Martedì 20 Agosto 2019
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

 

 

La discriminazione dell’art. 4 bis (Pasquale De Feo, Catanzaro) PDF Stampa E-mail
Condividi

La nostra Costituzione all’art. 3 sancisce che siamo tutti uguali davanti alla legge, senza distinzione di razza, di condizioni personali e sociali, ecc. L’art. 27 sancisce che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. E’ palese che anche un asino capisce che l’art. 4 bis O.P. è anticostituzionale. L’obbrobrio del 4 bis consente il doppio binario nell’esecuzione della pena e la discriminazione nel regolamento all’interno delle carceri. L’art. 4 bis toglie ogni speranza agli ergastolani. Un ergastolano ostativo, e sono la maggioranza, non avrebbe nessun senso il trattamento rieducativo, perché deve rimanere in cella tutta la vita. I detenuti che rientrano con i loro reati nell’art. 4 bis, non avrebbero nessun interesse ad aderire al trattamento rieducativo, essendo che devono scontare fino all’ultimo giorno della loro vita. La Corte Costituzionale con sentenze che contrastano la Costituzione che dovrebbero difendere, hanno stabilito che avere un reato che rientra nell’art. 4 bis, si estende a tutta la pena, cumulo e anche all’ergastolo. Con un’altra sentenza hanno stabilito che l’art. 4 bis non vieta l’accesso alla pene alternative, perché i detenuti possono scegliere di collaborare con la giustizia e superare l’ostatività ai benefici della Gozzini . Hanno ritenuto l’Italia simile allo stato di polizia della Germania dell’Est, chi collaborava con la STASI (polizia segreta) era un ottimo cittadino, chi non collaborava era ritenuto un nemico della società. Infine con una sentenza machiavellica, la Consulta decide che nel nostro paese l’ergastolo non esiste perché a 26 anni di carcere si può accedere alla libertà condizionale, dimenticando due cose: con l’ostatività dell’art. 4 bis, l’ergastolo diventa una condanna alla pena di morte, perché è negato l’accesso alle pene alternative; e che la libertà condizionale, come tutte le pene alternative, non sono automatiche, ma discrezionali. Questa sentenza è surreale, perché con l’ergastolo non ostativo, a 10 anni di carcere si può uscire in permesso, a 20 anni di carcere si può uscire in semilibertà, pertanto non si dovrebbero aspettare 26 anni di carcere per uscire il libertà condizionale, ma tutto ciò solo in teoria. L’anticostituzionalità dell’art. 4 bis non riguarda solo l’esecuzione della pena, ma anche le norme che regolamentano la quotidianità nelle carceri. Chi rientra nell’ostatività della pena, può telefonare solo due volte al mese ed effettuare solo quattro ore di colloquio al mese. Chi non rientra con il reato nell’art. 4 bis, può usufruire di una telefonata settimanale e di sei ore di colloquio al mese. E’ singolare che la frequenza delle telefonate e dei colloqui dipendano da un reato e spesso da un comma o addirittura da un aggravante in sentenza. Palesemente viola l’art. 3 della Costituzione sull’eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Le leggi emergenziali degli ultimi 30  anni hanno lacerato la civiltà del diritto, seppellendolo sotto una lapide. Dalla culla del diritto siamo finiti al cimitero del diritto.

Pasquale De Feo

Catanzaro, marzo 2012

 

 

 

 

 


Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it