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Giustizia: detenuti in calo, ma iter in salita per la conversione del decreto svuota-celle PDF Stampa E-mail
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di Silvia Barocci

 

Il Messaggero, 29 dicembre 2013

 

È in vigore da cinque giorni il decreto legge sulle carceri che dovrebbe portare ad alleggerire le sovraffollate celle di circa 3mila detenuti nel giro di un paio di anni. È troppo presto per misurarne gli effetti, fanno notare al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, ma il 2013 si sta per chiudere con un dato che lascia ben sperare: i detenuti sono calati sotto quota 63mila.

Per la precisione, la scorsa notte erano 62.756. Senz'altro ben oltre la capienza regolamentare di circa 47mila posti, ma comunque un livello di molto inferiore a quello di novembre 2011, quando i detenuti erano 69mila, esattamente tanti quanti affollavano gli istituti penitenziari prima dell'indulto del 2007. Grazie ai tre decreti Alfano-Severino-Cancellieri sull'esecuzione presso il domicilio degli ultimi 12-18 mesi di pena sono infatti usciti 12.109 detenuti.

Un'ulteriore spinta dovrebbe arrivare dall'ultimo decreto Cancellieri, varato prima di Natale, che introduce la liberazione anticipata speciale (uno sconto per buona condotta che passa da 45 a 75 giorni ogni sei mesi). Ma sulla strada della sua conversione in legge il provvedimento rischia di trovare diverse incognite. Il decreto comincia il suo iter in Commissione Giustizia alla Camera il 7 gennaio. Il giorno dopo, in aula, sempre alla Camera, si voteranno gli emendamenti al disegno di legge sulla custodia cautelare, approvato in Commissione da tutte le forze politiche, ad eccezione della Lega. L'ipotesi che sta prendendo piede è che al vagone veloce del decreto si possano agganciare anche le nuove norme sulla custodia cautelare. Ci aveva già provato il vicepremier Alfano, poi stoppato dal Guardasigilli Cancellieri e dallo stesso presidente del Consiglio Letta. Ora i giochi potrebbero riaprirsi, anche perché, da un lato, l'Associazione nazionale magistrati non condivide alcuni paletti posti nel testo per far scattare la custodia cautelare in carcere, e dall'altro aumenta la tentazione di alcuni parlamentari vicini a Berlusconi di presentare un emendamento che vieti il carcere agli ultrasettantacinquenni. Quando si tratta di carcere e di norme penali gli equilibri politici sono sempre instabili. Lo sa bene la presidente Donatella Ferranti (Pd) presidente della Commissione giustizia della Camera. "Per ora il decreto e il ddl viaggiano su due binari paralleli e ben distinti. Sarebbe grave se venisse saccheggiata e snaturata parte di una proposta di legge condivisa a livello parlamentare. Quanto ai dubbi espressi dall'Anm, ricordo che il testo non cambia nulla sulle esigenze cautelari per fini probatori, mentre negli altri casi introduce una motivazione più rigorosa e articolata sulla reiterazione del reato".

Ma al decreto carceri, specialmente nella parte in cui è prevista una procedura accelerata di identificazione degli extracomunitari in cella, il governo potrebbe agganciare anche un altro emendamento per far scendere da 18 mesi a due mesi la permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione. Resta infine da vedere cosa entrerà e cosa sarà espunto dalla bozza del ddl di riforma del processo penale che il ministro Cancellieri dovrebbe portare in uno dei prossimi consigli dei ministri. Oltre a una serie di misure sulle impugnazioni per velocizzare il processo, infatti, i 13 articoli della bozza attribuiscono al governo una delega affinché introduca una serie di misure su cui in passato l'Anm e la politica di sono divise, come ad esempio la previsione di un collegio di giudici per decidere le misure cautelari in carcere.

 

 

 

 

 


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