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Eutanasia in carcere (di Carmelo Musumeci) PDF Stampa E-mail
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Le nostre vite finiscono quando tacciamo di fronte alle cose davvero importanti. (Martin Luther King) 
Credo che per scrivere e per sapere cosa accada aldilà del muro di cinta bisogna documentarsi ed io ho preso l'abitudine di leggere tanti giornali.
Quelli che non riesco a leggere subito li accatasto in un angolo della cella.
E quando trovo un po' di tempo libero, mi metto a sfogliarli.
Oggi, ho preso fra le mani un vecchio numero di "Avvenire" del 19 settembre 2012.
E sfogliando alcune pagine ho letto: "Belgio, l'eutanasia a detenuto in carcere da oltre venti anni".
L'argomento m'incuriosisce e mi precipito subito a leggere l'articolo:
- Per la prima volta un detenuto ha chiesto e ottenuto l'eutanasia. È accaduto in Belgio, Paese in
cui dal 2002 è legale la pratica. (...) L'eutanasia gli è stata praticata al di fuori della struttura
carceraria e alla presenza di alcuni suoi familiari (...) Van Mal, medico e direttore generale del
servizio sanitario penitenziario, secondo il quale il detenuto "aveva tutti i requisiti per morire
legalmente", ha confermato l'avvenuta morte del detenuto, ma non fornendo altri indicazioni.
E subito dopo penso:
- Che scalogna che in Italia non esiste una legge che ti dia la possibilità di morire quando ami così immensamente la vita da rifiutarti di farla appassire chiusa in una cella da ventidue anni.
Poi sono andato da Biagio con l'articolo di giornale.
Lui ha la doppia cittadinanza italiana/belga.
E ha già chiesto di scontare l'ergastolo ostativo in Belgio.
Finito di leggere l'articolo ha fatto un salto di felicità perché soffre di una malattia genetica, come la
sorella da poco scomparsa, che inevitabilmente in un paio di anni lo spegnerà lentamente.
E mi ha confidato che è felice che male che vada ha questa via di fuga.
Subito dopo s'è fatto sentire il mio cuore rimproverandomi che sono anni che lo faccio battere
inutilmente fra sbarre e cemento.
Gli rispondo che è un ingrato a lamentarsi dopo tutti i sacrifici che faccio per tenerlo in vita.
E che anch'io dopo ventidue anni ininterrotti di carcere incomincio a essere stanco ma non glielo
faccio pesare.
Subito dopo aggiungo che io non ci posso fare nulla se l'Italia ha abolito la pena di morte per
dimostrare di essere un Paese più civile delle altre nazioni e s'è inventata la "Pena di Morte Viva", molto più crudele della normale e umanitaria pena di morte.
Poi assicuro il mio cuore di non preoccuparsi che se anche in Italia non c'è l'eutanasia legale come in Belgio c'è quella fai da te che nelle carceri italiane funziona molto bene.
Proprio ieri un altro detenuto s'è tolto la vita in carcere, ma nessuno ne parla perché l'Italia, Paese civile e democratico, non ammazza nessuno, lascia che i detenuti si uccidano da soli.
Biagio Campailla. 
Carmelo Musumeci, della Redazione di “Ristretti Orizzonti” 
www.carmelomusumeci.com Carcere Padova dicembre 2012
 

 

 

 

 


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