Sabato 06 Giugno 2020
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Punizione e carità: Carceri femminili nell’Italia dell’Ottocento PDF Stampa E-mail
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L’Ottocento è il secolo in cui, anche in Italia, la prigione si avvia ad essere l’asse portante del sistema punitivo, tanto per gli uomini quanto per le donne, ma per il genere femminile la reclusione assume contorni diversi. Simona Trombetta, autrice di un libro da poco uscito presso la casa editrice “il Mulino”, dal titolo Punizione e carità. Carceri femminili nell’Italia dell’Ottocento (23 euro), racconta dove, come e quando nacquero in Italia i primi istituti di pena riservati alle donne e ne descrive i meccanismi di funzionamento. Mettendo in luce gli stereotipi e gli immaginari di cui si nutrì il dibattito intorno alla figura della “donna delinquente”, l’autrice ricostruisce anche come la particolare “natura” delle donne e dei loro delitti, così come venne intesa dalla cultura criminologica nel corso del secolo, influì sulle dinamiche del loro internamento. Le “criminali” non erano considerate intenzionali autrici di delitti ma peccatrici, donne che si lasciavano traviare. Non commettevano veri e propri reati, ma violavano la morale dominante allontanandosi dalla loro presunta vocazione materna, familiare. Scrive la Trombetta: “Se l’immoralità maschile era una minaccia, quella femminile era sentita ben più pericolosa, perché andava a indebolire alle radici il buon ordine complessivo della società. I delitti delle donne, in altre parole, erano percepiti più come una questione di morale che di diritto: mentre allora nel caso degli uomini ad esser punite erano le trasgressioni rilevanti dal punto di vista penale, nelle donne era la non accettazione del proprio ruolo ad essere stigmatizzata più del gesto criminale in sé”. Così con la reclusione ci si preoccupava non tanto di punirle, quanto di rieducarle, di allontanarle dalla corruzione morale, dalla trasgressione attraverso il lavoro, ma soprattutto attraverso l’educazione pia e la pratica religiosa. Come custodi ideali furono scelte le suore che governarono gli stabilimenti penali secondo regole in cui la punizione si mescolava alla carità, con l’effetto che le carceri femminili assomigliarono sempre di più a dei conventi. Anche di questo parla il libro, del ruolo di questo personale religioso riunito in Congregazioni dedite all’assistenza, che proprio durante l’Ottocento si organizzarono e si moltiplicarono.

 

 

 

 

 

 


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