Domenica 18 Agosto 2019
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Risposte alle domande raccolte da un gruppo di studenti PDF Stampa E-mail
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Domande raccolte da un gruppo di studenti

 

Edoardo Lupi, 24 anni, laureato in Lettere classiche e storia antica.

1) Sareste a favore della pena di morte?

2) Credete nell'amore?

3) Perché siete andati contro la legge?

4) Secondo voi è utile come pena deterrente l'ergastolo ostativo?

 

Serena, 24 anni, studentessa dell'Università di Padova

1) Come pensate alle vostre vittime?

2) Perché lo stato dovrebbe tirarvi fuori?

3) Che pena alternativa proponete?

4) Come considerate il vostro reato a distanza di anni?

 

Emanuela, 56 anni, casalinga di Padova

1) Cosa vi spinge a vivere?

2) Come trascorrete le vostre giornate?

3) Pensate mai alla morte?

4) Come vi raffrontate con le persone che vi vengono a trovare in carcere?

 

Marco, 24 anni, studente universitario di Filologia

1) Per voi l'ergastolo ostativo è sbagliato per qualunque tipo di reato?

2) Pensate mai ad evadere?

3) Cosa pensate dei parenti delle vittime?

4) Perché avete ucciso?

 

Risponde Pasquale De Feo (Carcere di Catanzaro)

 

Rispondo alle domande di Serena

1.Come pensate delle vostre vittime?
Nel mio caso, come nella grande maggioranza, si tratta di scontri tra bande. I superstiti o sono in carcere con l’ergastolo (tra cui molti innocenti) o hanno scontato tanti anni di carcere e alla loro scarcerazione non sono più i ragazzi di un tempo. Nel Meridione per il deserto creato dal saccheggio coloniale del Nord padrone, il degrado alimentato crea questi fenomeni,come succede in ogni parte del mondo con problemi di giustizia sociale. Anche io sono vittima, come le migliaia di ragazzi meridionali. Quello che mi fa rabbia e che il meccanismo coloniale applicato nel Sud, la politica non pensa minimamente di porre rimedio, anzi fa capire che non vuole che cambi qualcosa, e continua con il suo intervento esclusivamente di ordine pubblico invece che sociale. Ciò comporterà il sacrificio di altre generazioni di gioventù del Mezzogiorno. In tutti i modi in cui ho recato danno a persone, ho fatto i conti con la mia coscienza, l’unica a cui devo dare conto. Con la giustizia ho saldato il mio conto, avendo scontato 30 anni di carcere, più del dovuto.

2.Perché lo Stato dovrebbe tirarti fuori?
Il discorso coloniale nel Meridione è portato avanti da uno Stato, non solo criminale ma anche abituale. Di come veniamo trattati lascio parlare le migliaia di sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo. Nessun recluso chiede di essere tirato fuori, ma solo di avere una pena adeguata, il rispetto dei diritti e della dignità nell’esecuzione della pena, l’abolizione della tortura del 41 bis, l’abolizione della pena di morte con l’ergastolo ostativo, l’abolizione dell’art. 416 bis (reato non reato usato per i rastrellamenti di tipo militare nel Meridione), tutte leggi discendenti dalla famigerata legge PICA che rese un inferno il Sud dopo l’ignobile conquista, una crudele occupazione e una feroce repressione da parte dei piemontesi savoiardi che sfociò in un genocidio con un milione di morti, mezzo milione di arrestati, 54 paesi rasi al suolo, azzeramento dell’industria e del commercio, saccheggio di tutte le ricchezze, lo spopolamento del Sud con 20 milioni di emigranti in circa 30 anni, fenomeno sconosciuto fino all’unità della penisola, ma molto conosciuto nelle regioni del Nord. Ora l’unica industria che funziona nel Meridione e va a gonfie vele da 150 anni, principalmente negli ultimi 30 anni, è la repressione: l’unico comparto che non conosce flessioni. Credi che in questo deserto che hanno creato e continuano ad alimentare, dove il Meridione serve per i voti alle elezioni; mercato per i prodotti delle industrie del Nord; rastrellamento del risparmio da investire al Nord; e mostrificazione delle sue popolazioni affinché venga legittimato lo stato coloniale con le sue ordinarie emergenze e il perenne stato di repressione, possa da questo contesto non nascere fenomeni delinquenziali? Quando sarà completata l’unità d’Italia in tutto, saremo tutti cittadini con eguali diritti e stesse possibilità allora anche il Meridione avrà le stesse percentuali di fenomeni di illegalità di tutto il territorio nazionale.

3.Che pena alternativa proponete?
Credo che 20 anni di carcere come pena massima sia adeguata. Guardo ai paesi del nord Europa, dove c’è una civiltà che per lungo tempo abbiamo ritenuto che fossimo i depositari ritenendoci la culla del diritto, oggi siamo diventati il cimitero del diritto, perché non vengono rispettati e addirittura adoperando leggi usate nelle peggiori dittature. Senza il rispetto dei diritti c’è la barbarie e con essa non c’è ne civiltà e ne democrazia. In questo Paese anche dopo aver scontato la condanna, la pena non finisce mai,perché inizia il girone dantesco dell’ergastolo bianco delle misure di sicurezza, prima con quelle detentive e poi quelle libere, tutti lasciti del ventennio mussoliniano,come anche tutto il codice penale. Proporrei l’azzeramento di tutte le misure di sicurezza e usarle insieme alla legge Gozzini (dopo averla ripristinata essendo svuotata nel tempo) con l’automatismo, anche per eliminare l’arbitraria discrezionalità nell’applicazione. Oggi la legge Gozzini è diventata una ragnatela dove uscirne è peggio delle fatiche di Ercole, per non parlare di tutte le limitazioni ed esclusioni.

4.Come considerate il vostro reato a distanza di anni?
Non considero i reati che sto pagando, ma la vita buttata via, gli anni più belli, perdendo tutte le emozioni e le sensazioni che il percorso dell’esistenza ci dona. Se fossi nato a Parma sono certo che non mi troverei in carcere, sarei sicuramente un imprenditore di successo, perché le mie capacità le avrei incanalate in questo senso. Purtroppo il destino si realizza secondo dove si nasce, dove si vive, le condizioni economiche familiari e il grado di cultura che ti circonda. L’oppressione colonialista ti concede scarse possibilità di scelta per emergere dalla povertà, ciò ti induce a prendere la scorciatoia per raggiungere il benessere sociale, ma il sistema molto potente della repressione alla fine vince sempre. Considero i miei reati una sorta di ribellione alle condizioni sociali che dalla nascita siamo predestinati.


Rispondo alle domande di Marco

1. Per voi l’ergastolo ostativo è sbagliato per qualunque tipo di reato?
Si. La persona non è il suo reato, lo dimostra che le persone fino al momento del reato erano ritenute le più ragionevoli e miti che conoscevamo. I film estremizzano la realtà per spettacolarizzarla ma non la rappresentano. Alcuni reati sono orribili come quelli dei pedofili che stuprano e uccidono i bambini, ma è gente malata che va curata e tenerla chiusa in carcere per soddisfare il senso di vendetta, mette la società sullo stesso piano. I tossicodipendenti sono anch’essi dei malati, andrebbero curati invece li riempiamo di psicofarmaci in quantità industriali nelle carceri, quando vengono scarcerati si svegliano e iniziano di nuovo a fare qualunque reato per procurarsi la dose, commettendo anche reati che ripugnano. Le pene disumane non hanno mai risolto nessun problema, come la crudeltà nell’esecuzione della pena. I reclusi nel regime di tortura del 41 bis, diventano delle vittime, chi li tiene in custodia aguzzini e lo Stato complice. Nessuno nasce cattivo e delinquente, c’è sempre una casuale e la società non è mai estranea, ma pensare che lo si è per sempre, è criminale.

2.Pensate mai di evadere?
Tutte le notti evado con i mie pensieri, solo fuori posso immaginare le cose belle. La mia mente mi porta in tutti i posti che desidero, è l’unica evasione che posso prendermi e nessuno me la può vietare. Nei primi anni era una costante, non pensavo ad altro, dopo 30 anni non ci penso più, ho la consapevolezza che anche se avessi questa possibilità dovrei ritornare di nuovo a fare quello che facevo in passato, la latitanza costa e per trovare i soldi non avrei altra scelta che commettere reati. Aspetto di uscire con l’aiuto della Corte Europea, l’unica giustizia su cui fare affidamento, da noi ormai è diventata un mezzo di potere per diventare ricchi e potenti, nello stesso tempo serve per proteggere chi gestisce il potere “chiesa, sindacati, banche, industriali, politica”. Comunque viva la libertà, la più bella parola del mondo.

