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Per le carceri meno attenzione che per i canili PDF Stampa E-mail
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Il Mattino di Padova, 27 dicembre 2011

 

Il decreto che il governo ha presentato per far fronte all'emergenza delle carceri, dove oggi sono rinchiusi 68.000 detenuti al posto dei 43.000 che ci dovrebbero essere, ancora una volta è stato presentato da giornali e telegiornali con l'aggettivo "svuotacarceri", per dare più forza a questa idea dello svuotamento delle galere, e magari per far crescere un po' la paura nei confronti delle misure prese da questo governo. Si è deciso per esempio che gli arrestati in flagranza per reati di non particolare gravità verranno trattenuti nelle camere di sicurezza degli uffici di polizia e lì attenderanno la convalida (se ci sarà) dell'arresto, entro le successive 48 ore, anziché essere mandati in cella, e la notizia è stata che usciranno oltre 21mila detenuti. Forse però le cose sono un po' diverse, non è che usciranno oltre 21.000 detenuti, e quindi gireranno pericolosi criminali liberi, è che ogni anno più di 20.000 persone stanno in carcere meno di tre giorni, e in futuro queste persone, invece che entrare a intasare inutilmente le galere, arriveranno in carcere solo se l'arresto verrà convalidato. Ma questo purtroppo non basterà a rendere molto più vivibili le nostre prigioni, sempre meno degne di un Paese civile. Abbiamo provato allora a immaginare che l'interesse, che le associazioni animaliste hanno per i cani rinchiusi nei canili lager sia esteso per un giorno anche ai detenuti: è davvero un discorso così provocatorio, o c'è un fondo di verità in questo sentirsi, da parte dei detenuti, trattati come i cani più maltrattati?

 

Una richiesta alle associazioni animaliste

 

Sono un "detenuto cane" o un "cane di detenuto", e mi appello alle associazioni animaliste per essere adottato in qualità di "animale" rinchiuso in un canile carcerario stretto e sovraffollato, così come lo sono i cani rinchiusi in gabbia. Io mi appello alle associazioni animaliste perché la parola "animalista" credo voglia dire: impegnato nella protezione delle specie animali viventi dallo sfruttamento o dai maltrattamenti dell'uomo. E io mi ritengo tale, un animale dotato di moto e di sensi, ma qualche volta anche animale da macello, destinato cioè a qualcosa che sembra una specie di macellazione, perché a questo assomiglia ultimamente il destino di chi finisce in carcere. Ho sempre avuto cani in vita mia e li amo così come li amate voi, però vorrei che voi aveste un po' di attenzione anche per noi "detenuti cani", magari anche solo per un giorno, e combatteste insieme a noi per una vita degna di essere vissuta da parte di entrambe le specie, senza dimenticare che forse è vero che i cani sono innocenti, ma ci sono anche tra di noi detenuti presunti innocenti, che attendono un giudizio, e che in molti verranno anche assolti.

 

Santo N.

 

Le campagne contro il maltrattamento degli animali e le carceri sovraffollate indegnamente

 

Io sono una persona detenuta e mi capita spesso di seguire i servizi molto toccanti che Striscia la notizia fa sul maltrattamento degli animali, sul loro trasporto, sul loro uso come cavie, sul processo con cui, affinché diventino commerciabili, vengono fatti ingrassare nel minor tempo possibile, in spazi dove talvolta non possono letteralmente quasi neanche muoversi. Insomma tenuti in condizioni dis-umane anche per delle bestie.

Mentre guardo le tristi immagini che Striscia la notizia spesso ci propone, il mio pensiero balza inevitabilmente a come stiamo scontando noi umani detenuti la nostra, spesso giusta, condanna. Quindi all'attuale sovraffollamento, che in alcuni Istituti impedisce quasi il movimento fisico se non per poco meno di due o tre ore al giorno in zone apposite "di passeggio". Per il resto spesso si tratta di vere e proprie stie, gabbie dove anche il più piccolo movimento deve essere concordato o sincronizzato con gli altri componenti delle gabbie. Componenti che sono di varie "razze", hanno abitudini strane o diverse, usano linguaggi di vario genere, ma fanno tutti parte della stessa razza, razza umana.

