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Suor Gervasia, battagliera d'acciaio in nome della giustizia PDF Stampa E-mail
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In Veneto, 28 luglio 2010

Si è spenta all’età di 93 anni suor Gervasia Asioli, figura storica nel mondo del carcere ma più in generale di quegli ambienti che raramente raggiungono l’onore della cronaca: emarginati, tossicodipendenti e senza tetto da lei hanno sempre ricevuto ascolto e attenzione. A ricordare oggi la sua figura è Fra Beppe Prioli, fondatore della Fraternità, che conobbe “Gervasia”, come ancora la chiama amichevolmente, negli anni 70, nel convento di San Bernardino a Verona. “Sapeva che mi occupavo dei detenuti, e venne a cercarmi perché facessi da padrino alla cresima di un giovane detenuto nel carcere di Asti. Io accettai e da lì iniziò il mio percorso con lei. Vestimmo quel detenuto come un vero signore e lo presentammo al vescovo pieno di dignità”.
Fra Beppe non dimentica la tempra d’acciaio della suora orsolina, che non era abituata a tirarsi indietro: “Visto il suo stile le affidavo i detenuti con i reati più gravi, quelli che pochi riescono a guardare in faccia; lei si concentrava sulla persona e si disinteressava dei reati. Era dedita all’ascolto e questo i reclusi lo apprezzavano tantissimo”.
Una donna controcorrente e a tratti discussa: “Era una battagliera sui temi della giustizia e della pena, quasi scomoda in quegli anni - ricorda ancora Fra Beppe -. L’ultima volta che l’ho vista, qualche anno fa, ormai provata dalla vecchiaia, l’ho trovata sempre agguerrita e tenace”.
Punto di riferimento dei detenuti, suor Gervasia ha lasciato un ottimo ricordo anche nei loro familiari. E ha avuto anche una grande attenzione per le donne detenute, svolgendo parte della sua attività all’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere.
Tra le curiosità che oggi i vecchi amici ricordano c’era la sua abitudine di viaggiare in autostop, fidandosi a prescindere dei passanti, e il prendere in prestito i quotidiani dal giornalaio per riportarli intatti dopo averli letti. “Ai funerali sono stato colpito dalla presenza di due detenuti ergastolani che hanno fortemente voluto essere presenti; è il riconoscimento che il suo lavoro è ancora apprezzato e non verrà dimenticato” conclude Fra Beppe Prioli.
 

 

 

 

 


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