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Immigrazione: Sel; i Cie sono carceri e non funzionano... come superarli? PDF Stampa E-mail
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Public Policy, 18 novembre 2013

 

Fare luce sulla "realtà di migliaia di migranti rinchiusi in Italia nei centri di identificazione ed espulsione (Cie)", in particolare su quello di Roma, e sapere se il Governo "non ritenga che i centri di identificazione ed espulsione debbano essere superati nel quadro di una riforma radicale delle politiche di contrasto dell'immigrazione clandestina, evitando la loro riduzione alla semplice repressione carceraria". È quanto chiedono Gianni Melilla e Antonio Matarrelli (Sel) in un'interpellanza al ministro dell'Interno. La risposta è all'ordine del giorno di oggi alla Camera, alle 15, insieme a quella per una interrogazione, sempre sui Cie, presentata dallo stesso Melilla. Secondo gli interpellanti i Cie "nascono da una politica che mette l'immigrazione sullo stesso piano della criminalità e che non tiene conto né dei vantaggi economici che potrebbe portare né della natura sempre più multiculturale della società italiana". Anche l'associazione italiana Medici per i diritti umani, in un rapporto del 2012, citato da Sel, sostiene che i Cie sono strutture "incapaci di garantire il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali della persona".

Inoltre essi "non hanno scoraggiato l'immigrazione irregolare e - si legge ancora nell'interpellanza - nel 2012 solo il 50% (4.015 su 7.944) degli immigrati irregolari detenuti nei centri è stato espulso. Una minima percentuale, rispetto ai 440 mila immigrati irregolari che si pensa vivono in Italia". Come si superano i Cie? Nell'interrogazione al ministro dell'Interno e a quello dell'integrazione Gianni Melilla chiede "quali iniziative intendano assumere per superare in tempi rapidi i centri di identificazione ed espulsione" dato che "hanno dimostrato il loro totale fallimento". Secondo Melilla "nel 2012 sono state trattenute 7.700 persone e ne sono state rimpatriate meno della metà". Inoltre è grave "la situazione sotto l'aspetto dell'ordine pubblico: sono ripetute e costanti le violazioni dei diritti umani dei 'trattenuti', gli episodi di autolesionismo, le fughe, le violenze, le rivolte, le risse e le denunce di maltrattamenti". "Il sovraffollamento nei centri di identificazione ed espulsione è ormai a livelli impressionanti - conclude Melilla - e a Lampedusa ve ne sono 977 in un centro che, al massimo, ne potrebbe ospitare 300".

 

 

 

 

 


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