3.Cosa pensate dei parenti delle vittime?
Premesso che sono innocente, anche se per la giustizia sono ormai colpevole perché la sentenza è passata in giudicato, nel mio caso sarebbe scontro tra bande e i familiari delle vittime se lo aspettavano, come d’altronde chi commette il reato. Il dolore di una madre è uguale in qualunque latitudine e chi conosce questo dolore non può che rispettare la sofferenza di una perdita umana.

4.Perché avete ucciso?
La domanda è sbagliata perché ritiene l’interlocutore già colpevole. In carcere ci sono tanti innocenti, basta controllare le statistiche. Siccome la magistratura ne fa un fatto di lesa maestà, le revisioni dei processi sono cosa rara. Vengono concesse quando c’è il colpevole che si autoaccusa il reato e bisogna aspettare la sentenza definitiva. Conosco persone che per loro sfortuna i colpevoli o sono stati uccisi a loro volta oppure non sono diventati collaboratori di giustizia, e per questo motivo languiscono in galera e alcuni da 20 anni sepolti vivi nel regime di tortura del 41 bis.
Un esempio famoso che l’apparato della repressione ha messo a tacere, gli imputati per la strage del giudice Borsellino, ma ce ne sono tanti nelle stesse condizioni. In queste dinamiche, uccidono per non essere uccisi, le conosco avendo trascorso 30 anni in carcere, purtroppo il deserto istituzionale nel Meridione produce questi fenomeni che sacrificano migliaia di ragazzi meridionali. Lo Stato cosa fa? Repressione. L’unica risposta che sa dare affinché nulla cambi. D’altronde è l’unica industria che non conosce flessione nel Meridione. Hai visto mai che cambiano metodo si riporterebbe questi fenomeni in termini di Europa del Nord, cosa ne farebbero del mastodontico apparato della repressione? Dovrebbero dismettere l’unico comparto industriale che funziona nella colonia meridionale?

 


Risponde Giovanni Lentini (Carcere di Opera-Milano)


Rispondo alle domande di Eduardo Lupi

1. Sareste a favore della pena di morte? 
Assolutamente no, se si ha la possibilità di risanare e di recuperare l’individuo che ha sbagliato, è una vittoria per le Istituzioni, ma se esiste una condanna a morte a rallentatore, come può definirsi l’ergastolo ostativo, allora preferisco una morte veloce, istantanea , soffrirei di meno.


2. Credete nell’amore?
Certo che credo nell’amore. È l’unico sentimento che ti da la pace interiore, quello che ti permette di fare del bene gratuitamente senza aspettarti nulla in cambio.


3. Perché siete andati contro la legge?
Bella domanda. Mi verrebbe da dire che la legge è contro di me, ma non posso affermarlo … forse non ho mai creduto nelle leggi, perché vedo che sono applicate solo quando sono contro la povera gente e perché sono state concepite solo dai poteri forti. Tanta gente cerca la giustizia ma trova la legge … non sempre la legge corrisponde alla giustizia.


4. Secondo voi è utile come pena deterrente l’ergastolo ostativo?
I dati ci dicono di no con assoluta certezza, poiché c’è una percentuale bassissima di persone che tornano delinquere se hanno usufruito i benefici alternativi alla detenzione. L’ergastolo ostativo non permette alcuna alternativa al carcere … l’amore ti fa amare, l’odio ti fa odiare. L’ergastolo è odio, vendetta, morte e non può essere un deterrente.

 

Rispondo alle domande di Serena

1. Come pensate vostre vittime? 
Purtroppo le condizioni di vita e l’illegalità delle carceri italiane fanno sentire innocente il peggiore dei criminali, così troppo spesso ci si dimentica del male fatto e quindi delle proprie vittime.


2. Perché lo Stato dovrebbe tirarvi fuori?
Glielo impone la legge, la Costituzione, l’art. 27 della Costituzione è chiaro.


3. Che pena alternativa proponete?
Sarebbe bello potersi rendere utili per la società civile. L’Italia è la nazione in cui ci sono più reperti archeologici, tanti stati al mondo invidiano i nostri bene culturali. Purtroppo sempre più spesso si sente dai telegiornali, che sono lasciati all’abbandono, non valorizzano ciò che abbiamo … mi è capitato di vedere un programma in cui si parlava di reperti archeologici, dove il responsabile dei beni culturali illustrava milioni di reperti lasciati all’abbandono, non sono stati nemmeno catalogati per mancanza di risorse umane, In carcere siamo 67000 detenuti a non fare nulla, 24 ore su 24 … Potrebbe essere un modo utile per scontare una pena. O no?


4. Come considerate il vostro reato a distanza di anni?
Credo che chi ha commesso un reato grave non potrà mai dimenticare, anzi, più è grave il reato, più ricordi e più ti fa male. Poi che entri in un vortice dantesco che ti rende vittima del reato stesso. Un girone infernale che ti consuma “dentro” giorno dopo giorno.

 

Rispondo alle domande di Emanuela


1. Cosa vi spinge a vivere? 
L’amore per la famiglia, per la vita stessa!


2. Come trascorrete le vostre giornate?
Tutte uguali. Oggi è il replay di ieri: aria, corsetta, scuola, mangiare, 300 telegiornali al giorno (ma sto pensando di farmi togliere la TV dalla mia cella), dormire e aspettando il giorno del colloquio o della telefonata. Scrivendo e leggendo le lettere.


3. Pensate mai alla morte?
Ogni giorno poi che è l’unico modo per smettere di soffrire.


4. Come vi raffrontate con le persone che vi vengono a trovare in carcere? 
Più passa il tempo e più non si conosce il mondo esterno e chi lo vive. Spesso mi sento in colpa per i miei cari e per la sofferenza che gli provoco. Mi chiedo se merito il loro affetto il loro amore. A volte quando vedo tanta gente insieme non riesco a parlare, perdo la salivazione e faccio fatica ad articolare. Chi sa se un giorno avrò la fortuna di essere un uomo libero, se deciderò di isolarmi volontariamente… ci penso ogni giorno sai! Forse non sarò più in grado di vivere il vostro mondo con le evoluzioni!

 

Rispondo alle domande di Marco


1. Per voi l’ergastolo ostativo è sbagliato per qualunque tipo di reato?
Per me è facile rispondere … chi di voi se avesse un brutto male lo augurerebbe ad un altro? Quando si conosce un dolore così atroce, non lo si augura a nessuno. Quindi l’ergastolo ostativo è sbagliato per qualsiasi tipo di reato.


2. Pensate mai di evadere?
Evadere? Per andare dove? Per essere bloccato giorno e notte per tutta la vita? L’unica evasione che mi permetto di pensare e mi concedo, sono la lettura, lo studio e l’amore verso la famiglia e verso Dio.


3. Cosa pensate dei parenti delle vittime?
Le poche volte che viene mia madre a farmi visita, le dico di non piangere e di pensare alle mamme dei tanti morti ammazzati, credo che quest’ultime potrebbero avere i figli vivi e con l’ergastolo, al meno potrebbero vederli e sentirli ogni tanto.


4. Perche avete ucciso?
A questa domanda non posso risponderti perché non ho mai privato a nessuno di vivere. Non ho mai ucciso!

 


Risponde Marcello Dell’ Anna (Casa Circondariale Nuoro)

 

Rispondo alle domande di Edoardo

 

1) Sareste a favore della pena di morte?

Signor Edoardo, non potrei mai essere a favore della pena di morte e ciò non perché io sia un ergastolano,  quindi di parte, ma perché da ventiquattro anni “essa” vive con me; il suo gelido sospiro mi tiene compagnia  giorno dopo giorno, anno dopo anno. L’ergastolo è una morte lenta e crudele, più disumana e spietata della  pena di morte perché rimani vivo con la consapevolezza di essere già morto! È un’agonia che dura per  sempre, è una condizione in cui la vita e la morte si fondono e si confondono. La pena di morte o l’ergastolo  non sono né necessarie né utili alla società. Queste atroci pene non rafforzano nemmeno l’autorevolezza  della legge e non raggiungono nemmeno l’obiettivo di cancellare il dolore delle eventuali vittime dei reati.  lo sono convinto che intorno all’abolizione di queste leggi si gioca la partita della civiltà e dello Stato di  diritto che costituisce la base di tutte le democrazie autentiche.

 

2) Credete nell’amore? Sono fermamente convinto che l’amore vince su tutto.

E per contestualizzare questa domanda, devo dirLe  che prepotentemente l’ amore ha prevalso sulla persona che ero un tempo, guarendomi da pseudo valori e da  ingannevoli codici non scritti. Ecco che oggi l’amore mi ha fatto diventare una persona diversa e migliore.  La cura, della quale il carcerato ha bisogno, è una cura d’amore. È l’Amore che non permette più di poter  vivere in carcere una condizione di solitudine, specialmente in queste “mura” fatte per ‘togliere’ e non per  ‘dare’. Diventa l’Amore l”’occhio” che permette di poter guardare oltre queste “mura”, altrimenti  perpetuamente infinite, che per tanti anni hanno rappresentato per me una barriera che non mi permetteva di  uscire fuori, non mi permetteva di sognare, non mi permetteva di immaginare la mia famiglia, la mia casa.  L’amore: sentimento e vocazione per cui vale veramente la pena combattere ogni attimo della propria vita!

