Magistrato di Sorveglianza nell'Istituto e, nello specifico, la mancata attività ispettiva da parte dello stesso all'interno dei locali di detenzione; altre lamentele hanno riguardato l'impossibilità di avere colloqui con il Direttore dell'Istituto e con il Provveditore Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria come prevede la normativa vigente in materia. Per questi motivi è stato chiesto di conoscere se e quali informazioni disponga il Ministro della Giustizia, se non ritenga opportuno disporre degli accertamenti e se e quali iniziative di competenza intenda assumere anche con riferimento alla possibilità di incrementare l'organico dell'Ufficio di Sorveglianza di Cosenza (composto soltanto da 2 magistrati) avente giurisdizione su ben 4 Istituti Penitenziari (Rossano, Cosenza, Paola e Castrovillari).

Per quanto riguarda, invece, la territorialità della pena, il Deputato ha chiesto al Ministro della Giustizia di conoscere se e quali informazioni disponga in merito e quale sia il suo orientamento al riguardo, quante siano le istanze di trasferimento - definitivo o temporaneo - formulate nell'anno appena trascorso ed indirizzate ai competenti Uffici del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria o, in alternativa, con reclamo giurisdizionale, all'Ufficio di Sorveglianza di Cosenza, quante tra queste siano state accolte e quante ne siano state rigettate nonché quante siano, allo stato, quelle rimaste inevase e quali siano i motivi di tale ritardo; quante siano le istanze di trasferimento pendenti innanzi detti Uffici ed entro quali tempi si prevede che le stesse possano essere definite. In conclusione, l'On. Enza Bruno Bossio, ha chiesto "cosa si intenda fare per garantire ai detenuti che l'espiazione della pena o, l'esecuzione della custodia per gli imputati, avvenga in Istituti prossimi alla residenza delle famiglie e, qualora esistano valide ragioni che non consentano di poter rispettare il principio di territorialità dell'esecuzione penale, se non si ritenga doveroso consentire agli stessi di ottenere dei trasferimenti temporanei - a giudizio dell'interrogante non inferiori ai 6 mesi - per poter fruire dei colloqui riconosciutigli dalla Legge Penitenziaria al fine di mantenere e migliorare i contatti ed i legami con i propri familiari e le altre persone autorizzate e, comunque, aventi diritto".

 
San Cataldo (Cl): maxirissa in carcere, in 20 a processo per un episodio di quattro anni fa PDF Stampa
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di Vincenzo Pane

 

La Sicilia, 11 gennaio 2015

 

Un parapiglia non da poco quello che si scatenò all'interno del carcere di San Cataldo il 17 giugno 2010, quando venti detenuti vennero alle mani, scatenando una mega rissa nella quale rimasero contusi sei ospiti della casa circondariale e tre agenti della Polizia penitenziaria.

Adesso i venti detenuti sono chiamati a rispondere dell'accusa di rissa davanti al giudice monocratico Simone Petralia, a conclusione dell'indagine coordinata dal sostituto procuratore Santo Distefano. E sarà il processo, attualmente in corso, a fare luce sulle cause che scatenarono la maxi rissa, che venne sedata grazie all'intervento della Polizia penitenziaria, e sulle dinamiche con cui si è svolta.

Davanti al Tribunale monocratico sono imputati Giuseppe Mirulla (23 anni, catanese), Antonino Cattareggia (28 anni, di Messina), Giovanni Clemente (35 anni, di Catania), Francesco Leotta (49 anni, di Catania), Vincenzo Lafata (nato in Tunisia 54 anni fa), Mariano Calabrò (29 anni, di Barcellona Pozzo di Gotto), Pietro Musarra (27 anni, di Catania), Rosario Laudani (41 anni, nato in Germania), Costantino Talio (27 anni, di Taormina), Giovanni Moccia (33 anni, di Napoli), Massimo Ascione (25 anni, di Napoli), Angelo Paraninfo (26 anni, di Licata), Alessio Virzì (35 anni, di Palermo), Gianmario Zanca (39 anni, di Palermo), Giuseppe Viglianesi (35 anni, di Catania), Andrea Belladonna (47 anni, di Mussomeli), Angelo Passalacqua (31 anni, di Catania), Mario Marghella (45 anni, di Catania).

A difenderli gli avvocati Massimiliano Bellini, Letterio D'Andrea, Pietro Luccisano, Giuseppe Ragazzo, Donatella Singarella, Antonia Lo Presti, Renato Penna, Rosalba Murgio Liuzzo, Viviana Giugno, Carmela Zarcone, Gaetano Giunta, Domenico Laudani, Alessandro Billè, Salvatore Falzone, Vania Giamporcaro, Giuseppe Glicerio, Vito Melfi, Salvatore Ferrante, Maurizio Abbascià, Giuseppe Antoci ed Angelino Alessandro. A marzo si torna in aula per ascoltare alcuni testimoni.

 
Bologna: Sappe; detenuto aggredisce due ispettori e un agente alla Dozza PDF Stampa
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Adnkronos, 11 gennaio 2015

 

"Nel carcere bolognese della Dozza, ieri pomeriggio, un detenuto ha aggredito due ispettori e un agente della polizia penitenziaria. I due ispettori hanno riportato lesioni giudicate guaribili in quindici giorni, mentre l'agente in sette giorni". A riferirlo, in una nota, Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe e Francesco Campobasso, segretario regionale.

Il detenuto, si legge nella nota, "era ricoverato in infermeria, da dove era stato appena dimesso e doveva rientrare nel reparto detentivo, ma all'invito più volte rivoltogli dal personale di polizia penitenziaria ha risposto con una violenta aggressione. I due ispettori e l'agente sono stati colpiti più volte ed hanno dovuto fare ricorso alle cure mediche".

Nel carcere di Bologna i detenuti presenti sono 680. "Riteniamo - sottolineano ancora Battista e Durante - che debbano essere assunte le necessarie iniziative disciplinari a carico del detenuto, oltre a quelle penali che l'autorità giudiziaria riterrà opportuno intraprendere, dopo la denuncia del personale di polizia penitenziaria coinvolto".

 
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