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Giustizia: la famiglia Ligresti, dalle manette alla Cancellieri PDF Stampa E-mail
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di Giorgio Meletti


Il Fatto Quotidiano, 30 dicembre 2013

 

Il giorno dopo Il Fatto parlò di "retata", perché mai prima era stata arrestata un'intera famiglia d'oro del capitalismo italiano. All'alba del 17 luglio 2013, infatti, su iniziativa della procura di Torino, sono stati arrestati il patron di Fonsai, Salvatore Ligresti, e le figlie Jonella e Giulia.

Il primo va ai domiciliari, la seconda nel carcere di Cagliari, la terza in quello di Vercelli. Solo Paolo Ligresti, trovandosi in Svizzera dove ha ottenuto poche settimane prima la cittadinanza, sfugge alle manette. La caduta dei Ligresti resterà come simbolo della fine del capitalismo di relazione, una perversione responsabile di una buona parte della crisi economica italiana.

Ligresti diventa ricco e potente nella Milano da bere del grande amico e protettore Bettino Craxi, e raggiunge lo zenit come strumento docile delle manovre di potere di Mediobanca e dintorni. Alla sua compagnia di assicurazione Sai i salotti buoni affidano la Fondiaria, seconda compagnia italiana dopo Assicurazioni Generali, controllata da Mediobanca. Per decenni nessuno ha fatto concorrenza a nessuno, e di questa desertificazione del mercato Ligresti è stato uno dei garanti, con le sue preziose quote azionarie in Mediobanca, Pirelli, Rcs, Capitalia (poi Unicredit) eccetera. Il metodo Ligresti è esemplare. L'accusa di falso in bilancio riassume l'abitudine di sottostimare la necessità di riserve assicurative per produrre più utili, dare dividendi agli azionisti di minoranza e placare così la loro curiosità: nel frattempo infatti i Ligresti padre e figli stavano spolpando la Fonsai, distribuendosi stipendi da favola e consulenze milionarie, vivendo nel lusso a spese della compagnia quotata in Borsa che pagava jet privati, auto di lusso, case, servitù, anche uno scooter per Paolo quando servì: il "drenaggio" totale contestato dall'accusa ammonta a 253 milioni di euro. Capitalismo di relazione è anche il tentativo disperato dei Ligresti, quando capiscono che tutto è perduto, di uscire di scena con una ricca buonuscita e con la garanzia di mantenere stipendi, prebende, auto, uffici e personale a disposizione, nonché perpetua ospitalità al villaggio turistico Tanka Village in Sardegna.

La loro forza è tale che il numero uno di Mediobanca, Alberto Nagel, non riesce a mandarli al diavolo con l'energia sufficiente a risparmiargli un avviso di garanzia per ostacolo all'attività di vigilanza. Capitalismo di relazione è anche il pagamento al ministro della Difesa Ignazio Larussa di laute parcelle legali, ma anche la promessa al presidente dell'Isvap Giancarlo Giannini di interessare l'amico premier Silvio Berlusconi alla sua nomina a presidente dell'Antitrust se la vigilanza assicurativa sarà brava a chiudere un occhio sui buchi patrimoniali di Fonsai (Giannini è indagato per corruzione). Capitalismo di relazione è anche poter contare su un ministro della Giustizia come Anna Maria Cancellieri, l'amica di famiglia, madre di quel Piergiorgio Peluso che i Ligresti prendono come direttore generale "salvatore" della Fonsai ma diventerà testimone d'accusa e, secondo gli ex amici Ligresti, traditore. La mamma ministro invece rimane fedele. Il giorno degli arresti telefona a Gabriella Fragni, compagna di Salvatore per dirle: "Qualsiasi cosa adesso serva, non fate complimenti, guarda non è giusto". In seguito telefona ai vertici del Dap per segnalare la sofferenza nel carcere di Vercelli di Giulia Ligresti. La polemica che ne segue fa vacillare il governo Letta, che si salva solo richiamando il suo partito, il Pd, alla disciplina di maggioranza e soprattutto all'obbedienza al Quirinale, che ha nel Guardasigilli una pedina decisiva per le operazioni di supplenza alla politica malata.

 

 

 

 

 


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