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In dirittura le riforme del processo. Ok dai partiti, dubbi dai magistrati PDF Stampa
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di Giovanni Negri


Il Sole 24 Ore, 14 settembre 2021

 

Si stringono i tempi sulle riforme della Giustizia. Ed è dal Senato che, nei prossimi giorni sono in arrivo i principali interventi. Questo pomeriggio la commissione Giustizia concluderà, con l'acquisizione del parere della Commissione Bilancio e l'affidamento del mandato al terzetto di relatrici (Anna Rossomando del Pd, Fiammetta Modena di FI e Julia Unterberger di Svp), il lavoro sulle modifiche al Codice di procedura civile.

Il disegno di legge delega, con la definizione di criteri in parte assai circostanziati in altre parti da determinare da parte del Governo, sarà poi all'esame dell'Aula a partire da domani. Superati gli scogli sul merito delle questioni, soprattutto per quanto riguarda la disciplina della prima udienza che la riforma delinea come un passaggio tutt'altro che burocratico e fortemente rivisto come momento di definizione dell'oggetto della decisione, la riforma punta in maniera significativa sul potenziamento della mediazione, sull'estensione della negoziazione, sul consolidamento di alcune delle misure sperimentate nei mesi di pandemia, sull'introduzione di misure organizzative come quelle relative al rafforzamento dell'Ufficio del processo e all'istituzione del Tribunale della famiglia.

Sul fronte politico, il lavoro fatto dalle relatrici e dal vicecapo dell'Ufficio legislativo del ministero della Giustizia Filippo Danovi dovrebbe permettere di evitare sorprese alla prova del voto, mentre critiche sono state espresse dall'avvocatura e, da ultimo, sabato, dall'Anm. Per quest'ultima, infatti, con l'intervento del presidente Giuseppe Santalucia al comitato direttivo centrale, l'obiettivo di una riduzione del 40% della durata dei giudizi civili non è "realistico", perché si sopravvalutano soprattutto gli interventi in materia di Adr e quelli di natura organizzativa.

Troppo poco peri magistrati; anzi, di queste ultime due misure si stanno creando i presupposti per il fallimento. Subito dopo, per rispettare una tabella di marcia che vede entrambe le riforme approvate a Palazzo Madama entro i primi giorni di ottobre, sarà la volta del Codice di procedura penale, dove dovrebbe tenere il tormentato accordo raggiunto a fine luglio tra le forze politiche di maggioranza, con l'introduzione di un articolato meccanismo di improcedibilità per i procedimenti che non rispettano i tempi di definizione.

Centinaia gli emendamenti presentati dall'opposizione, ma l'intesa dovrebbe reggere anche perché in caso contrario la tenuta del Governo sarebbe a forte rischio, considerata la rilevanza degli interventi in materia di Giustizia per il successo del Recovery Plan. Anche in questo caso, forti perplessità restano soprattutto da parte della magistratura.

Con l'Anm che, pur avendo respinto le richieste più estreme per la messa in atto di forme di protesta, ritiene probabile una bocciatura dell'improcedibilità da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo come conseguenza della rinuncia dello Stato a esercitare i suoi poteri per effetto del solo trascorrere del tempo. Nel mirino anche l'eccessivo potere affidato ai giudici nel decidere quali casi possono essere interessati da una proroga dei termini.

 

 

 

 

 

 

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