 

3) Perché siete andati contro la legge? Una premessa mi è d’obbligo.

Sono un uomo, nato da persone che si amavano e volevano bene. La loro vita  non è stata mai semplice, ed in questo ho forse (senza “forse”), contribuito non poco. Essi non hanno mai  avuto culture mafiose, vivendo sempre nell’onestà e nella dignità. Ho avuto un’infanzia contrassegnata da  sicurezza affettiva e da povertà economica. Gli anni dell’ adolescenza sono stati per me fatali. L’età dei primi  amori, di indossare indumenti di marca, di avere il proprio motociclo, dell’ apparire, dell’ emergere, sono stati  per me gli anni della insofferenza, dell’ opposizione e del rigetto verso quella condizione di povertà, di vita  talmente misera della mia famiglia che non mi permetteva di realizzare tutti i miei capricci, tutti i miei  egoismi. Ecco le ragioni (futili, egoistiche e irrispettose verso i miei genitori), per le quali in quegli anni la  devianza ha completamente invaso la mia esistenza. Da lì la smania di far soldi ... da lì le mie prime rapine.

 

4) Secondo voi è utile come pena deterrente l’ergastolo ostativo?

Assolutamente no! Da sempre la pena dell’ergastolo, specialmente nella sua variante “ostativa”, spesso  accompagnata da selvagge raffinatezze, tenta di tener testa al delitto, e il delitto persiste. Perché? Queste  anomalie bastano a spiegare come una pena che sembra calcolata per impaurire animi normali, sia in realtà  volta alla vendetta e al giustizialismo. Per secoli si è punito l’omicidio con la pena capitale, eppure la razza  di Caino non è scomparsa. Inoltre, nelle tanti nazioni che hanno abolito l’ergastolo, il numero degli omicidi  non è aumentato. Che può fare uno Stato di una pena, quando è provato che la stessa degrada gli stessi  propugnatori fino alla vergogna? Non c’è nobiltà attorno a questa pena “ostativa”, ma disgusto, disprezzo, o  il più spregevole godimento.  Breve “nota” di Marcello: Sarebbe per me estremamente gratificante se, dopo la lettura delle mie risposte, coloro che mi hanno posto le domande mi esprimessero, sempre via sito, la loro opinione, severa o meno che fosse. Solo in questo modo si completerebbe una interrelazione sociale e costruttiva, e solo in questo modo potrò analizzare me stesso, la mia vita, i miei errori, il mio futuro. Senza questo vostro giudizio è come sentirmi ancor più prigioniero di quella scellerata condizione che un tempo faceva parte della mia vita. I vostri pensieri, invece, quand’anche inclementi, mi renderanno ‘libero’!

 

Rispondo alle domande di Serena

 

1) Come pensate alle vostre vittime?

Questa domanda è molto riflessiva, intima e delicata, e mette in concreta discussione la mia stessa coscienza; e non bastano certo poche righe a svelare il proprio pensiero sulle vittime dei propri reati e sulla  sofferenza arrecata a loro, a noi stessi che ne siamo stati autori e ai nostri familiari. Secondo me, ognuno di  noi non dovrebbe solo “saldare il debito con lo Stato”, ma il debito più importante che bisognerebbe saldare  è con la propria coscienza, col riuscire a comprendere realmente il male arrecato a coloro che sono stati  vittime delle proprie sciagurate scelte criminali. Il tempo, questo lungo tempo... mi è servito a pensare  spesso a queste persone e, per quanto io possa oggi capire il loro smisurato dolore e sofferenza, provo paura,  rimorso e contrizione per le mie sconsiderate azioni delittuose commesse oltre vent’ anni fa.

 

2) Perché lo Stato dovrebbe tirarvi fuori?

Ritengo che uno Stato democratico e di Diritto, anche nel momento in cui affronta temi durissimi come  quello dell’ergastolo, soprattutto nella sua variante “ostativa”, deve mantenere dei principi di riferimento  costituzionali. Lo Stato dovrebbe tirarmi fuori perché ritengo che un uomo è la sua storia, che è composta non  solo del suo passato, ma anche del suo futuro. Io sono non solo quello-che sono stato ma-anche quello che  sarò. Bisogna tener conto non soltanto del male che uno ha fatto, ma anche del bene che farà; non solo della  sua capacità a delinquere, ma anche della sua capacità a redimersi. La crudeltà e l’ignoranza sta nel pensare  che come uno è stato debba continuare ad essere. Ciò è indubbiamente sbagliato.

 

3) Che pena alternativa proponete?

Come pena alternativa ‘all’ergastolo ostativo’, proporrei anzitutto un equo fine pena e la possibilità di  accedere alle misure extramurarie dopo aver raggiunto, come soglia minima di pena effettivamente espiata,  vent’anni di reclusione, e dopo un serio percorso di introspezione rieducativa. Non sono qui a “dare i  numeri”, come il nostro paese è oramai abituato a fare. Ma voglio che pensiate un po’ a questi ... “numeri”.  Mettetevi al mio posto e pensate a mancare dalla vostra vita, dalle persone amate, dai vostri amici, dal vostro  spazio, dal vostro hobby ... per 20, 30, 35 lunghi anni e poi ... pensate ancora a come e con chi dovrete  trascorrere tutto questo tempo: celle anguste, sovraffollate, diritti inesistenti, chiedere sempre ad un altro ...  Sicuramente, vi lascia senza fiato questo orrendo pensiero e mi licenzierete subito ... con la solita frase: se tu  sei in queste condizioni è giusto così, perché in fondo... te “la sei cercata”.

 

4) Come considerate il vostro reato a distanza di anni?

Un prepotente errore di stupida e arrogante onnipotenza in un momento folle del proprio (non) ‘apparire’ e del proprio (non) ‘capire’. Sarebbe per me estremamente gratificante se, dopo la lettura delle mie risposte, coloro che mi hanno posto le domande mi esprimessero, sempre via sito, la loro opinione, severa o meno che fosse. Solo in questo modo si completerebbe una interrelazione sociale e costruttiva, e solo in questo modo potrò analizzare me stesso, la mia vita, i miei errori, il mio futuro. Senza questo vostro giudizio è come sentirmi ancor più prigioniero di quella scellerata condizione che un tempo faceva parte della mia vita. I vostri pensieri, invece, quand’anche inclementi, mi renderanno ‘libero’!

 

Rispondo alle domande di Emanuela  

 

1) Cosa vi spinge a vivere?

Potrei sembrarle troppo banale o persino un patetico sentimentale, ma è l’amore per mia moglie, mio  figlio e per le persone a me care. È l’Amore che non mi ha permesso di vivere in carcere una  condizione di solitudine, specialmente in queste mura fatte per, ‘togliere’ e non per ‘dare’. L’Amore è  quell”’occhio” che mi ha permesso di guardare oltre queste “mura”, altrimenti perpetuamente infinite,  che per tanti anni hanno rappresentato per me una barriera che non mi permetteva di uscire fuori, non mi  permetteva di sognare, non mi permetteva di immaginare la mia famiglia, la mia casa. L’amore: sentimento e  vocazione per cui vale veramente la pena combattere ogni attimo della propria vita!

 

2) Come trascorrete le vostre giornate?

Spiegare a qualcuno come ‘trascorri’ le proprie giornate in carcere non è facile, perché tutto dipende dal  ‘trascorrere del tempo’. Scusa il gioco di parole. Anzitutto grazie a te che hai voluto dedicare del tuo tempo,  a me che con il tempo ho un ‘rapporto particolare’. Il tempo che nel mondo libero corre a grandi velocità, nel  carcere sembra non passare mai, facendoti a volte sprofondare nelle più recondite angosce, paure, rimorsi.  , Nel mondo libero: il tempo quotidiano lo, puoi gestire secondo le tue .stesse necessità e comodità. .Nella  detenzione anche il tempo diviene una ‘regola’ da rispettare! Tutto si svolge secondo tempi prestabiliti: dalla  colazione al pranzo, alla cena, dall’ora d’aria alle docce, ai colloqui con i familiari o avvocati. E l’attesa?  L’attesa è l’antagonista del tempo che scorre nel carcere. In alcuni casi l’attesa è interminabile per un  detenuto. Per recarti da qualsiasi parte ... devi attendere! Ad ogni modo, ognuno di noi occupa il suo tempo,  chi con la ginnastica, chi leggendo libri, chi studiando, chi lavorando.

 

3) Pensate mai alla morte?

