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A Montorio sovraffollamento e degrado vanno di pari passo PDF Stampa E-mail
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In Veneto, 1 settembre 2010

L'aspetto esteriore migliora e il contenitore ha l'aspetto meno fatiscente. Ma i problemi che vi sono racchiusi non fanno che aumentare, di pari passo con il numero di persone che continua a crescere.
Differenze immediatamente colte dalla parlamentare del partito democratico Mariapia Garavaglia che, quest'anno – accompagnata dall'onorevole del Pd Gianni Dal Moro - ha ripetuto l'esperienza già vissuta l'anno scorso con l'iniziativa Ferragosto in carcere lanciata dal gruppo dei Radicali.
“I detenuti stanno curando l'aspetto della struttura, dipingendone le pareti anche con colori particolari e rispetto all'anno scorso l'aspetto esteriore si può dire migliorato – riferisce la Garavaglia -. Ma, di contro, i contenuti sono sempre più degradati. I detenuti aumentano e hanno raggiunto le 910 unità, mentre il numero degli agenti penitenziari è sempre più insufficiente e, nonostante il loro buon impegno, sono ormai ridotti al rapporto di un custode ogni 100 detenuti”.
Ma come si può intervenire? “Oltre la metà dei reclusi (512) è straniero – sottolinea la parlamentare - e urgono convenzioni con loro i paesi d'origine in cui possano tornare a finire di scontare la pena. In troppi poi sono in attesa di giudizio (solo 433 hanno avuto una condanna definitiva) e per questo vanno velocizzate le procedure per verificare le singole condizioni di ciascuno e far sì che i magistrati diano risposte in tempi brevi. Vanno inoltre applicate le norme – che già esistono – per chi è a fine pena, non socialmente pericoloso o malato. Il tutto mentre attendiamo i fondi per il nuovo piano carceri non ancora partito. Il carcere rappresenta una priorità dal punto di vista civile”.
Circa l'igiene interna preoccupa la scarsezza di acqua nelle docce, che inoltre non è sempre calda. “Ho saputo che la garante si sta impegnando molto per la risoluzione dei problemi nella distribuzione dell'acqua – continua la parlamentare del Pd -. Ma le docce sono poche rispetto al forte sovraffollamento. E aspetti come questo e come la convivenza in 4 in celle di 12 metri quadrati rappresentano quelle che io definisco delle pene accessorie immeritate”.
D'accordo l'onorevole Dal Moro, per il quale a Montorio, come nel resto d'Italia, la situazione è ormai drammatica quanto ad affollamento. “Tutti i reparti sono saturi – fa sapere -e sono aumentate anche le donne: 84, numero mai precedentemente raggiunto. Poco lavoro e poca possibilità per sport e aria a causa delle carenze di personale e di spazi comuni troppo piccoli (il problema del sovraffollamento non è solo per le celle, è per gli spazi comuni è per i servizi, ecc.)”.
Quello dell'aumento della presenza delle donne, è un aspetto che, per la Garavaglia, invita a una riflessione sociale ben più ampia. “Nella società di oggi ci sono sempre più donne sole o in condizioni di disagio e difficoltà economiche. Condizioni che hanno fatto registrare un aumento di fatti di violenza su cui ci dobbiamo interrogare”.
Sulla questione lavoro, invece, come già sottolineato dalla visita alla struttura del 13 agosto da parte del consigliere regionale Pdl del Lazio, Isabella Rauti, a Montorio l'azienda Lavoro&Futuro e la cooperativa Segni rappresentano degli ottimi modelli per garantire il reinserimento lavorativo di chi è stato recluso e la formazione di chi lo è ancora. “Quello che ho avuto modo di incontrare da vicino, rappresenta una buona prassi esportabile su tutto il territorio nazionale”, aveva dichiarato la Rauti. “La formazione al lavoro significa tutela della persona nel reingresso in società e la conseguente diminuzione del rischio di recidiva”.
Giusto anche per i parlamentari del Pd, secondo i quali però i detenuti al lavoro sono ancora troppo pochi.
“Molte sono le richieste dei detenuti di poter lavorare durante la detenzione, ma poco più di 40 possono usufruire di questa occasione lavorativa, che – precisa Dal Moro - ha evidentemente diversi risvolti positivi per i detenuti: economici, sociali, di utilità, di imparare, di pensare a un domani, di sentirsi ancora parte attiva. Su questo tema andrebbe approfondita dal punto di vista normativo la possibilità che piccoli gruppi di detenuti possano svolgere lavori di manutenzione delle spazi pubblici anche fuori dal carcere sotto controllo, come avviene in altre parti del mondo”.
Secondo il parlamentare del Pd si può inoltre fare sicuramente di più anche sul fronte dei servizi, mettendo le direzioni nelle condizioni di poter assistere meglio le persone che transitano in un carcere. “Questo sotto tutti gli aspetti: sanitario, psicologico e di assistenza per i detenuti e per le loro famiglie, le quali molte volte sono costrette a viaggi di 1000 km per incontrare in carcere per meno di un'ora il proprio caro e poi ritornare a casa con altro lungo viaggio, magari con bambini piccoli. Se da un lato la certezza della pena è in Italia una scommessa non ancora vinta, dall'altro se non si rispetta la dignità della persona detenuta non si può attribuire nessuna finalità riabilitativa alla pena”.
 

 

 

 

 


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