Chissà come tutte le volte che assisto ad un servizio televisivo di Striscia il mio pensiero corre a fare questi strani paragoni e la prima risposta cha mi dò è che loro però sono innocenti, non vi è nessuna ragione per la quale debbano subire tutti quei maltrattamenti talvolta mortali. Subito dopo però mi accorgo che anche se io invece ho fatto qualcosa per essere dove sono, oramai come forma mentis è come se non facessi più distinzione tra loro animali e noi, persone detenute. È chiaro che l'importanza che mi do come essere umano pensante oramai è talmente poca! Nella mia labile mente è quasi nulla. Anzi forse c'è ancora una cosa che ci avvicina, noi e i cani ristretti nei canili, ed è quella che loro a volte sono animali dopati o "da laboratorio", e le persone detenute sono tossicodipendenti, e in carcere spesso vengono anche imbottite di psicofarmaci.

 

Filippo F.

 

Uomo o cane

 

Parlare di "cani detenuti" forse non è una bella cosa, specialmente se questo discorso viene proprio da un detenuto che non vorrebbe essere considerato un cane, ma una persona che ha sbagliato e sta pagando il proprio debito alla società.

Io non saprei come definire quale sia la differenza tra un animale in una gabbia e un detenuto. Tutti e due sono rinchiusi e gli si dovrebbe somministrare del cibo (la qualità e quantità sono da definire, i tre pasti di un detenuto costano circa 3 euro e 80 centesimi). Per quel che riguarda il cane ristretto in un canile, quando sono i volontari che gli portano da mangiare può succedergli anche che prima o poi venga adottato, e potrà così avere una nuova famiglia e quel poco che tu gli dai, lui te lo ripagherà molto di più. Purtroppo questa è una verità non valida per tutti i cani, anzi per molti finisce nel peggiore dei modi, come raccontano tante trasmissioni televisive.

Anche per quel che riguarda noi carcerati, per pochi la carcerazione è mite, civile e nel rispetto dei diritti che sono previsti dalla Costituzione e regolati in un Ordinamento Penitenziario, anche a noi ci danno del cibo, ma poi se andiamo un po' più a fondo sulla dignità dell'uomo "rinchiuso", il dubbio c'è: viviamo meglio o peggio dei nostri amici cani?

Purtroppo la realtà per noi detenuti è a volte peggiore, specialmente nelle condizioni nelle quali siamo obbligati a vivere ultimamente, rinchiusi e stretti in pochi metri con un minimo di tre persone in una cella costruita per una, per 20 o 22 ore al giorno, senza avere nessuna attività, se non per qualcuno un po' più fortunato. Ma non si può vivere sperando, minuto dopo minuto, che oggi sia il tuo giorno fortunato, se poi non c'è mai un giorno fortunato, e magari fuori non hai nessuno, né che ti venga a trovare, né che ti aspetti quando uscirai; loro, i cani, invece qualcuno avrà modo di vederli nei canili o anche attraverso i servizi che quasi ogni giorno appaiono in televisione, con l'onorevole Brambilla che li accarezza e bacia con tanto amore, loro forse avranno una vita migliore, qualcuno che li adotterà. Pensare che qualcuno possa fare altrettanto per i detenuti mi darebbe gioia, per me ma anche per tutti quelli che sono nelle mie medesime condizioni – abbandonati da tutti – relegati in carceri lontane anche dalle città, perché nessuno deve accorgersi che ci siamo. Ma come fanno a non accorgersi di noi, a dire che c'è bisogno di certezza della pena, "chiudiamoli tutti in galera e buttiamo via le chiavi", quando di fatto questa spesso è già la realtà?

Ci piacerebbe che gli animalisti ci accomunassero nelle loro battaglie agli animali di cui tutelano i diritti, perché non ci sentiamo mostri come ci definiscono gli organi di informazione: abbiamo commesso cose brutte, qualche volta definibili anche come mostruose, siamo coscienti che dobbiamo pagare un debito alla società, ma dopo aver pagato per il nostro reato, anche noi dovremo uscire, ritornare in società, con la speranza che le nostre famiglie ci abbiamo potuto attendere, e che per lo meno non ci troveremo su una strada, abbandonati come i cani chiamati "randagi".

 

Alain C.

 

 

 

 

 


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