Sì, per due ordini. di ragioni: la prima, attiene alla mia condanna e le voglio risponderle con una mia  citazione: «Una morte aspra e lenta, consuma l’ergastolano ostativo; ciò che teme di più è il riposo, uno  stato che lo lascia con se stesso; per uscirne egli sfida continuamente la morte; la solitudine, il non-tempo, e  la propria coscienza, ecco il suo vero supplizio» (M,D). La seconda, attiene ai miei sentimenti e le rispondo  subito, senza negarlo, che qualche volta penso alla morté, specialmente quando il rimorso si appropria della  mia mente, del mio cuore, facendomi patire quelle dura colpa di aver arrecato troppo dolore e sofferenza alle  persone che amo, alla mia famiglia e acoloro i quali mi sono vicino, a causa dei miei errori.

 

4) Come vi raffrontate con le persone che vi vengono a trovare in carcere?

Nella maniera più semplice possibile. Non faccio mai trasparire la mia sofferenza, non cerco mai di  appesantire di problemi i miei cari, non parlo mai dei problemi e delle angosce che il carcere e il suo  ‘insieme’ riesce a procurarti quotidianamente. Cerco sempre di farmi trovare in forma, ben vestito, curato e  cerco di confortare i miei cari con buoni propositi. Ma soprattutto do a loro quello che mi viene più  spontaneo e sincero: la mia dolcezza e il mio grande amore che si meritano.

 

Breve “nota” di Marcello: Sarebbe per me estremamente gratificante se, dopo la lettura delle mie risposte, coloro che mi hanno posto le domande  mi esprimessero, sempre via sito, la loro opinione, severa o meno che fosse. Solo in questo modo si completerebbe una  interrelazione sociale e costruttiva, e solo in questo modo potrò analizzare me stesso, la mia vita, i miei errori, il mio  futuro. Senza questo vostro giudizio è come sentirmi ancor più prigioniero di quella scellerata condizione che un  tempo faceva parte della mia vita. I vostri pensieri, invece, quand’anche inclementi, mi renderanno ‘libero’!  Casa Circondariale

 

Rispondo alle domande di Marco

 

1) Per voi l’ergastolo ostativo è sbagliato per qualunque tipo di reato?

L’ergastolo è già di per sé una pena sbagliata, figuriamoci nella sua variante ‘ostativa’. A nessun reato può  controbilanciarsi una pena perpetua priva di speranza, di futuro. Una pena che osta a qualunque beneficio di  legge per far sì che un detenuto, dopo la sua giusta e temporanea espiazione di pena, venga reinserito nel  consorzio sociale rieducato e migliorato, non è degna di un paese civile e democratico. Una pena anche la  più grave deve avere il suo “fine pena certo”. ‘L’ergastolo ostativo’ è un obbrobrio giuridico e civile, perché,  sebbene una persona non viene uccisa all’istante, la si lascia viva, in agonia per tutta la vita, uccidendola  però giorno dopo giorno, anno dopo anno, sino al suo ultimo respiro, senza che lo Stato ... si sporchi le mani  di sangue. La pena dell’ ergastolo ostativo è ancor più crudele, sadica e cinica della stessa pena di morte.

 

2) Pensate mai ad evadere?

Ogni giorno evado ‘col pensiero’ da questa forma di costrizione quotidiana per essere vicino a mia moglie,  mio figlio i miei cari, e per condurre una vita normale e onesta. Evadere, invece, per ‘darmi alla latitanza’,  non lo penso nemmeno. Oggi. Ritengo che la quantità di pena che ho espiato sino ad oggi e che si protrae da  oltre vent’anni, abbia, sulla  mia persona e soprattutto sulla mia psiche, assolto positivamente il su compito  rieducativo. Mi ritengo una persona diversa e migliore; a volte penso di essere un altro. È legittimo che  queste parole le possano sembrare insincere ovvero simulatorie ma, mi creda, la mia storia carceraria ne è  una prova concreta. Per discutere la recente e ulteriore Tesi di laurea in Legge il Tribunale di sorveglianza di  Perugia mi ha concesso 14 ore di permesso libero nella persona e senza alcuna scorta di polizia o altre  limitazioni di sorta. Mi creda, dalla mia mentre non mi è passato per un solo attimo il pensiero di poter  fuggire. Anzi, al contrario, guardavo sempre l’orologio per la paura di far tardi al rientro.

 

3) Cosa pensate dei parenti delle vittime?

Questo è un tema molto delicato e merita rispetto più delle mie stesse pretese. È facile commettere un reato e  dopo appena “24 ore” chiedere perdono, così come avviene oggi ... come se non fosse successo nulla. Ho  dovuto passare ventiquattro lunghi anni della mia vita (e non 24 ore) per arrivare a capire che non esiste pena  perpetua, rimedio alcuno o mere richieste di perdono, che possano riuscire ad alleviare e/o appagare il forte  dolore e la sofferenza arrecata a loro, alle vittime dei nostri reati; vittime anche loro delle nostre sciagurate  scelte e irrimediabilmente segnati dalla perdita di un loro caro.

 

4) Perché avete ucciso?

Un prepotente errore di stupida e arrogante onnipotenza in un momento folle del proprio (non) ‘apparire’ e  del proprio (non) ‘capire’.  Breve “noia” di sid11039849 Marcello:  Sarebbe per me estremamente gratificante se, dopo la lettura delle mie risposte, coloro che mi hanno posto le domande  mi esprimessero, sempre via sito, la loro opinione, severa o meno che fosse. Solo in questo modo si completerebbe una  interrelazione sociale e costruttiva, e solo in questo modo potrò analizzare me stesso, la mia vita, i miei errori, il mio  futuro. Senza questo vostro giudizio è come sentirmi ancor più prigioniero di quella scellerata condizione che un  tempo faceva parte della mia vita. I vostri pensieri, invece, quand’ anche inclementi, mi renderanno’ libero’!

 

 

Risponde Mario Trudu (Carcere di Spoleto)

 

Rispondo alle domande di Edoardo

 

1) Sareste a favore della pena di morte?

