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Roma. Un altro suicidio a Regina Coeli e si pensa all'edilizia penitenziaria... PDF Stampa
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di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 14 ottobre 2021

 

Il Garante del Lazio: "Non era meglio usare i fondi del Pnrr per mettere in sicurezza gli istituti?". "Ancora un morto in carcere, questa notte (ieri, ndr) a Regina Coeli. Ancora una volta uno straniero (afghano), sempre con la solita bomboletta". A confermarlo il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Stefano Anastasìa, dopo avere appreso che nella quarta sezione del carcere romano di Regina Coeli un detenuto afghano è stato trovato morto nel bagno dai compagni di camera.

"Sappiamo bene che i suicidi in carcere non si possono completamente evitare, come fuori e più di fuori. E sappiamo che ministero della Giustizia e Regioni si sono impegnati per piani di prevenzione ad ogni livello e in ogni istituto - commenta Anastasìa - Quindi, non si può lamentare l'inazione, e tantomeno la sottovalutazione. Né ci piace il gioco del cerino, della ricerca della responsabilità ultima, di chi non ha intuito, non ha vigilato o non ha impedito". Prosegue Anastasìa: "Ogni caso di suicidio va indagato ed elaborato, per capire come sia maturato e che altro avrebbe potuto essere fatto per prevenirlo. Comprendeva la nostra lingua la persona che si è tolto la vita questa notte a Regina Coeli? Sapeva per quale motivo era in carcere e con quali prospettive? Era coinvolto in qualche attività? Aveva rapporti con i familiari o con altre persone care?" Il garante della regione Lazio conclude: "E poi, quelle bombolette! Sono almeno quindici anni che si discute delle piastre elettriche per gli angoli cottura delle camere detentive. Invece di costruire nuovi inutili padiglioni, per tenere in carcere autori di reati da niente, non era meglio usare i fondi del Pnrr per l'adeguamento degli istituti esistenti alla normativa di sicurezza e igienico- sanitaria vigente?".

Il tema, quest'ultimo, è stato affrontato da Il Dubbio. Parliamo del programma della ministra della Giustizia Marta Cartabia che, dal punto di vista dell'edilizia penitenziaria, è in continuità con quello del guardasigilli precedente. Ampliare la capacità del sistema penitenziario è, di fatto, una vecchia opzione e rischia di amplificare alcune criticità in mancanza di una ampia progettualità.

I fondi per l'edilizia penitenziaria dovrebbero essere, invece, indirizzati nella messa in sicurezza di tutti gli istituti penitenziari che presentano situazioni non a norma. A partire dai servizi igienici, le docce che dovrebbero essere individuali (ricordiamo la pandemia e il contagio diffuso anche per questo motivo), il rifacimento delle cucine e via discorrendo fino ad arrivare anche ai piccoli dettagli, ma non insignificanti. Pensiamo proprio al discorso dell'utilizzo delle bombole a gas per cuocere il cibo. Sempre il garante Anastasìa ha ricordato che più volte ha consigliato di sostituire le bombolette con un fornelletto elettrico, magari a induzione.

 

 

 

 

 

 

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