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Lettere: Presidente Napolitano, aiuti mio padre ammalato e detenuto a Poggioreale PDF Stampa E-mail
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La Città di Salerno, 29 dicembre 2013

 

Carmela Rosciano, figlia di Angelo, sessantenne di Sala Consilina detenuto a Poggioreale dopo una condanna per ricettazione per un processo che risale a circa 15 anni fa, ha inviato una lettera al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ed al ministro della giustizia, Annamaria Cancellieri, per chiedere che il padre, gravemente ammalato, possa scontare la sua pena agli arresti domiciliari. Angelo Rosciano è costretto a vivere in una cella con altri quattro detenuti, e su una sedia a rotelle a causa dell'amputazione di una gamba a causa del diabete. La malattia lo ha anche reso parzialmente cieco. "Stimato presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e stimata ministra della giustizia Annamaria Cancellieri - si legge nella lettera - mi chiamo Carmela Rosciano e sono di Polla, vi scrivo per denunciare la drammatica situazione di mio padre Angelo Rosciano attualmente detenuto nel carcere di Poggioreale presso il padiglione San Paolo". Carmela nella lettera ripercorre tutta l'odissea del padre. "A causa di una sentenza per ricettazione - continua Carmela - scaturita da un processo il cui inizio risale a ben 15 anni fa, nel lungo periodo a nostra insaputa senza difesa, nell'aprile del 2012 mio padre viene arrestato. Lui soffre di una forte forma di diabete mellito alimentare, è arteriopatico, a causa di tali patologie ha sofferto l'amputazione dell'arto inferiore sinistro, soffre di parziale cecità, rischia la perdita anche dell'arto inferiore destro la cui circolazione è ostruita in vari punti". Angelo Rosciano a causa delle precarie condizioni di salute non può essere detenuto a Sala Consilina, suo paese di origine, e per questo motivo si trova a Poggioreale dove il carcere è fornito di un'area clinica. Paradossalmente però a causa del sovraffollamento del carcere vive in condizioni disumane. Le cose sembrano volgere per il meglio nel 2012 quando l'avocato Pierluigi Spadafora riesce ad ottenere per il suo assistito gli arresti domiciliari, ma al momento del rinnovo annuale della misura alternativa, il medico incaricato della perizia lo dichiara compatibile alla detenzione e scatta di nuovo l'arresto, mentre tra l'altro Angelo è ricoverato all'ospedale di Polla. Carmela chiude la sua lettera con un appello disperato a Napolitano e al ministro: "Vi supplico affinché possa avere il vostro aiuto e un intervento urgente per mio padre e per tutti i malati che nelle strutture carcerarie non incontrano cure ma solo sofferenza".

 

 

 

 

 


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