Martedì 20 Agosto 2019
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4 bis: l'articolo della disparità (Giovanni Mafrica, Spoleto) PDF Stampa E-mail
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Se fossi un linguista proporrei di abolire dalla lingua italiana i sostantivi che generano disparità tra individui, in quanto, i dettami della nostra Costituzione proteggono il singolo dall’ineguaglianza proprio con un apposito articolo, e cioè con l'art.3. Ma, ahimè, non essendo tale mi limito a contestare le storture di quest'articolo che per caratteristica riduce il soggetto in oggetto. Una correzione del detenuto che lo porta da padrone del suo destino a oggetto d'imposizioni di direttive che nulla hanno a che fare con i parametri costituzionali. l'articolo è stato partorito, negli anni 90, da menti contorte (come rappresaglia), il quale della diversità ne fa la sua forza letale: devastante per il soggetto che n'è colpito. Ciò perché, con l’art.4 bis viene abbandonato in modo univoco il principio d'uguaglianza di tutti i condannati nella fase dell'esecuzione penale(principio precedentemente sancito dalla l. n. 663 de11986) e si prevede un trattamento penitenziario differenziato. Viene applicato, per giunta, anche ai delitti in precedenza non indicati, in barba all'art. 7 della Corte Europea dei diritti dell'uomo, il quale stabilisce che nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto attribuitogli. Ho volutamente fatto questa breve storia sul 4bis, perché oltre ad avere incidenza sulla libertà individuale, diversifica il soggetto anche negli affetti. Infatti, incide nei rapporti famigliari, sic! Il rapporto già precario e difficile di anni e anni di prigionia tante volte viene acuito da regole poco edificanti per un paese che basa le proprie regole sulla civiltà giuridica. Per noi "unti", poi, il concetto di ineguaglianza si inasprisce ancora di più nel momento in cui percepiamo il disinteresse da parte delle varie Direzioni verso i rapporti familiari ed affettivi. Ad esempio: come gli si spiega ad un bambino o una madre o una moglie o una figlia che telefonare o fare un'ora in più di colloquio, possa recare danno alla società? Non credo che le fondamenta di una nazione possano essere messe a rischio se a taluni soggetti gli venga concesso di sentire ed avere rapporti più frequenti con i propri cari. Anche perché mi si dovrebbe spiegare cosa centra la limitazione del numero delle telefonate e delle ore dei colloqui, con la sicurezza. Trovo veramente difficile coniugare il significato di "sicurezza" con "garanzia dei diritti agli affetti" per il fatto stesso che la violazione dell'art. 3 della Costituzione è fin troppo evidente, come altrettanto lo è I'art. 3 dell'Ordinamento Penitenziario. Credo invece che centri molto la cattiveria di alcuni addetti ai lavori e la continua ricerca alla segregazione per taluni soggetti che a vario titolo, a torto o a ragione, gli viene applicato quest'articolo. È opinione diffusa che si tratta di mezzi surrettiziamente utilizzati a fini punitivi. Ritengo che se fossimo in un Paese normale questo non dovrebbe trovare cittadinanza, ma purtroppo, il perenne stato emergenziale, di cui il nostro Paese pare non voler guarire mai, fa sì che venga leso anche il diritto a coltivare gli affetti. Vorrei ricordare, invece, che denegare diritti significa dare adito a trattamenti contrari ai dettami costituzionali; significa generare disparità, originare iniquità dalla quale sgorga l'ingiustizia. Credo che i rapporti interpersonali con i familiari sia che siano donne straniere in stato di prigionia, sia che siano coloro i quali rientrano nel c.d. 4 bis, non vadano assolutamente limitati, mettendo in atto pratiche volutamente discriminatrici, penalizzanti o ostative, ma vadano invece agevolati e posti come strumento imprescindibile al fine e allo scopo di rafforzare i rapporti con i medesimi sia attraverso frequenti colloqui visivi, sia soprattutto telefonici. Perché ritengo che laddove si tratti d'affetti attinenti la sfera famigliare non ci debbano essere barriere, ma solo ponti per congiungere e rafforzare il legame affettivo che accumuna l'umano. Ciò perché sia i figli del 4 bis che delle prigioniere straniere(e non), sono persone e in quanto tali governati dalle stesse leggi chimiche e biologiche, quindi, uguali alla specie umana, e non figli di un Dio minore, ma vittime, semmai, dell'inumanità e indifferenza e discriminazione che imperversa in larga parte nell'istituzioni.

 

Giovanni Mafrica

Spoleto, 6 marzo 2012

 

 

 

 

 


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