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Quei fornelletti che permettono un po' di libertà PDF Stampa E-mail
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Il Mattino di Padova, 24 ottobre 2011

 

In un momento in cui per descrivere la situazione delle carceri si devono usare gli aggettivi più cupi, è stata presentata da alcuni parlamentari una proposta di legge che sembra toccare un tema molto "leggero": la distribuzione dei pasti. L'idea è che vengano costruiti dei refettori, (già previsti, per altro, dal Regolamento penitenziario) in cui i detenuti mangino insieme, e quindi non ci sia più il carrello che dalle cucine arriva ai piani e il detenuto "portavitto" che passa attraverso le sbarre il pranzo e poi la cena. Via naturalmente anche i fornelletti a gas, che adesso permettono a chi ha un po' di soldi di cucinarsi qualcosa che "sappia di casa", e a chi fa spesso i colloqui di riscaldarsi il cibo che i famigliari gli portano. Ma è davvero così "innocua" una simile proposta di legge? Tanti detenuti la pensano diversamente.

 

Una proposta di legge che ci complicherebbe la vita

 

È di pochi giorni fa la proposta di legge del deputato del Pdl Rocco Girlanda, alla quale hanno già aderito 18 parlamentari della maggioranza, che propone la creazione di refettori comuni all'interno delle carceri e di conseguenza l'eliminazione dei fornellini dalle celle.

Alcuni dei vantaggi elencati dal deputato sarebbero i seguenti:

eliminando le bombolette, che talvolta vengono usate per sniffare il gas, per stordirsi, per riuscire a dormire o anche per suicidarsi, si aumenterebbe di molto lo "standard di sicurezza" degli istituti;

si ottimizzerebbe la gestione di alcune operazioni potenzialmente critiche per il lavoro degli agenti e per la stessa sicurezza dei detenuti e si favorirebbe la socialità e il loro recupero, consentendo alla Polizia penitenziaria di osservare meglio il loro comportamento;

inoltre si eliminerebbe la disparità tra reclusi, in quanto non tutti hanno soldi per acquistare cibi dal sopravvitto.

Il deputato suggerisce che nei progetti delle carceri ancora da costruire vengano inseriti anche i refettori, mentre per le carceri attualmente esistenti si potrebbero "con facilità riconvertire spazi non utilizzati, come magazzini o palestre". Bisognerebbe che qualcuno informasse il deputato che se in certi posti i magazzini e le palestre non vengono utilizzati come tali, è perché sono impiegati come camerate per ospitare i detenuti che non trovano posto nelle celle troppo piene. Ma nel caso si trovassero altri spazi per dormire, sarebbe bene forse che le palestre venissero nuovamente utilizzate come palestre e i magazzini come magazzini.

Il deputato dice ancora che con i refettori, dove tutti sono costretti a mangiare le stesse cose, si elimina la disparità di trattamento nel mangiare. In pratica quelli che hanno soldi devono mangiare alla stessa maniera di quelli che non ne hanno. È bene che si sappia che quelli che si comprano da mangiare raramente lo fanno per mania di grandezza rispetto a quelli che non se lo possono permettere: il fatto è che il vitto dell'amministrazione è troppo scarso (3,65 € al giorno per tre pasti) e in tante carceri è anche immangiabile

La proposta sui refettori è basata anche sul fatto che i fornelli con le bombolette sono pericolosi e tante volte si fa un uso diverso da quello di cucinare, perché c'è chi sniffa gas per stordirsi e qualcuno è pure morto asfissiato. Ma se apriamo il discorso sui suicidi possiamo dire che quelli che si stordiscono con i farmaci (forniti legalmente dall'amministrazione) sono in numero infinitamente più alto di quelli che lo fanno con il gas e tante volte è anche successo che qualcuno sia morto per abuso di farmaci. Se poi parliamo di suicidi, il gas non è il mezzo più usato per togliersi la vita. Nel 2010 ci sono stati 63 suicidi, 53 per impiccagione, 7 con il gas, 2 per avvelenamento da farmaci, 1 tagliandosi le vene. Se qualcuno decidesse di suicidarsi, non sarebbe certo la mancanza del gas che lo distoglierebbe da tale proposito, questo perciò non è un buon motivo per levare i fornelli, ché se così fosse si dovrebbero levare anche le lamette, che potrebbero servire per tagliarsi le vene, i farmaci, e tutto ciò che può essere usato per fare corde, lenzuola, lacci di scarpe, vestiti.

