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Diario di Elton (secondo giorno): “qui ho conosciuto la solidarietà” PDF Stampa E-mail
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Redattore Sociale, 30 settembre 2011

 

Quando viene in Italia mia madre ogni mattina si affaccia alla finestra, guarda il carcere e augura il buongiorno a me. Ripete lo stesso rituale a pranzo e a cena per poi darmi la buonanotte.
Al Due Palazzi ci sono finito anni fa, dopo una serie di trasferimenti tra varie carceri. Avevo solo vent’anni quando mi hanno arrestato. Non avevo mai commesso reati prima, ma ero straniero e quindi destinato a essere trasferito più spesso, e anche senza motivo, da un carcere all’altro. Padova prima non la conoscevo e anche adesso ne conosco solo la galera.
Stando ai racconti di mia madre la città dovrebbe essere bellissima. Lei viene dall’Albania un paio di volte all’anno e rimane il tempo di “consumare” le sei ore di colloquio mensili che la legge ci consente. Durante il colloquio mi racconta gli slanci mistici che le suscitano le visite alla Basilica del Santo, mi descrive nei minimi particolari Prato della Valle.
Mia madre quando viene alloggia in una pensione, in un quartiere chiamato Montà, che non ha la bellezza del centro ma ha altre caratteristiche ugualmente notevoli. Secondo lei sono state le sue preghiere a Sant’Antonio che le hanno fatto trovare quel posto, così perfetto. Lì paga poco rispetto agli alberghi di Padova ed è vicina al carcere. È un monolocale accogliente, arredato con cura. Ma quello che più le piace è il panorama: ogni mattina si affaccia alla finestra e guarda il carcere.
Scruta le finestre del grosso edificio e augura il buongiorno a me. Ripete lo stesso rituale a pranzo e a cena per poi darmi la buonanotte. Fra qualche settimana sarò fuori. Potrei andare a vivere a Montà, oppure a Padova. Forse andrò ad abitare nell’appartamento che usava mia madre. E allora potrò guardare la galera da fuori. Solo che, ogni volta che guarderò fuori dalla finestra, i miei occhi si poseranno su questo ammasso di cemento e rivedrò scorrere in velocità gli anni trascorsi qui.
Mi ricorderò dei corridoi, dei cancelli e della irrequieta solitudine della cella sovraffollata. La mia mente inevitabilmente passerà in rassegna tutte le persone, quelle che ho sentito vicino così come quelle più distanti, le persone che mi hanno sorpreso con la loro umanità così come quelle che mi hanno ferito con la loro miseria. Guarderò l’orizzonte, trasportato dal quotidiano bisogno di entrare con il pensiero in galera per salutare le persone che vi ho conosciuto, con le quali ho condiviso la sofferenza, ma anche la gioia della solidarietà e di quella vicinanza umana che forse farò fatica a trovare fuori.

 

Elton K. è un 35 enne albanese, detenuto nel carcere Due Palazzi di Padova con una condanna a 14 anni e 8 mesi per sequestro di persona a scopo di estorsione (senza armi e durato due giorni).
Il prossimo 25 ottobre finirà di scontare la sua pena e tornerà libero. Firma storica della rivista Ristretti Orizzonti, attende di sapere se sarà rimpatriato in Albania o se potrà restare in Italia e lavorare da esterno per Ristretti. Ha deciso di raccontare su “Redattore sociale” i suoi ultimi giorni dentro.

 

 

 

 

 


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