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Il "fine pena mai" ha davvero poco di umano PDF Stampa E-mail
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Il Mattino di Padova, 18 ottobre 2011

 

In questi giorni qui in carcere si parla molto del disegno di legge sul "processo lungo", che renderebbe più facile tirare per le lunghe certi processi per arrivare alla prescrizione e più dure le condizioni di accesso ai benefici per chi deve scontare l'ergastolo o una condanna per omicidio. Ho già scontato oltre una decina di anni di carcere, e molti ne ho da fare, vivo a fianco di tanti ergastolani e non capisco perché si vuole togliere la speranza a quegli uomini che stanno espiando delle condanne prive di un fine pena, uomini ai quali è rimasta solo quella speranza a mantenerli vivi.

L'ergastolo, spogliato di quei benefici, sarebbe come una pena di morte distillata in piccole dosi e diventerebbe una tortura, privo com'è di qualsiasi prospettiva, di qualsiasi sollecitazione a capire il male fatto e a ritrovare se stessi, una pena quindi crudele e disumana non meno di quanto lo sia la pena di morte. In questo modo l'ergastolano sarebbe un uomo privato a vita della propria autodeterminazione, della possibilità di progettare la ricostruzione del proprio futuro e di realizzare un percorso di recupero che gli consentirebbe, una volta espiata una determinata quantità di pena, di sperare di ritornare a far parte di quella società che lui aveva ferito e offeso, una società che sa riaccogliere chi ha sbagliato.

L'uomo al quale viene impedito di crescere e realizzare il suo miglioramento, in fondo è un uomo già morto. L'approvazione di questa legge equivarrebbe a "condannare" due volte una persona, infliggendole una sofferenza inutilmente crudele. Ho conosciuto diversi uomini condannati all'ergastolo e con loro ho sempre avuto un rapporto positivo, loro vivono con la speranza di poter tornare ad essere riconosciuti come uomini liberi, in genere sono le persone che maggiormente si adoperano per far emergere la loro voglia di riscatto e lavorano tantissimo su se stesse.

Se ognuno riuscisse a pensare con onestà che potrebbe accadere di finire in carcere ad un amico suo, ad un parente, addirittura ad un proprio familiare, sono certo che si preoccuperebbe un po' di più di quelli che in carcere ci sono già. Io penso che sono gli stimoli, il confronto con persone che vengono da fuori, a spingere chi sta in carcere a intraprendere un certo tipo di percorso che possa portarlo, un giorno, a muoversi e a pensare come una persona "normale".

Mi vengono in mente le parole che Agnese Moro ha pronunciato durante un incontro che ha avuto con noi, qui, nella redazione di Ristretti Orizzonti nel carcere di Padova: "Noi non vogliamo, non dobbiamo buttare via nessuno". Ecco, se le modifiche proposte con il disegno di legge sul processo lungo fossero approvate si butterebbero via gli sforzi di molte persone, ergastolani, educatori, agenti, psicologi e tutti quelli che credono che l'articolo 27 della Costituzione, che mette al centro della pena la rieducazione, non contenga parole vane, ma lo considerano una pietra miliare nella civiltà di una nazione, un obiettivo concreto per cui battersi.

Penso alla Norvegia, e alla strage compiuta da un pazzo, dove a scandalizzarsi per la possibile pena a 21 anni, la massima prevista dal Codice penale di quel Paese, sono stati proprio gli italiani. Ecco che allora diventa fondamentale cercare di informare la gente sul senso che dovrebbe avere la pena, che non è quello di far soffrire tanto e per tanti anni, e sul fatto che il fine pena mai ha davvero poco di umano.

 

Vincenzo Boscarino

 

Noi pensiamo sempre che le cose accadano solo agli altri

 

Da undici anni mi trovo in carcere con l'accusa di omicidio passionale, premetto che: non mi fa male stare in carcere perché so di aver sbagliato qualcosa nella mia vita e di aver fatto del male alle persone che amo di più al mondo, i miei figli, i miei genitori e i parenti di mia moglie, che ora non c'è più per colpa mia.

Mi manca tutto della vita fuori di queste mura, a cominciare dagli affetti, nella mia esistenza ho avuto sempre un comportamento come qualunque altro cittadino onesto, cioè casa, lavoro e famiglia, quando potevo il martedì ed il giovedì allenamento di pallone e la domenica il campionato, praticamente come tanti uomini di tante altre famiglie in Italia e nel mondo.

Quando guardavo il telegiornale ed ascoltavo notizie del tipo che il marito o il fidanzato uccideva la moglie o la fidanzata per gelosia, commentavamo con mia moglie che a noi non sarebbe mai successa una cosa del genere, ma non ci eravamo mai passati ed io non avevo mai provato quei sentimenti cosi contrastanti tra di loro che ti pervadono la mente, quando tra te e la persona che ami si rompe qualcosa fino a non farti più ragionare lucidamente.

Tante volte probabilmente giudicavo quell'azione fatta da quelle persone dicendo a mia moglie "Se dovesse succedere a noi piuttosto un calcio nel sedere e chi si è visto si è visto", ma con il passare del tempo e con l'avverarsi di ciò che non avrei mai potuto sospettare che accadesse nella mia vita (perché noi umani pensiamo sempre che le cose accadano solo ed esclusivamente agli altri ed a noi no!) sono arrivato cosi dopo nove mesi di litigi e riappacificazioni, separazioni e ricongiungimenti e poi discussioni varie, a vedere i nostri figli, che fino a quel momento erano sempre stati seguiti da tutti e due, abbandonati al loro destino, sballonzolati un po' di qua ed un po' di là, e posso garantire che questo ti manda fuori di testa specialmente se ami i tuoi figli più di te stesso. E così mi sono ritrovato in carcere per aver commesso il più brutto dei reati.

Penso però che l'ergastolo sia la condanna più disumana, perché ti porta a morire un po' al giorno per tutti i giorni che ti rimangono da vivere, a questo punto sarebbe meglio la pena di morte, una iniezione letale e via. E se ora passa questa legge del processo lungo, per noi è la fine di ogni idea di futuro. E poi quelle persone come me, che in vita loro hanno fatto un solo reato e hanno preso l'ergastolo, sono condannate a morte già dall'inizio della loro carcerazione, perché il carcere ti porta via tutti gli affetti, gli amici, e tutto ciò che di bello comporta la vita. Io spero tante volte di morire in carcere, forse è l'unica liberazione decente che può avere un detenuto condannato all'ergastolo, perché oggi come oggi speranza non ce n'è, anche se si dice che la speranza è l'ultima a morire. Anzi, io credo che si dica così solo perché il detenuto condannato all'ergastolo muore prima.

 

Santo N.

 

 

 

 

 


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