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Roma: al pranzo di Natale i detenuti invocano l'amnistia PDF Stampa E-mail
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Corriere della Sera, 29 dicembre 2013

 

In 150 a tavola a Regina Coeli grazie alla Comunità di Sant'Egidio. "Tremila reclusi in meno dello scorso anno". "Forse per voi questo sarà un Natale come tanti altri ma è il migliore che io ricordi". Parole che impressionano soprattutto se a pronunciarle è un detenuto. Ma nel carcere di Regina Coeli il pranzo di Natale organizzato giovedì dalla comunità di Sant'Egidio è stato accolto come un momento di speranza e dignità: intorno alle tavole decorate con addobbi natalizi 150 detenuti hanno mangiato e brindato insieme a un percorso rieducativo che non dimentichi mai la persona umana. Tra applausi e sorrisi nella biblioteca della struttura, il menù di lasagne al ragù, polpette, patate al forno, broccoletti ripassati, dolci natalizi e frutta di stagione è stato consumato insieme al direttore del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Giovanni Tamburino, il direttore della struttura Mauro Mariani, il vescovo di Roma Centro monsignor Matteo Zuppi. Al pranzo erano presenti anche il deputato di Scelta Civica per l'Italia, Mario Marazziti e l'attore e conduttore tv Flavio Insinna. "Oggi da festeggiare oltre al Natale c'è una cosa in più - ha spiegato il capo del Dap Tamburino. Nel sistema penitenziario corriamo verso le 62 mila presenze nelle carceri italiane contro le 65 mila dello scorso. Un calo da salutare soddisfazione". Ma i numeri del carcere romano restano ancora alti: circa 1200 detenuti per una capienza massima di 750 persone con un sovraffollamento del 150%. Centosettanta condannati in via definitiva e 490 agenti di custodia, 150 in meno rispetto ai 620 previsti.

Tra le soluzioni proposte prima dell'inizio del pranzo l'ipotesi di un'amnistia, accolta tra gli applausi dei detenuti seduti a tavola. "Il carcere non può essere una risposta al disagio sociale - ha detto Marazziti - E l'amnistia non è un colpo di spugna ma un modo per permettere alla giustizia di tornare ad essere giusta: in Italia il 33% dei detenuti è recluso per reati legati alla tossicodipendenza, il 20% in più rispetto al resto d'Europa. Chi esce con l'indulto inoltre risulta recidivo nel 33% dei casi, percentuale più bassa rispetto a chi esce dopo avere scontato la pena".

E a lanciare un appello alle Istituzioni sono proprio i detenuti. L'esortazione viene da Giuseppe Rampello, 64 anni, condannato per omicidio e con ancora 9 anni da reclusione da scontare: "Guardate alle carceri come luoghi in cui vivono persone. Pensate anche a noi". Voce a cui fa eco Elison Oman, 46 anni, arrestato per spaccio. "Chiediamo al Governo di trovare delle soluzioni per noi e per gli altri detenuti".

 

 

 

 

 


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