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Sassari: manca l'acqua nel nuovo carcere di Bancali, i detenuti minacciano rivolte PDF Stampa E-mail
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di Andrea Massidda

 

La Nuova Sardegna, 23 gennaio 2014

 

"Manca l'acqua? E allora noi per protesta non rientriamo in cella". Momenti di estrema tensione, lunedì mattina, nel nuovissimo carcere di Bancali, dove i detenuti hanno minacciato molto seriamente di non far ritorno dai cosiddetti passeggi dell'ora d'aria se i rubinetti fossero rimasti ancora a secco.

Così, alla fine, anche con l'accordo della prefettura, prima che la situazione precipitasse si è deciso di utilizzare le autobotti - alcune della quali sono giunte dalla colonia penale di Mamone - e di riempire senza esitazioni i vasconi di scorta. Per tutto il fine settimana scorso, infatti, la pressione idrica all'interno del penitenziario si era abbassata di molto a causa di alcuni lavori effettuati da Abbanoa in tutta la provincia, sino a cessare del tutto (anche per esaurimento del prezioso liquido) all'inizio della settimana.

Sul posto, anche loro con diverse autobotti, sono intervenuti i vigili del fuoco. A spegnere gli animi dei detenuti infuriati ci hanno invece pensato gli agenti della polizia penitenziaria, spiegando che il servizio di erogazione dell'acqua sarebbe stato ripristinato in tempi ragionevoli. Protesta rientrata, dunque, tuttavia si è trattato soltanto di una soluzione tampone, perché le autobotti sono dovute intervenire anche ieri. La minacciata rivolta per l'acqua, per quanto rientrata, ha fatto emergere ancora una volta il malessere che si vive all'interno del nuovo carcere.

Malessere spesso segnalato anche dal Sindacato autonomo della polizia penitenziaria. "Il Dipartimento e l'amministrazione locale - commenta Antonio Cannas, segretario provinciale del Sappe - devono ricordarsi sempre che stanno gestendo detenuti. A nostro avviso non è assolutamente ammissibile che, proprio come è accaduto lo scorso fine settimana, siano in ferie sia il direttore che il comandante del carcere".

 

 

 

 

 


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