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Quei ragazzi che vivono con difficoltà la loro sessualità PDF Stampa E-mail
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Il Mattino di Padova, 28 giugno 2010

In questi giorni anche su questo quotidiano si è molto parlato di reati come le molestie sessuali e lo stupro, commessi da giovanissimi studenti.  Il tema è spinoso, ma la nostra redazione di recente ha approfondito proprio queste questioni in un incontro in carcere con Mauro Grimoldi, psicologo che si occupa di devianza minorile, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia, autore di un libro importante su questi temi, «Adolescenze estreme».  Abbiamo pensato di pubblicare parte di quell’incontro, perché ci sembra che dia spunti di notevole interesse proprio sui comportamenti a rischio dei giovani, legati a una difficoltà a vivere serenamente la loro sessualità.

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Vorremmo soffermarci sui reati che hanno a che fare con la violenza o con le molestie sessuali. Quando incontriamo i ragazzi delle scuole a volte è successo che qualcuno di loro dica «va bene tutto, ma io gli autori di reati sessuali li odio, dovrebbero stare in carcere a vita». Poi ci siamo accorti che spesso la violenza sessuale accade proprio nel mondo dei giovani, quindi a noi sembra interessante capire quali sono i meccanismi che portano così tanti giovani a commettere questo tipo di reato e portano però gli stessi giovani a considerarlo il peggiore dei crimini.   Mauro Grimoldi. Intanto facciamo una distinzione e diciamo che stiamo parlando di uno dei due tipi di reato sessuale, nel senso che un tipo di reato sessuale è quello «individuale», cioè quello che uno compie da solo. Di solito avviene in un contesto vicino a quello famigliare, spesso ha per sua vittima un altro componente della famiglia, più giovane, quindi una sorellina, qualcuno che abita vicino, e lì di solito il disordine è di tipo psicologico, relazionale, è da esaminare caso per caso. Però la stragrande maggioranza dei casi di cui mi state parlando si riferisce agli abusi di gruppo. Va precisato che dove c’è un abuso di gruppo commesso da minorenni, di solito c’è una vittima che in qualche modo è un po’ una vittima predestinata, nel senso che è una ragazza cha ha avuto un comportamento che fa pensare agli altri che sia a disposizione loro, erroneamente intendiamoci, però una ragazza che ha una certa facilità ad avere molte relazioni. Si tratta di un tipo di persona che usa la propria sessualità per essere presente nell’immaginario del gruppo in un certo modo, che ha sperimentato la potenza pazzesca che ha il corpo femminile rispetto ai propri coetanei di sesso maschile e usa quella forza per sentirsi presente e importante. I ragazzi del gruppo la pensano come quella che ci sta facilmente e a lei sentono ad un certo punto di non dover più chiedere un permesso, e questo è gravissimo. Non tutti i ragazzi sono eguali però, faccio l’esempio di una festa, in cui è avvenuto effettivamente che una ragazza si sia parzialmente spogliata ed è rimasta lì a ballare insieme agli altri. Qualcuno è andato via, qualcuno è rimasto, un gruppetto si è avvicinato... Chi si avvicina appartiene ad una tipologia molto precisa, si tratta di ragazzi molto giovani, di solito intorno ai quattordici anni, con una scarsa scolarità, spesso con dei problemi anche di tipo cognitivo e che sperimentano la sessualità per la prima volta. Loro molto probabilmente sono quelli che decidono che quella situazione può andar bene per trasformare la sessualità in un gioco, per arrivare più velocemente a questa prima esperienza. Perché ricordiamoci che il sesso, per un ragazzo di quattordici, quindici anni, è soprattutto una questione ancora una volta di identità. Quando vai da un ragazzo di sedici anni che non ha ancora fatto sesso e glielo fai notare, lui sta male, perché si sente indietro, deve raggiungere gli altri. Se tu ancora non lo hai fatto e i tuoi amici sì, è un grosso problema. Il sesso in adolescenza non è un problema libidico, non si tratta di godere di questa esperienza, si tratta di status, si tratta in prima istanza di quello che gli altri sanno di te. I ragazzi che hanno rapporti sessuali in questo modo andrebbero rieducati al piacere. Se fossero educati alla dimensione del piacere non farebbero esperienze di questo genere, che non hanno nulla a che vedere con il piacere sessuale, però hanno molto a che vedere con il fatto di dover dimostrare che sono capace, che sono competente in queste cose, e quindi io ci devo essere, io devo essere lì e devo dimostrare di essere all’altezza. Però attenzione, perché spesso finiscono male queste storie, finiscono male senza che si sia consumato un atto che è puramente sessuale, ma diventa un atto violento, perché l’aspetto principale non è libidico, ma narcisistico. Lì sì che può andare a finire male. Quello che manca è la fiducia di poter affrontare il sesso in tempi e modi normali, se io penso che in fondo in un tempo normale incontrerò una ragazza, che mi sento abbastanza tranquillo, forte, capace, e con lei potrò avere una esperienza sessuale, non vado ad affrontare l’esperienza in questo modo. Se però mi sento molto lontano da quella esperienza di cui ho sentito parlare, la vedo su internet, so che c’è questo mito del sesso, non so che cos’è, però so che chi c’è arrivato è qualcuno che è molto fortunato, è un iniziato, è uno che è arrivato a scalare l’ultimo gradino della scala. Se io la penso così, allora colgo qualsiasi occasione e quando ho la sensazione di non essere capace, di essere molto lontano dall’arrivare lì, penso che in fondo devo trovare una strada alternativa, perché se cerco il sesso normalmente probabilmente non ci arriverò mai. Alcuni ragazzi che vengono coinvolti in queste vicende a volte sono fidanzati, hanno una compagna, a cui non hanno il coraggio di chiedere nulla che abbia a che fare con la sessualità.

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E come reagiscono i genitori di fronte a problemi di questo tipo? Certo come genitori si fa fatica ad ammettere la responsabilità rispetto al figlio, perché ci si sente smarriti. Se un genitore arrivasse a capire e accettare che non deve essere un genitore perfetto, ma che fa quello che può e che è importante il confronto, allora arriverebbe ad essere veramente un genitore che collabora anche con l’istituzione senza paura, mettendo in discussione il proprio ruolo, perché avrebbe accettato una relazione con gli altri.

Mauro Grimoldi

Io non lo so che cosa potrebbe accadere se un giorno mia figlia commettesse un reato, forse la difenderei anch’io come ho visto difendere i propri figli da tutti i genitori, tanto è vero che non ho assolutamente un sentimento negativo nei loro confronti. Anche quando la stampa li attacca i genitori comunque si schierano dalla parte dei figli. Forse questo evento che è una cosa gigantesca, un cataclisma che capita nella vita di un ragazzo, in qualche modo richiama a sé una funzione primaria, che è quella che rende indispensabile la propria presenza quando le cose vanno male, quando succede un disastro e il figlio implora “Aiuta me adesso, perché sono io che in questo momento non so più che cosa fare, è successa questa cosa, vieni da me e da nessun altro”. Allora lì si ricrea quell’unità che in qualche modo esiste tra genitori e figli, a prescindere da qualunque altra considerazione. La prossima settimana, per esempio, devo andare a fare un incontro in un piccolo paese, in un piccolo territorio in cui è avvenuto un abuso sessuale commesso da un gruppo di adolescenti, e questa comunità, soprattutto i genitori, ma anche alcuni dei lori amici, è schierata abbastanza dalla parte degli abusanti.
 

 

 

 

 


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