 

Antonio Floris

 

Il prezioso angolo cottura e preparazione cibo in cella

 

Avere un fornello da camping in cella è una grande comodità, considerata anche la qualità e la quantità del vitto delle patrie galere. Soprattutto ora che l'Amministrazione Penitenziaria non sa più dove "raschiare il barile" per continuare a dar da mangiare alle persone detenute che son sempre di più e sempre più povere. Anzi, non avendo il carcere più la concreta possibilità di tenere costruttivamente impegnati molti detenuti (lavoro, corsi, scuola, volontariato), parecchie persone trovano il modo di occupare il tempo che non scorre mai, ingegnandosi nella preparazione per loro e per i loro compagni di cibo, qualche volta pizze o torte "fatte in casa" con artifizi che hanno dell'incredibile visti gli spazi esigui e i mezzi scarsissimi.

Purtroppo le carceri continuano ad essere discarica sociale di corpi, e così in questo gran calderone vi sono anche molte persone con l'enorme problema della tossicodipendenza e le patologie ad essa correlate. Questi miei compagni, oltre che gestire la disperazione con psicofarmaci, talvolta completamente scorati da tutto cercano di sballarsi aggiuntivamente aspirando gas e arrivando nel tempo ad abusarne sempre di più, svenendo perdendo coscienza, non accorgendosi così del graduale congelamento dei bronchi in fisici già minati, e trovandovi talvolta la morte. Di certo parte di queste persone tossicodipendenti non dovrebbe essere in carcere, e si dice che siano oltre 20.000. La cosa triste è che non si cerca una soluzione praticabile affinché queste persone non debbano stare in galera a poltrire o ad affinare "le conoscenze" sul tema. No, si annunciano rivoluzioni copernicane relative alle ipotetiche e future nuove carceri, provviste di mensa comune così che non vi sia più il problema della distribuzione del vitto in sezione, ma soprattutto si vorrebbe tendere alla risoluzione del problema delle persone che inalano gas per sballarsi in modo radicale, impedendo a tutti i detenuti di preparare qualcosa di diverso dal vitto giornaliero o di riciclare, migliorandolo un po', lo stesso.

 

Filippo F.

 

Perché togliere anche quel po' di autonomia che ci dà un fornelletto?

 

I circa 68.000 detenuti presenti oggi nelle carceri da tempo si aspettano novità dal Ministro della Giustizia, che recentemente è intervenuto a una seduta straordinaria del Senato dedicata a trovare soluzioni al sovraffollamento delle carceri italiane, soluzioni che non si sono però in alcun modo materializzate. Evidentemente, siamo una parte del "popolo" che non interessa, non porta voti e non merita dignità. Sembra che la realtà delle carceri non sia ben conosciuta da molti parlamentari, e quindi ci si accanisce a volte su proposte di soluzioni, che a noi che viviamo quotidianamente la galera sembrano astratte e lontane anni luce dalla realtà.

Ora si sta proponendo di creare dei refettori, e di togliere fornelli e bombolette a disposizione, da sempre, dei detenuti, e che ora sono diventati improvvisamente pericolosi e antisociali. Via quindi fornelli e bombolette. Via anche quel po' di autonomia che ci lascia anche solo il gusto di poterci cibare di qualcosa preparato di persona, da poter condividere con qualche altro detenuto che magari non ha la possibilità di cimentarsi nella cucina. È questo che nessuno valuta, piccole soddisfazioni che riempiono l'animo e staccano la spina dalla situazione dell'essere persone private della libertà. A volte il fornello può bastare anche per farsi un caffè, chi vive oltre le mura un caffè lo può bere ovunque, perché noi non possiamo avere questo piccolo piacere in cella?

E perché non possiamo continuare a prepararci qualche piatto che integri il vitto che non sempre è decente come gusto e spesso è anche insufficiente? E così verrebbe a mancare anche la soddisfazione di riscaldarci i cibi che riceviamo dai famigliari in occasione dei colloqui, e questo significa togliere anche a loro la gioia di portarci qualcosa che rappresenta una parte delle tradizioni di casa nostra, che qui non riusciremo per molto tempo a gustare, sia sotto l'aspetto culinario che per quello affettivo, e impedire a noi di ripensare, mentre riscaldiamo il cibo e mangiamo, alle feste e riunioni in famiglia con parenti e amici.

Lasciateci allora i fornelli e le bombolette del gas che spesso ci sono utili nei periodi freddi per riscaldare anche un po' d'acqua per lavarci o anche solo per farci la barba, e magari, prima di prendere qualsiasi decisione che ci riguardi, provate a pensare che nelle medesime condizioni in cui siamo noi potrebbe trovarsi un vostro famigliare.

 

Ulderico G.

 

 

 

 

 


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