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Stati Uniti: la ruota della storia gira all'indietro... tornano le carceri per i debitori PDF Stampa E-mail
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di Federico Rucco

 

www.contropiano.org, 29 dicembre 2013

 

Dopo 150 anni dalle denunce del romanzo sociale di scrittori come Charles Dickens, le autorità nel mondo anglosassone tornano a punire con la prigionia quello che ritengono il peccato più grave che si possa commettere: non rimettere i propri debiti. Lo rende noto il sito Wallstreetitalia.com riprendendo un articolo di Michael Krieger.

Gli Stati Uniti che già possono contare sul triste record del 25% della popolazione detenuta a livello mondiale, stanno creando delle vere e proprie prigioni per i debitori. Una misura che era sopravvissuta solo in alcuni stati americani e in Grecia. Chi fa o non riesce a pagare multe scadute o tasse legate a spese giudiziarie, sostenute anche solo per semplici infrazioni stradali, rischia dunque di essere sbattuto in carcere negli Stati Uniti.

Si ritorna così alle prigioni che fiorirono negli Stati Uniti e in Europa occidentale oltre 150 anni fa. Quando la povera gente e i titolari di aziende in rovina venivano rinchiusi in prigione, finché non venivano saldati i loro debiti. Secondo il Centro Brennan per la giustizia e l'American Civil Liberties Union (Aclu) queste misure stanno rinascendo e vengono attuate in alcuni tribunali locali degli Stati Uniti. Hanno infatti scoperto che ben sette sulle undici contee prese in esame hanno creato, de facto, "prigioni dei debitori", nonostante i chiari "divieti costituzionali e legislativi".

Nella seconda metà del 2012, ad esempio, nella Contea di Huron, il 20% degli arresti sono stati dovuti a mancati pagamenti delle ammende; mentre la Corte municipale Sandusky della Contea di Erie ha incarcerato 75 persone in poco più di un mese durante l'estate del 2012. I piccoli debitori finiscono così in carcere, i banchieri invece vengono salvati dallo Stato. Too big to fail.

 

 

 

 

 


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