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A Monselice, un progetto creato dai giovani per i giovani PDF Stampa E-mail
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In Veneto, 1 settembre 2010

A Monselice un gruppo di persone, quasi tutti ex componenti del Tavolo Cittadino e quasi tutte donne, hanno sentito l’esigenza di portare sul territorio delle tematiche importanti, perché il lavoro svolto negli anni precedenti con il Progetto Giovani non fosse inutile. Ciò che accomuna questi giovani è l’interesse verso temi sensibili e valori sociali. Da qui è nata l’idea di  PIU’ LIBERI NON SI PUO’, un progetto che è percorso/riflessione rivolto ai giovani di Monselice riguardante le tematiche legate al carcere (identità, giustizia, libertà, pena, giusto e sbagliato, etichettamento) perché è stata sentita la necessità di portare nel territorio, attraverso la comunicazione e l’esperienza, temi che stimolano riflessioni sull’identità e sulla ricerca dell’identità nei giovani di oggi. In particolare, l’idea di fondo è la possibilità di essere tutti dei potenziali trasgressori, e che, alla luce di questo, l’errore non comporta necessariamente la stigmatizzazione della persona che l’ha commesso. Esiste la possibilità dello sconto della pena, o meglio dei percorsi di reinserimento, associati al riscatto e alla rivalutazione dei comportamenti, della persona, dell’identità.
L’idea è nata da una persona impegnata nel Progetto Giovani, e questo gruppo ha accolto la proposta e l’ha strutturata secondo i suoi interessi, conoscenze e capacità.  Il progetto è rivolto principalmente a gruppi già organizzati di giovani presenti nel nostro territorio (gruppi scout, parrocchiali e associativi). Con tali gruppi è stato effettuato un incontro di alcune ore che ha trattato tematiche relative al carcere e alla detenzione. La modalità non è stata di tipo frontale, ma interattiva e di “messa in gioco” dei singoli individui. Gli incontri, infatti, sono iniziati attraverso una modalità stimolo (cortometraggi, film, testimonianze, canzoni, brani, lettere) che è servita da provocazione e input, attraverso i quali i giovani sono stati messi in una posizione di riflessione, confronto, presa di coscienza, espressione di idee, valori e credenze. Dato questo stimolo iniziale, è seguita una fase di espressione ed elaborazione delle sensazioni, emozioni e sentimenti sperimentati attraverso modalità che prevedono la partecipazione attiva dei giovani (focus-group, role-playing, simulazioni, faccia a faccia). È stata proposta poi l’Azione Performativa che prevede la creazione di un’opera d’arte collettiva. L’opera d’arte a cui si fa riferimento è un work in progress che si sviluppa al termine di ogni incontro con i gruppi strutturati. Essa consiste nello scattarsi delle foto a vicenda, del volto o di tutto il corpo, che successivamente verranno inserite in un PC e proiettate (attraverso un video proiettore) su di un supporto rigido ricoperto da  un pezzo di stoffa di cotone bianco di circa m. 1,5x1,5.
L’immagine proiettata è “catturata” graficamente dall’artista selezionando delle linee e dei tratti del volto caratteristici che vanno a delineare la persona realmente fotografata. Il pezzo di stoffa, a questo punto, viene restituito al proprietario del volto o del mezzo busto per iniziare a trasformarsi, intervenendo sull’immagine stessa attraverso l’utilizzo di colori acrilici, pennarelli, stoffe colorate, ritagli di giornale ecc. Questa modalità espressiva, che lavora sull’identità e sul desiderio, ha la potenzialità di essere svolta anche da persone che non si ritengono in grado di disegnare e stimola, grazie ai materiali messi a disposizione, le persone a riporre sul supporto una serie di desideri, proiezioni, condizioni attuali, emozioni provate. La possibilità di esprimersi attraverso un’opera d’arte diventa, quindi, un contenitore delle emozioni e dei vissuti provati ed esplicitati dall’attività svolta in precedenza dai ragazzi sulle tematiche del carcere, spesso di forte impatto emotivo e di pensiero. L’attività è stata più volte testata dall’artista in quanto atelierista esperta in laboratori creativi e didattici rivolti a varie fasce d’età. Lo scopo finale di tale opera sarà la messa insieme di tutti questi pezzi di stoffa cuciti assieme che andranno a costituire uno striscione lungo, da stendere in piazza a Monselice dove i giovani, finalmente, ci metteranno la faccia!
Grazie alla collaborazione con l’Associazione “Granello di Senape” e la redazione di Ristretti Orizzonti è stato organizzato un primo incontro nel territorio di Monselice con tutti i giovani coinvolti nel corso degli appuntamenti estivi e nell’azione performativa. I detenuti, i volontari dell’associazione e i famigliari incontreranno i giovani nel corso di un momento di confronto e riflessioni su temi legati al carcere. In particolare grande spazio verrà dato alle storie personali dei detenuti, persone comuni che condivideranno le loro esperienze di vita, di reclusione, di crescita e di scelte importanti. Un tema significativo è quello del rapporto vittime-autori di reato collegato all’importanza della memoria e della famiglia. I giovani avranno una parte attiva nel corso di tale incontro e potranno confrontare le loro idee, aprire spazi di pensiero e di cambiamento con i detenuti in permesso ed ex detenuti.
Il secondo appuntamento, invece, prevede la visita al carcere “Due Palazzi” di Padova dei giovani e l’incontro con la redazione di Ristretti Orizzonti. Durante l’incontro i giovani potranno liberamente porre ai detenuti domande sul carcere, ma anche sulle pene, sulle loro esperienze, sui loro stati d’animo, sui percorsi che portano ad uscire dalla legalità. Filo conduttore sarà la riflessione sulla possibilità di pensare che tutti potremmo essere potenziali autori di reato e non solo vittime.
Nel progetto saranno utilizzati i materiali forniti dal Centro di Documentazione Due Palazzi, e in
particolare le rassegne stampa a tema, le riviste “Ristretti Orizzonti” e le pubblicazioni collegate, oltre che testimonianze videoregistrate, video e filmati del TG2Palazzi.
Gli incontri con i detenuti avverranno in settembre in spazi già utilizzati per gli altri incontri (interni o esterni) di Monselice e, in seguito, all’interno del carcere per completare e rendere concreto l’avvicinamento dei giovani a questa realtà. L’opera d’arte collettiva creata dai partecipanti al progetto verrà esposta in Piazza Mazzini (ad esempio calata dalla Torre Civica, dalla Loggetta, ecc.) una settimana prima dell’evento finale. Il giorno dell’evento finale verrà svelato il significato dell’opera e del percorso intrapreso dai giovani di Monselice, anche attraverso un feedback dato dai giovani alla cittadinanza e ai ragazzi che parteciperanno all’evento.
 

 

 

 

 


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