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Se telefonando... si umanizzano le prigioni PDF Stampa E-mail
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Il Mattino di Padova, 5 marzo 2012

 

In tanti Paesi civili (la Francia, per esempio) le persone detenute telefonano liberamente dal carcere ai loro familiari, in Italia no, In Italia si può telefonare una volta a settimana per dieci miseri minuti e per certe categorie di reati le telefonate sono ancora meno, due al mese. La "liberalizzazione" delle telefonate è allora un obiettivo del tutto ragionevole, che farebbe entrare un può di umanità in carceri ormai Impresentabili. Senza contare che mantenere contatti più stretti con I propri cari, quando si sta male e si sente il bisogno del calore delia famiglia, così come quando a stare male è un familiare, potrebbe davvero costituire anche una forma di prevenzione dei suicidi.

 

Dieci minuti da dividere per 3 figlie

 

Sono un detenuto che deve scontare un cumulo di pena di venti anni, ne ho già scontati la metà, sono padre di tre bambine di il, 10 e 3 anni. L'unico mezzo possibile per mantenere vivo il rapporto con loro sta nelle sei ore di colloquio mensile e nelle telefonate, una a settimana della durata di dieci minuti. Allora mi chiedo come un padre possa continuare a svolgere il ruolo di genitore in queste condizioni. La risposta è che no! Non è proprio possibile fare il padre nei dieci minuti di telefonata che, poi, divisi per tre figlie sono tre minuti da dedicare a ciascuna figlia. Il rischio è che le bambine crescano con disturbi della personalità e con atteggiamenti di rifiuto verso la società. Eppure la loro unica colpa sta nell'essere figlie di un detenuto.

Purtroppo in Italia i f igl i dei detenuti, con tutte le privazioni che gli vengono imposte, scontano in parte la condanna del loro genitore. Ma come può un detenuto tendere a rieducarsi e a responsabilizzarsi se di fatto gli viene tolta la possibilità di essere davvero genitore? Perciò la conseguenza sarà che. dopo aver scontato fa tua pena, dovrai fare rientro in famiglia e ti troverai dei figli che conosci appena e ti sentirai un estraneo nel doverti rapportare con loro.

E questo riguarda quelli che hanno la fortuna di trovarla ancora, una famiglia, perché in molti casi la famiglia del detenuto, dopo aver vissuto questo tipo di esperienza, decide di non seguirlo più e quindi sceglie la separazione. Noi tutti siamo consapevoli che abbiamo fatto degli errori e dobbiamo pagare, ma con la privazione della libertà personale e non come avviene attualmente nelle carceri italiane, dove si viene privati del diritto forse più fondamentale della propria vita, che è quello di prendersi cura dei propri figli.

Con il pericolo che un figlio, dopo aver vissuto questo tipo di situazione, possa deviare nella crescita e sentirsi un diverso, magari colpevolizzandosi per responsabilità che non ha, perché non è una colpa quella di essere il figlio di un detenuto in un Paese dove le istituzioni carcerarie i figli di detenuti li obbliga a vivere come figli di "serie B".

Penso che da parte di tutti si dovrebbe fare una lunga riflessione su come attualmente vivono i figli dei detenuti e iniziare a lottare perché le istituzioni si sensibilizzino su questo problema e si adeguino agli altri Paesi europei, dando per lo meno maggiore spazio alle telefonate con i figli e facendoli ritornare figli "normali" con tutti i diritti che ogni figlio deve avere.

 

Luigi Guida

 

Dopo 20 mesi ho risentito "mamma"

 

Ho dovuto fare venti mesi di attesa per riuscire finalmente a parlare al telefono con i miei f igl e i miei genitori. Dopo tanti mesi che non sentivo la loro voce è stata un'emozione fortissima poterli chiamare. Sentire poi la parola "mamma", non è stato facile, anche perché non ero più abituata a quella parola. Stavo parlando con mia madre e mi pareva di avere appena iniziato quando ho sentito l'agente che mi ha detto "passate ai saluti". Non mi ero resa conto che il tempo era volato e che avevo già fin to. Non so cosa ho detto io e così hanno detto loro, mi sembra di non essere riuscita a dire nulla ii dieci minuti. Sono così pochi soprattutto per quelli come me, che la famiglia ce l'hanno lontana! Comunque, dopo tutto quel tempo, il suono della parola

mamma mi aveva tolto anche la forza di parlare! La circolare sulle telefonate ai cellulari permette di chiamare a un cellulare chi non ha colloqui visivi nei quindici giorni precedenti, ma io i collo qui visivi li ho perché viene a trovarmi il mio compagno, allora sono andata a parlare con la direttrice, le ho spiegato il mio problema, le ho spiegato che voleva sentire la voce dei miei figlie lei mi ha autorizzato subito.

