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Dare informazioni ai detenuti... tra non poche difficoltà PDF Stampa E-mail
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In Veneto, 20 luglio 2010

Determinate e motivate più che mai. Sono tre le studentesse universitarie impegnate ormai da quasi un mese nel fornire informazioni ai detenuti reclusi nella casa Circondariale di Verona, tramite la gestione del nuovo sportello nato da una convezione tra Università e Direzione del carcere. E per lavorare in carcere, si sa, oltre alla buona volontà ci vuole anche la capacità di adattamento a una realtà particolare, nuova, tutta da scoprire. Destinato ai detenuti giunti agli ultimi mesi di pena da scontare, lo sportello è aperto al momento solo il martedì mattina (anche se sulla carta è segnalato come giorno di apertura anche il giovedì) e in un mese ha permesso l'incontro tra circa una quindicina di detenuti e le tre studentesse presenti a gestirlo: una di giurisprudenza, Ileana, le altre di Scienze della formazione, Camilla e Maria Antonietta.
L'apertura di una sola mattina alla settimana, invece delle due previste, non è l'unica delle difficoltà incontrate. Complice anche il periodo estivo, in cui gli agenti penitenziari – già fortemente in sotto organico - sono ulteriormente decimati dalle ferie dei colleghi, capita anche che lo sportello il martedì debba chiudere in anticipo, se il cambio turno non è tempestivo.
“Per due martedì di fila ci siamo trovate costrette a chiamare a colloquio i detenuti già incontrati – spiega poi Ilena della facoltà di Giurisprudenza -. Temevamo che non ci fosse interesse per lo sportello, ma poi abbiamo scoperto che le loro domandine erano ferme e la comunicazione era saltata. Ora il problema dovrebbe essere risolto”.
Intanto, grazie alle prime domande accolte, le operatrici dello sportello si sono già potute fare una prima idea di quali siano le richieste più gettonate da chi è recluso a Montorio. E, come prevedibile, sono documenti e lavoro a preoccupare maggiormente chi è ormai prossimo all'uscita dal carcere. “Vi sono numerosi detenuti che attendono da tempo risposte a istanze rivolte ai magistrati o si lamentano perché gli avvocati nominati con il patrocinio a spese dello stato sono spesso assenti. E non mancano le domande più semplici: dove andare a dormire e mangiare nei primi giorni da liberi”.
Ileana spiega poi che per le donne le richieste cambiano un po': “più che documenti e lavoro, chiedono trascrizioni di atti di matrimonio e magari la possibilità di accesso a case famiglia”.
Rispondere non è sempre facile. Perché se è vero che a uno sportello che ha la funzione di informare, gli operatori devono essere pronti a saper indirizzare su qualsiasi richiesta, è anche vero che le funzioni degli studenti tenuti a gestirlo, sono comunque ridotte.
“Per qualsiasi cosa noi dobbiamo rimandarli all'avvocato – continua Ileana -.  Possiamo indirizzare le persone, ma non abbiamo un riconoscimento formale del nostro ruolo”.
Dopo una lunga pausa d'attesa dai 3 anni trascorsi dalla firma della convenzione, il progetto è comunque partito, nell'ottica di diventare una realtà permanente all'interno della struttura carceraria. E l'auspicio di chi vi sta svolgendo un periodo di tirocinio, è che presto altri studenti accolgano la sfida e vi sia un passaggio delle consegne pronto e tempestivo.
 

 

 

 

 


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