Potrei chiedermi, oppure urlare: come può,  un  essere umano, essere collocato fra quelli intelligenti e ragionevoli, se è a favore della pena di morte? (cosi facendo si collocherebbe al pari di chi per un motivo o per un altro commette gravi reati) Sicuramente dentro quella persona sono morti tutti quei sentimenti, quelle emozioni che rendono l'essere umano amabile e rispettato (sono come dei barattoli di vetro vuoti, lisci e fragili), potrei pensare che nella vita l'unica loro soddisfazione sarebbe fare il boia, in riunioni fra amici e parenti potranno anche affermare che loro amano il mondo, la famiglia, i figli gli amici, non credeteci, non potrà mai essere, dentro il loro cuore l'amore vero non esiste è morto, ecco, io potrei dire questo, forse sbagliando tutto, come posso io dare questi giudizi su altre persone? Non riescono a dare una risposta vera coloro che sono degli studiosi in questo campo, figuriamoci io, non sono tanto ingenuo da credere di avere la risposta giusta su certi fenomeni che investono molti popoli. Voi direte: ma ci sono popoli interi a favore della pena di morte, possono mai essere tutti in errore? e questo è ciò che mi spaventa di più, ma questo non vuol dire che siano nel giusto, io penso che alcuni di loro sono dei popoli senza una cultura vera, non sono ancora riusciti a crearsene una tutta loro, vivono di scampoli di culture di altri popoli, magari sono stati dominati per tanto tempo da popoli rozzi, prepotenti, ignoranti e sanguinari, questo è qualcosa di spaventoso, di orribile. Pensiamo all'America, ai popoli che l'hanno conquistata, distruggendo la vera civiltà esistente in quell'immenso continente, i paesi europei non hanno conquistato l'America con la pace distribuendo lì il loro sapere, noo!, hanno solo distrutto e sottomesso quei popoli, ma per poterlo fare c'erano dei grossissimi problemi e per poter vincere quelle resistenze hanno dovuto ricorrere a tutta la loro bestialità, nel modo più cruento, e ci vorranno ancora parecchi decenni prima di smaltire tutto quel sangue di uomini, donne e bambini massacrati che si sono visti scorrere addosso, e tutto quel veleno inghiottito a dosi massicce, per farsi coraggio, e sopraffare con i loro cannoni uomini coraggiosi armati solo di arco e frecce, solo per rapinarli delle loro terre, possiamo mai essere fieri di questo? Questi popoli "conquistatori" nella loro patria sono riusciti a togliersi di dosso l'odore del patibolo, ma per i loro discendenti rimasti in America chissà quanto ci vorrà ancora per liberarsi del tutto la coscienza, e speriamo che abbiano una coscienza, o rimarranno per sempre quello che sono, un popolo che sul patibolo decide, che esegue, la morte dei propri figli. Anche se ci vorrà un po' di tempo, io credo e mi auguro che l’America riesca a rafforzare la sua civiltà, ripudiando la pena di morte (oggi quella stessa innominabile pagina di storia dopo secoli si ripete in Palestina, dove un paese che s'illude di essere democratico, massacra con i caccia bombardieri un altro popolo. A Israele e Palestina sono stati dati circa 60 anni per mettersi d'accordo e creare due popoli e due stati, non ci sono riusciti, anche perché Israele è stata appoggiata da paesi importanti e quindi si è sentita in una posizione da non concedere niente in nome della pace, anzi ha ampliato la sua avidità continuando a spingere i palestinesi fuori da casa loro. All'ONU dovrebbero riunirsi, e chi presiede a nome di tutti i popoli presenti, dovrebbe pronunciare poche parole: "i rappresentanti di Israele e Palestina si alzino ... e si accomodino fuori, il compito gravoso ma necessario per la soluzione del problema lo prenderemo noi senza il vostro contributo, e sarà una decisione definitiva ", solo cosi si riuscirà ad avere pace in quella terra martoriata, e sarà la prima pietra per la pace definitiva in tutto il Medio Oriente, per non dire nel mondo. L'Onu una grande invenzione, se non ci fossero quei 3/4 paesi che per vari tornaconto ognuno non difendesse il suo Caino di turno, tutti i popoli dentro quel palazzo dovrebbero avere lo stesso peso, la stessa responsabilità, si dovrebbe decidere a maggioranza senza ricatti o veti da parte di nessuno). Poi ci sono tanti altri paesi in cui esiste la pena di morte, ma sono quasi tutti dominati da buie dittature, non è il volere di quei popoli a tenere in piedi il patibolo, ma la paura del tiranno. lo anche se povero e ignorante sono lontano moltissimi secoli dal giustificare la pena di morte. Chiedo scusa al lettore se nel rispondere alla domanda sono uscito un po' fuori strada, ma il mio modesto modo di vedere le cose trova negli argomenti trattati molti punti di congiunzione fra di loro, se qualcuno vuole contestare quanto detto anche in modo brusco può farlo, non sono uno che si offende, magari dopo aver letto le vostre risposte potrei accorgermi di essere su una strada completamente sbagliata.  E dire che l'essere umano è nato sotto il segno della pace e della libertà (siamo nati tutti senza nessuna proprietà senza odio, tutte sporche invenzioni dell’uomo), ma noi uomini per il nostro tornaconto creiamo ad arte enormi confusioni per poi trasformarle in sanguinose guerre, e ancora, ci sono quelli che imprigionano privandoli della libertà altri uomini, magari per scopi poco nobili. (riguardo alle confusioni e guerre ricordiamoci dell’esserino piccolo - piccolo di Giorge Bush, ma forse e meglio dimenticarlo, W Obama l'unico vero americano che cerca di spingere il paese nella giusta direzione, uno che non vede più la guerra come risoluzione di tutti i mali).

 

2) Credete nell'amore?

Al pari di quanto tengo alla vita credo nell'amore, se credessi solo nella vita senza credere nell'amore sarei un uomo a metà, anche se forse in questo tipo di società conto meno della metà, conto zero, ma nessuno mai come si è impossessato della mia libertà potrà usurpare, stravolgere i miei pensieri.

 

3) Perché siete andati contro la legge?

Risponderò a ciò che mi viene chiesto, perché nessuna domanda può spaventare la verità, anche se avrei preferito rispondere alla domanda "chi vi ha spinto ad agire fuori dalla legge?" lo sono consapevole e me ne duole di aver commesso un terribile reato, ho preso quella decisione tormentato dall’odio e dalla vendetta, certo questo non giustifica la mia reazione e le sue terribili conseguenze.

 

4) Secondo voi è utile come pena deterrente l'ergastolo ostativo?

In nessuno paese al mondo si sono visti a ribasso il numero degli omicidi con la pena di morte, e anche se l'ostatività è oltre il peggio del peggio, è oltre la stessa morte, e vi dico perché. Altre volte ho scritto che la pena di morte ha bisogno di un attimo di coraggio, l’attimo di intravedere il suo carnefice pagato dallo stato, e poi più nulla, è tutto finito, mentre la pena dell'ergastolo ostativo ha bisogno di coraggio quanto dura l'esistenza del condannato, l'avere tolto la speranza per sempre a un uomo non potrà mai servire da deterrente, ma sarà sempre e solo una vergognosa rivalsa dello "stato" agli occhi degli altri popoli.

 

Rispondo alle domande di Serena  

 

1) Come pensate alle vostre vittime?

Proverò a spiegare il motivo che mi ha spinto a non cercare mai un contatto con le persone da me gravemente offese; essendo consapevole del danno che ho arrecato loro, non me la sono sentita di rinnovare l'immenso dolore nel sentire nuovamente pronunciare il mio nome, sarei stato troppo crudele, io credo di essere stato sempre una persona coraggiosa, ma non credo di averne tanto da avere la faccia tosta di presentarmi a loro chiedendo o offrendo qualcosa, io a loro non posso chiedere niente, basta il sacrificio enorme, che ho imposto loro, non posso dimenticarli, ma loro anche se so che è impossibile è meglio se quest'uomo lo dimenticano. Io sono la causa che ha distrutto la loro vita, ma il loro comportamento tenuto sia a processo che è stato sempre composto e dignitoso, sia su giornali e televisioni dove non hanno sfogato il loro dolore sulla mia persona, questo fa di loro persone di grande umanità, un’umanità usata nei miei confronti che non credo di meritare, quindi il rispetto mio nei loro confronti non mancherà mai, questo mi spinge a non avvicinarmi a loro. Nell’ultimo lustro e più, mi è stata tolta anche quel poco di speranza che mi era rimasta, pensavo che un giorno, non saprei quando, anch'io sarei tornato in libertà, facevo affidamento su quella speranza, il cuore si consumava col passare degli anni, ma si consumava con serenità, nella situazione di oggi il mio cuore non può più rigenerarsi e nemmeno può continuare a consumarsi, l’hanno privato dell'alimento fondamentale, che era la speranza, hanno spento l'ultimo lumicino e sarà cosi per l'eternità, un'eternità disumana e crudele, ma questo non vuol dire che mi arrenderò, continuerò a torturare coloro che mi hanno rovinato, scrivendo la verità, solo in un tempo molto lontano permetterò a me stesso di crepare in pace.

 

2) Perché lo stato dovrebbe tirarvi fuori?

Affinché gli altri stati possano vedere l'Italia come un paese normale, civile, che fa rispettare le leggi nazionali e internazionali, sia in fase di giudizio, ma anche nella fase di espiazione pena, solo cosi potrà chiamarsi democratico, mentre oggi questo stato presieduto da un parlamento con al suo interno molti ladri pratica la vendetta, e per questo in carcere ci sono anche quelli come noi che entrano, ma potremo uscire solo da morti.

 

3) Che pena alternativa proponete?

Non propongo niente, tutto ciò che potrei proporre per me, è tutto quanto scaduto, è oltrepassato da vari lustri, trovandomi in carcere praticamente quasi ininterrottamente dal maggio 1979, non credo di essere più in debito con nessuno che ancora ostinatamente mi tiene dentro, le uniche persone con cui sono in debito sono la famiglia Gazzotti Eugenio l'uomo che sequestrai, ma è un debito che non possono farmi pagare allungandomi la galera a dismisura, è un debito fra me e le mie riflessioni.

 

4) Come considerate il vostro reato a distanza di anni?

È una pagina triste della mia vita e di altre famiglie che l'hanno subita senza colpe, potrei dire da dimenticare, ma so anche che è impossibile riuscirci sia per me e ancora di più per la parte lesa o per i miei familiari. Sono quelle cose che uno si porterà sempre appresso, è come una protuberanza, un arto che non si può staccare a piacimento e buttarlo via, fa parte di me, ma credo che sia anche un bene sentirselo addosso per non dimenticare, cosi ogni tanto uno riflette sugli errori commessi.

 

Rispondo alle domande di Emanuela

 

1) Cosa vi spinge a vivere?

Credo che non esista essere umano che non ama la vita, anche gli sfortunati che se la tolgono, forse la amano quanto gli altri, o più degli altri, ma in quel momento ciò che produce la loro mente è talmente ingarbugliato che non riescono a districarlo, spingendoli in un vicolo ceco da non vedere via d'uscita, portando lui ad avere davanti ai loro occhi solo la morte. lo non mi arrenderò nemmeno dopo morto, stimo troppo la vita e la morte dovrà faticare parecchio per riuscire a tenermi con sé, si è dovuta arrendere già una volta con me, sono già sceso all'inferno, e sono tornato su, più vispo di prima.

 

2) Come trascorrete le vostre giornate?