Ai miei figli, che sono rimasti in Albania quando ero libera telefonavo almeno due volte al giorno: al mattino gli davo il buongiorno e alla sera gli chiedevo come era andata la giornata. Adesso, dalle scorso giugno, vivono da sol i. Provo angoscia, ansia che possa succedere loro qualcosa, che stiano male, con me lontana. I miei genitori sono anziani e non sono in grado di aiutarli come potrei fare io. Se ora qui mi venissero a dire "Ti autorizziamo a fare una telefonata straordinaria", io immediatamente telefonerei ai miei figli. Subito. Per chiedere loro come stanno, come va il lavoro, se si stancano, come hanno sistemato la casa, se hanno bisogno di qualcosa. Con una telefonata di dieci minuti invece non ho assolutamente tempo a sufficienza. Il pensiero è sempre li, perché sono soli.

 

Mimoza

 

"Non voglio sentirti piangere più"

 

Anche se il mio è un reato del 4 bis, per due anni di telefonate ne ho fatte quattro al mese. In ben tre istituti si sono sbagliati, poi si sono resi conto che con il 4 bis se ne possono fare solo due, e mi hanno tolto subito le due in più che facevo. Ma cosa potevo dire a quel punto a mio figlio? Che avevano fatto una legge nuova per cui potevo chiamarlo solo due volte al mese?

Cosa puoi dire a un bambino di 12 anni? Come lo capisce? E che cosa riuscirò ora a dire a mio figlio in venti minuti al mese, forse solo "come stai? come vai a scuola?" e poco altro. Mio figlio vive con mia mamma in Romania e il padre lo segue poco, l'aiuto economico arriva più da parte mia che da parte sua. Ha bisogno di sostegno adesso, ma io per telefono cosa gli posso raccontare? Allora gli scrivo tanto, anche per conoscerlo. Per iscritto, facciamo tutto, anche dei quiz!

Io non lo conosco più. lo conosco fisicamente ma mentalmente questo bambino io non lo conosco proprio più. Ho iniziato allora a interrogarlo domandandogli che colore gli piace, che musica. L'ho lasciato a 10 anni adesso ne ha 14, è un'altra persona, per questo devo fargli delle domande così, e a periodi diversi ripeterle, perché cresce. cambia. In questo modo, quando arriverò a casa, non perderò tempo per conoscerlo, perché ne sto approfittando per farlo da qui!

Gli chiedo di tutto: se crede in Dio. che materia gli piace, con che cosa gioca, tutto... Faccio delle liste di domande e lui mi risponde. Sono quattro anni che non lo vedo. non lo tocco. Già fisicamente è un altro, lui mi manda fotografie. se le fa lui, e ho notato una cosa particolare: non mi manda solo le foto con lui. ma con tutta la città, le panchine del parco, il Comune, la scuola...

Ho pensato "Forse mio figlio si rende conto che non mi manca solo lui. ma anche tutto il resto, e allora mi coinvolge, mi manda la foto del lago ghiacciato, delle strade, perfino del tavolo, il tavolo apparecchiato a casa mentre mangiano. tutto. Nelle ultime foto c'erano le strade piene di neve, la sua torta di compleanno, il garage, la sua bicicletta, una panchina del parco nuova lui e mia mamma.- mi ha mandato tutto il mondo che pensa mi manchi. E io mi sono detta "Guarda quanto sono fortunata con mio figlio, perché lui mi dà più forza di quella che gli do io!". Oggi gli ho parlato di nuovo, e lui mi ha consolata dicendomi: "Non piangere più, approfitta di quei pochi minuti che hai. al telefono non voglio sentirti piangere più...".

 

Luminita

 

 

 

 

 


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