Sabato 06 Giugno 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

 

 

Lettere: i miei fratelli sono in carcere, io voglio un'altra vita, una vita normale PDF Stampa E-mail
Condividi

di Riccardo Francesco Cordì

 

Corriere della Sera, 8 maggio 2014

 

Caro direttore, sono un ragazzo di Calabria, provengo da Locri e mi chiamo Riccardo Cordì. Di me hanno scritto in molti, anche se non hanno mai fatto il mio vero nome. È capitato che scrivessero cose sbagliate: certo non era la loro storia, è la mia. Ora ho deciso di raccontarla.

Il 7 marzo del 2011 sono stato arrestato dai carabinieri di Locri per furto e danneggiamento di un'auto della Polizia ferroviaria. A luglio mi hanno assolto con formula piena, ma nel frattempo era arrivata un'altra denuncia per rissa. È così che è cominciato tutto. Il Tribunale di Reggio ha deciso di allontanarmi da Locri per un anno, così da lasciarmi alle spalle certe esperienze. È iniziato il mio viaggio. Sono arrivato in Sicilia.

All'inizio non è stato per niente facile, ero solo e lontano da casa. Tutto è cambiato quando mi hanno trasferito a Messina dove ho cominciato a vedere uno dei volontari di Addiopizzo Messina: uno psicologo, un ragazzo che mi ha accompagnato alla scoperta di una vita nuova. Nel periodo che ho trascorso a Messina infatti ho fatto cose, conosciuto persone, ho vissuto luoghi che non avevo mai visto.

Una mattina, insieme a quel ragazzo, sono andato a vedere il mare. Si vedeva la Calabria, la mia terra. Stavolta però la guardavo da un'altra prospettiva: la osservavo da un altro luogo, ma ero io ad essere diverso. Ho deciso che la mia vita deve essere diversa. Voglio ritornare a Locri, ma non voglio più avere problemi con la giustizia.

Non perché non mi conviene, ma anche perché voglio vivere sereno. Voglio essere pulito. Prima di vivere questa esperienza, credevo che allo Stato non gliene importasse niente delle persone. Lo Stato era quello che ti portava via da casa. E non sapevi se tornavi e quando tornavi. In questi mesi ho conosciuto uno Stato diverso, che non mi ha voluto cambiare a tutti i costi ma che per una volta ha cercato di capire chi ero io davvero.

E chi sono io davvero? Un ragazzo di diciotto anni, un ragazzo come gli altri. Ero piccolissimo quando mio padre è stato ucciso, ho visto i miei fratelli finire in carcere. Per me vorrei un futuro diverso. Questo non vuol dire che rinnego la mia famiglia. Loro sono sempre i miei fratelli. La Calabria sarà sempre la mia terra. Solo che io vorrei essere un ragazzo come gli altri. Davanti a me adesso non c'è una sola strada che devo scegliere per forza. Quello Stato che prima era così lontano mi sta dando diverse possibilità.

Ora posso scegliere cosa fare da grande. Posso scegliere che lavoro fare, in che città vivere. Posso puntare in alto. Non so se ce la farò, ma ci proverò. Di certo qualcosa è cambiato. Ce l'ho fatta, ce la posso fare. E non solo io.

Ci sono tanti ragazzi come me che avrebbero bisogno di uno Stato così. Non credono che esista. Io l'ho conosciuto e scrivo questa lettera perché anche gli altri lo sappiano. La strada è ancora in salita. Ma non è vero che il lieto fine è solo un'illusione. Può essere realtà?

 

 

 

 

 


Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it