Io ho sempre approfittato di ogni occasione che mi è stata offerta, ho frequentato le scuole superiori, qualsiasi tipo di corsi professionali che sono stati proposti, quando mi è stato offerto ho sempre accettato il lavoro, e ogni impegno da me preso è stato sempre portato a termine, non ho mai lasciato un lavoro a metà. Ho scritto la mia autobiografia "Decenni nel buco del Diavolo" 300 pagine in italiano e non essendo la mia lingua, l'ho voluto tradurre anche in lingua sarda, scrivo qualche poesia nella mia lingua madre, parecchie di queste sono state inserite alla fine dell'autobiografia in versione sarda, il sapere di appartenere al nobile e fiero popolo sardo mi rende ancora più forte e coraggioso. Avendo il computer in cella mi è data la possibilità di passare il mio tempo facendo lavori diversi, l’unica cosa che mi fa odiare un po’ il computer è il fatto che da quando sono entrato in suo possesso non mi ha dato più il tempo di leggere un libro, una cosa che mi  piaceva tantissimo prima che possedessi questo aggeggio infernale, ma non posso farne a meno, è troppo utile e necessario. Poi ci sono le altre cose che comporta il carcere durante la giornata, sempre condizionate da chi lo gestisce, ma non ve le racconto perché potrebbero leggerle delle persone sensibili e correrebbero il rischio di diventare viola in un attimo, accontentatevi delle cose belle che vi ho detto, non pensate ad altro.

 

3) Pensate mai alla morte?

La penso sempre, ma sempre per contrastarla, nella mia vita non ricordo una sola volta di aver pensato alla morte in negativo, tranne quando (fingendo) ho chiesto al Tribunale di Sorveglianza di Perugia che il mio ergastolo venisse tramutato in pena di morte (sapevo già che la legge non lo permetteva), era solo una provocazione. Vale la stessa cosa per quando ho chiesto l'Eutanasia Assistita alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Se un giorno, facendo tutti gli scongiuri possibili, sentirete o leggerete che è morto Mario Trudu dentro una cella non credeteci, Mario Trudu in quel caso è stato assassinato, forse detto cosi è tropo brutale diciamo che è stato aiutato a morire.

 

4) Come vi confrontate con le persone che vi vengono a trovare in carcere?

lo ho fatto colloquio sempre o almeno fino al 2011 soltanto con i miei familiari (tranne una volta negli anni 90 è venuto a trovarmi un mio caro amico e paesano Vincenzo che ora non c'è più e questo mi addolora tantissimo), ed è stato sempre con il massimo dell'armonia, mai che ci sia stata qualche discussione un qualcosa da alterare il nostro ottimo rapporto. Da Natale del 2011 ho detto ai miei che non venissero più a trovarmi, ho imposto loro questa cosa terribile e difficile da sopportare, dopo che li ho fatti girare per 33 anni e per sedici carceri diversi sparsi in tutta la penisola per venire a trovarmi, ora rifiuto le loro visite, detto cosi uno potrebbe pensare che tra me e la famiglia c'è qualche malinteso, che non andiamo più d'accordo, nessuno mai pensi questo, con i miei familiari abbiamo un rapporto bellissimo, ci vogliamo troppo bene per una cosa del genere, e so quanto soffrono per questo, ma sono deciso a non farli venire più almeno finche quei "signori" del ministero non si decideranno a trasferirmi in un carcere sardo, cosa che chiedo da 8 anni e che rifiutano di concedermi. Negli ultimi mesi del 2012 ho fatto colloquio due volte con un carissimo amico Gabriele, ho conosciuto questa stupenda persona tramite corrispondenza, dopo un po' di tempo mi chiese se poteva venire a trovarmi e come avrebbe potuto fare, cosi presentai alla Direzione del carcere richiesta per il suo ingresso in carcere come terza persona, perché anche a me sarebbe piaciuto conoscerlo, e ci fu accordato. In 33 anni di carcere ho incontrato tramite colloquio due carissime persone che non facevano parte del mio nucleo familiare, il resto è solo carcere e famiglia, questo nell'ambito dei colloqui, ma ho avuto la fortuna di incontrare tantissime altre persone straordinarie generose che mi hanno sempre incoraggiato a essere forte, anche nei momenti più terribili, e sono i gruppi di persone che gestiscono i vari siti internet dove pubblico qualche mio scritto, sarò sempre grato verso queste persone e spero che mi perdonino se ogni tanto non mi faccio sentire anche per dire loro solo grazie, negli anni che ho frequentato l'Istituto d'Arte altra grande fortuna per me, ho conosciuto Professoresse e Professori persone meravigliose, che non potrò dimenticare mai, ecco questi sono gli unici tesori che posseggo un grande grazie a tutti loro.

 

Rispondo alle domande di Marco

 

l) Per voi l'ergastolo ostativo è sbagliato per qualunque tipo di reato?

È mostruoso solo pensare che possano esistere tipi di reato per il quale può essere prevista la pena dell'ergastolo ostativo, dico questo perché l'ergastolo ostativo non è una pena che uno possa espiare, ogni pena da scontare ha un inizio e una fine, e fra queste c'è anche la pena di morte, arriva sempre il giorno dell'esecuzione giungendo cosi alla fine della pena da espiare, mentre per l'ergastolo ostativo non ci sarà mai un fine pena, è qualcosa di eterno, quindi è sbagliato dire che uno è condannato a scontare la pena dell'ergastolo ostativo, non potrà scontarla mai, il suo "fine pena mai" è cosa certa.

 

2) Pensate mai ad evadere?

I primi 15 anni di detenzione non ho fatto altro che pensare ad evadere, e ci sono stati tanti tentativi, nell'ultimo capitolo della mia autobiografia descrivo tutti i tentativi messi in atto. Dopo lunghi anni con quel chiodo fisso in testa, ho abbandonato l'impresa, non penso più a questa cosa già da molti anni, e oggi devo dire addio per sempre a quelle illusioni che nutrivo quando avevo parecchi anni di meno, ora l'unica strada che mi rimane aperta è riuscire a vivere sereno come un qualunque vecchio.

 

3) Cosa pensate dei parenti delle vittime?

Come ho già scritto rispondendo a una domanda precedente, io ammiro quelle persone che nonostante il dolore che ho arrecato loro sono state correttissime, anche il loro comportamento tenuto a processo è stato sempre composto e dignitoso, non ci sono stati mai articoli di giornali dove hanno sfogato il loro dolore sulla mia persona, questo fa di loro persone di grande umanità, che hanno usato anche nei miei confronti e non credo di meritare, quindi il rispetto mio nei loro confronti non mancherà mai.

 

4) Perché avete ucciso?

Dissi già che l'uomo può uccidere per una infinità di motivi, ma qualsiasi motivo l'abbia spinto a farlo non sarà mai giusto, uno può tentare di giustificare il male fatto in mille modi, ma non potrà mai reggere il peso di un'azione cosi dolorosamente triste. lo in un momento di rabbia e di tremendo odio (troppo lungo da spiegare e rimando come sempre alla mia autobiografia) con altri complici abbiamo messo in atto un sequestro di persona a scopo di estorsione, durante la gestione di questa maledetta impresa successe un conflitto a fuoco, il sequestrato ferito, dopo 11 giorni morirà in ospedale, io fui ricoverato insieme a lui ferito da 7 proiettili, e ancora oggi sconto l'azione scaturita da quella tremenda rabbia, comunque è stata una terribile disgrazia, non per giustificarmi, non ci può essere giustificazione a questo, ma la sua morte è stato un incidente, certo questo non diminuisce il dolore della famiglia del sequestrato.

 

Risponde Diaccioli Salvatore e Lamberti Francesco

(Carcere di Carinola)

 

Rispondo alle domande di Eduardo

 

l) Saresti a favore della pena di morte?

Sono un uomo ombra e sarebbe facile per me dire, si, sono favorevole alla pena di morte, ma così non è, sebbene la pena di morte la vivo ogni giorno avendo un ergastolo ostativo. L'ergastolo ostativo non è una pena da espiare è una pena di morte psicologica che uccide ogni mio pensiero.

 

2) Credete nell'amore?

Sebbene abbia avuto una patita sofferenza infantile e adolescenziale senza l’amore di nessuno, oggi, posso dire di credere fortemente nell'amore.

 

3) Perché siete andati contro la legge?

Sono convinto che nessuno, volutamente, vuole andare contro la legge, questo avviene quando non hai nessun'altra alternativa e ti ritrovi coinvolto in fatti e circostanze che nemmeno immaginavi e poi per uscirne e tardi.

 

4) Secondo voi è utile come pena deterrente l'ergastolo ostativo?

Nessuna pena può essere deterrente per fermare l'illecito, per quando riguarda l'ergastolo ostativo è solo una vendetta e non una pena. Ogni essere deve essere restituito alla società migliore di quella che era, al di la del reato che ha fatto, se lo ha fatto.

