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Il girone dantesco dei "quattrobissiani", (di Giuseppe Barreca, Spoleto) PDF Stampa E-mail
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I nuovi lebbrosi delle carcere italiane si chiamano "quattrobissiani"; ovvero soggetti che hanno subito condanne che rientrano nella fascia del4 bis O.P. E' come un male oscuro che piano, piano logora ogni parte sana del corpo. Col 4 bis e l'ergastolo hai la certezza di morire un pezzettino al giorno dunque è peggio della pena di morte. Ebbene le carceri italiane sempre più ghettizzate, sempre più chiuse anche se dentro sempre più aperte. È necessario individuare strumenti tesi a veicolare la voce di chi vive questa realtà con molta sobrietà. Non è necessario gridare ma forse parlare affinché le vibrazioni di ognuno vengano recepite nei decibel razionali. Umani. È alla politica che i decibel devono essere indirizzati. A quella politica del tutto avulsa dai problemi sociali, una politica sempre più cieca, sorda, distratta, tendenziosa a coprire e non a scoprire i veri problemi che rendono un giovane paese vecchio, avvilito e tra un po' anche solo. Non è tollerabile più che un paese definito culla del diritto con leggi garantiste mantenga una mostruosità giuridica come il 4 bis; la più brutale e disumanizzata delle circostanze, la più dura delle disuguaglianza. Molti non sanno cosa sia l'ergastolo ostativo. Molti non sanno che nel nostro paese esiste una pena di morte lenta, inesorabile che ti toglie il respiro. Molti non sanno che in Italia puoi essere condannato a morte per legge senza che ci sia una legge. Molti non sanno che le notti dell'ergastolano ostativo sono più buie e malinconiche di quelle del comune ergastolano. Molti non sanno che l'ergastolano ostativo ha deciso di affidare la sua sorte alle stelle, alla luna, ai sogni, ai racconti dei grandi romanzieri. Molti non sanno che alcuni ergastolani ostativi paradossalmente non sanno che esiste una pena che non finisce MAI. E molti non sanno che la pena che non finisce mai NON è l'ergastolo, ma è il 4 bis. Può apparire banale ma molti ergastolani c.d. "ostativi" nelle loro preoccupazioni mettono in primo  piano il 4 bis e non il fine pena MAI, di per se mostruoso, poiché un ergastolano c.d. comune può  accedere ai benefici penitenziari previsti dal legislatore, mentre l'ergastolano "quattrobissiano" non potrà mai accedervi. Da qui dunque l'aberrazione dell'ergastolo ostativo. Nelle carcere è diventato un imperativo. Tra un po' sei guardato male anche dai compagni che spesso ti chiedono... "hai condanne per il4 bis"? ...mamma mia! E scappano via per evitare forse di essere contagiati. Per fortuna o sfortuna, dipende da quale prospettiva la si vuole guardare, non è proprio così l La condizione tuttavia sembra stia per cambiare stante alcune voci, infatti, pare vogliono creare delle aree riservate esclusivamente ai "Lebbrosi" del terzo millennio; aree che presto diventeranno i cimiteri dei vivi. Alla faccia della cara Costituzione (sic x sic ...elevato a potenza!). Volendo approfondire il 4 bis implica, inoltre, la preclusione di taluni benefici strettamente legati al rapporto con la famiglia come ad esempio i colloqui telefonici limitati a due al mese. Ciò incide sulle condizioni del recluso già penalizzato dalla mancata applicazione della famosa "territorialità della pena", ossia il luogo di detenzione non dovrebbe superare i 250 km dalla propria residenza. Molti detenuti a causa della lunga detenzione e dalla lontananza dal luogo di residenza non fruiscono dei previsti colloqui visivi per svariati motivi che possono essere: precarie condizioni economiche o anche il luogo di detenzione quasi irraggiungibile dai congiunti. Dunque effettuare un ulteriore colloquio telefonico sarebbe quasi meglio delle tante medicine che alcuni detenuti sono costretti ad assume per patologie legati anche alla carenza e alla mancanza di rapporti con la famiglia,temi molto cari e ribaditi dal legislatore che pone con priorità assoluta il rapporto detenuti/famiglia. Un'ipotesi di lavoro? Introdurre una variante che consenta di sostituire l'ora di colloquio visivo con il colloquio telefonico per la stessa durata.

 

di Giuseppe Barreca,

Spoleto, marzo 2012

 

 

 

 

 


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