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Giustizia: Manconi; i diritti civili? capricci borghesi... la sinistra non è stata mai garantista PDF Stampa E-mail
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intervista a cura di Nanni Riccobono

 

Gli Altri, 28 dicembre 2013

 

Questa intervista è stata realizzata a ridosso della Giornata internazionale contro la tortura, che in Italia cade ancora in un vuoto legislativo assurdo e colpevole che rende tutti i cittadini potenziali vittime della violenza e brutalità delle forze dell'ordine, come i tanti casi noti e meno noti hanno dimostrato. Ma con il parlamentare Pd Luigi Manconi, presidente di "A buon diritto" che ha redatto e presentato un disegno di legge sulla tortura, parliamo di tante cose.

 

Perché in Italia non è ancora stata approvata una legge che introduca nel codice penale la tortura come reato?

Per un motivo molto semplice, per lo scarso garantismo della società, dei partiti e della classe politica in generale.

 

La sinistra una volta era garantista...

No, questo non è storicamente esatto. Il fondamento del garantismo sono i diritti individuali della persona e la sinistra nasce invece investendo le sue energie e le sue risorse nella difesa delle garanzie sociali e dei diritti collettivi. Si trattava in qualche modo di una necessità, perché le masse subalterne erano prive di difese rispetto ai bisogni più elementari. Ma di fatto ciò ha creato una cultura poco attenta ai diritti individuali.

 

Però c'è stata una stagione garantista della sinistra...

La sinistra comincia a diventare garantista alla fine degli anni Sessanta per il contributo dì figure meno ortodosse, penso a Umberto Terracini per il Pei, a Riccardo Lombardi per il Psi. E subisce sia l'influenza dei movimenti collettivi studenteschi della fine degli anni Sessanta che delle torsioni autoritarie che il sistema legislativo e quello autoritario adottano nei confronti dell'insorgenza sociale. Forte è stata la spinta in questo senso del Partito radicale e di alcune componenti socialiste e liberali che immettono nella cultura politica della sinistra elementi di garantismo.

Eppure i costituenti avevano concepito il comma 4 dell'articolo 13: "È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà".

Ma erano i costituenti, tra i quali si intrecciavano molte culture, non la sinistra. Comunque io non parlo di questo ma di quelle che sono le culture politiche e, se vogliamo, il senso comune. Non a caso negli anni Settanta i diritti individuali vennero sottovalutati e addirittura guardati con diffidenza e sospetto a sinistra, perché erano diritti propri della borghesia, che "se li poteva permettere" perché aveva la pancia piena. Basta pensare all'atteggiamento del Pci nei confronti del divorzio: faticò non poco per comprendere il carattere popolare di quella battaglia. Una parte del gruppo dirigente del Pci e una parte del ceto intellettuale guardavano al divorzio quasi fosse una ubbia borghese.

 

Dopo di che il ventennio berlusconiano sembra aver spento ogni scintilla garantista a sinistra...

No, definiamo la giusta traiettoria, altrimenti non si capisce niente. E cioè: la cultura della sinistra non nasce affatto garantista e questa bandiera viene portata avanti, negli anni Ottanta, da indipendenti come Stefano Rodotà, più che venire assunta nella cultura e nel corpo del partito. Poi c'è il ventennio berlusconiano in cui la mancanza di cultura garantista si irrigidisce. Ma la situazione non è peggiorata per questo. La scarsa attenzione ai diritti individuali era già una realtà.

 

Ora com'è la situazione? Un mese fa lei ha presentato il disegno di legge sulla tortura. Che fine farà?

Nel momento attuale gli ostacoli maggiori li vedo nel centro destra più che nel centro sinistra. Oggi le resistenze all'approvazione di quel disegno di legge vengono più da quella parte. C'è un residuo di moderatismo consumato, perché si pensa che le forze dell'ordine debbano essere sottratte ad un controllo dell'opinione pubblica e della magistratura. È una concezione obsoleta del ruolo degli apparati dello Stato.

 

Parliamo anche di carceri, che per le condizioni in cui vivono i detenuti avvicinano l'argomento alla tortura. Lei invece è d'accordo con questi provvedimenti ed ha fatto una ulteriore proposta molto innovativa...

Certo che penso siano necessari amnistia e indulto, ho presentato un disegno di legge su questo. Attualmente questo fronte è ultra minoritario nonostante da cinque anni vengano esibiti i risultati della ricerca che stiamo facendo sugli esiti dell'indulto del 2006. È dimostrato che tra i beneficiari dell'indulto la recidiva è esattamente la metà della recidiva tra coloro che hanno scontato regolarmente la loro pena. Clamoroso. Amnistia e indulto, previsti dalla Costituzione, sono provvedimenti eccezionali, ma la situazione è eccezionale. Non si può neanche ragionare su come riformare il sistema carcerario se l'emergenza è quotidiana. L'altro disegno di legge che ho presentato è sul numero chiuso. Questa idea è passata dal venir considerata scandalosa, utopistica ed indecente al vaglio dei tribunali di sorveglianza di Venezia e Milano. L'idea è che se tu devi entrare in carcere ma il tuo ingresso non è previsto dal "numero chiuso", vai su una lista d'attesa e sconti intanto la pena ai domiciliari. È naturale che ci vuole ragionevolezza, che soggetti socialmente pericolosi devono essere esclusi da quest'opportunità e così via ma si tratterebbe di un provvedimento ragionevole ed efficace.

 

 

 

 

 


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