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Incontro tra operatori che svolgono attività presso la Casa Circondariale PDF Stampa E-mail
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In Veneto, 9 ottobre 2010

Venerdì 1 ottobre si è svolto l’incontro (generalmente semestrale) tra gli operatori istituzionali e non, che operano nella Casa Circondariale.
Antonella Reale, direttrice dell’Istituto e Domenico Cucinotta, educatore, hanno inizialmente aggiornato i partecipanti sulla situazione attuale: dopo un’estate abbastanza tranquilla, a settembre c’è stato un notevole incremento di arresti ed è ripresa una situazione di sovraffollamento, come sempre molto difficile (si è arrivati a 12 detenuti in celle destinate a 5), ma a cui si sta cercando di far fronte nella maniera migliore possibile.
Da poco sono aumentati (dopo 20 anni) gli educatori degli Istituti Penitenziari e l’organico della Casa Circondariale è dunque al completo e si compone di tre educatori; nonostante ciò risulta essere comunque insufficiente, a fronte delle necessità attuali dell’Istituto.
Proseguono le varie attività ad opera delle diverse associazioni e cooperative sociali e sono ripresi anche i corsi scolastici su vari livelli, con una partecipazione molto elevata: sono già state effettuate 110 prove d’ingresso e vi sono altre richieste in attesa.
Una novità, utile per il difficile mantenimento di un equilibrio in questa situazione così pesante, è che proprio in questi giorni è stata comunicata la disposizione per cui i detenuti non potranno più comprare alcolici: in questo modo dovrebbero diminuire i problemi di aggressività dovuti agli effetti dell’alcool.
Una novità invece negativa è che sembra che non sarà attivato il bando per le attività ricreative-culturali della Regione Veneto e perciò non si potranno finanziare progetti, come veniva fatto negli anni precedenti. L’unico bando regionale per ora disponibile è quello per i progetti formativi che verranno realizzati con Enaip, Ente per l’istruzione professionale.
L’amministrazione sta pertanto attivando dei canali di finanziamento privati per l’anno prossimo, in modo da poter garantire almeno alcune attività (quali, ad esempio, la mediazione linguistico-culturale, che risulta essere essenziale in un contesto multietnico come quello della Casa crcondariale).
L’Educatore sottolinea l’importanza del continuo lavoro basato sulle relazioni, che viene portato avanti tra i diversi operatori e i volontari e permette di continuare a offrire risposte importanti ai bisogni dei detenuti.
Dopo questo rapido aggiornamento, la parola è stata data ai rappresentanti delle varie realtà sociali che svolgono attività nell’Istituto.
- La responsabile dell’Uepe fa presente come attualmente l’ufficio stia seguendo 954 casi, di cui 250 in misura alternativa (in particolare in molti casi viene concessa la detenzione domiciliare, per poi passare a volte all’affidamento in prova ai Servizi Sociali).
Rispetto ai detenuti della Casa circondariale, vengono assistiti i pochi definitivi e si fornisce sostegno rispetto alle relazioni con i familiari.
Le assistenti sociali sono 7, con un carico di circa 140 casi a testa e l’aspetto più problematico è che non è stato rimpiazzato il personale che se n’è andato.
- I mediatori della Cooperativa Sociale Orizzonti ricordano come da 5 anni offrono uno sportello informativo per detenuti stranieri, soprattutto delle aree araba, rumena, anglofona e francofona (ma anche “a chiamata” per altre aree, come ad esempio quella cinese). Le richieste dei detenuti aumentano e il servizio prestato dai mediatori risulta molto utile sia per i “ristretti”, che per gli operatori. La Direttrice fa presente come nell’Amministrazione Penitenziaria da poco sia prevista la figura del mediatore linguistico-culturale, ma per ora non siano state effettuate assunzioni.
- L’Associazione Telefono Azzurro gestisce una piccola ludoteca vicino alla sala colloqui, dove di sabato si ricevono i papà con i figli; ultimamente si presentano molti bambini e alcuni non riescono ad accedere, in quanto la stanza è piccola.
La Direttrice spiega come per ora non vi siano altri spazi disponibili, la referente dell’associazione riferisce che comunque i detenuti sono contenti di questa opportunità e gli agenti sono disponibili.
- La Cooperativa Sociale AltraCittà da diversi anni gestisce la biblioteca, con un finanziamento del Comune di Padova, e da gennaio 2010 ha dato avvio a un’attività di corniceria, che risulta al momento l’unica attività di lavoro per l’esterno. Vi lavorano part-time 2 detenuti, che realizzano, con entusiasmo e soddisfazione, cornici e altri oggetti di legatoria (borse in carta di giornale, fiori di carta, ecc.), che poi vengono venduti nel negozio AltraVetrina, gestito dalla cooperativa stessa. L’obiettivo attuale è quello di cercare committenti privati per incrementare l’attività; la cooperativa collaborerà, inoltre, con ENAIP per i corsi di formazione professionale.
Rispetto alla biblioteca, attualmente sono impiegati 2 detenuti, di cui uno riceve una piccola borsa-lavoro dal Comune. Di recente sono stati portati in biblioteca nuovi volumi; a volte risulta difficile recuperare i libri prestati, ma rispetto ad anni passati la situazione è molto migliorata.
