Sabato 06 Giugno 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

 

 

Giustizia: la grande sfida della politica è rispondere all'urlo di dolore che arriva dalle carceri PDF Stampa E-mail
Condividi

di Gennaro Migliore

 

Gli Altri, 28 dicembre 2013

 

La grande sfida della politica è dare risposte all'urlo di dolore che proviene dal ventre profondo delle carceri, che oggi sono diventate luoghi di tortura e di infamia. A Poggioreale 11 persone sono costrette in pochi in metri quadri, prive di intimità, di spazio, persino d'aria.

Dinanzi a noi una catastrofe che si affronta solo con le predicazioni domenicali e che, fattualmente, vede i rappresentanti nelle istituzioni irresponsabili, collusi con un sistema impazzito.

Chi è fuori pensa, tutto sommato, che non sia un problema suo. È la leva potente su cui si sono allungate le ombre delle forche, esibite come trofei elettorali. Si fa un gran parlare della deriva populista, del pericolo incombente per le istituzioni di movimenti nutriti dal rancore e dalla crisi. Intanto si è perso per strada il senso profondo della cultura delle garanzie come antidoto alle urla dei demagoghi. Si è immaginato di doversi collocare sul piano degli avversari. Per limitare i danni, si disse e per portare dalla "nostra" parte il popolo "antiberlusconiano", come teorizzarono gli stranamore assisi sulle cattedre girevoli dei girotondi o sugli aventini a cinque stelle. Siamo così arrivati a tollerare l'immondizia contenuta in leggi dello Stato come la Fini-Giovanardi o la Fini-Bossi, ci siamo dimenticati dei diritti delle persone in fine vita o delle donne a veder garantita la procreazione assistita. La sinistra che ha anteposto a tutto la gerarchia dell'antiberlusconismo ha sacrificato parte della sua storia e della sua anima, si è smarrita ed oggi si guarda spaesata gonfia di rancore e priva di futuro.

Sulla mia pelle sentii quanto fosse bruciante questa fiammata populista. L'ultimo indulto fu varato nel 2006. Nelle strade, nelle feste dell'allora mio partito mi accusavano di aver tradito la voglia di vendetta che covava contro i "colletti bianchi", o peggio che quel provvedimento avrebbe risputato nelle periferie, già provate dalla crisi, una valanga di malviventi. A nulla valevano i rapporti di Antigone sulla riduzione della recidiva o i richiami ai principi costituzionali che prevedono umanità di trattamento e finalità rieducative per la pena. Nel frattempo cresceva il senso di vendetta, il rancore, che avrebbe portato tanti dei nostri compagni a prendere la strada grillina o astensionista. Certo, si può ragionevolmente pensare che ben altri fenomeni si siano occupati di alimentare l'ulcera del rancore: ragioni economiche, discredito della politica, fragilità degli stessi istituti dello stato. Soprattutto è venuta meno in quel frangente una classe politica, una sinistra sociale e culturale che difendesse a viso aperto quelle scelte che sarebbero state necessarie per impedire che anche un indulto pieno di buone intenzioni (almeno nell'idea di chi come me lo sostenne) diventasse il fallimento cui assistiamo oggi con le carceri che esplodono di sofferenza.

Ora, riflettendo sugli errori che ci hanno condotti fin qui, è venuto il tempo di cambiare, di tornare a volgere lo sguardo verso quel confine tra civiltà e viltà che sono diventate le nostre carceri, perché le ragioni del vivere civile, i diritti, sono l'anima della sinistra.

Abolire le leggi vergogna sull'immigrazione e sulle droghe, introdurre consistenti misure alternative (unico punto su cui l'attuale governo sta mantenendo alcune promesse), riformare profondamente il regime della carcerazione preventiva e quindi pensare anche a interventi di amnistia e indulto funzionali al completamento di una riforma carceraria impellente. Questo programma minimo è il cimento impellente perché maggiore efficienza della giustizia vuol dire maggiore tutela dei cittadini, minori soprusi per quelli che non possono difendersi e che, dai tossicodipendenti ai migranti, riempiono le nostre prigioni spesso in attesa di giudizio.

In questi tempi di grandi sconvolgimenti, la sinistra sembra senza parole. Il suo riscatto possibile è nel recupero del suo tratto radicale, inteso come capacità di andare alla radice, di restituire nome alle grandi discriminanti che ne definiscono il senso.

Dobbiamo sporcarci le mani, sfidare il "cuore di tenebra" che rischia di sostituire l'ordine alla libertà, la privazione alla gioia, la vendetta alla fraternità.

Per me, che di cultura garantista sono sempre stato, stare dalla parte di quelli che "non portano consenso" vuol dire abbracciare gli ideali di eguaglianza che mi convinsero a impegnarmi in politica. Presi parte e voglio continuare a farlo guardando gli occhi dei reclusi, per combattere con loro contro le mille sbarre che ci dividono dalla libertà.

 

 

 

 

 


Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it