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La scandalosa condizione delle nostre galere PDF Stampa E-mail
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Il Mattino di Padova, 20 luglio 2010

Vorremmo tanto parlare d’altro, cambiare argomento, dimenticarci del sovraffollamento, ma non è possibile, non possiamo non tornare su una situazione che, con il caldo asfissiante di questa estate, sta diventando un incubo di cui non si vede la fine. O meglio, a volte la fine si vede, dato che la gente in carcere a volte si uccide, perché non ce la fa più, perché non vede spiragli di speranza, perché non coglie fuori, nella società, nessun segnale di interesse, di smarrimento, di compassione di fronte a condizioni di vita nelle galere che di umano ormai non hanno più niente.

Qui manca anche l’aria per respirare

Con l’aumento del numero dei detenuti sono aumentati vertiginosamente anche i problemi. Uno dei problemi principali che la promiscuità causa è l’aumento del disagio mentale e della depressione, dovuti anche all’abuso di psicofarmaci, ma anche la diffusione di patologie tipo scabbia o epatite. Oltre a ciò tutto quello che dovrebbe essere per uno, ora deve essere diviso per due o per tre. I cortili dei passeggi per esempio sono progettati per contenere le 25 persone di una sezione. Se ci si va in 25 il passeggio è pieno al massimo però si riesce a passeggiare. Se ce ne dovessero andare più di 25, quelli che sono in più si devono fermare. Se ci dovesse andare tutta la sezione, in 50 o peggio ancora in 75, si dovrebbe stare immobili perché camminare sarebbe impossibile.  Lo stesso discorso vale per le docce che in media ne funzionano tre su cinque. Ma quello che più sconcerta è che all’aumento del numero delle persone ristrette non ha corrisposto affatto un aumento della distribuzione dei prodotti di prima necessità.  Poiché con l’andare del tempo la popolazione detenuta si sta progressivamente impoverendo (la crisi non ha certo risparmiato i carcerati), e poiché tantissimi sono anche gli stranieri che nella stragrande maggioranza dei casi vengono arrestati senza avere un solo centesimo, come devono fare questi detenuti a curare la pulizia della persona degli abiti e delle stanze se nessuno fornisce loro i prodotti necessari? Devono fare affidamento quasi esclusivamente sulla generosità dei compagni di detenzione un po’ più abbienti. Anzi si è trovato il sistema di collocare assieme qualcuno che non ha niente con qualcun altro che possiede qualcosa.  In pratica, quelli che lavorano o che ricevono dalle loro famiglie qualche soldo devono sostenere le spese anche di quelli che non hanno niente, se si vuole vivere in maniera un minimo decente. Ma ormai non ce la fa più nessuno a reggere questa situazione, non si riesce più a tamponare le falle di un sistema che va a fondo, come si riuscirà a passare l’estate in queste condizioni?

Antonio Floris

Ma siamo soltanto "vuoti a perdere"?

Io sono un detenuto tossicodipendente e vorrei fare delle brevi riflessioni sulla certezza della pena, che oggi è piuttosto una "certezza della galera", e sul sovraffollamento carcerario che ne consegue. Anzitutto la voglia di "certezza della galera" ha portato in carcere non solo criminali "patentati", ma anche e soprattutto tutti coloro che disturbavano "l’estetica" delle città, persone affette da mali sociali, quindi drogati giovani, sempre più giovani, immigrati disperati, gente con disagio psichico, per i quali il carcere viene usato come un grosso contenitore, che dà una sola certezza: che queste persone detenute una volta uscite (perché presto o tardi usciranno), saranno più sole, povere, disperate, quindi disposte a delinquere in maniera più cruenta di prima dell’arresto.  Questo disumano sovraffollamento riempie le galere di persone che non ci dovrebbero stare e toglie spazi, vivibilità e possibilità rieducative proprio a coloro che ne avrebbero davvero bisogno perché sono delinquenti di maggior "spessore" e spesso con condanne medio lunghe se non lunghissime. Ma questo intasamento comporta anche una sorta di scoramento degli addetti ai lavori, che percepiscono che la società e la politica "se ne lavano le mani", di questi problemi, e lasciano che le persone che lavorano quotidianamente nelle carceri (operatori e volontari), si arrangino con sempre più tagli alle risorse, che si ripercuotono pesantemente sulla vita quotidiana delle galere.  Ora lo spaccato medio della popolazione carceraria è sempre più multietnico e povero, ci sono persone detenute che non hanno nessuna possibilità di mantenere contatti con i famigliari, né di ricevere piccoli aiuti, anche economici, dall’esterno, così si ritrovano letteralmente il vuoto attorno, dimenticati in quella autentica discarica di esseri umani che è il carcere oggi (per chi crede ancora che siamo comunque tutti esseri umani, però!).  Si dice che non è questione di sovraffollamento se la gente si suicida, ma tutto il disagio che porta con sé il sovraffollamento qualche peso ce l’ha, se uno decide poi di commettere un atto estremo come il suicidio, proprio nel luogo nel quale lo hanno chiuso per insegnargli che esiste una società con delle regole, dei diritti e dei doveri, e per ricordargli come ci si comporta nel mondo civile. Ma forse quella dei suicidi comincia a diventare una questione di "vuoti destinati inevitabilmente a perdere!".

Filippo Filippi

E parlano di celle a "cinque stelle"


Io vorrei soffermarmi non tanto sull’angusto spazio che ci dobbiamo contendere in tre persone, quanto piuttosto sullo spazio definito gabinetto che si trova adiacente alla cella. E non avendo spazio nella cella, tutto viene conservato nel bagno, che così assume tanti altri ruoli, che di igienico e buono per la salute non hanno ormai più nulla.  La tazza del water è un accessorio che potrebbe far pensare di trovarsi in un bagno, solo che nell’angolo opposto ad esso c’è una tavoletta in legno di 80 centimetri per 50. fissata al muro, sopra la quale teniamo il fornellino da campeggio. Quello è il nostro angolo cottura, oltre che per scaldare o cucinare lo utilizziamo come ripiano per appoggiare il caffè, lo zucchero, sale, conservati in contenitori di plastica ottenuti in modo "ingegnoso" ad esempio usando bottiglie d’acqua tagliate. Sul muro abbiamo incollato dei ganci in plastica ricavati dai manici delle posate usa e getta, e li utilizziamo per appendere qualche pentolino ed utensili per la cucina. Sotto alla tavoletta abbiamo sistemato due cassettine in plastica in cui conserviamo la frutta e la verdura. Tra la tavoletta e il lavandino abbiamo appoggiato un’altra cassetta in cui trovano alloggio posate, bicchieri, piatti e gavette, tutti rigorosamente di plastica.  Il lavandino oltre che per l’igiene personale è adibito anche a secchiaio e serve pure per lavare gli indumenti. Sopra ad esso ci sono mensoline di cartone incollate al muro, sopra le quali mettiamo il necessario per l’igiene personale. Quasi sopra al water, ad un’altezza di circa un metro e mezzo, c’è un mobiletto fissato al muro che serve per conservare al suo interno tutti i generi alimentari, biscotti, pasta, farina. Affianco al water c’è una cassetta con le scarpe, mentre sulla parete opposta ci sono appesi gli indumenti che non si riesce a stipare nel piccolo mobiletto della cella. Quindi il "bagno" è un locale che si presta a tutti gli usi: cucina, dispensa, acquaio, sgocciolatoio piatti, lavandino, scarpiera, armadio a muro e infine gabinetto. Con conseguenze, dal punto di vista dell’igiene che lasciamo immaginare.

Enos Malin
 

 

 

 

 


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