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I detenuti di Padova scrivono al ministro Alfano, chiedono più docce e ventilatori nelle celle PDF Stampa E-mail
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di Erminia Della Frattina

Il Fatto Quotidiano, 22 luglio 2010


Dopo l’ultima morte in carcere qualche giorno fa, un tunisino deceduto nel sonno, ucciso forse dal caldo, i detenuti di Padova hanno preso carta e penna. Non chiedono sconti di pena (“abbiamo sbagliato e dobbiamo pagare per i reati commessi” ripetono quando li vai a trovare).

Chiedono condizioni più umane, regole minime per uscire vivi dalle carceri italiane, dove la popolazione ha superato i 68mila detenuti mentre i posti letto regolamentari del nostro sistema penitenziario si fermano a 43mila. La lettera è scritta da persone che spesso hanno visitato strutture carcerarie (e sono in grado quindi di fare confronti) e le richieste, un vademecum preciso scritto per punti, riguarda tutte le strutture penitenziarie non solo quella di Padova, che stipa 830 detenuti in un edificio costruito per 300, e dove comunque le condizioni sono considerate “decenti” e “migliori rispetto ad altri istituti” dagli stessi carcerati.
L’orizzonte della lettera è chiaro fin dal titolo, talmente asciutto da sembrare una circolare del ministero: “Proposte minime di riduzione del danno da sovraffollamento carcerario”. Le proposte dei detenuti, inviate al Provveditorato dell’Amministrazione penitenziaria, ai direttori delle carceri italiane e ai magistrati di sorveglianza, escono dalla redazione di Ristretti Orizzonti, il bimestrale che ha la redazione dentro al carcere di Padova. Redattori “ristretti”, una trentina di detenuti italiani e stranieri sotto la guida di Ornella Favero, giornalista e da 14 anni volontaria in carcere. “Si può fare qualcosa perché le persone detenute escano vive dalla galera e non finiscano a marcire nell’indifferenza di tutti?” si legge nel sottotitolo della lettera, che senza perdersi in troppe parole elenca le condizioni - base per la sopravvivenza.
Al primo posto c’è l’apertura dei blindi, le porte blindate che chiudono le celle (oltre al blindo un cancello in ogni cella viene chiuso di notte a doppia mandata). Con il caldo e il sovraffollamento ci sono stati malori di detenuti e agenti penitenziari in quasi tutte le strutture italiane. Quindi, al punto uno si legge: “Apertura notturna dei blindi da giugno a settembre per favorire la ventilazione e il ricambio di aria nelle celle, come già accade nel carcere di Torino, Verona, più di recente a Padova e in diversi altri istituti”.
La seconda richiesta tocca una questione delicata, che nel carcere “modello” di Bollate è già in vigore: l’apertura delle celle durante tutta la giornata, con libero accesso alle docce. A Padova sono aperte con queste modalità due sezioni su cinque, la prima degli studenti e la quinta dei lavoranti. Il terzo punto tocca la quotidianità della vita carceraria: si chiede l’autorizzazione all’acquisto di piccoli frigoriferi per conservare i generi alimentari, da installare all’interno delle celle “come già avviene nella Casa di reclusione di Padova e nella Casa circondariale di Trieste” precisano, come dire che la chiedono per gli altri perché loro, quelli di Padova, ce l’hanno già. Poi arriva il punto dolente di questa estate calda, la richiesta non di dotare le strutture carcerarie di aria condizionata come ha chiesto il Sappe, il sindacato di polizia penitenziaria, ma più semplicemente l’autorizzazione all’acquisto di piccoli ventilatori elettrici da tenere in cella.
Infine si chiede l’allestimento delle sale colloqui con ventilatori in numero sufficiente per rendere sopportabile alle famiglie, e soprattutto ai bambini, la permanenza in queste stanze. In questo stesso ambito si chiede l’utilizzo più ampio possibile dell’area verde per i colloqui, e la concessione dell’aria estiva: significa un’ora aggiuntiva di passeggi dalle 17 alle 18. Infine un aumento delle ore di attività sportiva, ad esempio campo e palestra.

 

 

 

 

 


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