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Libri: "Borgata Gordiani", di Aldo Colonna, esplora il "Far West" alla periferia di Roma PDF Stampa E-mail
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di Giovanni Gava

 

L'Unità, 4 gennaio 2014

 

Skira pubblica un racconto lungo di Aldo Colonna, "Borgata Gordiani", scritto in età post-adolescenziale e che, esattamente come un messaggio affidato alle onde (le redazioni attraverso le quali è passato negli anni), vede oggi la luce grazie alle indicazioni di Raffaele La Capria e alla sensibilità di Eileen Romano. Borgata Gordiani è la storia di un apprendistato criminale laddove, in un meticciamento di culture, i protagonisti della storia risultano essere allo stesso tempo vittime e carnefici. Appartengono ad un'esperienza datata e quindi fissa nel tempo, quello delle borgate e della incursione pasoliniana nel tessuto degradato di una realtà geografica collegata al centro cittadino da una sorta di tradotta che separa la città ubertosa dai senza legge di un immaginifico Far West. Ad una più attenta lettura filologica il racconto si arricchisce di un lessico proprio di quei moderni selvaggi colti in una improbabile metamorfosi ("bacocco", "martufo"). E infatti sarà proprio Pasolini, unitamente a Moravia, a riconoscere successivamente al racconto dignità d'arte. L'io-narrante, Colonna, è un ragazzo di vita divenuto tale - ci par di capire - malgré soi, unico della teppaglia cui si accompagna ad abitare in un palazzo moderno munito di servizi igienici. Lui, riconosciuto come appartenente alla stirpe dei cow boys, deve venire a patti con gli "sporchi" indiani. Una tregua che regga nel tempo per poter sopravvivere alla canea. C'è, tra questi devianti, un codice d'onore che mette al primo posto lo jus iurisdictionis insieme all'affetto virile che lega i complici. Il sesso sodomitico è quello che consente alla donna di conservare la propria verginità, ancora un valore, ma anche coprire un "froscetto" non assimila a comportamenti omosessuali al contrario si configura in atto di preminenza, di possesso e di potere come accade in certa iconografia classica indiana allorché il leone-drago coprendo un elefante prono ristabilisce una gerarchia. Sicuramente è "la molto ricca strumentazione letteraria" già ravvisata da Franco Fortini nel racconto il sostrato di una narrazione senza cedimenti. C'è Truman Capote negli stilemi del racconto vérité, forse Gadda sicuramente Gioacchino Belli nella definizione di un dialetto, il romanesco, non ancora contaminato dalle brutture sintattiche e lessicali dei coatti che verranno. Borgata Gordiani è un documento sulla desolazione delle banlieues, sull'adolescenza violata, sulle speranze negate, sui sommersi e i salvati. Qualcuno di questi eroi di cartapesta, ci dice l'autore, si salvò rientrando nei ranghi, altri come Cola perse per sempre l'innocenza attraverso il carcere pur rimanendo l'alfa che giganteggia nel racconto. E fu proprio uno dei salvati, quasi novello Tacito, a raccontare poi una stagione irripetibile, nel bene e nel male, prima della cementificazione selvaggia che rase al suolo la borgata e i suoi anfratti. Non può essere sottaciuta la postfazione sulla frequentazione dell'autore di Moravia e Pasolini, godibile come un documento sulla vita letteraria e culturale di quegli anni con le speranze e gli aneliti di un novello Chardon di balzachiana memoria.

 

 

 

 

 


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