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Giustizia: Erri De Luca, Magistratura Democratica... e il virus pacifico PDF Stampa E-mail
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di Alessandra Ballerini

 

La Repubblica, 18 novembre 2013

 

C'è una polemica di questi giorni che mi coinvolge particolarmente. Sia perché conosco, direttamente o indirettamente una gran parte dei protagonisti, sia perché alcuni di loro e il tema sotteso alla polemica mi sono molto cari. La libertà di opinione è uno dei fondamenti della nostra democrazia e pensare che illustri magistrati, giornalisti e intellettuali possono averne timore tanto da essere tentati di ricorrere alla censura, mi rattrista e preoccupa. Oggetto del contendere è un breve e appassionato brano del poeta Erri De Luca, scritto per Magistratura Democratica. Si tratta di un testo scritto e messo in stampa prima delle interviste dello scrittore circa la lotta No Tav e dunque estranea ai diverbi tra il poeta e il magistrato ex democratico Caselli. Il testo di De Luca racconta col suo tipico e inarrivabile trasporto il mito di Euridice che "alla lettera significa trovare Giustizia. Orfeo va oltre il confine dei vivi per riportarla sulla terra"; il poeta ricorda "ho conosciuto e fatto parte di una generazione politica appassionata di giustizia perciò innamorata di lei al punto da imbracciare le armi per ottenerla. Orfeo scende impugnando il suo strumento e il suo canto solista. La mia generazione è scesa in coro dentro la rivolta di piazza. Non dichiaro qui le sue ragioni: per gli sconfitti nelle aule dei tribunali speciali quelle ragioni erano delle circostanze aggravanti, usate contro di loro. C'è nella formazione di un carattere rivoluzionario il lievito delle commozioni. Il loro accumulo forma una valanga. Rivoluzionario non è un ribelle, che sfoga un suo temperamento, è invece un'alleanza stretta con uguali con lo scopo di ottenere giustizia, liberare Euridice. Innamorati di lei, accettammo l'urto frontale con i poteri costituiti... Ci furono azioni micidiali e clamorose ma senza futuro. Quella parte di Orfeo credette di essere seguito da Euridice, ma quando si voltò nel buio delle celle dell'isolamento, lei non c'era".

Apriti cielo! Certa pessima stampa ha immediatamente approfittato della ghiotta occasione per bollare come terroristi il poeta e i magistrati che hanno osato pubblicare il suo scritto nella loro agenda. C'è chi ha c iesto che la Agenda andasse al macero perché poteva infiammare giovani menti (di magistrati!). A nulla sono valse né la nota scritta a margine del brano in cui si condanna e rifiuta decisamente qualsiasi forma di violenza qualunque ne sia la motivazione, né la replica di Md agli attacchi in cui si spiega che "l'articolo è la rappresentazione, con il linguaggio e il punto di vista di un artista, del sentimento di giustizia di parte di una generazione, i giovani degli anni '70. Un sentimento estremo e per molti versi, secondo noi, delirante. Tuttavia un sentimento reale". Non censurabile «perché siamo talmente convinti della bontà e superiorità della nostra idea democratica e liberale di giustizia, saldamente ancorata alla legalità, che non temiamo il confronto con nessuno". Ad oggi però il tentativo di censura continua e le presentazioni dell'Agenda sono state sospese. Per dirla con le lucide parole di Luigi Manconi "I primi esponenti di Magistratura democratica, li ho conosciuti un secolo fa, nel corso della mobilitazione per l'abrogazione dei reati di opinione. Oggi come emerge anche da quest'ultima polemica, la questione non può dirsi ancora completamente risolta: e non solo nei suoi riflessi penali. Io la vedo in maniera molto semplice: se la scrittura di Erri De Luca piace (e c'è a chi piace) si pubblichino i suoi racconti. Se non piace non li si pubblichino. Le sue idee politiche, note a chiunque le volesse conoscere, non devono avere alcun peso nella valutazione." De Luca recita "Povera è una generazione nuova che non s'innamora di Euridice e non la va a cercare anche all'inferno." L'inferno sono le carceri, i Cie, le Opg, i campi rom, le celle di sicurezza. L'inferno è il luogo dove c'è legge (a volte) ma non v'è di giustizia. Portare la giustizia all'inferno, senza armi, credo sia, almeno sulla carta, l'ideale di noi tutti: avvocati, magistrati, scrittori. E augurarsi, come scritto nella Agenda, che la passione per la giustizia si diffonda come un virus allegro e pacifico, credo sia un auspicio condivisibile e non censurabile. D'altronde avere fame e sete di giustizia è biblicamente motivo di beatitudine.

 

 

 

 

 


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