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Giustizia: Ucpi; collaborazione su riforme, no all'eliminazione del Tribunale del Riesame PDF Stampa E-mail
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www.camerepenali.it, 31 dicembre 2013

 

Nel corso degli ultimi giorni si sono lette anticipazioni sul contenuto di un disegno di legge delega di riforma del codice di procedura penale di iniziativa governativa. Nello stesso contesto si è legato il contenuto di tale intervento ai lavori della commissione ministeriale presieduta dal Presidente della Corte di Appello di Milano, Giovanni Canzio, cui hanno partecipato esponenti dell'avvocatura penale, magistrati ed accademici.

In particolare è stata anticipata dai media anche una riforma della norma che prevede, a pena di nullità assoluta, che la sentenza sia pronunciata dai giudici che hanno partecipato al dibattimento, e di quelle collegate che impediscono che in caso di cambiamento di uno o più giudici le prove debbano di regola essere rinnovate.

Ancora si è letto di una possibile riforma delle norme sulla custodia cautelare con scomparsa del Tribunale del Riesame e contestuale istituzione di un organo collegiale deputato alla pronuncia delle ordinanze previo contraddittorio anticipato. Al di là della discutibilità di tali interventi - l'avvocatura penale ha già più volte espresso in passato la propria decisa contrarietà alla prima ed anche alla seconda nella formulazione che prevede un contraddittorio limitato ed una eliminazione del controllo di merito - va comunque sottolineato che di tali proposte non si trova traccia nei lavori della già citata commissione ministeriale - che dunque non le ha mai discusse ed approvate. Per altro, proprio a sostegno della oralità del giudizio e dell'effettività del diritto di difesa, e dunque del principio di immutabilità del giudice come della possibilità di una seria interlocuzione in fase cautelare, che vengono già oggi vanificate dalle prassi giudiziarie, l'avvocatura penale scenderà in astensione per tre giorni nel prossimo mese di gennaio, perciò mai avrebbe approvato modifiche quali quelle di cui sopra.

Viceversa la Commissione Canzio ha messo a punto una serie di proposte, sia relative alle misure cautelari ed al funzionamento del Tribunale del Riesame, che alla definizione del procedimento per tenuità del fatto, che ai riti speciali, e più in generale alle indagini preliminari – le quali pure vengono anticipate in questi giorni dai mezzi di informazione - sulle cui si è registrata una generale condivisione (eccezion fatta per talune specifiche soluzioni, come ad esempio l'estromissione della parte civile dai processi con rito abbreviato) anche perché rispondenti a richieste che gli avvocati avanzano da molti anni.

In attesa che di tutte le proposte si discuta in parlamento, e già registrando commenti che si distinguono per rozzezza da parte dei soliti forcaioli di professione - che ogni volta che sentono odore di rafforzamento delle garanzie difensive accendono i roghi della inquisizione ed invocano il fantasma della sicurezza - è bene allora fare chiarezza sui temi per i quali l'avvocatura penale, responsabilmente, presta il proprio contributo per l'articolazione di riforme il più possibile condivise, dalle proposte sulle quali esprime, e da tempo, il proprio motivato dissenso.

Se si vuole arrivare ad una vera riforma della giustizia, infatti, è bene seguire la strada della collaborazione, non quella della contrapposizione, ma una volta imboccata questa strada non si devono alimentare confusioni rispetto agli obiettivi che si raggiungono: un conto sono le cose che si discutono e sulle quali ci si può incontrare, un conto i prodotti autoreferenziali degli apparati ministeriali.

 

 

 

 

 


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