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Il carcere invade piazza Vittorio: una serata per i diritti dei detenuti PDF Stampa E-mail
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In Veneto, 20 luglio 2010

Per il quinto anno “Il carcere in piazza” ha portato fra la gente la voce di coloro che la società tende a dimenticare. Presenze scomode per i politici e i “benpensanti” che, genericamente, le considerano numeri evitando di soffermarsi a riflettere se veramente il carcere sia il luogo dove chi sbaglia paga il suo debito in maniera adeguata e se questo luogo offra le condizioni per ripartire una volta conclusa la carcerazione.
Negli ultimi tempi si è soprattutto sentito parlare di inasprimento di pene, della necessità di costruire nuovi luoghi di detenzione; mai di aumentare gli investimenti su programmi di rieducazione, istruzione, preparazione ad un lavoro che, una volta riguadagnata la libertà, dia all’ex detenuto i mezzi per vivere in maniera onesta.
Quale sia e come si svolga la vita in carcere lo hanno spiegato venerdì sera, dal palco di piazza Vittorio Emanuele, i rappresentanti del Coordinamento dei volontari della Casa circondariale di Rovigo che riunisce le associazioni della San Vincenzo, di Porta verta e del Centro francescano di ascolto. Le testimonianze di Livio Ferrari, Paola Zonzin, Cristiano Cattin, Nadia Poletti, coordinate dalla giornalista Francesca Ferrari, hanno spalancato le porte su un baratro di sofferenza garantita, minuto dopo minuto, dal lento scorrere delle ore in spazi molto ristretti, senza nulla da fare; dalle perquisizioni giornaliere, dagli orari fissi dei pasti, delle pulizie, dell’aria e del sonno. Giornate passate a tormentarsi pensando alle mogli, ai figli e ai genitori, rimasti senza sostegno; insidiate dall’uso della droga e dalla diffusione di malattie. Fino alla condizione estrema di chi deve scontare l’ergastolo.
Squarci di vite mutilate per anni, decenni sono emersi con prepotenza dalla lettura di lettere di uomini e donne incarcerati fatta da Cristiano Cattin e Nadia Poletti. A queste si è aggiunto un documento scritto dai reclusi del carcere rodigino e affidato alla volontaria Paola Zonzin, dove si chiede di avere un maggior riconoscimento dei diritti della persona umana e di non essere dimenticati.
Francesca Ferrari ha sottolineato con forza la disperazione che distrugge l’anima di tanti giovani quando vengono incarcerati a causa dei maltrattamenti che subiscono, dei condizionamenti psicologici che spalancano ai loro occhi quel buco nero senza via di uscita che li porta al suicidio.
“La pena non deve mai essere disgiunta da un percorso di rieducazione e, quando è necessario, di preparazione al reinserimento sociale perché chi ha una prospettiva di lavoro non tornerà a delinquere”, ha concluso Livio Ferrari ricollegandosi alle parole pronunciate da Giovanni Paolo II durante la visita a Regina Coeli nel luglio del 2000. “Ma oggi quello che si persegue è soprattutto l’aspetto punitivo. Le leggi che servono ci sono, basta applicarle”.
A interrompere i temi drammatici della serata hanno provveduto le canzoni e la musica del cantautore Goran Kuzminac con la sua band di chitarre e batteria, molto apprezzati dal pubblico.
 

 

 

 

 


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