- I volontari del Gruppo Operatori Carcerari, tra le varie attività, sostengono i detenuti iscritti all’Università: al momento nella Casa Circondariale ce ne sono 2 e si sta attendendo che diventino definitivi, per poterli poi trasferire nella Casa di Reclusione e inserirli nella sezione del Polo Universitario.
I volontari svolgono, inoltre, delle attività estremamente importanti per rendere più accettabili le condizioni di vita dei detenuti: ogni due mesi portano materiali per l’igiene personale (pari a 500 euro, offerti dal Vescovo), che vengono distribuiti ai detenuti; si occupano, poi, della distribuzione del vestiario, comprando biancheria intima con fondi comunali e procurando vestiti usati e non. In media vengono forniti indumenti a 25-30 persone a settimana, ma le richieste sono sempre tantissime ed è necessario individuare i detenuti che ne hanno più bisogno.
I volontari portano anche i francobolli, una volta al mese, e si occupano delle telefonate ai familiari dei detenuti. Rispetto alle telefonate verso i cellulari dei parenti, la Direttrice spiega come, secondo le attuali disposizioni, negli Istituti dove ci sono detenuti definitivi non vi siano problemi, mentre nella Casa circondariale, dove quasi tutti i detenuti sono imputati, serve l’autorizzazione dell’Autorità Giudiziaria e di fatto potranno effettuare le telefonate al cellulare solo coloro che non fanno colloqui visivi. I volontari sottolineano come vi sia anche un problema di costi elevati rispetto alle telefonate ai cellulari.
- L’Associazione Fantalica realizza dei corsi di pittura e arte-terapia, a cui partecipano volentieri molti detenuti; è possibile una collaborazione con la Cooperativa AltraCittà per la realizzazione della mostra che viene allestita ogni anno dall’associazione.
- Gli operatori dell’Associazione Noi famiglie lavorano nelle Unità di strada e cercano di continuare a seguire le persone contattate anche quando finiscono in carcere, per dare continuità al loro intervento. Secondo il referente si riscontrano problemi per quanto riguarda molti giovani detenuti tossicodipendenti che potrebbero accedere alle misure alternative, ma che devono invece rimanere in carcere diversi mesi prima di poter accedere ai servizi del Ser.T., a causa di problemi burocratici e mancanza di strutture.
Un’altra osservazione riguarda la necessità che venga data un’immagine più reale del carcere, perché molto spesso le informazioni che circolano sono “distorte”.
- La referente del Ser.T. sottolinea come per molti giovani tossicodipendenti c’è il problema che le richieste di affidamento vengono valutate in carcere e a volte non si riesce a elaborare la certificazione di tossicodipendenza. Un’altra difficoltà riguarda la carenza di lavoro all’esterno, che è uno dei requisiti per l’affidamento in prova. L’Educatore spiega come vi sia, inoltre, la questione dei detenuti stranieri: i percorsi esterni vengono in genere fatti con gli italiani, ma nella Casa circondariale ci sono moltissimi detenuti di origine straniera che necessitano di altri interventi; è necessario, dunque, aprire dei Tavoli di discussione e confronto su questi aspetti.
- Padre Eraclio, cappellano dell’Istituto e direttore dell’Oasi (Opera Assistenza Scarcerati Italiani), riferisce come vi sia un’ampia partecipazione dei detenuti alla messa del sabato e come, però, alcuni lo chiamino soprattutto per esigenze concrete, come le telefonate ai familiari o la necessità di soldi per esigenze quotidiane. Presso la struttura dell’Oasi ospita circa 15 persone, che lavorano o gli vengono affidati dal Comune per la ricerca del lavoro; alcuni posti sono, inoltre, destinati ai detenuti in permesso premio; in generale c’è un buon clima e gli ospiti sono abbastanza uniti tra loro.
- L’insegnante referente della scuola ribadisce come siano state realizzate le valutazioni dei livelli di competenze, a fronte di moltissime richieste, alcune delle quali ancora in lista d’attesa. Un aspetto problematico riguarda gli spazi, in quanto la capienza delle sale ai piani è di 15 persone e vi è pertanto già un esubero.
Quest’anno 10 detenuti sono riusciti a conseguire la licenza media e si è attivata una collaborazione con le volontarie del Gruppo Operatori Carcerari che hanno seguito un gruppo di detenuti analfabeti (la maggior parte italiani, nello specifico napoletani o sinti).
Altre attività che sono state realizzate nell’Istituto e di cui i referenti non erano presenti alla riunione sono:
l’orto curato con passione durante l’anno dai detenuti, sostenuti dagli operatori dell’Associazione Nemesi, che svolgono anche il progetto “Legalmente” con alcune scuole di Padova: quest’anno in particolare sono state realizzate 3 visite in carcere da gennaio a maggio e ne verranno fatte altre 3 prima della fine dell’anno;
attività sportive, coordinate a titolo volontario da un’associazione sportiva, e tornei di pallavolo e calcetto (a tal proposito l’Educatore invita a segnalare se si conoscono gruppi esterni che vogliono partecipare).
 

 

 

 

 


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