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Lauro (Av): anche nelle carceri italiane possono esserci le "ali della libertà..." PDF Stampa E-mail
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di Valentina Soria

 

popoff.globalist.it, 17 febbraio 2014

 

Uscire dall'emarginazione attraverso il lavoro. La costruzione di un elicottero in un carcere vicino Avellino. C'è chi, pur di terminare il lavoro, decide di restare dentro.

Intervista a Beppe Battaglia nella Casa Circondariale Di Lauro. Battaglia racconta le criticità e l'importanza dei percorsi di reinserimento adottati dall'Icatt di Lauro.

La libertà in un carcere è solitamente pensata dai detenuti come la fine della pena da scontare, se non, in casi estremi, come fuga dalla prigione. Esistono però storie diverse, straordinarie, in cui la libertà equivale a scegliere di restare. È accaduto a Ciro De Rosa, detenuto nella Casa Circondariale di Lauro, in provincia di Avellino. Ha rinunciato ai benefici dell'indulto pur di vedere i frutti di un lavoro, portato avanti nel carcere, che incarna la sua rinascita. Condannato a quattro anni per i reati di spaccio e rapina, Ciro, tossicodipendente, insieme ad altri due detenuti tossicodipendenti, Angelo Nenna e Giovanni Vembacher, ha preso parte ad un progetto di recupero, avviato nella struttura di Lauro: realizzare un elicottero totalmente in legno nel piccolo laboratorio di falegnameria di un istituto a custodia attenuata per tossicodipendenti.

"Le ali della libertà", il nome del progetto, richiama alla mente la storia di Dedalo e Icaro e il loro sogno di scappare dal labirinto in cui Minosse li aveva rinchiusi. Al di là dell'evocazione simbolica si tratta di una realtà a tutti gli effetti: un aereo biposto, ultraleggero, in legno di abete, con una velocità di punta di trecento chilometri orari. È il primo progetto del genere realizzato in Europa da tre detenuti. È stato realizzato sotto la guida di Aurelio, maestro d'arte di Eboli.

"Mi sono trovato a fare una scelta molto difficile", racconta Ciro, "oggi mi sento soddisfatto di me stesso, e consapevole di aver preso la decisione giusta, anche se io rientravo nella schiera di detenuti che poteva accedere all'indulto. Ho scelto di mia iniziativa di non presentare la richiesta, per poter concludere il progetto e tener fede alla parola data alle persone che hanno collaborato con me e che hanno creduto in me", continua Ciro, visibilmente emozionato, ma con voce fiera e gli occhi lucidi. "Quando l'aereo si alzerà in volo e sorvolerà il carcere dov'è stato costruito io alzerò lo sguardo al cielo", esclama ancora Ciro, colmo di speranza e di gioia.

Il primo volo c'è stato dopo il collaudo. L'aereo dal 2012 è utilizzato nel settore della sicurezza come civetta antincendio e sorveglianza a mare. Un aereo realizzato interamente in legno (esclusa la motorizzazione e i comandi), in un luogo dove per definizione anche il sole fatica a infilare lo sguardo: il carcere. Un anno dall'inizio dei lavori è stato il tempo necessario alla completa realizzazione dell'opera, ultimata nel mese di marzo del 2012. Un tempo significativo, sottratto al fluire indistinto di vite anonime, ricco d'impegni, sacrifici, soddisfazioni, ma anche di risultati, di sfide che hanno il sapore della rivincita, del riappropriarsi di quella progettualità della vita che nutre e dà senso al nostro stare al mondo, troppo spesso sottratta alla vita dentro le mura carcerarie.

"Sono molto riconoscente alla struttura di Lauro. Ho imparato a scontrarmi con i miei limiti, ad affrontarli e a non deviarli. Questo è stato l'insegnamento più grande", racconta Angelo Nenna, uno dei tre protagonisti del progetto. "Spero e aspetto il mio prossimo volo verso la libertà, un volo duplice: il mio fine pena e il decollo dell'aereo che ho contribuito a costruire".

