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“Tra Mura Les”, attraverso l'arte una porta aperta sull’universo carcere PDF Stampa E-mail
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In Veneto, 9 ottobre 2010

“Buttare via la chiave” è il luogo comune con cui spesso si liquida la questione carceraria. Ma l’associazione veronese La Fraternità, che da quarant’anni si occupa di pena e giustizia, ha invece deciso di tenerla questa chiave, e di usarla per aprire la porta che si spalanca su questo universo tanto complesso, quanto ancora da molti sconosciuto. Ecco allora un’occasione unica per la cittadinanza per avvicinarsi e meglio conoscere la realtà carceraria, e farlo tramite gli stessi lavori artigianali e realizzazioni artistiche prodotte da chi il carcere lo vive quotidianamente: gli oltre 900 detenuti reclusi nella casa circondariale di Montorio.
Da sabato 9 a domenica 17 ottobre il chiostro della Chiesa di San Bernardino in via Provolo a Verona, ospiterà quindi la manifestazione Tra Mura Les, esposizione di quadri, sculture e piccolo artigianato dei detenuti di Montorio, oltre che occasione di dibattiti e convegni. Primo fra tutti quello del 12 ottobre alle 18 nella sala Morone di San Bernardino, con la tavola rotonda “Dalla povertà ai reati: spezzare la catena nella tradizione dei grandi santi veronesi”.
Giovedì 14, sempre nella sala Morone ma questa volta alle 16, sarà invece presentata la mostra di sensibilizzazione “L’immagine riflessa”, un percorso didattico che, ancora una volta, testimonia ciò che significa veramente “carcere”. Seguono poi altri 2 incontri, anch’essi programmati nella sala Morone del convento di San Bernardino: l’uno venerdì 15 per presentare il nuovo progetto di inserimento lavorativo e sociale dal nome Carter, avviato di recente dall’associazione La Fraternità in sinergia con la Comunità dei Giovani e altre realtà del territorio; l’altro, a conclusione della manifestazione, alle 16 di domenica 17, con la proiezione sulla storia delle carceri di Verona, commentata da Francesca Viviani del Centro Turistico Giovanile.
“Quello di Tra Mura Les è un appuntamento che sosteniamo da tanti anni - ha dichiarato l’assessore ai Servizi sociali Stefano Bertacco - non solo per la qualità artistica delle opere presentate, ma soprattutto per la valenza sociale della manifestazione, utile per il reinserimento dei detenuti nella realtà locale. Del resto, una volta espiata la colpa, chi ha avuto a che fare con la giustizia deve avere la possibilità di trovare degli sbocchi positivi per la sua vita. Con La Fraternità abbiamo spesso lavorato in sinergia e, entro il prossimo anno, contiamo di inaugurare il centro d’ascolto da posizionare proprio di fronte al carcere: un luogo significativo, anche come trait d’union con i familiari di chi è recluso”.
Già perché fuori dal carcere “ci sono le famiglie con problemi altrettanto gravi e difficili di chi è dentro”, precisa il presidente dell’associazione la Fraternità, Francesco Sollazzo. E per questo, sempre domenica 17, la manifestazione prevede un incontro con le famiglie del progetto “Affettività” e con i detenuti in permesso accompagnati dall’associazione Don Tonino Bello.
“Nel mondo non sono tutti buoni o cattivi - conclude il direttore della Casa circondariale di Montorio, Antonio Fullone - e bisogna interrogarsi per far sì che il carcere sia davvero utile alla società e chi vi è stato recluso ne esca migliore (per non dire “rieducato”) di quando vi è entrato”.
A rendere ancora più vivo il contatto con un mondo ancora tanto sconosciuto, nel chiostro di San Bernardino verrà allestita una cella a grandezza reale, realizzata dagli stessi detenuti di Montorio. Una riproduzione fedele delle reali condizioni di vita interne, le stesse che, dall’inizio dell’anno ad oggi, hanno già portato 53 persone recluse nelle carceri italiane al gesto estremo del suicidio. La mostra rimarrà aperta tutti i giorni dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 18.30. Informazioni e programma sul sito www.lafraternita.it.
 

 

 

 

 


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