Martedì 20 Agosto 2019
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

 

 

Disuguali per legge (Carmelo Musumeci, Spoleto) PDF Stampa E-mail
Condividi

Dialoghi di Carmelo con Silvio, il suo compagno di cella

 

L’ho detto a suo tempo, e lo affermo anche adesso, occorre smascherare I’assunto, il partito preso, che quando è uscito, 12 anni fa, il regolamento d'esecuzione corrispondeva a un miglioramento della vita dei detenuti. Non è stato così! Io lo sapevo! E lo ridico di nuovo riportando alcuni dialoghi che avevo fatto a suo tempo con il mio compagno dl cella:

Carmelo: Figurati se applicheranno mai quelle norme a favore, mentre quelle a sfavore troveranno la maniera di attuarle subito. Senza contare che le norme di legge, oltre che giuste, dovrebbero essere chiare e i detenuti fra loro non dovrebbero essere trattati in modo diverso. Silvio: Hai notato che prima ripetono un concetto per poi subito dopo aggiungere "in casi eccezionali " e si ritorna all’applicazione negativa? Così, come al solito, i casi eccezionali diventeranno la norma. Carmelo: È consentito l'uso del rasoio elettrico; questo c 'era scritto anche nel vecchio regolamento d'esecuzione de/ 1976, ma nei 36 carceri che ho girato non sono mai riuscito ad ottenere un rasoio elettrico. Silvio: E vedrai che non ci riuscirai neppure con il regolamento che faranno nell’anno 3000. Forse invece la doccia in cella la faranno così avranno. L’occasione per tenerci ancora più chiusi ed eviteranno di aprirci per lavarci.. Carmelo: Alcuni detenuti saranno anche contenti di avere la doccia in ce/la, così come quando ci hanno messo la televisione abbiamo perso quell'ultimo residuo di libertà di movimento che avevamo. Ho paura che senza neppure la scusa per andare a fare la doccia non ci faranno più uscire di cella.  Silvio: La cosa più  assurda è che i condannati con reati previsti dal 4 bis comma 1 non possano avere colloqui telefonici e visivi come gli altri detenuti.. E come pretendere e consigliare che quando uno va a commettere un reato di portarsi il regolamento d'esecuzione. Carmelo: A me sembra di notare che le piccole cose a favore dei prigionieri sono facoltative mentre i doveri sono tassativi: ma i diritti ed i doveri non dovrebbero essere sullo stesso piano? Silvio: Dimentichi che viviamo in Italia. A parole sono quasi tutti garantisti, nei fatti invece sono tutti forcaioli. Diciamo la verità: i detenuti, oltre che della libertà, sono privati anche della dignità e del rispetto di se stessi. Carmelo: Hai visto che sul lavoro non c 'è quasi nessuna novità? Invece proprio quello dovrebbe essere il modo migliore di scontare la propria pena. Oziare tutto il giorno è crudele, mortificante e malsano, non solo per se stessi ma anche per la società. Silvio: Alcuni detenuti possono sembrare irrecuperabili, ma non è così, anche i peggiori detenuti hanno un potenziale umano positivo. Basterebbe aiutarli a sbarazzarsi degli strati di sofferenza ed emarginazione . Carmelo: In fondo a stare in carcere ci vuole tanta energia e quindi, volendo, questa energia potrebbe essere indirizzate a fin di bene. Silvio: Lo Stato, il sistema e la società questo non 10 vogliono, a loro non interessa darci speranza e dignità, a loro interessa di più la vendetta.

A distanza di dodici anni dall'entrata in vigore del nuovo regolamento nulla è cambiato, perche normalmente le leggi sono giuste se rimangono fedeli ai principi della legge morale, pertanto una legge è buona se è giusta, vale a dire se riesce a spingere l'individuo a migliorare, ed è falsa se non ha questo scopo . lo credo che l'espiazione dovrebbe, il condizionale è d'obbligo - preparare il prigioniero alla vita e renderlo una persona migliore, ma quando i nostri educatori sono peggiori degli educandi, che cosa ci rimane da fare se non consigliare ai nostri legislatori e ai nostri giudici di fare dell’altro? lo penso che il sistema punitivo e premiale che oggi esiste nelle carceri in Italia si aberrante: in pratica, premi per i cattivi che fanno i bravi e calci nel sedere ai bravi che fanno i cattivi. Soprattutto è sbagliato punire le persone in base al reato di tanti anni fa invece che in base al comportamento attuale. Per esempio: se un detenuto è stato condannato per una rapina, la sua famiglia 10 può vedere sei volte e sentirlo per telefono quattro volte al mese. Se, invece, il prigioniero è stato condannato per "associazione mafiosa" o "sequestro di persona" o "spaccio", la famiglia 10 può vedere quattro volte e sentirlo due volte al mese. In concreto, il bambino di un rapinatore è differente dal figlio di uno spacciatore, perché ad uno è concesso di vedere il proprio genitore quattro volte, all’altro sei volte. Eppure il genitore spacciatore è già stato condannato ad una pena di reclusione maggiore, quindi perché aumentare ancora la punizione, tra l'altro extragiudiziale, colpendo lui e la famiglia con una maggiore depravazione degli affetti? La vivibilità in carcere, in base al reato che s'è fatto, è una regola cinica, perché l'afflittività sta già nella quantità maggiore della pena emessa. È come dire che chi è stato condannato per un furto mangia tre volte, ma chi è stato condannato per rapina mangia due volte. È vero! il mio esempio è semplice, ma troppo spesso gli addetti ai lavori parlano di carcere e tendono ad applicare a problemi semplici soluzioni complesse, per mascherare la loro incapacità con spiegazioni complicate, destinate a confonderci. D'altronde il detenuto spesso è impotente di fronte ad uno Stato che ha sempre ragione perche Stato. Oggi tutti parlano di diritti umani e, tuttavia, a mio parere, mai come ora questi sono violati, fuori e dentro le carceri d' Italia e del mondo. In realtà anche in passato quei diritti erano calpestati su larga scala e spesso in modo anche più grave. Però  a quel tempo, non esisteva ancora nei prigionieri, e nell’umanità in generale, la consapevolezza che la loro dignità umana era offesa: gli abusi, l' arbitrio, il disprezzo del prigioniero, erano considerati un fatto naturale e non un fenomeno contro cui bisognava lottare. Ora invece è diverso: tutti sanno, ma fanno finta di non sapere che, come ha detto un grande pensatore, che la civiltà di un Paese si misura dalle sue carceri.

 

Carmelo Musumeci

Spoleto, marzo 2012

 

 

 

 

 


Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it