Mentre raccontano del loro lavoro i tre giovani hanno gli occhi colmi di gioia, la voce rotta dall'emozione, l'entusiasmo di chi con impegno, sacrificio e coraggio di mettersi in gioco, ha vinto la sfida, ma è consapevole che è solo l'inizio, che la vera sfida arriverà una volta fuori dal carcere. L'opportunità di imparare una professione è grande e loro lo sanno quanto sia importante acquisire delle competenze di alto livello spendibili nel mercato del lavoro, quando saranno persone libere.

La Casa Circondariale di Lauro è un esempio concreto di avanguardia sul territorio nel progettare attività di recupero e reinserimento sociale, facendo sì che la pena tenda alla rieducazione del condannato.

L'intervento combinato di: Sert (servizi per le tossicodipendenze), Uepe (uffici per l'esecuzione penale esterna), Regione Campania, ministero della Pubblica Istruzione, esponenti del privato sociale e delle associazioni di volontariato del territorio ha permesso di avviare una serie di progetti di recupero personalizzati. Si va dal laboratorio teatrale a quello di giornalismo, passando per il laboratorio di informatica e quello di video-maker. Si tratta di una delle pochissime realtà dove la legge e la dignità delle persone ristrette non sono optional facoltativi, e persino il sole fatica di meno a infilare il suo sguardo.

L'elicottero è stato interamente costruito, pezzo su pezzo, da tre persone detenute, che dentro questo progetto hanno scoperto di possedere capacità insospettate. Il risultato è un prodotto di qualità, che il senso comune attribuisce a persone molto specializzate. L'acquisizione di questa consapevolezza ha suscitato nei tre produttori una determinazione nuova e diversa, come lo schiudersi di un'opportunità decisamente straordinaria per la propria esperienza di vita.

Nuovi scenari per nuovi protagonisti. Via via che l'esperienza carceraria si sarà esaurita, intravedono, come loro stessi raccontano, la possibilità di continuare quest'attività lavorativa, che può segnare una rottura con la loro precedente storia ripetitiva e alienante, determinando quella re-inclusione nella vita sociale ed economica del Paese, dalla quale erano stati esclusi. Questo è l'obiettivo vero racchiuso nel progetto " Le ali della libertà".

Non il gelo dei progetti confezionati altrove e calati dall'alto, che hanno il sapore di relegare le persone detenute al ruolo di semplici esecutori, come se fossero incapaci di pensare e progettare.

Ciò che si legge negli occhi di questi uomini è una metamorfosi progressiva: il passaggio dall'incredulità iniziale alla passione successiva, in un moto virtuoso inarrestabile. Un progetto pensato, scritto e attuato, insieme alle persone detenute, dalla cooperativa l'Approdo e dall'associazione il Pioppo (due delle Agenzie che compongono la Fics, Federazione Internazionale Città Sociale) non sarebbe stato pensabile senza il coinvolgimento di tutti i soggetti dell'Istituto. "Troppo spesso la mentalità retrograda e le lungaggini burocratiche ostacolano qualsiasi iniziativa, a ciò si deve sommare un limite oggettivo: la mancanza di fondi e di personale. Alla luce di ciò è fondamentale inserire i progetti in un circuito commerciale e permettere un autofinanziamento delle attività", dichiara Michele Selitti, responsabile area dell'Icaat di Lauro.

Un esempio attivo di quella pratica virtuosa che dovrebbe espandersi a raggiera, coinvolgendo non una, ma molte delle realtà penitenziarie che a oggi, specie in Campania, incarnano il dramma della negazione dei diritti inalienabili dell'uomo. È il margine che definisce il centro ed è perciò dal margine, anche se si tratta di una piccola struttura carceraria come quella di Lauro, con soli cinquanta detenuti, che può scaturire l'azione anticipatrice, il cambiamento necessario e possibile contro la cultura dell'arroganza e del pregiudizio.

 

 

 

 

 


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