Sabato 06 Giugno 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

 

 

Anche i detenuti hanno il diritto di avere garantita la salute PDF Stampa E-mail
Condividi
Il Mattino di Padova, 21 settembre 2010

Ma un detenuto ha diritto alla salute? Negli ultimi giorni nelle carceri italiane sono morti sette detenuti: tre per suicidio, tre per cause ancora da accertare, uno per malattia, da inizio anno sono già 44 i detenuti suicidi, mentre il totale dei detenuti morti, tra suicidi, malattie e cause "da accertare" arriva a 125. Ma nel mondo "libero" non pare che qualcuno se ne preoccupi. Sono in tanti a pensare che, in fondo, chi ha fatto del male, chi ha commesso un reato non va punito solo con il carcere, ma va punito anche con la perdita dei diritti fondamentali, compreso quello alla salute. Casi di malasanità ce ne sono anche "fuori", ma se fuori uno ha dei problemi perché è stato curato male, protesta, se necessario denuncia, invece in carcere non denuncia quasi nessuno e, per lo più, si aprono le inchieste solo se un detenuto muore, invece bisognerebbe muoversi prima, intervenire quando le cure arrivano in ritardo, i farmaci non ci sono, manca la scorta per portare il detenuto a una visita di fondamentale importanza. Intervenire prima che sia troppo tardi.

L’accusa di simulare equivale alla condanna

C’è un problema, che rende tutto quello che riguarda la salute dei detenuti un tema particolarmente delicato, lo voglio sottolineare perché è un aspetto preoccupante: è l’abitudine che hanno alcuni medici in carcere di pensare sempre che il detenuto simuli di star male. Alcuni di noi lo fanno, certo, simulano per ottenere qualche vantaggio minimo, o per cercare di uscire prima, ma quello che bisogna capire è che se sei tacciato di simulazione, praticamente diventi "incompatibile con la vita", nel senso che devi arrivare agli estremi perché ti credano, per poter dimostrare che non stai affatto fingendo. Se sei accusato di simulazione sei spacciato, perché non te lo togli più quel sospetto di essere uno che finge, o meglio te lo togli solo se arrivi a stare talmente male che ti serve un ricovero d’urgenza, quindi rischi di essere creduto quando ormai è troppo tardi e la situazione della tua salute è già compromessa in modo irreparabile. Io poi mi sono domandato tante volte su quali basi si fondi questo sospetto. Quando scatta il discorso della simulazione? Quando il medico è infastidito dal detenuto insistente, che si lamenta o ha sempre bisogno di qualcosa, o quando percepisce che il detenuto lo sta "fregando" e non vuole passare per fesso? Certi medici, vengono a lavorare in carcere e non pensano però di dover instaurare con i detenuti un rapporto medico-paziente, la loro idea è che quelli che hanno di fronte sono "solo" detenuti, qualche gradino al di sotto di un normale paziente.