 

Rispondo alle domande di Serena

 

I) Come pensate alle vostre vittime?

Se vittima si riferisce alle persone che ho fatto un danno morale ed economico ci penso sempre, se il suo essere vittima è riferito a qualcuno che abbia fatto male fisico non ho questi pensieri, magari devono essere altri ad avere questi pensieri per me.  

 

2) Perché lo stato dovrebbe tirarvi fuori?

Non chiediamo che lo stato ci deve tirare fuori. Chiediamo solamente, come persone appartenente di questo paese, sebbene definiti rifiuti della società, che i nostri diritti, vengono rispettati, può sembrare un paradosso, ma non lo è. Se uno di noi ha sbagliato è giusto che paghi gli errori commessi e allo stesso tempo essere rieducato e consegnato alla società come persona nuova. Così dice all'art. 27 della nostra Costituzione: “ogni pena deve essere rieducativa”.

 

3) Che pena alternative proponete?

Se uno ha sbagliato ed abbia avuto un giusto processo, qualunque pena, all'infuori dell'ergastolo, va bene, basta che tende alla rieducazione di ogni soggetto.

 

4) Come considerate il vostro reato a distanza di anni?

Nel mio vecchio tenore di vita, mai mi ci sono riconosciuto, come mai mi ci sono adattato, ma era l'unica via che conoscevo. Certo, ho commesso qualcosa che oggi non rifarei, magari più di una. Dopo venti anni di detenzione di riflessione ne ho avuta tanta e sarei uno stupito se domani dovrei percorrere nuovamente quel genere di vita. Oggi considero il mio reato non idoneo a quelli che sono i nostri comandamenti.

 

Rispondo alle domande di Emanuela

 

l) Cosa vi spinge a viv re?

Ci spinge a vivere l'amore che i nostri cari, pur se non li meritiamo, ci trasmettono. Ci spinge a vivere il debito dovuto che abbiamo con la società e che quanto prima vogliamo riscattare. Ci spinge a vivere la voglia di pagare i propri errori, se errori abbiamo fatto.

 

2) Come trascorrete le vostre giornate?

Trascorro le giornate e quei pochi e miseri spazi che mi vengono concessi andando a scuola, fare dei lavori di manualità, pittura a olio, lavori di artigianato che regalo a persone a me care. L'ozio è un mio nemico.

 

3) Pensate mai alla morte?

Io personalmente mai ho pensato a togliermi la vita, non né sarei capace, ma qualche anno fa ho chiesto al nostro Presidente della Repubblica di concedermi la pena di morte.

 

4) Come vi raffrontate con le persone che vi vengono a trovare in carcere?

Sono poche le persone che mi vengono a trovare, quelle poche riconoscono il mio radicale cambiamento.

 

Rispondo alle domande di Marco

 

l) Per voi l'ergastolo ostativo è sbagliato per qualunque tipo di reato?

Si, qualunque pena deve tendere alla rieducazione, perché tutti nella vita abbiamo la necessità di una seconda occasione.  

 

2) Pensate mai di evadere?

No, l'evasione, per quando mi riguarda non ha mai sfiorato il mio pensiero, ho da premettere, che una volta, per un errore di un agente in una sala di colloquio ho avuto occasione per farlo. 

 

3) Cosa pensate dei parenti delle vittime?

Io penso che per una mamma, un papà, fratello, sorella, moglie o fidanzata che sia è cosa difficile perdonare il carnefice del proprio congiunto. Ma molte illustre per5sonaggi che hanno subito la perdita del proprio congiunto hanno perdonato. Perdonare non è così facile. Per farlo ci vuole, oltre ad un grande coraggio, una grande fede spirituale e per quando mi concede hanno tutta la mia solidarietà.

 

4) Perché avete ucciso?

Uccidere è una cosa, essere imputato di omicidio è un'altra cosa, ma credo che per uccidere un motivo ci deve essere. Non credo che si faccia per futili motivo, magari qualcuno ha ucciso per salvaguardare la propria vita.

 

Risponde Antonio Papalia

 

Rispondo alle domande Edoardo

 

1) Sareste a favore della pena di morte?

No! Perché la vita è fatta per vivere.

2) Credete nell'amore?

Credo fortemente all’amore senza ombra di dubbio.

3) Perché siete andati contro la legge?

Il più delle volte il contesto in cui si vive e le tante necessità portano il soggetto a trasgredire la legge.

4) Secondo voi è utile come pena deterrente l'ergastolo ostativo?

No! Non serve a nulla, perché anche se ci fosse la pena di morte i reati verrebbero commessi ugualmente.

 

Risposta a Serena

 

1) Come pensate alle vostre vittime?

2) Perché lo stato dovrebbe tirarvi fuori?

Perché, un uomo dopo 20 anni di carcere ha pagato molto, qualsiasi delitto abbia potuto commettere, inoltre l’uomo tende a cambiare ed è una persona diversa da quando è entrato in galera.

3) Che pena alternativa proponete?

Che almeno dopo i 26 anni venisse concessa automaticamente a tutti gli ergastolani la liberazione condizionale.

4) Come considerate il vostro reato a distanza di anni?

Che sarebbe stato bello se non fosse stato commesso.

 

Risposta a Emanuela

 

1) Cosa vi spinge a vivere?

La speranza di poter tornare un giorno dalla nostra famiglia.

2) Come trascorrete le vostre giornate?

Io personalmente frequento la scuola e fino alle 13 sono impegnato, poi mi faccio quattro passi avanti e indietro in un’aria cinta di ferro e guardo il cielo a quadri; in cella  leggo qualche libro, cucino, guardo la tv, cosi continuo il giorno dopo.

3) Pensate mai alla morte?

Noi non dobbiamo pensare alla morte perché  siamo morti vivi.

4) Come vi raffrontate con le persone che vi vengono a trovare in carcere?

Raccontiamo che stiamo bene per non dare eccessivo dolore.

 

Risposte di Giovanni Farina (Carcere di Catanzaro)

 

Risposte a Marco

1.Per voi l’ergastolo ostativo è sbagliato per qualunque reato?

Se parliamo di leggi che aiutano a non sbagliare più, dico che l’ergastolo ostativo è una condanna inutile, perché l’uomo non viene messo di fronte ai propri errori. A vivere in stato  vegetativo si perdono le emozioni che ci distinguono nelle nostre responsabilità di uomini.

 

2.Pensate mai ed evadere?

Essere ricercato dalla legge è faticoso e pericoloso, preferisco la galera, che trovarmi di fronte all’amico che per convenienza si tramuta in Caino.

 

3.Cosa pensate dei parenti delle vittime?

Chi ha subito torto qualsiasi esso sia, è vittima per tutta la vita, delle leggi, delle comunità di appartenenza, e dell’essere che le ha offese.

 

4.Perché avete ucciso?

Io non ho ucciso nessuno. Il popolo italiano, ascoltando i maleinformati di turno, è convinto che ogni carcerato con l’ergastolo ostativo ha fatto le stragi, ha ucciso. Io sono un ergastolano ostativo fine pena mai, solo perché sono stato travolto dal meccanismo del cumulo delle pene, che doveva essere in mio favore, ma i giudici hanno sentenziato che dovevo restare in galera per tutta la vita, anche se i miei reati non portano l’ergastolo. Credo di essere l’unico in Italia.

 

Risposte a Eduardo Lupi

 

1.Sareste a favore della pena di morte?

Si può uccidere un proprio simile in un momento di smarrimento, fuori dello schema di essere uomo pensante, non capisco chi uccide un suo simile, solo perché gli viene ordinato di farlo da chi predispone delle sue azioni omicide.

 

2.Credete nell’amore?

Credo nell’amore, perché dall’amore nasce la vita, il voler bene  agli  altri, ai propri simili.

 

3.Perché siete andati contro la legge?

Io non sono andato contro la legge, ma chi amministra la legge è andato contro la mia esistenza. Arrestandomi da innocente.

 

4.Secondo voi è utile come pena deterrente l’ergastolo ostativo?

L’ergastolo ostativo con lo scopo di essere una pena deterrente, è un fallimento per la società civile italiana. Uno stato forte nei diritti di uomo non ha bisogno di vendetta, ha bisogno di dare esempio di un buon governo nei confronti del popolo, con l’istruzione e il lavoro. A cosa serve un uomo che vive come un parassita alle spalle della società per tutta la vita. Uno stato attento deve sapere far capire al debole dove ha sbagliato e redimerlo.

 

Risposta a Emanuela

 

1.Cosa vi spinge a vivere?

Vivo, non penso a vivere.

 

2.Come trascorrete le vostre giornate?

Pensando a chi mi ha insegnato ad amare, a fare qualcosa di buono durante la mia vita. Non penso alla follia, che c’è in ognuno di noi.

 

3.Pensate mai alla morte?

Ogni anno che passa il corpo si adegua a sentire la morte sempre più vicina, inconsciamente viene accettata, come una fonte di esistenza che ci appartiene.

 

4.Come vi confrontate con le persone che vi vengono a trovare in carcere?

Non ho visite in carcere da più di 20 anni ma non ho bisogno di confrontarmi con le persone che amo, che vivono fuori da queste mura, perché sanno chi sono. 

 

 

Risponde Pier Donato Zito

 

Risposta a Edoardo Lupi

 

1. Sareste a favore della pena di morte?

Assolutamente no. E motivo la mia risposta. Se per un attimo ripercorro la mia vita, non posso fare a meno di notare come la mia visione nei confronti della stessa è andata man mano cambiando, ed è cambiato la mia posizione rispetto ad essa. All’età di 5 anni la vita, il mondo, le persone le vedovo in un certo modo, a 10 anni avevo un’altra visione, così a 15 poi a 20 a 30 a 40 a 50. Ho imparato così a non tener conto delle parole, ma dei comportamenti umani. Ho così imparato a non giudicare dalle apparenze, ed a capire realmente le problematiche cercando in profondità le vere ragioni del problema. Ho ad esempio notato gli aspetti paradossali degli americani, che sono spesso a favore della pena di morte, ma io penso che non si può difendere la vita, sopprimendo la vita! Per me è un assurdo. Quando uno stato applica la pena di morte, in sostanza cosa sta facendo? Vuole INSEGNARE UCCIDENDO che uccidere è sbagliato. E questo ripeto a me pare paradossale, contraddittorio se non assurdo. Di assurdità parla anche Cesare Beccaria nel 1764, quando osserva già allora come… le leggi che sono l’espressine della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, poi a loro volta ne commettono uno esse medesime?! Cioè per allontanare i cittadini dall’assassinio poi paradossalmente ne ordinano uno pubblicamente?! È assolutamente assurdo, contraddittorio non coerente. Sempre Beccaria sostiene che la pena di morte è “una guerra della nazione con un cittadino”. E aggiunge… “se dimostrerò che non è utile né necessario avrò vinto la causa dell’umanità “. RESTA tuttavia un argomento di cui si potrebbe lungamente discutere, non pensiamo di risolvere tutto con poche battute.

 

2. Credete nell’amore?

Si credo nell’amore, l’uomo di qualsiasi età e civiltà è messo di fronte alla soluzione di un eterno problema, e cioè il problema di come superare la propria solitudine e raggiungere l’unione con propri simili. Questo profondo bisogno dell’uomo dunque è il bisogno di superare l’isolamento, nasce dalla situazione umana, dalle condizioni stesse dell’esistenza umana. Non è un sentimento al quale ci si può abbandonare senza aver raggiunto un alto livello di maturità. Ogni  tentativo d’amare è destinato a fallire se non si cerca di sviluppare più attivamente la propria personalità, chi non ama è come se non fosse mai vissuto. L’amore tuttavia ha un fratello che si chiama “ODIO” e quando “muore” il primo resta solo il secondo … ma questa è un’altra storia …

 

3. Perché siete andati contro la legge?

La risposta a questa domanda non è semplice né può essere sintetica. Da questa domanda è possibile comprendere il livello di revisione critica della mia persona, il livello di RESIPISCIENZA, per dirla con un termine degli addetti ai lavori, ovvero di … “quel male commesso o dell’errore compiuto accompagnato da consapevole ravvedimento”. La domanda è molto importante, proverò ad essere il più sintetico possibile.<> ecco ciò che probabilmente il mio amato genitore desiderava da suo figlio Pier Donato. Ma l’università non arrivò mai, il destino riservò altri e impervi percorsi, a suo figlio Pier Donato, così il destino fece un po’ di testa sua. Come sempre ho continuato a scavare dentro di me nei cunicoli della mia anima, sugli anfratti più nascosti del mio cuore, per capire e comprendere le ragioni delle mie azioni. E le sensazioni che avvertivo erano e sono essenzialmente due. La prima era una sete inestirpabile di giustizia nascosta nel mio cuore, credo che non dica nulla di eccezionale perché convinto che questa sete sia presente in ogni essere umano. L’altra sensazione che avvertivo era quella di non sentirmi un “CATTIVO”, quando questa sensazione naturalmente consequenziale alla prima, questo mio istinto di bisogno di equità, questo istinto di uguaglianza sociale andava veicolato nella giusta direzione, per non passare poi dalle giuste ragioni, come puntualmente è successo, al “torto”, quindi direi che le ragioni ancora oggi sono valide e restano giuste, se di errore dobbiamo parlare è consistito nel modo in cui far valere quelle ragioni. Le mie prime trasgressioni risalgono agli anni 80, un bambino che nasceva in quegli anni, ereditava già 20 milioni di lire di debito pubblico sulle sue spalle. Mentre l’Italia si sedeva al tavolo tra le otto nazioni più industrializzate al mondo, la Basilicata restava e resta una regione “povera” di un paese “ricco”. Vivere quella sensazione di non essere in condizioni di poter condurre un’esistenza dignitosa all’altezza della proprie aspettative, si è pian piano trasformato in voglia di… cambiare le regole del gioco. Si cominciano a fare azioni del sapore di trasgressioni. Complice la giovane età e tante CONCAUSE che faranno sì che pian piano si arrivi similmente ad assomigliare ai fili di una grossa fune che gradualmente si sfilacciano per rompersi del tutto, fino alla perdita totale della libertà. Perciò un po’ il non voler accettare quei lavori mal retribuiti o peggio una situazione di mancanza di lavoro, quel lavoro che dovrebbe dare dignità all’uomo, quel timore che si fa sempre più forte di non poter vivere come tutti, finiscono per spingere all’azione trasgressiva. La necessità diventa così più potente delle regole, delle leggi stesse. E si finisce per perdere quel bene prezioso che è la propria libertà. Occorre quindi capacità empatica e attenta analisi per comprendere queste storie. Uno degli errori più frequenti è di accomunare tutte le storie come se fossero uguali. Ognuno di noi, nel senso di ogni essere umano, è un individuo a sé, ha una sua storia, una sua vita, un suo passato. E così la mia storia e… il mio tempo sono andati un po’ per conto loro. L’elemento “delusione” è stato sicuramente una delle prime concause che hanno contribuito alle mie azioni. L’attesa di felicità dell’infanzia veniva man mano che crescevo brutalmente disillusa dalla consapevolezza dell’età adulta. Quel mio graduale rendermi conto di ciò che vedevo, di ciò che notavo, di ciò che capivo, quel gioco duro della vita, un mondo di regole che nessuno sembrava rispettare, queste mie speranze tradite diventeranno poi “rivolta”. E cosi piano, piano  si arriva a prendersi la libertà di dettare le proprie regole. Da un lato avevo l’immagine di un padre integerrimo, che faceva il suo dovere di uomo onesto fino in fondo, dall’altro lato l’immagine di una società, di uno Stato che non ha più una “controparte”, cioè di chi viola le regole ma è esso stesso il primo a non rispettarle?! Quindi uno Stato che ai miei occhi era specchio di se stesso e che riproduceva in sé il seme del male e della violenza che pretenderebbe di estirpare. Ero poco più che adolescente, frequentavo le superiori, notavo uno Stato che usciva a pezzi, quelli della mia età ricorderanno le cosiddette stragi di Stato, l’Italicus, piazza Fontana, la cosiddetta strategia della tensione. Servizi Segreti deviati. Come dicevo pocanzi, frequentavo le scuole superiori, e a 16, 17 anni ero già “ferito” dalla realtà. Percepivo la vita come essere inserito in un meccanismo dal quale nessuno può sottrarsi se non con la cessazione della vita stessa. Una vita che si rivelava ai miei occhi come uno spettacolo deludente. Tutto questo sommato all’incoscienza dei miei giovani anni, ha fatto sì che pagherò questa mia… delusione.

 

4. Secondo voi è utile come deterrente l’ergastolo ostativo?

La mia risposta è no. Intanto è una pena di morte lenta diluita nel tempo. Ipocritamente si vuol fare credere di essere più civili, perché non uccide subito, ma … pena di morte resta. Nei paesi dove viene applicata, ugualmente avvengono fatti tragici, il problema è rimuovere le cause che provocano i fatti tragici. Ma anche in Italia notiamo che non rappresenta un deterrente. Alcuni studiosi come KONRAD LORENZ e altri ritenevano che l’uomo sia aggressivo per natura. Altri invece come ERICH FROMM si sono impegnati a dimostrare che l’aggressività non è prodotta dall’istinto bensì dalla organizzazione sociale. E la mia personale esperienza di vita mi porta a concordare con Fromm.   

 

 

 

 

 


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