Franco Garaffoni

Paura di denunciare per le mancate cure

Il problema della sanità in carcere, anche adesso che dipende dal Sistema sanitario nazionale, è che noi non abbiamo nessuno strumento di controllo, nessuna possibilità di rivolgerci a un altro medico, se qualcosa non va, se non abbiamo fiducia nelle cure che ci danno, se non ci fanno le analisi di cui abbiamo bisogno. Ho visto persone curate bene, ma anche tante curate male, in ritardo, con attese di mesi per una visita specialistica urgente. Il fatto è che non succede mai niente perché nessuno denuncia. Se io faccio una denuncia, finisco per trovarmi in una situazione di incompatibilità con il carcere dove sono detenuto e rischio di essere sbattuto in un altro carcere, dal momento che non spostano certo l’equipe medica; preferiscono ovviamente spostare il detenuto. Allora questa forse è la paura che abbiamo, non tanto di fare la denuncia in sé, perché se un medico non mi curasse in modo tempestivo per paura che io sia un simulatore, io lo denuncerei senza tante storie. Ma poi? Il problema è proprio questo, in che posizione mi metto? Sappiamo che se vieni trasferito in un altro carcere, trovi un altro mondo, non è che ti porti dietro tutto quello che hai conquistato nel carcere da cui provieni, no oggi sei qui e hai magari una serie di benefici, domani ti sbattono in un altro carcere e devi ripartire da zero. Il problema secondo me è sempre quello: chi è che controlla l’operato dei medici e magari le accuse di simulazione? Noi non abbiamo un referente a cui rivolgerci, adesso paradossalmente io dico che dovrebbe essere la direzione a denunciare i medici se vede poca attenzione, ritardi, incuria da parte loro, perché oggi la sanità in carcere, i medici non sono più alle dipendenze del ministero della Giustizia, quindi la responsabilità della salute è della Usl, del Sistema sanitario nazionale, ma la responsabilità della vita dell’individuo rinchiuso è anche della direzione. Per cui spero che le direzioni denuncino il medico che muove accuse di simulazione a un detenuto se poi gli eventi dimostrano che diceva la verità: a me è già capitato di vedere un detenuto che lamentava dolori alla testa insopportabili e che era passato per un simulatore e alla fine hanno dovuto ricoverarlo in ospedale e gli è stato diagnosticato un tumore al cervello. Servirebbe una sorta di sportello a cui io detenuto possa rivolgermi per fare dei reclami sulle mie condizioni di salute e le mie esigenze di essere curato. Ma se non c’è un controllo, se non c’è un Garante dei diritti dei detenuti che abbia la possibilità - in virtù dei miei reclami - di inoltrare per iscritto richieste di chiarimenti e sollecitazioni alle autorità competenti, medici in primo luogo, azienda sanitaria, direzione dell’istituto, magistrato di sorveglianza, allora il detenuto ammalato non sa con chi parlare quando non gli vengono assicurate le cure di cui necessita, e resta spesso schiacciato da un sistema che non gli crede e non gli dà ascolto.

Maurizio Bertani

Visite "a distanza" e visite vere

Si continua a fare servizi sui maltrattamenti e salvataggi di animali, gattini rimasti dentro il cofano di un’automobile ma per fortuna salvati in extremis, cani che vengono maltrattati e abbandonati da padroni distratti, però ci sono anche persone trattate peggio, le persone detenute per esempio. Questo è un problema che riguarda tante carceri, io a un medico sono arrivato al punto di dovergli chiedere: "Ma lei che cosa è, che funzione primaria ricopre qui in questo momento?". Lui mi ha risposto di essere un medico ma anche un pubblico ufficiale, e io allora gli ho chiesto che svolgesse possibilmente la sua funzione primaria di medico in quel momento, e che mi visitasse... come se fossi una persona. Sono stato volutamente un po’ troppo brusco e diretto, ma in quel momento ho come avuto l’impressione che dovevo affermare un mio diritto, quello di essere trattato come paziente e non come detenuto, anche perché non è che avrei potuto prendere e andare da un altro medico. Ho chiesto a lui se per favore poteva visitarmi, perché indipendentemente dai soldi per la sanità in carcere che paiono non esserci più, dal fatto che potrei simulare, dai farmaci che scarseggiano e che vengono centellinati, quantomeno la speranza era che mi visitasse e che facesse quello che era in suo potere come medico per, se possibile, darmi una mano. Ho anch’io tante volte sentito parlare di simulazione, ma per parlare di simulazione da parte di un detenuto il medico dovrebbe avere almeno una sommaria conoscenza dello stato di salute di quel detenuto, bisognerebbe che riuscisse a stabilire se il carcerato/paziente stia simulando o no, e per farlo servirebbe almeno che lo visitasse non "telepaticamente", senza neppure toccarlo; dovrebbe avvicinarsi, auscultarlo, magari mettersi i guanti se questo lo tranquillizza (potrebbe temere di infettarsi di carcerite), ma toccarlo e non accontentarsi di fare una diagnosi guardandolo e ascoltandolo da lontano.

Filippo Filippi
 

 

 

 

 


Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it